Blocco Psicologico nel Dimagrimento: Cause e Soluzioni

La perdita di peso è un obiettivo importante per molte persone che desiderano migliorare la propria salute e il proprio benessere. In merito sono pubblicati diversi approfondimenti scientifici, statistici e sperimentali.

Tuttavia, non è solo una sfida fisica; la mente svolge un ruolo cruciale nel determinare il successo o il fallimento di un piano di perdita di peso. Spesso, le persone si trovano bloccate mentalmente, incapaci di superare le sfide che si presentano lungo il percorso.

Comprendere il Blocco Mentale nella Perdita di Peso

Il blocco mentale nella perdita di peso si verifica quando una persona si trova intrappolata in una mentalità negativa o autolimitante che ostacola il progresso verso il proprio obiettivo di perdita di peso. Questo può manifestarsi in vari modi:

  • Pensieri negativi: Auto-sabotaggio attraverso pensieri come "Non ce la farò mai" o "Sono troppo debole".
  • Paura del fallimento: La paura di non riuscire può impedire di provare o di impegnarsi completamente.
  • Comportamenti auto-sabotanti: Puoi trovarti a mangiare in modo eccessivo o a evitare l’esercizio fisico come meccanismo di autodifesa.
  • Stress e ansia: Lo stress e l’ansia possono rendere più difficile seguire un piano di perdita di peso, spingendoti verso cattive abitudini alimentari.

Lo Stress e l'Aumento di Peso

In questo articolo spiegheremo la connessione tra stress e aumento di peso e come aiutare a prevenirlo. Lo stress è una normale reazione alle "pressioni" quotidiane. Secondo l'American Psychological Association (APA), lo stress è una normale reazione alle pressioni quotidiane.

Tuttavia, lo stress cronico può causare cambiamenti fisiologici e comportamentali nel corpo, che possono portare ad aumentare di peso. Quando una persona è stressata in maniera intensa ed acuta, il suo corpo reagisce rilasciando ormoni che innescano la cosiddetta risposta "fight or flight" (catecolamine).

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Tuttavia, l'ormone dello stress "per eccellenza" è il cortisolo. Questo aumenta temporaneamente i livelli di glucosio nel sangue, con l'obbiettivo di fornire energia al cervello. Livelli elevati di cortisolo interferiscono anche con il modo in cui il corpo produce altri ormoni, tra cui l'ormone di rilascio della corticotropina (CRH).

Se una persona è stressata in modo prolungato o "cronico", il suo corpo non ha la possibilità di riprendersi tra uno stimolo stressante e l'altro. Lo stress provoca alterazioni ormonali, glicemiche e insuliniche, e maggior desiderio di cibi spazzatura. Le oscillazioni glicemiche e la tendenza all'insulino-resistenza innescano, peraltro, un desiderio crescente di cibi zuccherini.

Lo stress può anche interferire con gli ormoni coinvolti nella fame e nella sazietà e può compromettere i processi cognitivi dell'autoregolazione. Riconoscere la relazione tra stress e abbuffate è il primo passo per affrontare l'aumento di peso correlato allo stress.

Resistenza all'Insulina e Stress

Detto questo, è bene fare chiarezza: la maggiore causa di resistenza insulinica (e diabete 2) non è lo stress! Un soggetto "già" in sovrappeso è resistente all'insulina... perché è in sovrappeso e non si muove abbastanza! Non per lo stress. Certo, lo stress peggiora molto un quadro di base; ma non è una causa diretta.

Strategie per Superare il Blocco Mentale

Ora che abbiamo una comprensione chiara del blocco mentale nella perdita di peso, esploreremo alcune strategie efficaci per superarlo.

