Un po’ appesantite, forse, ma serene per aver trascorso le feste con i nostri cari, immerse nelle atmosfere amorevoli che il S. Natale sa creare. Fortuna vuole che si possa giocare il jolly 🙂 ed il suo nome è…dottor Antonio Stamegna, endocrinologo.
Il Programma Alimentare Detox
Il dottore ha confezionato un programma semplice ma efficace per aiutarci a rimediare alle coccole gastronomiche che ci siamo concesse in pausa natalizia: si segue la dieta 4 giorni consecutivi la prima settimana, 3 giorni la seconda e 2 giorni la terza.
- Due o tre cucchiai di fiocchi d’avena in una tazza di latte di riso e cocco.
- Da 60 a 80 gr. di pasta o riso integrali accompagnati da verdure cotte o crude condite con un cucchiaio di olio evo o petto di pollo o pesce cotti ai ferri/forno/vapore con verdure.
Per avere consigli più approfonditi riguardo questa dieta detox, vi invito a leggere la pubblicazione originale made dottor Stamegna.
L'Importanza della Tiroide
Quando si ha difficoltà a ritrovare il peso forma, la causa potrebbe essere la tiroide. La tiroide ha un ruolo chiave per mantenere o riconquistare il peso “giusto”. Al contrario, avere un buon metabolismo consentirà di perdere peso più velocemente.
«Perdere peso è a volte una vera e propria battaglia ma se la si combatte ad armi scariche sarà difficile vincerla. L’ipotiroidismo colpisce una donna italiana su 10. Come tutte le patologie ormonali è più femminile. Il rapporto è infatti di 2 a 8, ovvero su 10 persone con patologie tiroidee, 8 sono donne. L’ipotiroidismo porta con sé un corollario di disturbi, quali: stanchezza, apatia, difficoltà a rimanere concentrati, quello che gli americani definiscono “brain fog”. E il metabolismo rallenta.
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Diagnosi dell'Ipotiroidismo
«Dinanzi a dei sintomi sospetti, le linee guida per la diagnosi di ipotiroidismo prevedono innanzitutto un’ecografia della tiroide, che mostra subito se quest’organo presenta una patologia infiammatoria, la tiroidite, che può portare ad una sua ridotta funzionalità. Ci sono poi gli esami del sangue, come il TSH, l’FT4, l’FT3. In alcuni casi si vanno a misurare anche gli anticorpi, che sono i markers della tiroidite e che indicano un’infiammazione in atto. Molto spesso però viene dosato solo il TSH, l’ormone prodotto non dalla tiroide, ma dall’ipofisi, una ghiandola alla base del cervello, che regola la funzione delle altre ghiandole.
«Quando la tiroide funziona poco il valore del T4 è basso, attestandosi verso il minimo del range, mentre il valore del TSH, ormone ipofisario che stimola la tiroide a funzionare, si alza.
Il Ruolo degli Ormoni Tiroidei
Dei due ormoni tiroidei, quello che ha la maggiore attività biologica è il T3 (fT3 nella forma libera dalla proteina). Analizzando i valori di laboratorio occorre fare attenzione al giusto rapporto tra T3 e T4 e non limitarsi a valutarli “normali” solo perché compresi all’interno del range. È necessario, infatti, che l’fT3 sia “ottimale” per poter trarre vantaggio dalla sua funzione.
La conversione del T4 in T3 (ormone attivo) avviene ad opera di selenio-proteine enzimatiche (desiodasi). Integrando selenio è possibile indurre una migliore trasformazione del T4 in T3. Al contrario, prescrivendo levo-tiroxina (Eutirox ad esempio), si provoca un aumento della sola T4 e si abbassa lo stimolo del TSH sulla tiroide, ottenendo un effetto controproducente di ridotta funzione.
Come alimentazione consiglio una drastica riduzione della soia (nei vegani in particolare) e un periodo di circa sei settimane di dieta depurativa per disintossicare fegato e intestino per migliorare l’attività desiodasica intestinale. Questa dieta (dieta crono metabolica) si basa sulla tipologia ormonale del paziente, attraverso la valutazione di alcuni ormoni come l’Insulina, l’FT3, l’Aldosterone, il Cortisolo e gli ormoni sessuali femminili e maschili.
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Alla base dell’approccio endocrinologico in casi come quelli descritti c’è l’arte della medicina internistica: osservazione, anamnesi, diagnosi e terapia.
Perché si ingrassa anche con TSH normale?
Aumenti di peso con tiroide apparentemente normale? Scopri perché può accadere anche se i tuoi esami tiroidei rientrano nei limiti di riferimento.
