Luca Laudani: Recensioni e Approfondimenti su Dieta, Nutrizione e Benessere

Luca Laudani si autodefinisce "dietista e appassionato di calisthenics" sul suo canale YouTube, dove dal 2020 parla di dieta e alimentazione con un approccio garbato, rassicurante e rilassato ma altrettanto denso di contenuti. La sua passione per la nutrizione nasce dal profondo interesse per il legame tra alimentazione e benessere.

Dieta Vegana e "Surrogati": Un'Analisi con Luca Laudani

Si chiama Vuna ed è una preparazione a base di proteine vegetali che ricorda, nella consistenza, nella confezione e soprattutto nel sapore, le caratteristiche del tonno vero. È prodotto dalla Garden Gourmet (ma ce ne sono anche altri) ed è uno dei “surrogati” più amati da chi in una vita precedente pesce e carne li consumava con una certa soddisfazione e che dopo la “conversione” plant based ne apprezza alternative il più possibile simili all’originale. Senza che nessun essere vivente venga sacrificato e che in una lettura molto diffusa ma alquanto superficiale sarebbero genericamente più “sane”. Ma siamo sicuri sia sempre così?

Non ce ne voglia Coatta Vegana, l’influencer “anticarnista” che spopola sui social con reel spassosissimi e dove non le manda a dire, secondo la quale l’affermazione peggiore dei “carnisti” sarebbe proprio «Quando dicono che vogliamo copiare il loro cibo con prodotti che imitano la carne».

Ed eccoci alla composizione: acqua, proteine di pisello (18,7%), olio di colza, proteine di frumento, aromi, fibra alimentare (agrumi), sale. Fermi tutti: olio di colza in terza posizione? «Se leggi bene le etichette nutrizionali lo trovi anche nei prodotti per “onnivori”, dalle salse ai condimenti ai prodotti da forno. Certo, capisco che intercettarlo come uno dei componenti principali in un prodotto vegano faccia sollevare il sopracciglio di chi abbraccia il luogo comune secondo il quale l’alimentazione priva di derivati animali sia sana, naturale, al riparo da cibi ultraprocessati senza se e senza ma. Ma non è sempre così.

Per sviscerare la questione ci siamo rivolti a Luca Laudani. «Come ho dimostrato nei miei video provando io per primo questo genere di alimentazione, la consapevolezza alimentare (saper leggere le etichette, prediligere preparati con pochi ingredienti, informarsi e se necessario farsi seguire da un dietista) è la strada maestra per non incorrere in carenze o addirittura in problemi di salute pur scegliendo un regime totalmente privo di derivati animali. Se sei onnivoro è più semplice variare, ma è altresì vero che non sempre gli onnivori mangiano di tutto, anzi» conclude Laudani.

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Olio di Colza: Benefici e Rischi

Tornando all’olio di colza (tanto amato anche negli Stati Uniti) e utilizzato in un passato molto più remoto perlopiù come combustibile, negli anni Settanta è stato oggetto di un’importante campagna di demonizzazione. «È ricco di acidi grassi insaturi, di vitamina E e di Omega 3 quindi adatto ai vegani, però contiene l’acido erucico che è cardiotossico, ovvero lesivo del tessuto cardiaco. Gli studi effettuati all’epoca dimostravano che la presenza per il 50% di questo lipide avrebbe potuto procurare danni di varia natura a fegato e cuore».

Allora l’Efsa in seguito a test su animali rilevò quali possibili effetti nocivi, oltre alla cosiddetta lipidosi del miocardio, variazioni di peso del fegato, dei reni e del muscolo scheletrico. «Nacque quindi una regolamentazione più rigida» continua Luca «si abbassò al 2% la percentuale di acido erucico e nacque l’olio di canola. In realtà più un rebranding che altro».

Ma allora quello che troviamo pure nelle confezioni spray vendute per le friggitrici ad aria è o no meno nocivo di una volta? «Sicuramente meno, anche se in realtà la quantità massima giornaliera di acido erucico stabilita dall’Efsa è di 7 mg per chilogrammo di peso corporeo al giorno, ma se in diversi preparati industriali - dalla maionese alla salsa Caesar’s - figura come primo ingrediente, superare la dose raccomandata è un attimo.

