La proteina C-reattiva (PCR) è sintetizzata dal fegato in risposta all’infiammazione. La determinazione della PCR nel sangue è uno dei test ematologici più comuni per misurare uno stato non specifico di infiammazione. In assenza di infiammazioni i livelli sono stabili. Il nome è dovuto al fatto che questa proteina si lega al polisaccaride C della parete cellulare del pneumococco, infezione nella quale fu per la prima volta individuata e valorizzata.
Ruolo della PCR nell'Infiammazione e nel Rischio di Malattie Croniche
E’ stato dimostrato che uno stato infiammatorio elevato e duraturo, come evidenziato dal livello di PCR, aumenta il rischio di diverse condizioni croniche, tra cui le malattie cardiovascolari, il carcinoma polmonare e il cancro del colon-retto. Inoltre, i livelli di PCR sono considerati buoni predittori a lungo termine di prognosi e recidiva in pazienti con varie malattie croniche, incluso il cancro del colon-retto, il carcinoma del polmone non a piccole cellule (NSCLC) e le patologie dell’apparato respiratorio, gastrointestinale, o cardiovascolari.
La correlazione fra PCR e neoplasie è nota da decenni mentre più recente è la scoperta della correlazione fra PCR e malattie cardiovascolari, verosimilmente perché queste ultime si accompagnano spesso a stati infiammatori.
La proteina C reattiva è prodotta dal fegato in risposta a vari tipi di infezione, ma anche nel corso di molti processi infiammatori e di molte forme tumorali.
PCR e Abitudine al Fumo
I fumatori hanno livelli di PCR più elevati rispetto ai non fumatori. Il ruolo della cessazione del fumo sulla PCR è ancora in discussione. I ricercato dell’Istituto Mario Negri in collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano hanno valutato i livelli di PCR di 3050 forti fumatori , inclusi 777 ex-fumatori. I risultati hanno confermato che esiste una diretta relazione tra i livelli di PCR e l’intensità del fumo (sigarette/die) e durata negli anni. La sospensione del fumo riduce i livelli di PCR ed i livelli diminuiscono con l’aumentare degli anni di sospensione.
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Studio Danese: PCR e Rischio di Cancro
Ricercatori della Copenhagen University, hanno verificato l’ipotesi di un’associazione tra livelli plasmatici basali di proteina C-reattiva ( CRP ) e rischio di cancro nella popolazione generale e di morte precoce nei pazienti oncologici. In totale, 10.408 persone provenienti dalla popolazione danese generale, alle quali erano stati misurati i livelli basali di CRP, sono state seguite per un periodo durato fino a 16 anni; 1.624 di loro hanno sviluppato un tumore e di questi 998 pazienti sono deceduti nel corso del periodo di osservazionale.
Livelli basali di proteina C-reattiva superiori a 3 rispetto a livelli inferiori a 1 mg/L sono risultati associati ad hazard ratio multifattoriali, aggiustati, di 1.3 per tumore di qualsiasi genere, 2.2 per tumore del polmone, 1.9 per tumore colorettale e 0.7 per tumore alla mammella. I corrispondenti hazard ratio per il più alto verso il più basso quintile di livello basale di proteina C-reattiva sono stati, rispettivamente, 1.3, 2.1, 1.7 e 0.9.
In conclusione, elevati livelli di proteina C-reattiva in soggetti senza tumore sono associati a un aumento del rischio di tumore di qualsiasi tipo, di tumore del polmone e probabilmente di tumore del colon-retto. Inoltre, livelli basali elevati di proteina C-reattiva sono associati a morte precoce dopo una diagnosi di tumore di qualsiasi tipo, in particolare nei pazienti senza metastasi.
Recenti Ricerche sulla PCR e Malattie Cardiovascolari
Recentemente vari gruppi di ricercatori hanno valutato le variazioni dei valori ematici della PCR in diverse malattie cardiovascolari, tramite determinazione quantitative seriate nel corso di mesi o di anni. Dal punto di vista del medico pratico sono particolarmente Interessanti le conclusioni di alcuni di questi studi(1-3) che qui sintetizziamo rinviando a PubMed per approfondimenti ed aggiornamenti.
Una recente metanalisi(1) ha esaminato 23 studi che hanno reclutato complessivamente 18.715 persone. Si è riscontrata una correlazione molto stretta tra valori elevati della PCR e modalità per tutte le cause ( OR- Odds Ratio= 3,22 p < 0,00001).Molto significative risultavano anche le correlazioni tra i valori della PCR e la morte cardiovascolare (OR= 3,26 p < 0,00001), gli eventi cardiovascolari maggiori (OR=3,22)e la insufficienza cardiac(OR=2,29). Interessante la correlazione dei valori di PCR elevata con la restenosi dei pazienti trattati mediante coronaroplastica percutanea (OR = 1,71 ], p = 0.004).