Cosa Mangiamo e la Tiroide
Il TSH, ormone con cui l’ipofisi stimola la tiroide quando registra una carenza di ormone tiroideo periferico, risulta ai limiti alti del suo range oppure oltre (TSH “alto”).
- Basso valore di ft4: siamo di fronte ad una ridotta produzione tiroidea da parte di una ghiandola apparentemente sana. In questo caso è utile integrare con iodio (necessario per la produzione degli ormoni tiroidei), selenio (costituente fondamentale delle desiodasi, enzimi che trasformano il t4 in t3), zinco, vitamine del gruppo B (B2 e B6), aminoacidi come la tirosina. Tale integrazione è preferibile farla scegliendo alimenti che contengano i diversi elementi oppure si può ricorrere ad integratori.
- Normali valori di ft4 ma bassi valori di ft3: siamo di fronte ad una sufficiente funzione della tiroide, il problema è la ridotta conversione del t4 in t3 (ormone attivo). Integrando selenio è possibile indurre un aumento della trasformazione della t4 in t3 mentre, prescrivendo levo-tiroxina (Eutirox ad esempio), si provoca un aumento della sola t4 e si abbassa lo stimolo del TSH sulla tiroide che, in questo caso, è contro producente derivandone una ridotta funzione.
Sono dinanzi ad una tiroide integra che produce poco t4: integro iodio, selenio, zinco, aminotirosina, B2 e B6 e prescrivo un’alimentazione con poco glutine e senza latticini.
Tiroidite in fase iniziale con la tiroide ancora integra o solo parzialmente compromessa: occorre assolutamente privilegiare una dieta antinfiammatoria eliminando il glutine e i latticini ed integrare vitamina D3.
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Diversi studi hanno confermato che i prodotti contenenti soia inibiscono l’assorbimento degli ormoni tiroidei.
Digiuno Intermittente
Il digiuno intermittente è un sistema alimentare che comporta l’astensione quotidiana o la limitazione drastica dell’assunzione di cibo in uno specifico arco temporale. In questo articolo, esploreremo le diverse modalità di digiuno intermittente e i potenziali benefici che offre per la salute.
Sul piano salutistico, il digiuno intermittente ha dimostrato di apportare miglioramenti su vari aspetti del metabolismo (glicemia, colesterolo, trigliceridi, parametri infiammatori, pressione ecc.), ma sempre in associazione al calo ponderale e in proporzione all’entità del sovrappeso.
Modalità di Digiuno Intermittente
- La modalità 16/8 prevede un periodo di digiuno di 16 ore seguito da un periodo di alimentazione di 8 ore.
- Questa variante implica un digiuno completo per 24 ore una o due volte a settimana.
- Con il digiuno del guerriero, si pratica un digiuno di 20 ore seguito da un periodo di alimentazione di 4 ore.
Gestione della Fame
Quando si riduce l’apporto calorico o si trascorrono lunghi periodi senza assumere calorie, è naturale provare un aumento della fame. Durante il periodo di alimentazione nel digiuno intermittente, è importante scegliere cibi nutrienti.
- Proteine magre: Le proteine magre aiutano a sentirsi sazi più a lungo rispetto al consumo di altri alimenti.
- Frutta: La frutta è tipicamente ricca di vitamine, minerali, fitonutrienti e fibre.
- Verdura: Come la frutta, la verdura è ricca di vitamine, minerali e fibre.
Endocrinologia e Peso Corporeo
L’endocrinologo ha un ruolo molto importante quando si tratta di raggiungere e mantenere il peso ideale, o il peso “giusto”. Immagina che il tuo corpo sia una macchina che funziona tutto il tempo, anche quando dormi. Per funzionare, questa macchina ha bisogno di energia, proprio come una macchina ha bisogno di benzina.
In questo articolo, parleremo di alcuni ormoni che influenzano il metabolismo e quindi il peso corporeo. Questi ormoni sono come piccoli messaggeri che dicono al tuo corpo quanta energia usare e come immagazzinare il cibo che mangi. Se questi ormoni non sono in equilibrio, specialmente nelle donne, può diventare molto difficile perdere peso, anche con una dieta e un’attività fisica costante. Questo può causare molta frustrazione e portare a interrompere la dieta.
Ormoni e Metabolismo
Perdere peso può essere una vera sfida, una battaglia. E se non hai le giuste armi, come un buon metabolismo e ormoni in equilibrio, sarà difficile vincerla.
- Questi ormoni tiroidei sono cruciali per il metabolismo basale.
Perché Non Perdo Peso?
