Le ultime raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sconsigliano di assumere dolcificanti come sostituti del classico zucchero. A lungo termine non aiuterebbero a tenere sotto controllo il peso né a ridurre il rischio di malattie connesse a sovrappeso e obesità.
Perché un Chiarimento sui Dolcificanti
Quando parliamo di dolcificanti non zuccherini ci riferiamo alle alternative agli zuccheri, ipocaloriche o prive di calorie. Sono spesso pubblicizzati come “alleati” utili a perdere peso o a restare in forma, ma vengono anche raccomandati ai pazienti diabetici che devono tenere a bada la glicemia. Possono essere acquistate singolarmente e aggiunte ai cibi direttamente dai consumatori, oppure si possono ritrovare tra gli ingredienti di alimenti pronti e preconfezionati, sia in alimenti sia in bevande.
Tra i più comuni ricordiamo l’acesulfame K, l’aspartame, l’advantame, i ciclamati, il neotame, la saccarina, il sucralosio, la stevia e i suoi derivati. Tutti questi prodotti sono inclusi nel rapporto dell’OMS.
Da tempo sappiamo che una continua ed elevata assunzione di zuccheri liberi può portare a seri problemi di sovrappeso e obesità, al diabete e ad altre e numerose conseguenze negative per la salute. Da ciò è dunque emersa, ormai da molti decenni, l’idea di sostituire gli zuccheri con i dolcificanti. Tuttavia, l’efficacia a lungo termine di questi prodotti sul controllo del peso e l’impatto di un loro uso abituale sulla salute sono da tempo oggetto di dibattito all’interno della comunità scientifica. Alla luce dei dati più recenti e consolidati, le nuove linee guida dell’OMS danno indicazioni chiare e aggiornate.
I Nuovi Dati sui Dolcificanti
Le linee guida appena pubblicate sono basate sugli esiti di una revisione sistematica che riunisce le prove scientifiche più attuali sugli effetti sulla salute dell’uso di dolcificanti diversi dallo zucchero. Gli studi considerati nella revisione sono 283 e comprendono sia quelli randomizzati controllati (i più attendibili), sia quelli osservazionali (che non possono dimostrare una relazione di causa ed effetto tra fenomeni, ma possono rilevare un’associazione).
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I risultati di entrambi i tipi di studi hanno mostrato che l’assunzione di edulcoranti non zuccherini ha un basso impatto sull’apporto calorico e sulla perdita di peso se paragonati nel tempo agli effetti dello zucchero. Come mostrano i risultati della maggior parte degli studi randomizzati, è infatti solo nel breve termine, 3 mesi o anche meno, che l’assunzione di dolcificanti porta gli adulti a perdere peso con una riduzione dell’indice di massa corporea. Quest’ultimo è un parametro che rapporta il peso alla statura e indica se si è in una condizione di sovrappeso o sottopeso.
Inoltre i dati indicano che l’uso di edulcoranti non ha inciso in modo significativo su altri parametri relativi al grasso corporeo o a marcatori di salute cardiometabolica, tra cui i livelli di glucosio, insulina o lipidi nel sangue. Utilizzarli a lungo termine invece porta con sé potenziali effetti indesiderati, come un lieve aumento del rischio di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.
Le linee guida quindi sconsigliano di affidarsi all’uso di queste sostanze, se si è sovrappeso o obesi e si sta cercando di perdere peso. Bere una bibita classica o in versione “diet” non farebbe, insomma, la differenza. Anche perché non sono soltanto gli zuccheri responsabili dell’obesità o dell’insorgenza di malattie cardiovascolari, ma l’insieme delle proprie abitudini alimentari e comportamentali.
Queste osservazioni e le linee guida sono valide per tutta la popolazione eccetto per le persone già diabetiche. Il motivo è che gli studi considerati non includevano pazienti diabetici, per cui non è stato possibile formulare una valutazione specifica, ma è probabile che in futuro saranno coinvolti e saranno date anche a loro indicazioni più precise. Tuttavia, più che un messaggio al singolo, l’OMS si rivolge alle organizzazioni sanitarie e i decisori politici perché per il controllo del peso incoraggino altre opzioni, al posto dei dolcificanti.
Una nota a margine: l’OMS ha precisato che le raccomandazioni pubblicate sono per il momento condizionali. Alcuni risultati potrebbero, infatti, essere stati influenzati dall’alta eterogeneità delle condizioni di salute dei soggetti inclusi negli studi considerati dalla revisione. Dunque potrebbero essere necessari nuovi confronti e valutazioni prima che le indicazioni siano tradotte in decisioni politiche. Non si tratta insomma di raccomandazioni cosiddette forti, per cui si è sicuri che la loro implementazione porti più vantaggi e benefici rispetto a rischi e costi.
