Vincenzo Venuto intervista sull'alimentazione vegetariana

In questa intervista esploriamo il rapporto tra Vincenzo Venuto e l'alimentazione vegetariana, toccando temi come l'animalismo, l'impatto ambientale e le scelte culinarie.

Essere animalisti non significa necessariamente essere vegani o vegetariani. Le altre scelte alimentari si fanno per una questione di etica che io ammiro e rispetto.

Purtroppo la mia vita disordinata e la cultura alimentare che c’è in Italia mi rende difficile essere una vera vegetariana, se mi capita di dover mangiare una carbonara lo faccio. E non potrei mai essere vegana, le uova mi piacciono e poi tutto dipende da come vivono gli animali, le mie galline ad esempio vivono meglio di me.

Nato a Bisceglie, terra di agricoltori e pescatori, cresce in una famiglia che ama il cibo. La mamma è la creatrice di tutte le bontà con cui cresce. Il suo lavoro nasce seguendo le orme del padre, Chef di un noto ristorante locale.

La voglia e la curiosità crescono sempre di più e decide così di intraprendere un cammino fuori dal territorio italiano, trasferendosi in Inghilterra. Un’esperienza formativa, acquisisce tante conoscenze, sviluppa e affina le sue potenzialità culinarie.

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Il primo Ristorante è Teca Restaurant, con Chef della scuola di Gualtiero Marchesi. Impara a bilanciare sapori nostrani con saori orientali. In seguito a Nobu, celebre ristorante giapponese. I metodi di lavorazione e conservazione del pesce, le tecniche di taglio, l’utilizzo di salse fermentate, la tradizione dei coltelli. Poi al fusion Spoon Restaurant e al Ritz.

Dopo sette anni rientra in Italia, a San Cassiano, poi Roma, Hotel De Russie, da dove, grazie allo Chef Fulvio Pierangelini, icona della cucina italiana, si rimette in gioco all’Hotel Savoy di Firenze.

La collaborazione con Fulvio Pierangelini

La prima volta che ho visto Pierangelini è stato nel 2007, all’Hotel de Russie di Roma. Stavo lavorando nella mia partita, e vedo dietro di me un omone con i capelli lunghi che mi osservava con aria curiosa, non avevo capito chi fosse. Da quel momento un percorso di sorprese, scoperte e avventure. Un viaggio culinario che pochi hanno avuto la fortuna di intraprendere.

Siamo stati nei mercati, alzandoci all’alba; abbiamo visitato macellerie antiche, scoprendo tradizioni e innovazioni. In Sicilia in un forno dove l’odore del pane si sentiva dalla strada, fatto con grani antichi tipo la tumminia. Da un allevatore di pecore, per la ricotta fresca consegnata ancora calda, dai pastori che la producono. Da un agricoltore che coltiva caffe, banane, papaie e avocadi, prodotti quasi ‘’fantastici’’. Tutto si trasforma poi sui fornelli, è qui che comincia la vera magia, dove le caratteristiche di ciascun prodotto vengono esaltate.

La magia è come si puliscono gli alimenti, si cucinano, si abbinano fra loro per renderli perfetti. La cosa più bella che mi ha insegnato Fulvio, è trasmettere emozioni attraverso il cibo, cucinare con accuratezza, rispettare le materie prime.

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I piatti

Il vostro “piatto forte”... La minestra di fagioli, ravioli di salvia e sedano caramellato. Un piatto vegetariano della tradizione toscana, chiamato ‘Fagioli all’uccelletto’, che deriva dagli ingredienti usati nell’antichità per cucinare gli uccelletti. Un piatto semplice, ma di grande complessità: gli elementi si mescolano e ad ogni boccone si distinguono.

Il piatto più difficile da realizzare, ma di maggior soddisfazione. Il risotto, decisivo ed identificativo per uno chef. Noi non lo sfumiamo con il vino, ne lo bagnamo con brodo, ma acqua. Vogliamo sapori decisi e puri.

La pietanza che preferisci lavorare. La pasta fresca, creando sfoglie sottili, alle quali aggiungere ripieni gustosi ed accattivanti. Da Irene i ravioli di pappa al pomodoro.

Un ingrediente o un piatto sopravvalutato? Il tartufo. Ha un prezzo puramente commerciale e da solo non lo puoi assaggiare.

Un ingrediente o un piatto sottovalutato? Pesci sconosciuti, anche chiamati, “poveri”. Sono tanti quelli che non trovano posto nei menu. Più di una volta ho provato a “sfidare” i miei ospiti inserendoli in carta, ma il cliente quasi sempre preferisce spigola e orata!

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A cena con un buon vino. Le tue preferenze… Conte della Vipera e Pinot Nero.

In breve, facci venire l’acquolina in bocca, raccontandoci i piatti salienti del menù di dicembre…

  • Crudo di ricciola, pesto di un giardino pantesco e sorbetto al limone
  • Battuto di bovino adulto, maionese alla senape, tartufo nero e misticanza
  • Risotto, radicchio tardivo, aglio nero, parmigiano stravecchio e melograno
  • Fusilloni, crema di cavolo nero, limone, scampi e pomodoro candito
  • Maialino imbottito alla toscana, crema di patate all’olio evo, funghi di bosco e salsa al timo
  • Sampietro, finocchi brasati agli agrumi e bietolina
  • Raviolo croccante di ricotta, capperi, arancia e salsa al cioccolato
  • Crepes all’arancia e sorbetto ai frutti rossi

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