La battaglia contro il peso in eccesso può essere frustrante, soprattutto quando sembra che tutti gli sforzi per perdere peso non portino ai risultati desiderati. Sebbene dieta ed esercizio fisico siano elementi cruciali, talvolta ci sono fattori endocrini sottostanti che possono ostacolare la perdita di peso.
- L’ipotiroidismo è una condizione in cui la ghiandola tiroidea non produce abbastanza ormoni tiroidei, fondamentali per il metabolismo. Se sospetti di avere ipotiroidismo, consulta un endocrinologo per un esame del sangue che misuri i livelli degli ormoni tiroidei.
- La PCOS (Sindrome dell’Ovaio Policistico) è una condizione comune tra le donne in età fertile e può causare un aumento di peso, specialmente nella zona addominale. Un endocrinologo può aiutarti a gestire la PCOS attraverso cambiamenti nello stile di vita e, se necessario, con farmaci che migliorano la sensibilità all’insulina.
- La resistenza all’insulina può portare ad un aumento di peso, soprattutto nella zona addominale. La resistenza all’insulina può essere gestita con una dieta a basso contenuto di carboidrati, esercizio fisico regolare e, in alcuni casi, farmaci.
- Le ghiandole surrenali producono ormoni come il cortisolo, che può influenzare il peso. La gestione dello stress è fondamentale. Tecniche di rilassamento, come la meditazione e lo yoga, possono essere utili.
- Assicurati di avere una buona igiene del sonno. Dormire almeno 7-8 ore per notte è fondamentale per mantenere l’equilibrio ormonale.
Se stai lottando per perdere peso nonostante i tuoi migliori sforzi, potrebbe essere utile considerare un controllo endocrino. Condizioni come ipotiroidismo, PCOS, resistenza all’insulina, problemi surrenalici e disturbi del sonno possono giocare un ruolo significativo nel tuo peso.
Ricorda, ogni persona è unica e un trattamento personalizzato è spesso la chiave per il successo.
L’Obesità: Una Patologia Cronica
L’obesità è riconosciuta dalla comunità scientifica come una malattia cronica, recidivante e infiammatoria, che estende le sue implicazioni ben oltre il semplice aumento del peso corporeo o del Body Mass Index (BMI). Questa prospettiva clinica impone l’adozione di un approccio terapeutico a lungo termine e multifattoriale, mirato non solo alla riduzione ponderale, ma soprattutto al miglioramento della qualità di vita (QOL) e alla risoluzione delle comorbidità associate, quali patologie cardiovascolari, metaboliche (come il diabete di tipo 2) e neoplastiche.
Il trattamento efficace dell’obesità richiede l’integrazione di modifiche comportamentali, attività fisica e, in molti casi, l’intervento farmacologico.
Agonisti GLP-1 RA e GIP/GLP-1 RA
La nuova frontiera nella gestione farmacologica dell’obesità è rappresentata dagli agonisti del recettore del peptide-1 glucagone-simile (GLP-1 RA) e, più recentemente, dai doppi agonisti che agiscono anche sul polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente (GIP/GLP-1 RA), come la Tirzepatide. Questi farmaci mimano l’azione degli ormoni incretinici endogeni, esercitando molteplici effetti metabolici e fisiologici: stimolano la produzione di insulina, riducono i livelli di glicemia, sopprimono l’appetito attraverso l’azione a livello centrale e, crucialmente per la gestione dietetica, rallentano lo svuotamento gastrico e la digestione.
L’efficacia clinica di queste molecole è stata ampiamente documentata. Nello studio STEP 1, ad esempio, i partecipanti trattati con semaglutide (2.4 mg una volta alla settimana per via sottocutanea) hanno ottenuto una riduzione media del peso corporeo del 14.9% (equivalente a circa 15.3 kg) rispetto al basale in 60 settimane.
Ancor più significativi sono i risultati ottenuti con i doppi agonisti. Studi comparativi (come SURMOUNT-5) hanno evidenziato la superiorità della tirzepatide rispetto alla semaglutide nella riduzione del peso corporeo, con una percentuale maggiore di pazienti che raggiungevano riduzioni di peso del ≥25%. È stato inoltre osservato un effetto dose-dipendente sulla perdita di peso: la semaglutide7.2 mg ha portato una riduzione ponderale ≥20% nel 47.7% dei pazienti, rispetto a un terzo con la dose standard di 2.4 mg.
L’elevata potenza farmacologica, in particolare quella esibita dai doppi agonisti, comporta una restrizione calorica indotta che è spesso severa. Mentre questa è la chiave del successo terapeutico, essa trasforma l’intervento nutrizionale da un mero supporto per l’aderenza a un elemento clinico necessario per prevenire squilibri metabolici critici, primo fra tutti la potenziale perdita eccessiva di massa muscolare.