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Un'altra interessante ricerca(3) ha preso in esame le coorti dei pazienti arruolati negli studi PREVEND e Framingham Heart Study per un totale di 9253 soggetti nei quali vennero ricercati due valori della PCR a distanza di tre-quattro anni l'uno dall'altro e nei quali vennero registrate le cause di morte. Il valore soglia della PCR considerato patologico era uguale o superiore a 2mg/L (due milligrammi per litro). A seconda dei valori riportati nelle due determinazioni i pazienti furono stratificati in quattro gruppi:
- pazienti con valori di PCR costantemente bassi (sempre inferiori a 2 mg/L)
- pazienti con valori inizialmente bassi e successivamente elevati
- pazienti con valori inizialmente elevati e successivamente bassi
- pazienti con valori costantemente elevati(sempre superiori a 2mg/L)
Dopo il secondo test furono registrati gli eventi cardiovascolari e la insorgenza di tumori per un periodo medio di 7,8 anni. I risultati sono particolarmente significativi per il primo ed il quarto gruppo:
- il gruppo 1 (con valori persistentemente bassi) presentava una bassa incidenza di eventi cardiovascolari e di tumori con un indice di rischio cardiovascolare di 6,6 per 1000 anni- persona e il rischio di sviluppare neoplasie di 7,7 per 1000 anni- persona.
- il gruppo con valori persistentemente elevati (gruppo 4) presentava sia un elevato indice di rischio cardiovascolare(ICV) che un'elevata probabilità di sviluppare il cancro(ICR): rispettivamente ICV= 16,8 per mille anni-persona ICR= 14 per mille anni-persona. (I gruppi intermedi evidenziarono rischi intermedi confermando comunque la correlazione con i livelli della PCR..)
Una correlazione ancora più forte è stata riscontrata tra i livelli di PCR registrati e la mortalità per tutte le cause: il gruppo 1 negli anni di follow up a dimostrato il rischio più basso di morire per qualsiasi causa (indice di rischio IR= 8,8 per mille anni -persona) mentre il gruppo 4 ha dimostrato un indice significativamente elevato (IR=21,3 per 1000 anni persona).
Interpretazione della PCR Elevata
La proteina C reattiva (PCR) viene prodotta dal fegato e quando il suo valore è alto dobbiamo sospettare numerose malattie. E' uno dei più comuni esami che si eseguono sul sangue. Tutte le malattie infiammatorie, sia batteriche che virali, comportano un aumento di questa proteina. Poi altre malattie si caratterizzano per questo parametro molto alto: quasi tutte le malattie del fegato, le malattie renali, malattie autoimmuni come il morbo di Chron, la mononucleosi infettiva, la tubercolosi, il diabete di tipo 2. I valori normali sono compresi tra 0,5 e 0,8 mg/100 ml, però quando la PCR si innalza i valori superano di 10 volte e anche più i parametri considerati normali.
Il valore di PCR elevato è un parametro aspecifico, cioè non è indicativo di alcuna malattia. Ci dice semplicemente che dobbiamo studiare il paziente per capire perché questa proteina del sangue si presenta con valori elevati. Nelle forme infettive i massimi valori si riscontrano nelle fasi acute delle malattie. Da quando si è diffuso il Covid-19 una causa di PCR elevata è questa malattia virale. Occorre sempre tenere presente questa patologia, anche per quelle persone che sono sicure di non aver mai avuto il Covid-19.
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Sappiamo che l'obesità si tratta di un accumulo di grasso nell'organismo che comporta un incremento di peso superiore alla media. Il grasso nel nostro corpo determina anche una lieve infiammazione e nelle persone obese è quasi costante il riscontro di una PCR superiore alla norma. Il tessuto adiposo è assimilabile ad un tessuto infiammatorio.
PCR e Rischio Cardiovascolare
La PCR è stata vista anche come un indice di rischio cardiovascolare. Alla base di molte malattie cardiache ci sono arteriti che comportano un lieve aumento della proteina C reattiva.
Marker Tumorali e PCR
E' noto da tempo che la PCR aumenta nelle persone che soffrono di tumori. Qui occorre porre molta attenzione perché come ho indicato all'inizio le cause che portano all'aumento della PCR sono numerose. Se avete una PCR elevata non pensate subito ad un tumore.