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Che cosa l’OMS Non ha Detto
Dalle linee guida appena pubblicate dovremmo dedurre che i dolcificanti non sono sicuri? No, nelle linee guida questo aspetto non è considerato, poiché l’indagine condotta non ha riguardato il profilo chimico e tossicologico di ciascun dolcificante, per cui le quantità massime o sicure stabilite in precedenza rimangono attendibili. L’OMS non sta quindi dichiarando che questi prodotti non sono sicuri o devono essere vietati.
L’OMS ci sta consigliando di usare lo zucchero anziché i dolcificanti? Anche in questo caso, la risposta è no. L’invito è piuttosto a riconsiderare, all’interno della propria alimentazione, l’intero consumo di zuccheri aggiunti, cercando di preferire cibi e bevande non zuccherate e alimenti che contengono zuccheri naturali, come la frutta.
Tipologie di Dolcificanti
I dolcificanti sono prodotti edulcoranti con un gusto dolce utilizzati per sostituire gli zuccheri, come saccarosio (lo zucchero da tavola), miele e fruttosio. Si utilizzano perché hanno poche o zero calorie, pertanto aiutano a mantenere il peso forma o sono coadiuvanti nelle diete dimagranti. Nella maggior parte dei casi, con le dovute eccezioni, i dolcificanti non hanno alcun valore nutritivo e non apportano energia, ma possono avere un impatto negativo sulla salute poiché influiscono sul metabolismo e sulla produzione di insulina.
Dolcificanti Artificiali
I dolcificanti artificiali sono composti realizzati in laboratorio, spesso a partire da zuccheri o altre sostanze di origine naturale come alcune erbe.
- Aspartame (E951): forse il più noto e diffuso tra i dolcificanti artificiali, l’aspartame possiede un potere addolcente che supera di 200 volte quello dello zucchero.
- Saccarina (E954): anche in questo caso parliamo di un edulcorante il cui potere addolcente supera di gran lunga quello di zucchero e miele, addirittura di 500 volte!
- Acesulfame K (E950): non viene metabolizzato dal corpo e si elimina con le urine.
- Sucralosio (E955): un derivato del saccarosio 600 volte più dolce di questo al netto di zero calorie, anche se spesso viene mescolato ad altri dolcificanti che contengono calorie.
Dolcificanti "Naturali"
Parlare di dolcificanti “naturali” non è banale: così come gli edulcoranti sintetici, possono derivare da una base “naturale” ma aver subito processi industriali. Inoltre, molti dolcificanti sono veri e propri alimenti, per cui hanno calorie e sortiscono effetti sulla glicemia.
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- Derivati della stevia (glicosidi steviolici): Ecco un tipico esempio di dolcificante naturale che in realtà è il prodotto di un processo chimico a cui vengono sottoposte le foglie dell’albero della stevia, originario del Sud America. All’interno di queste foglie, infatti, sono presenti delle sostanze, gli steviosidi e rebaudiosidi, che sono fino a 300 volte più dolci del saccarosio. Il prodotto che troviamo al supermercato, la polvere bianca in bustina o in compresse, è più dolce del saccarosio solo di circa 30-50 volte. La stevia è del tutto priva di calorie, non ha effetti dannosi, il suo gusto è gradevole ma non “neutro”, pertanto va “testato” prima di usarlo per la preparazione di dolci o per dolcificare il caffè e il tè.
- Polioli (alcoli dello zucchero): eritritolo (E968), sorbitolo (E420), xilitolo (E967), mannitolo, smaltitolo, isomaltolo. Spesso vengono utilizzati in combinazione con altri edulcoranti, tra cui aspartame e acesulfame K, perché hanno un potere addolcente basso. L'indicazione è di non superare i 50 grammi al giorno (20 per il mannitolo) per non incorrere negli effetti lassativi di queste sostanze, ma è bene mantenersi sotto una soglia inferiore a causa dei possibili rischi per la salute. A differenza degli altri dolcificanti artificiali, i polioli contengono qualche caloria (sebbene in quantità decisamente inferiore rispetto allo zucchero).
- Tagatosio: È un dolcificante estratto dal latte, quindi è “naturale” come origine, ma in realtà è uno zucchero “modificato”. Ha come caratteristica quella di essere un po’ meno dolce del saccarosio (circa il 10% in meno), ma le sue calorie sono nettamente inferiori (solo il 38% del totale calorico dello zucchero) e soprattutto non ha un impatto sulla glicemia. La dose massima da non superare è di 50 g al giorno, onde evitare l’effetto lassativo.