La Dieta nella Fase Attiva del Trattamento
La fase attiva del trattamento con GLP-1 RA e GIP/GLP-1 RA è caratterizzata da una rapida e profonda riduzione dell’introito calorico. In questo periodo, la gestione dietetica si articola su due pilastri fondamentali: il miglioramento della tollerabilità agli effetti collaterali e la preservazione della massa muscolare.
Protocolli per la Gestione dei Sintomi Gastrointestinali (GI)
I farmaci incretinici sono noti per la loro tendenza a indurre effetti collaterali prevalentemente gastrointestinali, inclusi nausea, vomito, diarrea e costipazione. Questi sintomi sono in gran parte attribuiti al rallentamento dello svuotamento gastrico e della motilità intestinale, meccanismi essenziali per l’efficacia del farmaco sulla sazietà. Ad alte dosi (ad esempio semaglutide7.2 mg), gli eventi avversi gastrointestinali sono molto comuni, arrivando a colpire il 70.8% dei pazienti.
La gestione efficace di questi sintomi non è accessoria, ma risulta vitale per il mantenimento dell’aderenza alla terapia, poiché l’interruzione del trattamento a causa degli effetti collaterali GI è una realtà clinica (riscontrata nel 3.3% dei pazienti trattati con semaglutide 7.2 mg). Il protocollo dietetico diventa quindi parte integrante della strategia farmacologica.
Strategie Dietetiche Anti-Nausea e Anti-Vomito
Per mitigare la nausea e il vomito, derivanti dal prolungato tempo di permanenza del cibo nello stomaco, si raccomanda:
- Frazionamento dei pasti: Consumare pasti piccoli e frequenti per minimizzare il volume gastrico e prevenire un eccessivo riempimento.
- Qualità del cibo: Preferire alimenti blandi e secchi (come cracker, riso e pane tostato) che sono più facili da digerire.
- Evitare Cibi Pesanti e Grassi: I lipidi rallentano ulteriormente lo svuotamento gastrico. È fondamentale evitare cibi fritti, piatti ricchi di grassi saturi (come carni grasse, lardo, formaggi ad alto contenuto di grassi e oli tropicali) e pasti abbondanti. Anche i cibi piccanti possono esacerbare il discomfort gastrointestinale.
Gestione della Costipazione e Idratazione
La costipazione è un altro effetto collaterale frequente, causato sia dal rallentamento della peristalsi intestinale sia dalla riduzione della sensazione di sete indotta dal farmaco, che può portare a disidratazione.
È essenziale garantire un’adeguata idratazione, spesso bevendo acqua a piccoli sorsi durante l’arco della giornata, anche in assenza di forte stimolo della sete. Parallelamente, è necessario aumentare l’apporto di fibre alimentari, che possono essere integrate con lassativi formanti massa (come lo psillio), o, se necessario, con lassativi osmotici per ammorbidire le feci.
La Sfida della Composizione Corporea e la Prevenzione della Sarcopenia
Una delle preoccupazioni maggiori nelle terapie per la riduzione di peso, in particolare quando la perdita è rapida e significativa, è la variazione della composizione corporea e la potenziale perdita di massa magra (Lean Body Mass, LBM). L’evidenza clinica derivante dalle meta-analisi indica che, in media, la riduzione della massa magra costituisce circa il 30.8% della massa totale persa con la terapia GLP-1 RA, a fronte del 69.2% di massa grassa. Sebbene questa proporzione possa essere influenzata dalla metodologia di misurazione e dai numeri assoluti , essa richiama l’attenzione sul rischio di sarcopenia indotta dal trattamento, che ha implicazioni negative per la forza, la funzionalità muscolare, e persino per la salute ossea a lungo termine.
Ottimizzazione Funzionale della Massa Muscolare
È fondamentale riconoscere che, nonostante la perdita assoluta di LBM dovuta alla restrizione calorica, studi più recenti suggeriscono che semaglutide e tirzepatide potrebbero non solo non danneggiare, ma addirittura migliorare la qualità del muscolo scheletrico. Questi farmaci favoriscono la biogenesi mitocondriale e migliorano il metabolismo energetico, potendo perfino migliorare la funzione muscolare residua.
Questo elemento sposta l’obiettivo nutrizionale da una semplice “protezione” a una vera e propria “ottimizzazione” della funzione muscolare. Il protocollo deve mirare a massimizzare l’efficacia metabolica della LBM conservata, utilizzando un regime nutrizionale e di esercizio fisico sinergico.
