Proteina Tau e Fonti Alimentari: Un Approccio alla Prevenzione dell'Alzheimer

Il cervello è l’organo del corpo che invecchia più velocemente e in maniera più significativa rispetto a tutti gli altri tessuti dell’organismo. Negli ultimi anni l’incidenza delle patologie neurodegenerative, e in particolare la malattia di Alzheimer, sta aumentando in maniera esponenziale nei Paesi industrializzati, e anche in quelli in via di sviluppo.

La maggior parte dei casi di malattia di Alzheimer è sporadica, con eziologia multifattoriale, in cui le differenze ambientali e genetiche possono agire come fattori di rischio. Il fattore di rischio genetico più noto è l’eredità dell’allele ε4 della apolipoproteina E (APO-E). Recentemente il World Dementia Council (WDC) ha richiesto all’Alzheimer Association di valutare e sviluppare un documento di consenso sui fattori di rischio modificabili per il declino cognitivo e la demenza. In generale, il cervello è particolarmente sensibile a carenze vitaminiche: soprattutto alcune vitamine del gruppo B svolgono un ruolo cruciale nel mantenimento della fisiologia cerebrale.

Il Ruolo della Proteina Tau nell'Alzheimer

La proteina Tau è una sostanza fondamentale per il corretto funzionamento dei neuroni, le cellule che compongono il nostro cervello. Il suo compito principale è mantenere stabili i microtubuli, strutture simili a piccoli tubi che servono come binari per trasportare sostanze essenziali all’interno delle cellule nervose. Nel morbo di Alzheimer, la proteina Tau subisce dei cambiamenti che ne alterano la funzione, portando alla formazione di aggregati e depositi proteici dannosi per i neuroni, un processo tipico delle fasi iniziali di questa patologia.

Come accennato prima, uno dei problemi principali è che la Tau diventa iperfosforilata, cioè subisce una modifica chimica eccessiva che la rende instabile. Un’altra proteina, chiamata ubiquitina, gioca un ruolo in questo processo. Tau è una proteina che contribuisce al funzionamento dei neuroni nel cervello.

Quando non funziona correttamente, forma aggregati e depositi proteici che portano alla morte delle cellule nervose. Ovvero: il prodromo della malattia di Alzheimer. Individuare e comprendere i meccanismi con cui i neuroni cercano di «liberarsi» dagli aggregati di proteina tau permetterà di progettare strategie per combattere la forma più diffusa di demenza senile.

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Il compito dell'ubiquitina è quello di trasportare le proteine danneggiate al proteasoma, un grosso «macchinario» cellulare capace di distruggerle. Nell'Alzheimer, però, il sistema sembra non funzionare a dovere. Gli aggregati di Tau e ubiquitina si accumulano nei neuroni e arrivano a ostruire il complesso stesso.

Strategie Terapeutiche e Ricerca

  • farmaci mirati: una delle principali strategie terapeutiche in fase di studio è quella di sviluppare farmaci che agiscano proprio sul legame tra Tau e ubiquitina.
  • immunoterapie: alcuni studi preclinici hanno mostrato che terapie basate sul sistema immunitario possono ridurre la presenza della proteina Tau alterata.
  • sostanze naturali promettenti: alcuni composti presenti nel caffè e in altri alimenti, come caffeina, teobromina, trigonellina e genisteina, sembrano influenzare la formazione degli aggregati di Tau, rendendoli meno dannosi.

Il Potenziale del Caffè Espresso

Una tazza di caffè espresso attenua l'aggregazione e la condensazione della proteina tau associata all'Alzheimer. Il merito di caffeina e trigonellina, entrambi alcaloidi, flavonoide genisteina e teobromina.

L'Importanza della Dieta Mediterranea

Alcune diete sono più o meno diffuse a seconda della moda del momento, ma ce n’è una che, sul piano scientifico, è sempre la più attuale e considerata per il suo valore medico-scientifico. Stiamo parlando della dieta mediterranea, la cui validazione è passata anche dal nostro Paese, e nello specifico da alcuni piccoli comuni del Cilento.

Con l’espressione “dieta mediterranea” si intende un tipo di alimentazione ispirato a quella tipica delle popolazioni dell’Italia meridionale, della Grecia e della Spagna (con varianti in Albania, Francia, Libano, Marocco, Portogallo, Siria, Tunisia e Turchia). Si tratta di un’alimentazione basata sia su alcuni alimenti e principi nutrizionali, sia, più in generale, su un insieme di conoscenze, abitudini sociali e tradizioni culturali.

Per queste ragioni, la dieta mediterranea ha ricevuto il titolo di patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco. Sebbene non vi sia una singola dieta mediterranea, esistono alcuni princìpi cardine, secondo cui, ogni giorno, bisognerebbe consumare carboidrati (per il 55-65% dell’apporto energetico giornaliero), proteine (12-15%) e grassi (25-30%).