Altri edulcoranti naturali comunemente usati nell’industria alimentare o per la preparazione di dessert e marmellate casalinghe sono lo sciroppo d’agave, il mosto e il succo d’uva, la melassa, il malto di cereali, lo sciroppo d’acero, zucchero di palma da dattero e succo di frutta concentrato. Tutti contengono una quantità rilevante di calorie e impattano sulla glicemia, sebbene alcuni, in particolare il malto di cereali o lo sciroppo d’acero, siano anche un‘ottima fonte di antiossidanti e vitamine del gruppo B.
Dolcificanti e Salute
I dolcificanti che non contengono zuccheri non provocano le carie, anche se le bevande contenenti anidride carbonica possono comunque corrodere i denti. Inoltre, usare i dolcificanti come sostituti dello zucchero bianco può essere utile a chi soffre di diabete o ha la glicemia tendenzialmente alta. Dolcificanti naturali per diabetici, a basso indice glicemico, sono ad esempio la stevia e il tagatosio.
In effetti, i dolcificanti possono avere diversi risvolti negativi, sia direttamente sia indirettamente: per questo è importante non superare le dosi di dolcificanti consigliate per età, sesso e altri fattori individuali, sempre dietro consiglio medico o di nutrizionisti.
Una recente metanalisi, cioè uno studio che analizza tutte le ricerche effettuate su un tema specifico, ha mostrato che l’uso di dolcificanti non aiuta a perdere peso né nei bambini né negli adulti. Anzi, potrebbe addirittura aumentare il rischio di sovrappeso, perché, anche se possono essere un modo a breve termine per aiutare a ridurre il consumo di zucchero, possono abituare le papille gustative al sapore dolce, così che non si riesca ad assumere davvero un’alimentazione sana. Infatti, pare che assumere cibi contenenti dolcificanti potrebbe portare a mangiare più alimenti ricchi di zuccheri. Alcuni studi recenti hanno mostrato che l’assunzione di dolcificanti potrebbe alterare il microbiota intestinale (disbiosi). Ad esempio, il sucralosio fa male al microbiota.
I Dolcificanti sono Cancerogeni?
Studi effettuati nei decenni passati hanno riscontrato potenziali associazioni tra l’insorgenza di tumori negli animali e dolcificanti quali aspartame, saccarina e ciclammato. L’aspartame contiene fenilalanina, un aminoacido (un “mattoncino” delle proteine) presente in molti cibi. Normalmente, la fenilalanina è utile all’organismo, ma in alcune persone può provocare gravi problemi.
Nell’Unione Europea, tutti gli additivi alimentari sono soggetti a controlli, autorizzati e regolamentati prima dell'immissione in commercio, e possono essere sottoposti a riesami successivi. In particolare, la Commissione Europea, il Parlamento Europeo e il Consiglio Europeo ne disciplinano l'uso, decidendo in base alle valutazioni degli esperti, come l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), quali e in che quantità possano essere utilizzati negli alimenti. Secondo queste regole, anche i dolcificanti sono esaminati per capire in quali dosi eventualmente fanno male alla salute e se possono essere impiegati negli alimenti.
Aspartame e Rischio di Cancro: Cosa Dice la Scienza
Ogni tanto torna il sospetto: i dolcificanti artificiali sono cancerogeni? La risposta breve, secondo le autorità sanitarie più importanti al mondo, è no - almeno alle dosi con cui vengono normalmente consumati.
Cosa è Successo Davvero con l’Aspartame?
Nel 2023 l’IARC, l’agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che classifica i cancerogeni, ha inserito l’aspartame nel Gruppo 2B: “possibilmente cancerogeno per l’uomo”. È lo stesso gruppo dove si trovano anche il talco per bambini e i sottacapisti da lavoro notturno.
Attenzione però: si parla di “pericolo”, non di rischio reale. In parole povere, l’IARC ha segnalato che ci sono alcuni indizi (soprattutto da studi osservazionali sul tumore del fegato), ma nessuna prova solida o definitiva.
Nello stesso giorno, altri due enti autorevoli - il JECFA (OMS/FAO) e l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) - hanno confermato la sicurezza dell’aspartame entro la dose giornaliera accettabile (ADI): 40 mg per ogni kg di peso corporeo. Tradotto: una persona di 70 kg dovrebbe bere più di 9 lattine di bibita light al giorno per avvicinarsi a quella soglia. Ben oltre il consumo normale.
E gli Altri Dolcificanti?
Anche per gli altri dolcificanti più usati le autorità sanitarie europee e internazionali non rilevano rischi cancerogeni:
- Acesulfame-K: confermata la sicurezza nel 2025 dopo una nuova revisione dell’EFSA.