Che significato hanno i marker tumorali? Si tratta di sostanze che sono prodotte direttamente dai tumori o che vengono “liberate” quando nel corpo si sta sviluppando una neoplasia, in risposta a tale anomalia. Queste sostanze sono rilevabili nel sangue. Per specificare meglio, occorre dire che molte di queste molecole sono prodotte sia da cellule non tumorali che da cellule neoplastiche. I marcatori non sono tutti identificativi di un solo tipo di cancro.
Proteine e cellule tumorali circolanti sono due tra le tipologie di marcatori più comunemente misurabili attraverso normali analisi del sangue di solito eseguite a digiuno. Le prime sono sostanze proteiche in genere prodotte dal tumore, mentre le seconde sono cellule neoplastiche che si “staccano” dal tumore e viaggiano nel sangue.
Marcatori tumorali specifici e relativi tumori:
- CA 125: indicativo di cancro alle ovaie, primitivo o recidivante, e di cancro al seno recidivante.
- Beta-HCG (Gonadotropina corionica umana): ormone prodotto dalla placenta in gravidanza, che di norma dovrebbe essere assente nelle donne non incinte.
- HE4: utilizzato per la diagnosi del tumore dell’ovaio, viene spesso dosato in associazione con il marker CA-125 per differenziare il carcinoma ovarico dall’endometriosi.
- KI67: è un indice di crescita proliferativa del tumore della mammella.
- PSA: rappresenta un indicatore di una neoplasia prostatica in accrescimento.
- AFP (Alfafetoprotiena): si alza in caso di malattie del fegato, inclusi i tumori. I suoi valori possono aumentare anche in caso di cancro del testicolo e dell’ovaio.
- Beta 2-microglobulina: è di supporto nel valutare la gravità e la prognosi di alcuni tipi di malattia, fra cui il mieloma multiplo e il linfoma, e i tumori gastrointestinali, cioè dell’intestino (colon-retto), del fegato (epatocarcinoma) e del pancreas.
- LHD: può essere usato come marker tumorale per le neoplasie del testicolo, per il linfoma, il melanoma e il neuroblastoma.
- Citocheratina 19 (Cyfra 21-1): alti valori possono segnalare un tumore del polmone, primario o recidivante.
Tra i possibili indizi che segnalano la presenza di una forma tumorale vi sono anche alti livelli di due indici infiammatori normalmente usati per rilevare infezioni o malattie autoimmuni: VES e proteina C-reattiva (PCR).
I marker tumorali sono sostanze che possono avere concentrazioni elevate quando si stia sviluppando un tumore nel corpo. Ma alcune di queste sostanze vengono normalmente prodotte anche dalle cellule sane del corpo, e talvolta i loro livelli risultano elevati anche in chi non abbia un tumore. Per tale ragione questi “marcatori” tumorali sono spesso oggetto di controversia da parte dei medici stessi, che temono i “falsi” (negativi e positivi).
La proteina c-reattiva non è solo un indicatore di infiammazione interna, perché tale sostanza prodotta dal fegato partecipa attivamente al processo infiammatorio. Tuttavia, non è un segnale specifico di cancro, sebbene alti livelli possano farlo sospettare. Una pcr elevata è indicativa di malattie cardiache, tumori, malattie infiammatorie croniche come l’artrite reumatoide, il diabete, e persino di condizioni di obesità.
La proteina C reattiva (PCR) è una proteina di fase acuta prodotta dal fegato in risposta a un’infiammazione. La sua funzione è quella di segnalare al sistema immunitario la presenza di un danno o un’infezione, facilitando il processo di guarigione. La PCR è ampiamente utilizzata in medicina per monitorare stati infiammatori, diagnosticare infezioni e valutare il rischio cardiovascolare.
La proteina C reattiva appartiene al gruppo delle proteine di fase acuta, che vengono sintetizzate dal fegato quando l’organismo rileva un danno o un’infiammazione. La sua produzione è stimolata da citochine come l’interleuchina-6 (IL-6), rilasciate durante processi infiammatori. Il nome della PCR deriva dalla sua capacità di legarsi al polisaccaride C presente sulla superficie di alcune specie batteriche, favorendo la loro eliminazione.
Questa proteina svolge diversi ruoli fondamentali:
- Attiva il sistema del complemento, una serie di proteine che aiutano a combattere infezioni e riparare i tessuti.
- Promuove la fagocitosi, il processo attraverso il quale i globuli bianchi eliminano batteri e cellule danneggiate.
- Regola la risposta immunitaria, prevenendo un’infiammazione eccessiva che potrebbe danneggiare i tessuti sani.
