A Tutti Serve un Abbraccio: Scopri i Benefici Inaspettati

Quante volte da bambini ci è stato detto “vieni qui che ti do un abbraccio e ti passa”? E’ solo suggestione o quell’abbraccio è per davvero in grado di dare sollievo ad un malessere? I risultati di diversi studi indicano che possono calmarci, renderci più felici e farci sentire più compresi. Nella realtà, è probabile che i benefici degli abbracci non siano fondamentali come li descrive lo scrittore brasiliano, ma è vero che possono farci stare meglio.

I Poteri Curativi dell'Abbraccio: Corpo e Mente in Armonia

“I poteri di questo gesto, apparentemente semplice ma dai grandi benefici, toccano corpo e mente e spaziano da importanti vissuti emotivi e relazionali, come lo scambio di emozioni intense, la rassicurazione, la trasmissione di affetto, a significative attivazioni neuroendocrine, in quanto attiva la produzione di neurotrasmettitori e ormoni che favoriscono il benessere psicofisico, rinforzando il sistema immunitario e riducendo ansia, paure e stress. Un abbraccio ci permette di affidarci all’altro e quindi anche di allentare le nostre rigidità e la tensione muscolare”.

“Attraverso il contatto di due corpi che si stringono, si stimola la produzione di endorfine, neurotrasmettitori che riducono la soglia del dolore e favoriscono la percezione del piacere e il benessere psicofisico. Viene stimolato l’ipotalamo a produrre l’ossitocina, ormone che riduce ansia e stress, rallenta il battito cardiaco, favorisce l’empatia e rafforza i legami affettivi e l’attaccamento; diminuisce inoltre la pressione sanguigna, riducendo il rischio di malattie cardiache e il rischio di infezioni, rinforzando il sistema immunitario e gli anticorpi che combattono virus e batteri. L’abbraccio inoltre riduce il cortisolo, l’ormone legato allo stress, aiutandoci ad affrontare le difficoltà con maggiore calma e consapevolezza, e infine stimola il rilascio di serotonina, neurotrasmettitore che, se carente, può causare insonnia, ansia e vissuti depressivi”.

L'Abbraccio come Scudo: Rafforzare il Sistema Immunitario

Diversi studi hanno, in effetti, dimostrato che con gli abbracci si può rafforzare il sistema immunitario, difendersi dal raffreddore e ridurre i disturbi cardiaci. C’è un interessante studio condotto nel 2014 all’Università di Pittsburgh dove sono state valutate circa 400 persone in base alla quantità e qualità degli abbracci che ricevevano quotidianamente. Sono stati poi esposti al virus del raffreddore e chi era abituato a scambiare abbracci ogni giorno con importante significato emotivo e di rinforzo sociale, si ammalava con minore frequenza e la guarigione era più rapida, a conferma di quanto il sistema immunitario possa essere rafforzato da questo gesto.

Quando l'Abbraccio Diventa un Disagio: Comprendere e Superare le Fobie

“Sì, alcune persone vivono l’abbraccio come fonte di disagio o addirittura lo temono e lo respingono. Essere toccati, entrare in contatto corporeo con l’altro può essere vissuto come minaccia, come invasione della propria sfera intima ed emotiva, di cui si teme di perdere il controllo. Questi disagi possono diventare vere e proprie fobie (aptofobia e afefobia), dove aprirsi alla corporeità dell’altro e mettere in gioco la propria mette a rischio l’integrità emotiva. Possono derivare da un attaccamento disfunzionale con le figure di riferimento nella prima infanzia, da traumi infantili o da contatti fisici percepiti come pericolosi o minacciosi. Per chi vive con sofferenza o disagio l’abbraccio, quindi, è importante analizzare i motivi in un percorso psicologico adeguato, così da riscoprire la bellezza e la potenza che questo gesto racchiude e che trasmette”.

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La Scienza Dietro l'Abbraccio: Cosa Succede al Nostro Corpo?

In genere, le persone amano gli abbracci e li descrivono come un segno di affetto, empatia e supporto, che le fa sentire più comprese, rilassate e al sicuro. Infatti, secondo questi risultati, chi ha ricevuto abbracci quando ne ha sentito il bisogno avrebbe avuto maggiori probabilità di sentirsi bene più avanti nella vita rispetto a coloro che hanno ricevuto meno abbracci.