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  1. Definisci Obiettivi Realistici: Uno dei motivi principali per cui le persone sperimentano un blocco mentale è l’aspettativa irrealistica di risultati immediati o drastici. Invece di fissare obiettivi di perdita di peso enormi, concentrati su obiettivi più piccoli e realistici. Questo renderà il tuo percorso più gestibile e meno intimidatorio.
  2. Cambia il Tuo Dialogo Interno: Sfida i pensieri negativi che ti impediscono di progredire. Usa l’affermazione positiva per rafforzare la tua fiducia. Ad esempio, invece di dire “Non ce la farò mai”, ripeti “Posso farlo, un passo alla volta”.
  3. Cerca Supporto Sociale: Condividere la tua esperienza con amici, familiari o un gruppo di supporto può farti sentire meno solo nella tua lotta contro il blocco mentale. Parlare delle tue sfide può anche portare a suggerimenti preziosi da parte degli altri.
  4. Pratica la Consapevolezza: La consapevolezza riguardo ai tuoi comportamenti alimentari e all’attività fisica può aiutarti a identificare i modelli che contribuiscono al blocco mentale. Una volta riconosciuti, puoi lavorare per cambiarli in modo più positivo.
  5. Ricorda il Tuo "Perché": Ricordati costantemente delle ragioni per cui hai iniziato il tuo viaggio di perdita di peso. Questo può servire da fonte di motivazione quando ti senti bloccato.

Mindfulness e Controllo del Peso

Una revisione sistematica del 2017 suggerisce che l'allenamento alla consapevolezza può aiutare a controllare il peso. Gli esercizi di consapevolezza insegnano alle persone a monitorare le proprie esperienze in modo non giudicante.

Alcune persone possono trarre beneficio dal tenere un diario dei fattori di stress, un registro degli alimenti che mangiano e della quantità che mangiano durante i periodi di stress. Alcuni possono trarre beneficio dalla terapia della parola, che può aiutare a riconoscere schemi comportamentali inutili e a sviluppare gli strumenti per superarli.

Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)

I disturbi del comportamento alimentare, detti anche disturbi della nutrizione, come indicato nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM- 5-TR, sono definiti dal ministero della salute come “patologie complesse caratterizzate da una disfunzione del comportamento alimentare ed un’eccessiva preoccupazione per il peso, con un’alterata percezione dell’immagine corporea”.

Secondo il Ministero della salute, oggi l’obesità è un problema di salute pubblica che presenta numerosi rischi sia a livello fisico che psicologico: infarto, diabete, ictus cerebrale, ipertensione, problemi scheletrici e osteoarticolari, problematiche emotive (ansia, depressione, colpa e vergogna) e difficoltà relazionali e sociali.

Tipologie di DCA

Vi sono diverse tipologie di disturbi del comportamento alimentare.

