Dott.ssa Monica Bossi: Nutrizionista a Trieste e Specialista in Medicina Integrata

La Dott.ssa Monica Bossi, nata a Trieste il 16 novembre 1972, è Medico Chirurgo specializzata in Medicina Interna.

Una volta finito il percorso come Medico Internista nel reparto di medicina dell’Ospedale di Trieste, ha svolto il ruolo di Direttore Sanitario presso una residenza sanitaria riabilitativa convenzionata con l’ASL e privata.

Oltre ad essere una figura illustre nel campo della Medicina Convenzionale, il suo nome ha grande fama anche nell’ambito delle discipline complementari come l’Omeopatia, l’Omotossicologia, la Fitoterapia, l’Oligoterapia, la Floriterapia e la Medicina Tradizionale Cinese, specializzazioni che ha inanellato a partire dal conseguimento del diploma specialistico in Medicina Integrata o Olistica, Ecologica clinica e Omeopatia nel 2003.

È proprio alla Medicina Non Convenzionale che la dott.ssa Monica Bossi ha dedicato i suoi studi e la sua professione ottenendo diversi diplomi come quello in Medicina Ayurvedica e Psichiatria Olistica.

Nello specifico, ha approfondito le sue conoscenze sull’Ecologia clinica e sulla Nutrizione Olistica, con uno studio dedicato alle Intolleranze alimentari in disturbi di sovrappeso, obesità e disturbi alimentari più complessi.

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In questa direzione, la dott.ssa Bossi ha dedicato le sue ricerche alla Nutrigenomica, ovvero l’interazione tra alimentazione e geni, adottando il test genetico come fattore predittivo di rischio di malattia.

La sua carriera è caratterizzata da molteplici esperienze: iscritta al SIPNEI e all’ISDE, è intervenuta come docente e relatore in diversi convegni e seminari, su temi riguardanti la nutrizione in gravidanza, la nutrizione nella donna, la nutrizione in post-menopausa e la nutrizione anti-invecchiamento.

È inoltre autrice di numerose pubblicazioni come “Perché Stare a Dieta fa ingrassare.

Queste manifestazioni possono trovare giusta risoluzione con una terapia EMDR, che in modo focalizzato affronta le dinamiche emotive rimaste intrappolate in ricordi traumatici del passato i cui vissuti sono riattivati da esperienze attuali.

Potrebbe esserle utile una breve terapia cognitivo-comportamentale per superare oggi il problema.

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L'evento che ha scatenato tutta questa situazione potrebbe aver risvegliato delle dinamiche emotive fino ad ora rimaste irrisolte.

Le consiglio comunque di continuare ad assumere cibi a temperatura ambiente e di mangiare poco per volta e masticare bene prima di degluitire.

Potrebbe esserle d'aiuto il Training Autogeno che intervenendo sull’ansia e sulle tensioni emozionali rappresenta uno strumento terapeutico molto utile, infatti, insegna al paziente a rilassarsi, gestire le emozioni, a scaricare le tensioni e controllare lo stato ansioso.

Pertanto è necessario dare tempo all'organismo di rientrare nei suoi parametri funzionali e di riacquistare lo stato di quiete.

Se lo stato perturbativo persiste, come nel suo caso, dice che risale a qualche mese fa, allora si è configurato, molto probabilmente, come evento scatenante di uno stato emotivo precedente alla congestione e che lo sottointende.

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Probabilmente l'angoscia e lo spavento che ha sperimentato a causa della sua disavventura ha creato in lei una disposizione eccessivamente ansiosa, quasi fobica.

La suggestione psicologica arriva spesso a condizionare ed influenzare il corpo e a creare sintomi.

Probabilmente una terapia cognitivo comportamentale e/o una terapia ipnotica la aiuterebbero a smorzare la suggestione negativa.

Esistono molte tecniche psicoterapeutiche che possono aiutarla a riconquistare uno stato psicofisico di sicurezza che è stato turbato da quello che lei ha vissuto, per imparare disattivare lo stato d’allarme che la temperatura degli alimenti scatena in lei.

Quello che lei descrive è stato sicuramente un episodio per lei traumatico, che l'ha messa in contatto con una parte di sè che lei sente adesso come molto fragile e vulnerabile.

Le consiglio vivamente di rivolgersi ad uno psicologo che potrà aiutarla a capire le origini di questo disturbo e risolverlo.

L'esperienza traumatica che lei ha vissuto l'ha molto spaventata, sicuramente non sarà stato una esperienza piacevole ma molto traumatica per lei che non riesce più a mangiare alimenti che prima mangiava.

Come già detto, nelle risposte precedenti, sarebbe veramente utile per lei la terapia EMDR, si ricorda l'evento disturbante, ma si percepisce come facente parte del passato e le sensazioni negative si riducono d'intensità, è un trattamento veloce ed efficace oltre per gli adulti anche per i bambini traumatizzati ed una alta percentuale di psicoterapeuti usa questo metodo.

Personalmente posso raccontarle che ho trattato con il metodo EMDR un paziente che portava da molti anni il peso del ricordo e le conseguenze di un evento infantile disturbante, legato all'assunzione di un alimento che lo aveva fatto stare male.

Oltre a condizionarne l'alimentazione, tale evento aveva lasciato limitazioni nella vita sociale, attacchi di panico situazionali e insicurezza.

Ha pensato a rivolgersi da un terapeuta?

Buonasera Antonia, probabilmente si è spaventata molto in occasione della congestione sperimentata dopo aver mangiato l'anguria e questo potrebbe essere considerato l'evento traumatico alla base dei suoi attacchi di panico e dell'evitamento di alcuni cibi e bevande.

E' possibile affrontare questo problema con la tecnica dell'EMDR (basata sui movimenti oculari), che favorisce proprio la rielaborazione di eventi traumatici che causano disagio nella quotidianità.

Si è creato purtroppo un condizionamento per cui l'assunzione di determinati cibi a certe temperature le riattivi il forte disagio causato dall'evento della congestione.

Non si precluda la possibilità di iniziare un percorso psicologico per andare ad indagare quegli aspetti che la preoccupano e inficiano sulla vita quotidiana.

Da quanto dice pare che da allora lei sia entrata in uno stato di allerta continua.

D’accordo con i colleghi ritengo che il forte turbamento provato in occasione della congestione abbia attivato uno stato di allarme, creando manifestazioni di matrice probabilmente fobica.

Tali sintomi, però, tendono in genere ad acuirsi con gli evitamenti .

Ecco perché sarebbe importante sottoporsi rapidamente a una terapia di stampo cognitivo comportamentale incentrata sul sintomo, onde evitare che gli evitamenti messi in atto possano rapidamente peggiorare il problema e “restringere” ulteriormente il suo spazio di vita.

Al contempo potrebbe essere importante capire il senso di questo evento e il suo legame con altri aspetti della sua esistenza.

Sa che mediamente le persone con attacchi di panico iniziano un percorso psicologico per risolvere la problematica circa 10-15 anni dopo il primo attacco?

Se non l’ha già fatto, le consiglio di affrontare il problema con uno psicologo in una seduta individuale, così da andare a fondo alla sua problematica e risolverla al più presto.

Per il tema che porta credo sarebbe utile intraprendere un primo colloquio e, a seguire se lo ritiene opportuno un percorso strutturato, con uno specialista ad orientamento cognitivo-comportamentale.

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