Per stabilire più accuratamente i possibili effetti degli abbracci sulle persone, alcuni ricercatori hanno effettuato esperimenti in condizioni controllate e studiando alcuni parametri biologici associati a stress o, viceversa, a emozioni positive. Per esempio, hanno misurato se prima e dopo un abbraccio ci sono differenze nei livelli di ossitocina, un ormone legato all’affettività e all’attaccamento, o in quelli di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress.

In generale, i risultati di questi studi suggeriscono che dopo un abbraccio aumenterebbero i livelli di ossitocina nel sangue, segno del fatto che questo gesto potrebbe favorire la formazione di legami sociali e così migliorare il benessere psicologico. Inoltre, si riducono la velocità del battito cardiaco, la pressione sanguigna e i livelli di cortisolo nella saliva o nel sangue. Per questo alcuni ricercatori sostengono che gli abbracci calmino le persone e riducano l’ansia. E, secondo i risultati di uno studio del 2015 pubblicati sulla rivista Psychological Science, ricevere abbracci e supporto sociale potrebbe persino ridurre la gravità dei sintomi o la possibilità di ammalarsi di alcune infezioni.

Tuttavia, a oggi non è possibile stabilire un nesso causale tra gli abbracci e questi possibili benefici, perché non è possibile eliminare alcuni fattori sia intrinseci sia esterni che potrebbero influire sul risultato. Per esempio, anche il solo contatto fisico può regolare l’attività del cosiddetto asse dello stress, il meccanismo biologico che ci rende stressati producendo cortisolo, e del sistema nervoso autonomo, che (tra i vari aspetti) regola il battito cardiaco.

Abbracci come Terapia: Strumenti e Tecnologie per il Benessere

Secondo i risultati dei suoi studi e di quelli di altri ricercatori, strumenti come la “hug machine”, che applicano una pressione laterale sul corpo, potrebbero avere effetti calmanti su bambini con diagnosi di spettro autistico o di disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Effetti simili del contatto fisico sono stati osservati, anche con bovini, cani e altri animali. Come abbiamo visto, però, studi come questi presentano limiti importanti che non consentono di trarre conclusioni nette, né è ancora ben chiaro perché questi “abbracci” possano avere effetti positivi.

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Tuttavia, strumenti come la “hug machine” e altri surrogati più o meno tecnologici in grado di offrire sensazioni simili a un abbraccio sono in fase di studio, poiché potrebbero offrire delle potenzialità terapeutiche. Si potrebbero utilizzare, per esempio, per offrire conforto a persone affette da demenza senile, un problema cognitivo comune tra gli anziani, che spesso convivono con questa malattia per anni se non per decenni, dato che ancora non esistono cure. I problemi di memoria, orientamento, percezione e cognizione tipici di molte forme di demenza sono spesso associati a stress, agitazione, rabbia e ansia. Inoltre, spesso queste persone soffrono di solitudine.

Abbracciare bambole o cuscini e peluche dalla forma di animali domestici o sembra dare conforto ad alcuni di questi pazienti, che descrivono tali pupazzi come rassicuranti e di compagnia. Sono in fase di studio anche altre possibili applicazioni degli abbracci in terapia. In particolare, in alcuni ospedali britannici e di altri Paesi sono in sperimentazione diversi robot da abbracciare, che per esempio riproducono brani musicali e interagiscono con i pazienti. La maggiore personalizzazione di questi strumenti consentita dalla tecnologia, e in particolare dall’intelligenza artificiale, potrebbe avere notevoli potenzialità terapeutiche.

Abbracci, Robot e Intelligenza Artificiale: Il Futuro del Contatto Umano

A novembre 2023, in una residenza sanitaria assistenziale (RSA) in provincia di Brescia è arrivata Paro, una foca robot che interagisce con gli anziani. Grazie a microfoni, sensori, arti mobili e all’intelligenza artificiale, il peluche tecnologico può muoversi ed emettere versi in accordo con la volontà della persona, perché è programmato per imparare a ripetere solo le azioni che la persona premia con delle carezze. Così, Paro e altri robot sociali, progettati cioè per interagire in modo apparentemente intelligente con gli esseri umani, potrebbero aiutare i pazienti.