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  • Anoressia Nervosa: L’anoressia nervosa è caratterizzata da un incessante ricerca della magrezza, da un’alterazione della propria immagine corporea e da un’estrema paura dell’obesità. Ciò porta ad una restrizione alimentare e, quindi, ad una significativa perdita di peso.
    • Anoressia tipo restrittivo: la persona che ne soffre tende a ridurre l’assunzione di cibo, ma non si verificano né abbuffate né condotte di eliminazione.
  • Bulimia Nervosa: La bulimia nervosa si caratterizza per frequenti episodi di abbuffate, seguiti da comportamenti compensatori (es: vomito autoindotto, lassativi o diuretici, digiuno e attività fisica). Il termine abbuffata fa riferimento all’ingestione, in un periodo di tempo circoscritto, di un’ingente quantità di cibo, accompagnata da una sensazione di perdita di controllo. Analogamente all’anoressia, anche nella bulimia vi è una costante preoccupazione per il proprio peso e forma corporea.
  • Disturbo da Alimentazione Incontrollata: Il disturbo da alimentazione incontrollata è caratterizzato da episodi di abbuffate ai quali non fanno seguito, come nella bulimia, condotte compensatorie. Le abbuffate, nonostante avvengano generalmente in solitaria, provocano spesso vergogna e senso di colpa.
  • Ortoressia: L’ortoressia è caratterizzata da un’ossessione per i cibi salutari, che interferisce in modo significativo con la qualità di vita.
  • Vigoressia: La vigoressia, o bigoressia, è caratterizzata da una costante ed eccessiva preoccupazione per la propria massa muscolare. La persona che ne soffre si dedica ad un’attività fisica esageratamente intensa, caratterizzata generalmente da un’alimentazione iperproteica, oppure arricchita da anabolizzanti e integratori. È presente, inoltre, un’alterata percezione della propria immagine corporea in cui la persona si percepisce come troppo esile o non sufficientemente muscolosa.
  • Picacismo: Il picacismo si caratterizza per la tendenza ad assumere cibo non nutriente/materiale non alimentare come terra, capelli, carta, gomma, senza che questo comportamento sia parte di una pratica culturale generalmente accettata. Tale disturbo può causare blocchi intestinali, avvelenamento da piombo o infestazione interna da parassiti.
  • Disturbo da Ruminazione: È caratterizzato dal rigurgito del cibo dopo il suo consumo. Il rigurgito può essere volontario. I soggetti affetti da tale disturbo tendono a rigurgitare il cibo ripetutamente dopo averlo mangiato. Le persone con disturbo da ruminazione possono rimasticare il cibo rigurgitato, quindi sputarlo, oppure inghiottirlo di nuovo.
  • Disturbo Evitante/Restrittivo dell'Assunzione di Cibo: È caratterizzato da una scarsa varietà di cibo mangiato e/o il rifiuto di consumare certi alimenti. Spesso chi ne soffre non prova interesse per gli alimenti. Ciò può essere causato dal timore che mangiare possa causare conseguenze dannose (es. vomito, soffocamento), oppure il cibo può presentare caratteristiche sensoriali non gradite (odore, colore, consistenza). Il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo può causare una significativa perdita di peso e una crescita più lenta del previsto nei bambini.

Rilevazione e Supporto

Secondo una indagine nazionale svolta dal Ministero della Salute, con riferimento al periodo 2019 - 2023, i disturbi alimentari intercettati erano oltre il 1.450.000.

I primi sintomi dei disturbi alimentari possono manifestarsi in modo sottile e difficile da riconoscere. È possibile fornire una panoramica, seppur non esaustiva, di alcuni comportamenti esemplificativi in base allo specifico DCA.

  • Nel caso dell’anoressia nervosa, la persona mostra un’eccessiva preoccupazione per il cibo, limita drasticamente l’apporto calorico e si pesa in modo ossessivo.
  • Nella bulimia nervosa, si verificano episodi di abbuffate seguiti da comportamenti compensatori come il vomito autoindotto, abuso di lassativi o esercizio fisico estenuante.
  • Nel disturbo da alimentazione incontrollata, o binge eating disorder, la persona tende ad agire abbuffate senza successivi comportamenti compensatori, vivendo poi vergogna e senso di colpa.

Altri segnali includono:

  • Emotivi: quali improvvise variazioni di umore, perdita di interesse verso le relazioni sociali, difficoltà nel rispettare gli impegni presi, eccessiva sensibilità verso ogni commento su forma fisica e cibo, estremo controllo della tipologia e della quantità del cibo che si assume.
  • Danni cardiopolmonari: la maggiore causa di morte nei disturbi alimentari sono causati da anomalie cardiovascolari conseguenti al digiuno, alla perdita di peso e agli scompensi elettrolitici citati precedentemente.

Soffrire di DCA comporta anche dei cambiamenti psicologici.

Come Supportare una Persona con DCA

Supportare una persona con disturbi alimentari può essere molto difficile e complesso. A tale proposito l’obiettivo che ci si potrebbe porre è quello di allentare la tensione che si può creare al momento del pasto, evitando insistenze sul cibo o commenti/giudizi rispetto alle preferenze alimentari manifestate.