La Strategia Nutrizionale Pro-Anabolica
Per contrastare efficacemente la sarcopenia e sfruttare i benefici metabolici sul tessuto muscolare, la dieta deve essere rigorosamente orientata verso un alto apporto proteico in combinazione con l’attività fisica. Le linee guida raccomandano un apporto proteico significativo, compreso tra 1.2 e 1.5 g/kg di peso corporeo al giorno.Questa quota è essenziale per sostenere la sintesi proteica muscolare (Muscle Protein Synthesis, MPS) in condizioni di bilancio energetico negativo. È inoltre consigliabile frazionare l’apporto proteico uniformemente durante la giornata (tipicamente25-40 g per pasto) per massimizzare la risposta anabolica.
Rischio di Carenze Micronutrizionali e Monitoraggio Proattivo
La gestione nutrizionale dei pazienti in terapia con agonisti del GLP-1 deve tenere conto non solo della composizione in macronutrienti ma anche della potenziale insorgenza o esacerbazione di carenze di micronutrienti.
È clinicamente noto che l’obesità stessa è un fattore di rischio per deficit nutrizionali. Indagini recenti indicano che fino al 20% della popolazione obesa presenta almeno tre carenze nutrizionali significative.19 I deficit più comuni includono ferro, acido folico, vitaminaB12, vitamina A, vitamina D e vitamina E. Quando la terapia farmacologica induce una drastica riduzione dell’introito calorico e alimentare complessivo, come avviene con i GLP-1 RA, le carenze preesistenti possono essere esacerbate, in assenza di un piano dietetico personalizzato e bilanciato. La carenza di questi elementi, in particolare ferro e vitamine del gruppoB, aumenta il rischio di anemia, compromissione della risposta immunitaria e peggioramento dello stato di salute generale.
Inoltre, dato l’impatto della rapida perdita di peso sulla densità minerale ossea (BMD) , il monitoraggio e la supplementazione di vitaminaD e calcio assumono un’importanza clinica particolare.
La Necessità dello Screening Proattivo
Il protocollo nutrizionale avanzato per i pazienti che iniziano la terapia GLP-1 RA deve adottare una strategia di prevenzione e correzione proattiva. Dato l’alto rischio di deficit preesistenti nell’obesità, lo screening per carenze di vitamina B12, folati, ferro e vitamina D deve essere eseguito prima o immediatamente all’inizio del trattamento.
L’Evidenza della Recidiva Ponderale post-Cessazione
I benefici derivanti dall’uso di GLP-1 RA sono strettamente legati alla presenza continua del farmaco. Lo studio clinico SURMOUNT-4, che ha valutato l’effetto del trattamento continuato con tirzepatide per il mantenimento del calo ponderale, ha chiaramente dimostrato che la cessazione della terapia porta a una significativa ripresa ponderale.
Questo fenomeno di recidiva si spiega con la fisiologia corporea. Il farmaco agisce sopprimendo l’appetito e alterando i segnali di sazietà. Una volta interrotta la somministrazione, le forze omeostatiche che mirano a riportare il corpo al suo “set point” metabolico (spesso un peso superiore a quello raggiunto) riemergono rapidamente. Il paziente si trova ad affrontare una fame e un desiderio di cibo non più mediati o ridotti chimicamente. La fase post-trattamento non è quindi una semplice dieta di mantenimento standard, ma un protocollo intensivo di gestione cronica della potenziale recidiva.
Strategie di Transizione Nutrizionale e Aumento Calorico Controllato
L’obiettivo della fase post-terapia è consolidare e trasformare l’ambiente alimentare facilitato dalla farmacologia in abitudini comportamentali sostenibili nel tempo.
Il piano alimentare di transizione deve essere altamente personalizzato e implementato con cautela. Si suggerisce un aumento calorico graduale, monitorando attentamente la risposta del paziente in termini di sazietà percepita e di gestione dell’introito, in particolare rispetto ai segnali di fame emotiva o di iperfagia reattiva.
È cruciale capitalizzare sull’esperienza positiva ottenuta durante la terapia farmacologica: il paziente ha sperimentato l’assenza di fame eccessiva e la facilità nell’aderire a porzioni controllate.
Il Ruolo Insostituibile del Dietista/Nutrizionista Clinico
La terapia con agonisti del recettore GLP-1 è un intervento potente, ma non autosufficiente. La sua efficacia ottimale e la sicurezza a lungo termine sono indissolubilmente legate a un supporto nutrizionale professionale e strutturato. Uno dei rischi maggiori è recuperare il peso perso una volta sospeso il farmaco.
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