La metformina è un farmaco ipoglicemizzante utilizzato per trattare il diabete di tipo 2, in particolare nei pazienti in sovrappeso. Viene prescritta quando la dieta e l'esercizio fisico da soli non sono sufficienti a controllare i livelli di glucosio nel sangue (glicemia). La metformina è stata inserita nella classe A, quindi dei farmaci ritenuti indispensabili per le cure mediche (salvavita) e quelli per le malattie croniche, interamente rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), a meno che non sia presente una nota AIFA, che vincola la rimborsabilità a specifiche condizioni patologiche o terapeutiche in atto.
È importante assumere sempre la metformina seguendo esattamente le istruzioni del medico. Il dosaggio iniziale può variare sulla base dell'età del paziente e della sua funzionalità renale. La metformina non può sostituire i benefici di uno stile di vita sano. È necessario continuare a seguire tutti i consigli sulla dieta avuti dal medico e fare regolarmente esercizio fisico. Assicurarsi di osservare tutte le raccomandazioni del medico e del dietologo inerenti l’attività fisica e l’alimentazione.
Meccanismi d'Azione della Metformina
La metformina appartiene alla categoria degli ipoglicemizzanti orali, e in particolare alle biguanidi. La metformina è una biguanide con effetti ipoglicemizzanti, è cioè in grado di ridurre i livelli di glucosio plasmatici sia basali sia postprandiali. La metformina stimola la produzione del glicogeno a livello intracellulare agendo sull’enzima che sintetizza il glicogeno (glicogeno sintetasi). La metformina permette di ridurre i livelli di glucosio nel sangue (glicemia) oltre a bloccare la proteina GDF15 presente nel fegato.
La metformina esercita i suoi effetti attraverso diversi meccanismi che influenzano il metabolismo del glucosio e dei lipidi. Uno dei principali meccanismi è la riduzione della gluconeogenesi epatica, che porta a una diminuzione dei livelli di glucosio nel sangue. Inoltre, la metformina aumenta la sensibilità all’insulina nei tessuti periferici, facilitando l’assorbimento del glucosio da parte delle cellule. Un altro meccanismo interessante è l’effetto della metformina sul microbiota intestinale. Studi recenti hanno dimostrato che la metformina può alterare la composizione del microbioma intestinale, favorendo la crescita di batteri benefici che possono influenzare positivamente il metabolismo e la gestione del peso. Infine, la metformina può anche influenzare il metabolismo dei lipidi, riducendo i livelli di trigliceridi e colesterolo LDL. Nel 2022 è stato identificato il meccanismo responsabile di questo effetto, e forse anche un aumento dell’espressione del fattore di crescita e differenziazione 15 (GDF15).
Dosaggio e Somministrazione
Il dosaggio di metformina per la perdita di peso può variare a seconda delle esigenze individuali e delle condizioni di salute del paziente. Generalmente, il dosaggio iniziale raccomandato per gli adulti è di 500 mg al giorno, che può essere aumentato gradualmente fino a un massimo di 2000-3000 mg al giorno, a seconda della tolleranza e dell’efficacia. La metformina è disponibile in diverse formulazioni, tra cui compresse a rilascio immediato e a rilascio prolungato. Le compresse a rilascio prolungato possono essere preferite da alcuni pazienti, poiché tendono a ridurre gli effetti collaterali gastrointestinali, che sono comuni con il trattamento con metformina.
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In monoterapia e in associazione con altri agenti antidiabetici orali: la dose di partenza usuale è pari a 500 mg o 850 mg di metformina 2 o 3 volte al giorno somministrati durante o dopo i pasti. Dopo 10 - 15 giorni la dose deve essere adattata in base agli esiti delle misurazioni della glicemia. Un lento incremento della dose può determinare un miglioramento della tollerabilità gastrointestinale del farmaco. La dose massima raccomandata di metformina negli adulti è di 3 g al giorno, da assumere in 3 dosi separate.
