Chiara Ferragni e la Dieta Vegana: Tra Scelte Personali e Influenze Sociali

Volente o nolente, la regina degli influencer, Chiara Ferragni, con il "Pandoro-gate", ha scatenato una serie di conseguenze che rischiano di colpire i creators del web, anche nell’ambito food.

Nel video con Jo Squillo, mentre quest'ultima propone di seguire una dieta vegana almeno ogni tanto, Chiara sorride, ma senza troppa convinzione. Scelta strategica? Probabile. Ma anche un po’ azzardata e contraddittoria.

Se adesso decide di cavalcare l’onda dell’etica, però, che lo faccia per davvero. Chiara Ferragni dovrebbe documentarsi. È un’opportunità per costruire qualcosa di solido, credibile, a lungo termine. Perché, cara Chiara, se il suo target sono i giovani di oggi, devi sapere che loro non si accontentano più di belle immagini e slogan vuoti. Vogliono scelte autentiche.

Sono tante le influencer ad aver fatto delle terribili gaffe sui social per via del loro rapporto col cibo. In molti ricorderanno gli scatti di Chiara Ferragni intenta ad addentare un pezzo di pizza mentre il resto, intero, era nel piatto di fronte a lei.

Chiara Ferragni è stata probabilmente protagonista di un numero enorme di gaffe collegate al cibo. Una su tutte quella del supermercato: la blogger vi aveva organizzato la festa di compleanno di suo marito Fedez, peccato che sia lei che gli invitati abbiano iniziato a giocare con i generi alimentari in maniera inappropriata. I fan si sono indignati per la vicenda, e ancora di più dopo aver visto un video su Instagram in cui i Ferragnez, in labiale, sembravano dirsi “diciamo che daremo tutto in beneficenza”.

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L'Agcom ha stabilito che nel caso di video commerciali, la scritta “Pubblicità” dovrà essere scritta in maiuscolo e a caratteri grandi, e non nascosta. Le multe per chi trasgredisce arrivano fino a 258.288 euro, per poi salire ancora a 600 mila nel caso di violazione delle norme sui minori. E questo vale, al momento, per i soggetti che hanno oltre un milione di follower sui vari social e un buon tasso di coinvolgimento dei “seguaci”, ovvero un engagement rate superiore al 2% in almeno una piattaforma.

Il documento disposto dall’Agcom prevede l’avvio di un Tavolo tecnico per l’adozione di un codice di condotta che definisca le misure a cui gli influencer si dovranno attenere.

Food Influencer a Rischio "Effetto Ferragni"

Tra i food blogger coinvolti e più famosi troviamo Benedetta Rossi (Fatto in casa da Benedetta), che vanta più 4.8 milioni di follower. Ricette e ingredienti semplici l'hanno portata al successo e i contenuti sponsorizzati sono cresciuti sempre di più.

Come non citare la fondatrice di Giallo Zafferano Sonia Peronaci?

Dovrà fare attenzione a evitare la pubblicità nascosta anche Carlotta Perego (Cucina Botanica): oltre un milione di follower solo su Instagram. «Nessun altro food influencer italiano che promuove la dieta vegana ha i suoi numeri» sottolinea Gambero Rosso.

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"Ho salvato la cena a milioni di persone" scrive nella sua bio di Instagram Sonia Peronaci, fondatrice del famosissimo Giallo Zafferano.

La cucina è uno dei temi più seguiti nel social che più piace (al momento) ai più giovani. Anche loro sono coinvolti nella stretta dell’Agcom. Da Rafael Nistor, che vanta 8.6 milioni di follower grazie alle sue video ricette facili, veloci e tutte concluse con il commento "ottimo" dopo l’assaggio, a Andriana Kulchytska, content creator di origine ucraina. La «ragazza con l’accento», come lei stessa si definisce, ha spopolato sostituendo le parole che non conosce in italiano con metafore comprensibili a tutti.

Continuiamo poi con Diletta Secco, giovane food creator toscana divenuta celebre per la ricetta della “croccantella”, una focaccia senza lievito velocissima da preparare. Ha 1.4 milioni di follower sul social cinese. La segue a poca distanza Aurora Cavallo (Cooker Girl), che si mostra in video con un look inconfondibile: capelli raccolti, frangia e grembiule rosso.