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Benefici delle Categorie Alimentari

I benefici della dieta mediterranea dipendono dall’azione sinergica delle diverse categorie alimentari. I cereali e i legumi hanno un ruolo equilibratore nella dieta, grazie al loro potere saziante, all’elevato contenuto di carboidrati complessi, alla ricchezza di fibre e all’apporto di proteine, vitamine e sali minerali.

L’olio extra vergine d’oliva e i prodotti della pesca sono i principali responsabili dell’apporto di acidi grassi essenziali e di acido oleico, assicurando in parallelo a un consumo ragionevolmente modesto di latte altri prodotti di origine animale, i rapporti percentuali ideali tra acidi grassi saturi, polinsaturi e monoinsaturi.

L’abbondanza di frutta e verdura, infine, garantisce considerevoli quantità di nutrienti, minerali e vitamine, in particolar modo quelle ad attività antiossidante (acido ascorbico, alfa-tocoferolo, retinolo, beta-carotene).

Dieta Mediterranea e Prevenzione Oncologica

Oggi sappiamo che fino al 40% dei casi di cancro potrebbe essere evitato agendo su comportamenti, abitudini modificabili, alimentazione inclusa. L’effetto protettivo offerto dalla dieta mediterranea sembra ormai una certezza anche contro i tumori.

Sicuramente uno degli effetti più importanti è la riduzione dell’infiammazione. Oggi sappiamo che l’infiammazione è in grado di favorire la trasformazione delle cellule normali in tumorali e di sostenere la loro crescita incontrollata.

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Altri Fattori Nutrizionali Importanti

Omega-3

Molti studi suggeriscono inoltre che le diete ricche di omega-3 a catena lunga, in particolar modo DHA, sono associate a un ridotto rischio di declino cognitivo, malattia di Alzheimer e demenza. I livelli di DHA sono infatti particolarmente elevati nel cervello e nella retina, e il DHA è il PUFA più abbondante tra quelli presenti nelle membrane cellulari dei neuroni (circa il 40% dei fosfolipidi neuronali contiene DHA).

Sin dalle prime fasi dello sviluppo embrionale il ruolo del DHA risulta fondamentale per una corretta formazione del sistema nervoso centrale. La possibilità che gli omega-3, e in particolare il DHA, siano in grado di stimolare i processi cognitivi e la memoria e in generale di preservare un corretto funzionamento del cervello anche nell’adulto è supportata da numerosi studi sperimentali e clinici.

Colina

L’elemento che caratterizza la fosfatidilcolina (PC) è la colina, una amina quaternaria presente negli alimenti e attivamente sintetizzata nel nostro organismo. La colina ha una serie di importanti funzioni nella regolazione della struttura e della funzione delle membrane neuronali, essendo un precursore della fosfatidilcolina e della sfingomielina (componente della mielina nelle cellule nervose).

La colina è poi anche acetilitata nei neuroni colinergici per formare l’acetilcolina, il neurotrasmettitore chiave nei processi di memoria e apprendimento. I cibi con la maggior presenza di colina sono uova, fegato, soia e carne di maiale.

Fosfatidilserina (PS)

La fosfatidilserina (PS) e il principale fosfolipide acidico dell’organismo e si trova particolarmente concentrato nel cervello, costituendo circa il 15% dei fosfolipidi della corteccia cerebrale. Dal punto di vista nutrizionale la PS si trova in diversi alimenti di origine sia vegetale sia animale, e presenta una diversa composizione in termini di acidi grassi in funzione della fonte di origine.

È stato dimostrato che la supplementazione con PS è in grado di migliorare le funzioni cognitive in modelli sperimentali animali. Anche nell’uomo un’integrazione con PS di soia è risultata favorire le funzioni cognitive in soggetti anziani e affetti da demenza di lieve grado.

L-acetil carnitina (LAC)

Tra i composti endogeni non essenziali in grado di influenzare le funzioni cognitive e la fisiologia cerebrale un posto di rilievo appartiene alla L-acetil carnitina (LAC), che rappresenta l’acetilestere dell’aminoacido carnitina ed è un elemento importante nel metabolismo energetico del cervello, come di altri tessuti.

Nelle cellule la LAC trasporta gli acidi grassi dal citoplasma ai mitocondri, dove vengono trasformati in ATP attraverso la fosforilazione ossidativa. La LAC è normalmente prodotta dalla nostra biochimica a partire dagli aminoacidi lisina e metionina, e la sua sintesi è molto attiva nel cervello.