I ricercatori stanno sperimentando anche altri robot da abbracciare dotati di capacità simili. Alcuni riproducono il battito cardiaco e playlist musicali personalizzate, altri hanno sensori di pressione e smettono di abbracciare la persona quando sentono che questa sta interrompendo il contatto fisico. Qualcuno è capace di elaborare e produrre una conversazione, grazie all’intelligenza artificiale. Adattamenti come questi possono rendere l’interazione con i robot più piacevole o benefica.

Naturalmente ognuno ha gusti differenti. Se alcuni rispondono bene ai robot da abbracciare, altri possono trovarli infantili, poco interessanti o addirittura sgradevoli. Ma cosa potrebbe accadere se si realizzassero robot sociali dotati anche di carattere e personalità? O se i pazienti interagissero con robot capaci di analizzare lo stato mentale o le emozioni di chi si trova davanti e agire di conseguenza?

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Naturalmente sono necessari ulteriori studi per capire meglio le potenzialità e i limiti di queste tecnologie.

L'Abbraccio come Linguaggio Universale: Emozioni e Comunicazione

Natale è il periodo in cui si abbassano le difese. Finalmente ci si lascia andare a quell’affettuosità che non ci si è concessi nel resto dell’anno, ed ecco che gli abbracci la fanno da padroni. Ogni occasione, durante questa festa, si rivela adeguata a una bella stretta tra amici e parenti. Il tutto a beneficio del proprio benessere… Sì, avete capito bene, gli abbracci sarebbero una vera e propria panacea: essi hanno il potere di innescare alcuni meccanismi fisiologici tali da restituire un profondo senso di benessere. Ma in che modo agiscono? Sarebbero perfino capaci, alla stregua di una droga, di generare dipendenza. Tutto ciò è stato largamente validato dalla scienza, che non troppo tempo fa si è attivata per dare conferma di un’altra sorprendente peculiarità degli abbracci: possono rendersi vettori di emozioni.

Anche la simpatia viene trasmessa molto spesso con un abbraccio (a cui si aggiungono effusioni quali pacche o sfregamenti meno intensi rispetto a quando si vuol esprimere amore). Se devono comunicare felicità, invece, i maschi durante l’abbraccio tendono più a scuotere l’altra persona, le donne a farla oscillare. Gli scienziati ne hanno così ricavato che l’abbraccio, per tutti, è il gesto primario per esprimere amore e per i maschi lo è anche per comunicare alle femmine tristezza o simpatia. Abbracciare, stringersi tra le braccia di una persona, produce effetti positivi, come fosse un farmaco. Questo perché l’abbraccio favorisce la produzione di ossitocina, alla base di una sensazione di benessere globale.

Quando qualcuno ci abbraccia, il nostro cervello si attiva, ma in modo diverso a seconda di chi lo fa. È stato dimostrato che gli abbracci più emotivamente coinvolgenti sono proprio quelli che raggiungono direttamente la corteccia insulare, mettendo in atto una specie di scorciatoia che ne spiegherebbe l’intensità emotiva e le conseguenti reazioni fisiologiche.

L'Importanza dell'Abbraccio nei Bambini

Che un abbraccio faccia bene alla salute è cosa risaputa: migliora l'umore, apportando una sensazione di benessere e felicità correlata al rilascio di serotonina; attenua l’ansia, grazie alla produzione di ossitocina; aumenta l’autostima, e, secondo alcuni studi che hanno formulato questa ipotesi, sembrerebbe ridurre persino la suscettibilità alle infezioni delle alte vie aeree, intervenendo su quei fattori di stress che influenzano la risposta immunitaria.

Il contatto skin to skin è preziosissimo: «La cosiddetta pratica del Kangaroo mother care ha cambiato significativamente la gestione e la cura dei neonati sani e a rischio (ricoverati terapia intensiva neonatale, prematuri o con basso peso alla nascita) - spiega la dottoressa Sara Sollai, Consigliere Nazionale SIP -, dimostrando riduzione di mortalità e morbilità nei piccoli, effetti significativi sulla stabilizzazione clinica, riduzione dello stress e del dolore durante gli esami o le procedure mediche e infermieristiche sul neonato. Il contatto fisico favorisce inoltre il passaggio precoce e una maggiore durata dell’allattamento al seno. A tutto questo si affianca un incremento dell’attaccamento madre-figlio e la riduzione dello stress materno, cosa che suggerisce che la Kangaroo mother care sembra rappresentare uno degli interventi di cura più efficace».