Grazie alla sua capacità di aumentare rapidamente in risposta a un’infiammazione, la PCR è considerata uno dei marcatori infiammatori più affidabili. Tuttavia, non indica specificamente la causa dell’infiammazione, motivo per cui è spesso abbinata ad altri esami come la misurazione della VES alta, che indica l’intensità dell’infiammazione.
Valori di riferimento della PCR
In condizioni normali, la PCR è presente nel sangue in quantità molto basse. I valori normali variano a seconda del laboratorio, ma in genere sono inferiori a 10 mg/L. Tuttavia, valori insolitamente bassi possono essere osservati in:
- Malattie epatiche gravi come la cirrosi, che riduce la capacità del fegato di produrre proteine.
- Immunodeficienze, ovvero condizioni che compromettono la risposta infiammatoria.
Un aumento della PCR è sempre il risultato di una risposta infiammatoria o di un danno tissutale. Le principali cause includono:
- Infezioni acute: Le infezioni sono la causa più comune di PCR alta. Malattie come polmoniti, bronchiti e infezioni delle vie urinarie possono causare un aumento significativo dei livelli. Nei bambini, la PCR è un indicatore utile per distinguere tra infezioni virali e batteriche.
- Malattie autoimmuni: Patologie come il lupus eritematoso sistemico, l’artrite reumatoide e la sclerosi multipla provocano un’infiammazione cronica che eleva i livelli di PCR in modo persistente. In questi casi, la proteina C reattiva alta e dolori articolari sono sintomi frequentemente associati.
- Tumori: Livelli elevati di PCR possono essere un indicatore di tumori maligni, soprattutto in fase avanzata. La correlazione tra proteina C reattiva alta e tumore è particolarmente evidente in neoplasie che causano infiammazioni croniche, come i tumori gastrointestinali.
- Problemi cardiovascolari: La PCR è un marker importante per valutare il rischio cardiovascolare. Livelli superiori a 3 mg/L sono associati a un’infiammazione delle arterie, che favorisce la formazione di placche aterosclerotiche. In combinazione con la VES alta, può segnalare una condizione di rischio per infarti o ictus.
- Gravidanza: Durante la gravidanza, un lieve aumento della PCR è normale e non desta preoccupazioni. Tuttavia, valori molto elevati possono indicare infezioni o complicazioni come la preeclampsia. La proteina C reattiva alta in gravidanza richiede un monitoraggio accurato per prevenire problemi.
La PCR alta non causa sintomi specifici, ma è spesso associata a manifestazioni legate alla condizione sottostante. Tra i sintomi comuni troviamo: Febbre, Dolori articolari e muscolari, Affaticamento, Gonfiore e rigidità articolare. Quando la proteina C reattiva alta e dolori muscolari si manifestano insieme, è importante indagare la presenza di patologie come la fibromialgia o la polimialgia reumatica.
La combinazione di proteina C reattiva alta e VES alta è un segnale di infiammazione sistemica significativa.
L’esame della PCR è semplice e rapido, eseguito tramite un normale prelievo di sangue. Spesso è abbinato ad altri test, come: VES, Emocromo completo, Esami della funzionalità epatica e renale
Strategie per abbassare la PCR
Ridurre i livelli di PCR richiede un approccio che affronti la causa dell’infiammazione. Le strategie includono:
- Trattamenti farmacologici: Antibiotici, Farmaci antinfiammatori, Terapie biologiche
- Cambiamenti nello stile di vita: Seguire una dieta ricca di frutta, verdura e grassi sani, Praticare regolare attività fisica, Ridurre lo stress
L’aumento della proteina C reattiva non è solo un indicatore di infezione o malattie autoimmuni, ma gioca anche un ruolo cruciale nella sindrome metabolica. Studi scientifici hanno dimostrato che un livello elevato di PCR, anche in assenza di un’infezione attiva, può essere un segnale di infiammazione cronica di basso grado tipica della sindrome metabolica. Questo tipo di infiammazione favorisce l’accumulo di placche aterosclerotiche nelle arterie, aumentando il rischio di infarto e ictus.
Per ridurre l’infiammazione cronica e abbassare la proteina C reattiva alta, è fondamentale adottare una dieta anti-infiammatoria, ricca di alimenti a basso indice glicemico, grassi sani e fibre solubili, oltre a praticare regolare attività fisica aerobica, che ha dimostrato di ridurre i livelli di PCR e migliorare la sensibilità all’insulina.
PCR e Rischio Cardiovascolare
Un livello elevato di proteina C reattiva è uno dei marcatori più importanti per valutare il rischio cardiovascolare. In particolare, la PCR ad alta sensibilità (PCR-hs) è un test che permette di individuare anche minimi aumenti della proteina, utili per predire il rischio di eventi cardiovascolari, anche in persone che non presentano altri fattori di rischio evidenti.