La metformina va assunta durante o dopo il pasto con un bicchiere d’acqua. Questo evita di avere gli effetti indesiderati che disturbano la digestione. Se si assume una dose al giorno, prenderla al mattino (colazione). Se si assumono due dosi separate al giorno, prenderle al mattino (colazione) e alla sera (cena).
Metformina e Perdita di Peso: Evidenze Scientifiche
L’uso della metformina è stato associato a stabilizzazione o modesta perdita del peso corporeo. La ricerca ha dimostrato che la metformina può essere efficace nel trattamento dell’obesità, in particolare nei pazienti con diabete di tipo 2 o con sindrome dell’ovaio policistico, condizioni frequentemente associate a sovrappeso. Tuttavia, è importante notare che la risposta al trattamento può variare notevolmente da un individuo all’altro.
Il farmaco ipoglicemizzante metformina largamente impiegato nel trattamento del diabete, oltre a ridurre i livelli ematici di glucosio può anche aiutare le persone che perdono peso a mantenerlo sotto controllo, secondo i risultati di uno studio di follow-up a lungo termine appena pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine. In particolare, tra i pazienti dello studio DPP (Diabetes Prevention Program), randomizzati a metformina, stile di vita intensivo o placebo e che hanno perso almeno il 5% del loro peso iniziale dopo 1 anno di trattamento, quelli nel gruppo metformina che hanno continuato ad assumere il farmaco nello studio di follow-up DPPOS (Diabetes Prevention Programme Outcomes Study) sono riusciti meglio degli altri a non riacquisirlo.
Lo studio DPP Per comprendere se i miglioramenti della glicemia conseguenti alla perdita di peso possono essere mantenuti nel tempo solo se non si riacquista il peso perso, lo studio DPPOS ha seguito per 15 anni i partecipanti al trial DPP che hanno perso almeno il 5% del loro peso iniziale dopo 1 anno. Insieme, DPP/DPPOS rappresentano lo studio più ampio e più a lungo termine per la valutazione l’effetto della metformina nel prevenire o ritardare l’insorgenza del diabete di tipo 2. Nel DPP, 3234 pazienti in sovrappeso/obesi (indice di massa corporea medio di circa 34 kg/m2) e con livelli glicemici a rischio di diabete sono stati assegnati in modo casuale a un intervento intensivo sullo stile di vita (sessioni di consulenza su dieta ed esercizio fisico per ottenere un 7% di perdita di peso), metformina 850 mg due volte al giorno o placebo per un follow-up medio di 2,8 anni.
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Lo studio UKPDS (UK Prospective Diabetes Study) ha dimostrato che la metformina riduce in modo significativo il rischio di sviluppare complicanze diabetiche macrovascolari e la mortalità per tutte le cause correlate con il diabete. Come risultato, le linee guida più importanti raccomandano la metformina come terapia di prima linea, in aggiunta alle modifiche individuali dello stile di vita.
Tuttavia, il trattamento con la metformina standard presenta dei limiti: circa il 20-30% delle persone diabetiche manifesta, infatti, eventi secondari di tipo gastrointestinale; questi effetti possono provocare disagio e rappresentare un ostacolo per il successo terapeutico. In più, il regime posologico della metformina prevede 2 o 3 assunzioni giornaliere, aspetto che può causare la scarsa aderenza alla terapia da parte della persona diabetica e quindi la riduzione dell’efficacia del trattamento.