Un abbraccio, infine, può lenire anche il dolore in neonati e lattanti prima di visite o procedure mediche, come conferma un recente studio condotto in Iran su 120 bimbi fra 2 e 6 mesi di vita sottoposti a prelievo ematico: coloro che venivano abbracciati dalla madre riportavano una riduzione del dolore complessivo correlato alla procedura, analizzando i parametri vitali, il pianto e la durata del disagio.

Ma come dare l’abbraccio perfetto? Gli esperti hanno strutturato una specie di tutorial, partendo dalle iniziali della parola in inglese «hug»: «Hold on tight», stringetevi forte; «Until you relax», finché non vi rilassate; e «Grow your bond», accrescete il vostro legame. Vediamoli da vicino.

  • «Hold on tight»: stringetevi forte. Quando ci stringiamo l'uno all'altro, imprimiamo all’altro corpo una pressione profonda, la quale invia un segnale di sicurezza al sistema nervoso autonomo.
  • «Until you relax»: finché non vi rilassate. Gli abbracci non riguardano solo la pressione esercitata.
  • «Grow your bond»: accrescete il vostro legame. Rilasciando ossitocina, gli abbracci approfondiscono il nostro legame con le altre persone.

La Durata Perfetta di un Abbraccio: 20 Secondi di Benessere

La durata media di un abbraccio tra due persone è di 3 secondi. Una ricerca scientifica, anni fa, rilevò che quando la sua durata si protrae fino a circa 20 secondi, accade un piccolo miracolo. Durante un abbraccio sincero di tale durata i nostri corpi producono un ormone chiamato “ossitocina”, noto anche come l’ormone dell’amore. In realtà ogni abbraccio, o qualsiasi altro sincero gesto di contatto con gli altri, produce un potente mix di sostanze che comprende, oltre l’ossitocina, anche endorfine, seretonina e dopamina. Un abbraccio ci rende più distesi, sereni, gioiosi. In sostanza abbiamo a portata di mano un potente tranquillante naturale.

Non credo che occorra armarsi di cronometro e verificare puntigliosamente il trascorrere dei venti secondi; sono convinto che ne siano sufficienti anche pochissimi purché in quei pochissimi l'abbraccio scorra sincero, partecipe, carico di intenzione e sentimento. Forse dovremmo prendere ispirazione dai bambini e dalla loro connaturata propensione all’abbraccio, quale manifestazione spontanea di affetto per l’altro, di condivisione, gratitudine. Osservate l’intensità con cui i bambini si - e ci - abbracciano; sono completamente riversi in quel gesto, e osservate la tenacia con cui protraggono quell’abbraccio, quasi a non voler più mollare la presa, quasi fosse percepibile in loro il piacere che traggono, e al tempo stesso procurano, da e con quel gesto. E di conseguenza anche lo strenuo desiderio di gustarselo a fondo.

Abbraccio Consapevole: Un Gesto di Intimità e Consenso

«L’abbraccio è uno dei gesti primordiali, ancestrali, nati con l’uomo - commenta la dottoressa Roberta Rossi, psicologa, psicoterapeuta, sessuologa - Il primo abbraccio è quello che riceviamo nel ventre materno, e quando veniamo al mondo, siamo perennemente alla ricerca di un ambiente che possa ricreare quella sensazione di comfort, di piacere, di protezione, di calma. Il Covid 19 ci ha traumatizzato, perché ha introdotto un limite laddove prima non nasceva spontaneamente: si sceglieva di negare l’abbraccio per disagio “a pelle”, ma non per indotto timore di ammalarsi. Oggi che il pericolo del contagio è quasi totalmente rientrato, non si può dire lo stesso per il pericolo dell’avvicinamento all’altro. O meglio, c’è chi post Covid ha espresso la voglia di recuperare il tempo perso e si è ributtato a capofitto nelle relazioni, esplorando di nuovo la prossimità e chi invece è rimasto con la paura di approcciarsi all’altra persona, limitando l’intimità».