La PCR alta indica un processo infiammatorio nelle arterie, che può favorire la formazione di placche aterosclerotiche e aumentare il rischio di infarto e ictus. Per questo motivo, la misurazione della PCR-hs è spesso abbinata ad altri test, come il profilo lipidico e la glicemia, per una valutazione più completa della salute cardiovascolare.
Ridurre il rischio cardiovascolare richiede un approccio globale, che include:
- Una dieta ricca di omega-3, fibre e antiossidanti, per ridurre l’infiammazione.
- L’attività fisica regolare, che migliora la funzione endoteliale e riduce i livelli di PCR.
- L’abolizione del fumo e il controllo dello stress, due fattori che aumentano l’infiammazione sistemica e peggiorano la salute cardiovascolare.
PCR e Flora Intestinale
Negli ultimi anni, numerosi studi hanno dimostrato un legame tra proteina C reattiva alta e alterazioni della flora intestinale. L’intestino ospita miliardi di batteri benefici, che svolgono un ruolo fondamentale nel controllo dell’infiammazione e nella regolazione del sistema immunitario.
Un disequilibrio del microbiota intestinale (disbiosi) può aumentare i livelli di PCR, favorendo lo sviluppo di infiammazioni croniche, malattie autoimmuni e problemi metabolici. Alcuni fattori che possono alterare la flora intestinale e causare un aumento della PCR includono:
- Dieta ricca di zuccheri e grassi saturi, che favorisce la crescita di batteri pro-infiammatori.
- Uso prolungato di antibiotici, che può distruggere la flora intestinale benefica.
- Stress cronico, che altera la permeabilità intestinale e favorisce l’infiammazione sistemica.
Per migliorare la salute intestinale e ridurre l’infiammazione, è utile aumentare il consumo di fibre prebiotiche e probiotici, presenti in alimenti come yogurt, kefir, crauti e verdure fermentate. Anche una dieta ricca di polifenoli, presenti in frutta, tè verde e cacao, può contribuire a riequilibrare il microbiota e abbassare i livelli di PCR.
PCR e Malattie Neurodegenerative
L’infiammazione cronica è stata recentemente collegata a numerose malattie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson. Alcuni studi suggeriscono che un aumento della PCR nel sangue potrebbe essere un segnale precoce di processi infiammatori nel cervello, che contribuiscono alla degenerazione delle cellule nervose.
Livelli elevati di PCR e infiammazione sistemica possono favorire la produzione di beta-amiloide, una proteina coinvolta nella formazione delle placche cerebrali caratteristiche dell’Alzheimer. Anche nel Parkinson, l’infiammazione gioca un ruolo chiave nella morte dei neuroni dopaminergici, responsabili del controllo motorio.
Anche se la PCR alta non è un indicatore specifico di malattie neurodegenerative, monitorarne i livelli nel tempo può aiutare a identificare precocemente condizioni che potrebbero richiedere ulteriori approfondimenti neurologici.
Per proteggere la salute cerebrale e ridurre l’infiammazione sistemica, è consigliabile adottare strategie come:
- Un’alimentazione ricca di antiossidanti e acidi grassi Omega-3, che proteggono le cellule nervose.
- L’attività fisica regolare, che migliora la plasticità neuronale e riduce l’infiammazione.
- Un sonno di qualità, fondamentale per il drenaggio delle tossine dal cervello e il mantenimento di una buona funzione cognitiva.
PCR e Menopausa
Dopo la menopausa molte donne sperimentano un aumento della proteina C reattiva, spesso accompagnato da aumento di peso, ipertensione e alterazioni del metabolismo lipidico. Questo avviene perché gli estrogeni, che hanno un effetto antinfiammatorio, diminuiscono drasticamente, lasciando l’organismo più esposto ai processi infiammatori cronici.
Un livello elevato di PCR in menopausa può essere un indicatore di aumento del rischio cardiovascolare, poiché l’infiammazione favorisce la formazione di placche aterosclerotiche. Inoltre, alcune condizioni tipiche della menopausa, come l’osteoporosi e la sindrome metabolica, sono associate a un aumento della PCR.
Per contrastare questi effetti, le donne in menopausa possono adottare strategie per ridurre l’infiammazione sistemica, tra cui:
- Integrare la dieta con fitoestrogeni, presenti in alimenti come la soia e i semi di lino, che possono compensare in parte la riduzione degli estrogeni.
- Evitare cibi infiammatori, come zuccheri raffinati e grassi trans.
- Praticare esercizidi resistenza e attività aerobica, che riducono i livelli di PCR e migliorano la salute cardiovascolare.