Evitare frasi come:

  • “Ti vedo dimagrito.”
  • Richiami al senso di colpa: i disturbi alimentari sono infatti delle patologie e, in quanto tali, non sono delle scelte. Per questo motivo espressioni come: “Ma non lo vedi quanta pena dai ai tuoi genitori?” potrebbe essere controproducente, aumentando il malessere della persona. Potrebbe quindi essere preferibile dire: “Hai tante persone care intorno a te che ti vogliono bene."
  • Frasi sulla forza di volontà: es. “ti basta mangiare un pochino di più!” o “ma non ci pensare”. Meglio dire: “come posso darti una mano?"
  • Commenti, anche se positivi, sull’aspetto fisico: es. "So che puoi farcela."

Il Ministero della Salute ha stilato una guida, rivolta anche ai familiari, che contiene una mappa dei servizi territoriali dedicata ai DCA. Rivolgersi in modo tempestivo a professionisti competenti è infatti fondamentale in quanto più precoce è la diagnosi, migliore è la prognosi.

Guarire da un disturbo alimentare è un processo complesso. Il primo passo è riconoscere di avere un problema e chiedere aiuto. Tuttavia, le persone con DCA si vergognano o si sentono sole e ciò le porta a chiudersi in se stesse. L’aspetto più importante da considerare è, infatti, il suo benessere emotivo.

Chi soffre di un DCA nutre in genere ambivalenza rispetto alla possibilità di un aiuto: da una parte vorrebbe uscire dalla gabbia che si è costruito ma, dall’altra, ne teme le conseguenze. È quindi importante non giudicarlo, ma cercare di comprendere la sua paura, sostenendolo.

Percorsi Terapeutici

Nella terapia di un disturbo alimentare, emozioni, pensieri e comportamenti diventano oggetto di espressione, esplorazione ed elaborazione. Grazie alla stesura di un diario alimentare è possibile anche aumentare la consapevolezza di cosa si mangia e perché.

Posso essere utili anche esercizi di mindfulness e mindful eating, volti ad aiutare la persona a stare nel momento presente, diventando più consapevole delle proprie emozioni e di come esse tendono ad influire sul proprio modo di alimentarsi. Ciò consente quindi di gestire i vissuti emotivi, prendendone contatto ed imparando, di conseguenza, a nutrirsi in modo più consapevole.

Parallelamente ad un percorso specifico individuale, potrebbe essere efficace anche una psicoterapia di gruppo. Di grande importanza sono inoltre i gruppi di supporto ai familiari, al fine di accrescere le conoscenze del problema e i modi per affrontare le difficoltà che tali disturbi comportano. Il gruppo è infatti una forma di interazione che consente ai genitori di scambiare le loro esperienze, fornendosi un supporto reciproco per essere maggiormente presenti, gestendo in modo più funzionale la quotidianità dei loro figli.

Il Ruolo dello Psicologo

Lo psicologo può essere un valido aiuto per tutte le persone che iniziano una dieta e per le quali la possibilità di mantenere stabilmente un peso adeguato (normopeso) è un fattore fondamentale di benessere. Le competenze dello psicologo possono, infatti, aiutare la persona a modificare l’approccio mentale fallimentare nell’approcciarsi al cibo e all’alimentazione.

Il sostegno psicologico alla dieta proposto è tagliato su misura delle specifiche necessità della persona, ha una durata limitata nel tempo e una frequenza concordata che può variare da una volta alla settimana a una volta la mese. L’approccio prevede oltre agli incontri in studio, attività a casa utili ai fini degli obiettivi di supporto terapeutico concordati.

A causa della natura complessa di tali disturbi, è difficile comunicare e comprendere chi ne soffre, in quanto quest’ultimo tende spesso a rifiutare qualsiasi tipo di aiuto, negando e nascondendo il problema. Alla base dei DCA vi è inoltre una difficoltà a regolare le proprie emozioni. Restrizioni ed abbuffate rappresentano infatti delle strategie disadattive di evitamento o soppressione delle emozioni che non vengono identificate ed affrontate in modo funzionale.

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