Perché, un abbraccio è da definirsi intimo? «Lo è molto, forse più del sesso, che è più istinto. Un abbraccio interessa la sfera dell’emozione, del coinvolgimento: io ti ammetto nel mio spazio vitale, sovrappongo il mio cuore al tuo, ti respiro nell’incavo del collo, ti lascio annusarmi. Il contatto fisico che desideriamo da sempre, dentro di noi, dobbiamo capire se è il caso di ricrearlo con quella data persona. Se c’è fiducia, allora si lascia che l’altra persona apra le braccia e ci inglobi; altrimenti no, la si lascia fuori da quello spazio intimo. E già a pelle questa cosa, la percepiamo. Un abbraccio è una fusione totale, vera: torniamo a essere uno, come quando eravamo nel grembo materno. La sicurezza è la sensazione che andiamo cercando tutta la vita; ecco, perché il Covid ci ha messi in discussione: perché ha minato il senso di sicurezza, che è uno dei valori cardine della nostra umanità».

E se l’altro pone un muro e non ci fa avvicinare? «Essendo un atto intimo, l’abbraccio richiede consenso: entrambe le persone devono concedere il permesso del proprio spazio personale. Come il bacio, come una carezza, anche l’abbraccio è uno scambio: se l’altro non è pronto, ha paura, non vuole, questo va rispettato. E si può lavorare sul rapporto, per conquistarsi l’abbraccio desiderato».

Insomma, abbracciamoci sempre, abbracciamoci di più? «Abbracciamoci meglio: è vero che la scienza suggerisce che un abbraccio debba durare almeno 20 secondi per indurre benessere. Ma io aggiungo che un abbraccio efficace, che funziona, è quello dove stiamo bene: esistono abbracci scomodi, dati senza trasporto, che mettono a disagio. Quelli non sono abbracci. Dove ci lasciamo andare, chiudiamo gli occhi, rallentiamo il respiro, dove ci affidiamo e abbassiamo la guardia: quello è un luogo sicuro. Quello è un abbraccio che ci fa davvero bene».

Giornata Mondiale dell'Abbraccio: Un'Occasione per Riflettere e Agire

Nata nel 1986, la Giornata Mondiale dell’Abbraccio cade il 21 gennaio, ed è un buon motivo per ricordarci quanti e quali sono gli effetti benefici associati a un semplice abbraccio, come il rilascio dell’ossitocina, un ormone salutare, e l’abbassamento dei livelli di stress. Ma vediamo tutti i benefici di un abbraccio, insieme.

L’abbraccio è molto più di un gesto simbolico: è un toccasana per il cuore, il sistema immunitario e l'umore. L’abbraccio non solo esprime protezione ma ci riporta ai momenti più teneri della nostra infanzia, ha impatti significativi sulla nostra salute cardiovascolare, sulle difese immunitarie e sul nostro benessere emotivo, riduce i conflitti e rafforza i legami, oltre a stimolare anche l'empatia e l'attaccamento ai propri affetti.

La durata di un abbraccio deve essere di almeno 20 secondi, al fine di favorire il rilascio di ossitocina, un ormone con effetti salutari e stimolare la produzione di endorfine, neurotrasmettitori che alleviano il dolore e inducono una sensazione di benessere. Alcuni studi suggeriscono che gli abbracci possono persino ridurre la produzione di cortisolo, riducendo lo stress.

Oltre a offrire sostegno emotivo, gli abbracci facilitano la condivisione di emozioni, promuovono la fiducia nel costruire legami e amplificano l'empatia. Attraverso questo gesto autentico, quindi, si è in grado di comunicare le proprie esperienze emotive in modo più intenso e profondo rispetto alle parole. Inoltre, mentre ci allontaniamo sempre di più gli uni dagli altri a causa dei tempi che cambiano, corrono e ci portano ad avere sempre più impegni, l’abbraccio aiuta a preservare quella vicinanza emotiva tra gli individui.

Pertanto, vi invitiamo a rivalutare la potenza di questi gesti affettuosi, capaci di apportare benessere, arricchire le relazioni e consolidare il nostro equilibrio psicofisico nella quotidianità.

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