Tabella: Risultati dello studio DPP dopo 1 anno
| Gruppo | % di partecipanti che hanno perso almeno il 5% del peso iniziale | Cala ponderale medio |
|---|---|---|
| Metformina | 28,5% | 8,9% |
| Stile di vita intensivo | 62,6% | 11,0% |
| Placebo | 13,4% | 9,2% |
Effetti Collaterali e Precauzioni
La metformina, come tutti i farmaci, può causare effetti collaterali. Gli effetti collaterali tipici che si possono osservare dopo l’assunzione di metformina in circa un paziente su 10 sono problemi digestivi come nausea, vomito, diarrea, mal di pancia (dolore addominale) e perdita di appetito. In alcuni pazienti si può anche avere una alterazione del gusto. Questi effetti indesiderati compaiono più spesso all’inizio del trattamento. Può risultare utile suddividere le dosi di farmaco nel corso della giornata e assumere la metformina durante o subito dopo il pasto.
Uno dei principali effetti collaterali associati all’uso della metformina è il rischio di acidosi lattica, una condizione rara ma grave che può verificarsi in pazienti con problemi renali o altri fattori di rischio. Altri effetti collaterali comuni includono disturbi gastrointestinali come nausea, diarrea e crampi addominali. Questi sintomi possono essere particolarmente problematici per alcuni pazienti e possono influenzare la loro capacità di continuare il trattamento.
L'acidosi lattica è una complicanza metabolica molto rara, ma grave, che insorge con maggior frequenza in seguito ad un peggioramento acuto della funzione renale o di una malattia cardiorespiratoria o sepsi. L’acidosi lattica si manifesta con sintomi non specifici come vomito, mal di pancia (dolore addominale) con crampi muscolari, sensazione di malessere generale con estrema stanchezza e difficoltà respiratorie. Ulteriori sintomi includono riduzione della temperatura corporea e del battito cardiaco. Se si manifestano alcuni di questi sintomi, è necessario ricorrere immediatamente a cure mediche, poiché l’acidosi lattica può portare al coma.
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È necessario adottare delle particolari precauzioni nel caso di cosomministrazione con medicinali che possono influire negativamente sulla funzione renale, aumentando quindi il rischio di acidosi lattica. Prestare particolare attenzione anche in caso di cosomministrazione della metformina assieme ad altri farmaci antidiabetici che possono causare ipoglicemia (sulfoniluree, insulina, meglitinidi). L’ipoglicemia ha dei sintomi specifici, come debolezza, capogiri, aumento della sudorazione, accelerazione dei battiti cardiaci, disturbi alla vista o difficoltà di concentrazione.
Altre Condizioni Cliniche
Oltre al diabete di tipo 2, la metformina viene utilizzata anche in altre condizioni cliniche. La terapia anti-diabetica è stata proposta sin dalla fine degli anni ’80 per il trattamento della sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), una condizione spesso associata con la resistenza all’insulina. Una revisione della Cochrane Collaboration ha dimostrato che la metformina migliora l’ovulazione e la fertilità, soprattutto quando prescritta in combinazione con il clomifene (Clomid).
Nella pratica clinica, la metformina viene utilizzata anche ‘off-label’ (cioè fuori dalla indicazione di scheda tecnica come farmaco antidiabetico) in condizioni quali la Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS), con o senza diabete. Nella donna che soffre di PCOS, il rischio di diabete tipo 2 e di malattie cardiovascolari è più alto rispetto alla popolazione generale.
Metformina e Gravidanza
Un numero limitato di dati sull’uso di metformina in donne in gravidanza non ha evidenziato un aumentato rischio di anomalie congenite. Gli studi sugli animali non indicano effetti dannosi su gravidanza, sviluppo embrionale/fetale, parto o sviluppo postnatale. La metformina viene escreta nel latte materno umano. Non sono stati notati effetti avversi nei neonati/bambini allattati al seno. Comunque, poiché sono disponibili solo dati limitati, si raccomanda di non allattare al seno durante il trattamento con metformina.
In caso di diabete in corso di gravidanza, la metformina viene raccomandata come alternativa all’insulina, previa valutazione dello specialista. Come noto da tempo, l’iperglicemia si associa a un maggior rischio di malformazioni congenite. L’assunzione di metformina favorisce la riduzione della glicemia durante la gravidanza con un buon profilo di tollerabilità.
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