- Saccarina: l’EFSA ha addirittura aumentato la soglia di sicurezza (ADI) nel 2024; i vecchi studi sui ratti non sono applicabili all’uomo.
- Sucralosio: valutato da EFSA e FDA, nessuna evidenza di cancerogenicità alle dosi consentite.
In sintesi? Alle dosi d’uso tipiche, questi dolcificanti non fanno venire il cancro.
Posso Usarli Senza Preoccuparmi?
Dipende. Se li usi ogni tanto per tagliare zuccheri aggiunti, non c’è nulla di allarmante. Ma se il tuo obiettivo è perdere peso, non aspettarti miracoli: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2023, ha sconsigliato l’uso prolungato di dolcificanti non per motivi oncologici, ma perché non sembrano efficaci sul lungo termine per dimagrire o migliorare la salute metabolica.
In pratica, la vera priorità non è il rischio cancro, ma l’utilità limitata.
Conclusioni dell’OMS
Le raccomandazioni dell’OMS fanno anche riferimento ai risultati della Joint Expert Committee on Food Additives (JECFA), un comitato scientifico internazionale di esperti, gestito congiuntamente dall’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e dall’OMS e che valuta il rischio di insorgenza di cancro o altre malattie dopo l’assunzione di specifiche sostanze. Secondo la JECFA, la dose giornaliera di aspartame accettabile è di 40 mg/kg.
Come ha detto Moez Sanaa, a capo dell’Unità di Standards and Scientific Advice on Food and Nutrition dell’OMS: “Il JECFA ha anche considerato le evidenze di rischio oncologico emerse in studi condotti sia con animali sia con esseri umani, arrivando alla conclusione che l’associazione tra il consumo di aspartame e cancro non sia convincente”. Saranno quindi necessari ulteriori e più approfonditi studi, in ampi gruppi di popolazioni e con tempi di osservazione più lunghi per confermare o smentire in modo più conclusivo l’associazione tra aspartame e cancro.
Cosa Accade Ora?
Dopo aver esaminato la letteratura scientifica disponibile, le valutazioni di IARC e JECFA hanno rilevato limitazioni nelle prove disponibili per il cancro e altri effetti sulla salute. Pertanto, la IARC ha classificato l'aspartame come possibilmente cancerogeno per l'uomo (Gruppo 2B) sulla base di prove limitate per il cancro nell'uomo, in particolare per il carcinoma epatocellulare che colpisce il fegato.
Come ha affermato Francesco Branca, direttore della nutrizione e della sicurezza alimentare dell'OMS: «non stiamo consigliando alle aziende di ritirare i prodotti, né stiamo consigliando ai consumatori di smettere del tutto di consumarli, ma di limitarne il consumo». Il comitato di esperti JECFA ha concluso che i dati valutati non indicano ragioni sufficienti per modificare la dose giornaliera accettabile (DGA) per l’aspartame precedentemente stabilita di 0-40 mg/kg di peso corporeo.
Raccomandazioni
Se si consuma l'aspartame per evitare un elevato consumo di zucchero e i suoi effetti, ad esempio sul peso corporeo, non dimentichiamo che l’OMS ha già raccomandato di moderare sia il consumo di zuccheri liberi sia il consumo di dolcificanti. Quindi, se i consumatori si trovano a scegliere se prendere una bevanda con dolcificanti o una con zucchero, penso che dovrebbe essere presa in considerazione una terza opzione, ovvero bere acqua, e in generale limitare il consumo dei prodotti dolcificati, soprattutto per i bambini. Se esposti abbastanza presto a un aggiustamento del gusto, infatti, saranno sostanzialmente instradati a continuare a consumare prodotti zuccherati.
I risultati di una limitata evidenza di cancerogenicità nell'uomo e negli animali, e di come questa possa verificarsi, sottolineano la necessità di ulteriori ricerche per affinare la nostra comprensione sul rischio cancerogeno legato al consumo di aspartame. La IARC e l'OMS continueranno a monitorare le nuove evidenze e a incoraggiare gruppi di ricerca indipendenti a sviluppare ulteriori studi sulla potenziale associazione tra l'esposizione all'aspartame e gli effetti sulla salute dei consumatori.
Come ricorda Francesco Branca, «il cancro è una delle principali cause di morte a livello globale. Ogni anno, 1 decesso su 6 nel mondo è dovuto al cancro. La scienza è in continua espansione per valutare i possibili fattori iniziali o facilitanti del cancro, nella speranza di ridurre questi numeri e il tributo umano. Le valutazioni sull'aspartame hanno indicato che, sebbene la sicurezza non sia una preoccupazione importante alle dosi comunemente utilizzate, sono stati descritti effetti potenziali che devono essere indagati con studi più approfonditi e di migliore qualità».
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