Tra i profili più seguiti (e coinvolti nella stretta) c’è anche la coppia formata da Francesca Giovinazzo e Tommaso Fogliata (Take my heart everywhere), che su Instagram hanno 1.1 milioni di seguaci a cui mostrano foto e video dei loro viaggi da sogno tra hotel, ristoranti e monumenti.

Prima erano foodblogger, ora sono content creator. A volte non sanno neppure cucinare: usano minipimer e "vendono" mappazzoni come piatti gourmet. Qualcuno sta ai fornelli a torso nudo. Tanti - o forse tutti - hanno una frase con cui iniziano ogni reel o storia. Un "Hey guys", per dirla alla Ferragni.

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Con lei è nato il mondo delle ricette spiegate su internet, con Giallo Zafferano. "Un tempo contava molto il contenuto, ci lavoravi tanto, intorno c'era poco o nulla. Ora non sai più chi guardare prima. Ma non è detto che sappia cucinare. Conta molto la simpatia, la spontaneità. Più il personaggio che ti sei costruito che non la ricetta che spesso non è elaborata, ma tradizionale. Nulla di nuovo insomma. È più importante che ci sia qualcosa che caratterizza i tuoi video.

Peronaci da due anni tiene un corso per i futuri food influencer nella sua Factory milanese. "Metto a disposizione tutto quello che ho imparato negli anni. Non è un lavoro che si improvvisa, serve molta preparazione, deve esser affrontato in modo professionale. Oggi si va troppo velocemente. Spesso contano più i follower della professionalità, della competenza. Però il rischio è molto alto anche per gli influencer. Ma siamo sicuri che tutti siano in grado di mantenere le aspettative anche nel mondo reale?

Per stabilire il valore del creator (e vale anche per le celebrity) si contano i follower ma soprattutto l'engagement, l'interazione con il pubblico che li segue, un valore in percentuale che in media è tra il 2 e il 3. Se teniamo come riferimento Chiara Ferragni, lei ha un indice pari al 3,19 per cento (su 29,3 milioni di follower). Quello di Benedetta Rossi è 2,23 (su 4,8 milioni di follower, ma c'è una media di oltre 10mila commenti sotto ogni post). Carlotta Perego, con Cucina Botanica (alimentazione vegana) ha un 3,71 con un numero altissimo di cuori sotto i post (in media 39mila like). I numeri da soli però non bastano, vanno contestualizzati.

Ed è un messaggio per le aziende: non sempre il follower si converte in un consumatore. Perché anche se il video, la story e il post hanno molti commenti e like, bisogna capire se è chi lo vede è nel target di consumatore adatto all'azienda.

"Oggi per un'azienda è più performante una campagna con un creator, un food influencer, piuttosto che una tradizionale pagina pubblicitaria su un giornale" commenta Francesca Gonzales, talent manager di food influencer e consulente di influencer marketing. "Con 10mila euro si può impostare una campagna e avere un pacchetto di 4-5 contenuti che l'azienda può guidare, impostare insieme all'influencer e spalmare in un periodo da sei mesi a un anno. Anche il check è molto più semplice: si arriva dritti a chi si vuole raggiungere. Grazie al suo lavoro di consulente Gonzales registra un veloce cambiamento dovuto al caso Ferragni - Balocco.

"Oggi le aziende hanno più paura di sporcarsi - spiega -. Chiedono maggiori verifiche rispetto a cosa avveniva tempo fa, quando si faceva a gara ad avere l'influencer dal nome più importante. Siamo ad una svolta. Ora non si guardano solo più i numeri ma si imposta un processo più tailor made quando si fa influecer marketing. Alle aziende io non chiedo il budget come prima cosa. Prima voglio sapere qual è l'obiettivo di comunicazione. Poi allora si ragiona su chi coinvolgere: si analizza il media kit, l'etica, il lavoro svolto in passato. Capita sempre più spesso di lavorare con micro e medio influencer, fino ai 100mila follower o giù di lì.

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