Digiuno Intermittente: L'Esperienza di un Dietista

Il digiuno intermittente 16/8 prevede un periodo di digiuno di 16 ore seguito da una finestra alimentare di 8 ore. La scelta di adottare questo stile di vita nasce dalla curiosità di testare personalmente gli effetti del digiuno intermittente sulle mie prestazioni di corsa. Diverse ricerche hanno dimostrato che il digiuno intermittente possa aiutare anche a ridurre i livelli d infiammazione nel corpo, cosa che mi tornerebbe utile con il mio attuale infortunio (infiammazione del tendine prossimale dell’hamstring). La ricerca in tal senso necessita ancora di più dati, prima di trarre conclusioni certe. Uno studio recente ha esaminato gli effetti di un regime di digiuno 16/8 su corridori maschi allenati. Dopo quattro settimane, i risultati hanno mostrato una riduzione significativa della massa grassa senza impatti negativi sulla massa magra o sulle prestazioni atletiche.

Sono fortemente ispirato al lavoro del Dr. Fung, uno dei pionieri nel mondo del digiuno intermittente, sottolinea i suoi benefici per la salute e la perdita di peso, approfondendo come questa pratica possa migliorare la sensibilità all’insulina e favorire un naturale processo di detossificazione del corpo. Secondo Fung, il digiuno intermittente non solo aiuta nella gestione del peso ma può anche avere un impatto positivo su varie condizioni di salute, promuovendo la longevità e migliorando i marker metabolici.

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Per adattare il digiuno intermittente 16/8 all’allenamento, abbiamo sviluppato un regime che armonizza i miei orari di digiuno con il mio programma di corsa. Tipicamente, inizio ad allenarmi poco prima della fine del mio periodo di digiuno, per sfruttare al massimo lo stato di digiuno nel quale il mio corpo utilizza le riserve di grasso come fonte energetica principale. Appena termino l’allenamento, mi assicuro di consumare uno snack post-workout entro i successivi 30 minuti, privilegiando proteine vegetali e integrando con omega-3 e vitamine per ottimizzare il recupero e l’assorbimento dei nutrienti. Circa un’ora dopo, seguo con un pranzo bilanciato, per poi concludere la mia alimentazione giornaliera con la cena intorno alle 19:00. In entrambi i casi uso integratori e proteine.

Alla quarta settimana di digiuno 16/8, ho iniziato a notare alcuni cambiamenti. Non solo mi sento più leggero, ma anche più energico durante il giorno. Ho perso circa 1 kg, senza ridurre le calorie, o almeno non in maniera volontaria.

Alimentazione e Alcol: Consigli di Luca Laudani

Per il dietista Luca Laudani, ai fini dell’etilometro, reidratarsi con dell’acqua non avrebbe una reale incidenza: «evita la disidratazione che può causare l’annebbiamento delle proprie facoltà. Poi, in termini pratici, può rendere meno propensi a bere vino perché offre una sensazione di riempimento dello stomaco».

Il Dottor Laudani prova comunque a integrare il quadro: «Il tempo per raggiungere il picco alcolemico è di circa 30 minuti a stomaco vuoto, di un’ora a stomaco pieno. Chiaramente, più alto è il picco e più tempo serve al corpo per poter metabolizzare. L’efficacia con cui riusciamo a metabolizzare qualsiasi bevanda alcolica, così come i farmaci, varia in base al momento della giornata. Il timing si configura come una variabile importante per il nostro organismo.

Va dritto al punto il dietista: «È solo una percezione. Per chi è abituato, magari il consumo non sfocia in ebbrezza. Ma al test non avrebbe via di scampo».

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Non si ha bisogno di un dietista solo in casi particolari o patologici. Anche una persona sana e normopeso può avere bisogno di un dietista. Non è prevista una durata prefissata del percorso nutrizionale. Diverse patologie beneficiano di una terapia nutrizionale che agisce in maniera sinergica alla terapia farmacologica. Io sarò disponibile ad assisterti nell’elaborazione di un piano alimentare personalizzato.

Anche i minorenni possono usufruire dei servizi, purché abbiano il consenso dei genitori o del tutore.

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