Germogli di Soia e Alzheimer: Uno Studio Promettente

Secondo un recente studio le condizioni della malattia di Alzheimer potrebbero migliorare grazie alla presenza di un inibitore di HASPIN, ovvero il coumestrolo, contenuto nei germogli di soia. Una dieta a base di tali germogli sembrerebbe infatti diminuire il livello di proteina Tau fosforilata e la creazione di placche senili nell’ippocampo, e dunque rallentare o verosimilmente sopprimere la perdita di memoria a breve termine nei topi modello della malattia di Alzheimer (5xFAD).

In questo studio effettuato su modello murino di malattia di Alzheimer (5xFAD) sono stati osservati gli effetti dell’inibizione di HASPIN sulla malattia sia in vivo che in vitro, per confermare se questa proteina sia coinvolta nell’insorgenza della patologia o meno. Gli autori hanno elaborato lo studio attraverso l’uso di una dieta a base di germogli di soia, nei quali sarebbe presente il coumestrolo, un inibitore di HASPIN.

Risultati dello Studio

I risultati degli esperimenti hanno dimostrato che:

  • Sia nell’ippocampo che nella proteina Tau fosforilata era espresso HASPIN, che agisce così come substrato di fosforilazione.
  • Una dieta a base di germogli di soia contenenti coumestrolo è verosimilmente funzionale a sopprimere o quanto meno a rallentare lo sviluppo della patologia in 5xFAD.
  • Con una dieta arricchita con coumestrolo, sia i topi wild-type che quelli 5xFAD hanno riportato una riduzione di 0,22 volte della proteina Tau fosforilata (p = 0,004).
  • Il coumestrolo può ridurre la quantità di beta-amiloide nel cervello.

A seguito dell’esperimento comportamentale eseguito con il test Y-maze, i valori di memoria a breve termine dei topi 5xFAD maschi e femmine:

  • alimentati con una dieta standard erano rispettivamente di 54,8 ± 8,6 e 55,2 ± 8,4;
  • alimentati con germogli di soia erano 66,5 ± 8,0 e 67,6 ± 10,5, non mostrando così alcuna differenza significativa rispetto ai topi normali.

Linee Guida Alimentari per la Prevenzione dell'Alzheimer

Una review del 2014 su ScieceDirect “Dietary and lifestyle guidelines for the prevention of Alzheimer’sdisease” ha stilato le linee guida alimentari per ridurre e prevenire il rischio della malattia di Alzheimer. Durante la Conferenza internazionale sulla nutrizione e il cervello, Washington, DC, 19e20 luglio 2013, ai relatori è stato chiesto di commentare le possibili linee guida per la prevenzione della malattia di Alzheimer, con l'obiettivo di sviluppare una serie di passaggi pratici, sebbene preliminari, da raccomandare alle persone.

  1. Ridurre al minimo l'assunzione di grassi saturi e grassi trans.
  2. Verdure, legumi (fagioli, piselli, ceci, soia, fave e lenticchie), frutta e cereali integrali dovrebbero sostituire spesso carni e prodotti lattiero-caseari.
  3. La vitamina E dovrebbe provenire da alimenti, piuttosto che da integratori.
  4. Una fonte quotidiana affidabile di vitamina B12, come alimenti di origine animale, cibi arricchiti o integratori che forniscono almeno la dose dietetica raccomandata, dovrebbe far parte della dieta quotidiana.
  5. Se usi più vitamine, scegli quelle senza ferro e rame e consuma integratori di ferro solo quando indicato dal tuo medico.
  6. Sebbene il ruolo dell'alluminio nella malattia di Alzheimer rimanga oggetto di indagine, coloro che desiderano ridurre al minimo l'esposizione possono evitare l'uso di pentole, antiacidi o altri prodotti che contengono alluminio.
  7. Includere l'esercizio aerobico nella routine, equivalente a 40 minuti di camminata veloce 3 volte a settimana riduce il rischio di malattia di alzheimer.
  8. Impegnarsi in una regolare attività mentale che promuove un nuovo apprendimento, ad esempio 30 minuti al giorno, 4e5 volte a settimana.

Campanelli d'Allarme dell'Alzheimer

  • Disorientamento nel tempo e nello spazio
  • Difficoltà nel pensiero astratto
  • Diminuzione della capacità di giudizio
  • Difficoltà nelle attività quotidiane
  • Cambiamenti di umore o di comportamento
  • Mancanza di iniziativa
  • Cambiamenti di personalità
  • La cosa giusta la posto sbagliato
  • Problemi di linguaggio
  • Perdita di memoria

Conclusioni

La ricerca scientifica continua a svelare il complesso legame tra alimentazione, stile di vita e la salute del cervello. Integrare una dieta equilibrata, ricca di nutrienti essenziali e abitudini sane, può rappresentare un valido approccio per la prevenzione delle patologie neurodegenerative come l'Alzheimer.

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