Aldo Spinelli, nato sotto il segno del Capricorno, è noto per essere serio, tenace, autoritario e sempre orientato al successo, con un grande spirito autocritico e talvolta intransigente.
Gli Inizi e la Tragedia Familiare
La storia di Aldo Spinelli è segnata da eventi significativi. Tra poco spegnerà la candelina numero 19 da presidente del Livorno, oltre alle quasi 13 da numero uno del Genoa. Iniziò a mettersi in proprio che aveva poco più di 18 anni, quando suo padre Roberto, nostromo, era appena morto a 48 anni nel naufragio della nave Bonitos al largo della Virginia, oceano Pacifico, insieme ad altri 22 marinai.
L’armatore Rovani, a sua madre Carmela, come indennizzo inviò un assegno misero: 4800 lire. Aldo, che aveva altri tre fratelli, prese quel pezzo di carta e lo riportò, sdegnato, al datore senza cuore e coscienza. E già con quel gesto Aldo Spinelli mostrò il suo carattere: forte, orgoglioso, coraggioso. «Anche un po’ folle _ ebbe a dire tempo fa _ perché per mettermi in proprio firmai cambiali per 800mila lire al mese... Ma andò bene».
Da Motorista a Re di Genova
Spinelli iniziò a costruire un vero e proprio impero che adesso vale oltre 200 milioni di euro di fatturato (movimenta oltre 1000 navi l’anno, possiede 600 mezzi per la movimentazione dei container, e 1000 camion oltre a vari centri intermodali). Alti e bassi, promozioni e retrocessioni, ma società solide.
«Come faccio? - mi rispose una volta - Ogni tre mesi ripiano i debiti. Se non avessi avuto questa passione _ concluse _ adesso avrei non uno ma tre Terminal e altri 1000 camion perché in oltre trenta anni di calcio penso di aver sborsato tra i 50 e i 60 milioni di euro, però mi sono anche tolto tante belle soddisfazioni...».
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Sì perché s’è fatto anche un nome tra trasmissioni sportive su canali Rai e Mediaset, titoli e titoloni sui massimi quotidiani e poi interviste e foto, elogi e critiche. Un personaggio, ecco cos’è Sciu Aldo, l’unico della vecchia guardia ad aver retto alle pressioni e all’usura dello stress di un calcio imperscrutabile e di una tifoseria che non fa certo sconti.
L'Arrivo a Livorno
Aldo Spinelli ci venne incontro scendendo le scale. Ma in realtà nacque un bel feeling con noi del Tirreno: una collaborazione proficua che ci portò lontano e dei successi degli amaranto, oltre alla città tutta, ne beneficiò pure la nostra amata e storica testata ora entrata nel 141esimo anno di vita.
Dunque iniziò quel giorno l’era Spinelli, con il neopresidente che più tardi, in notturna, assisté alla partita. Appena sbucò sulla tribuna Vip ci fu una ovazione. E far salvare gli amaranto in quella stagione fu davvero un’impresa.
L’anno dopo ritornò Igor Protti. E con lui tanti giocatori veri. Tornammo in serie B dopo 30 anni (campionato 2001-2002, tecnico appunto Osvaldo Jaconi), poi in A dopo 55 anni anche con l’ingaggio di Cristiano Lucarelli (campionato 2003-2004, tecnico Walter Mazzarri).
Aldo Spinelli nel Panorama Calcistico Italiano
Sciu Aldo è una sorta di highlander dei presidenti. E’ scivolato in Lega Pro ma non si arrende, prepara un colpo di coda. Ha visto tramontare Sibilia e Rozzi, Viola e Mantovani, Fraizzoli-Allodi, Tanzi e Cragnotti, Ferlaino, Cellino, Moratti e Berlusconi-Galliani. Anche Zamparini è in bilico. Resiste a Brescia il suo amico Corioni. Un rivale? Lotito. Vecchia ruggine? Con Ferlaino e Corsi (Empoli). Scarsa simpatia? Per De Laurentiis. Il presidente che ha stimato e stima di più: Massimo Moratti.
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Ha ingaggiato battaglie in Lega Calcio per una equa suddivisione dei diritti televisivi. Di Calciopoli disse: «Con tutte le squadre inquisite abbiamo perso…». Coerente con Luciano Moggi: «I suoi consigli li ascolto sempre volentieri». Si commosse quando il presidente della Repubblica Azeglio Ciampi gli strinse la mano allo stadio “Picchi”. Lo vidi in lacrime nel 2000 per la morte di Rosario Acquino; e ancor di più per Gianluca Signorini, suo ex capitano al Genoa, minato dalla Sla; pianse per la morte di Piermario Morosini. Impazzì di gioia a Treviso e, poi, a Piacenza: tappe delle promozioni in B e A, i suoi due fiori all’occhiello. E penso che non abbia terminato di esultare.
Spinelli vs. Anconetani: Un Confronto
Romeo riuscì a far promuovere i nerazzurri in A per quattro volte (1982, 85, 87, 90) stando per cinque anni complessivamente nel massimo campionato in sedici anni di regno (1978-1994). Un regno che franò con il fallimento della società dopo la retrocessione in C al termine della stagione 1993-94 dopo lo spareggio con l’Acireale guidato da Beppe Papadopulo, con un buco nel bilancio di 27 miliardi di lire: Romeo si dimise, società radiata che ripartì dall’Eccellenza.
Spinelli ha portato il Livorno ad essere promosso in A tre volte (2004, 2009, 2013), tenendo la squadra nel massimo campionato sei stagioni (una più di Romeo), restando nel firmamento per ben quattro stagioni consecutive (dal 2004-2008) con la partecipazione alla Coppa Uefa sino ai Sedicesimi. Nel marzo prossimo Sciu Aldo festeggerà il 19esimo anno di presidenza (Romeo si fermò a sedici). Spinelli non fallirà mai. C’è di più: Romeo Anconetani faceva del calcio la propria professione. Aldo Spinelli ha fatto calcio con la mano sinistra perché alle 6 del mattino da sessant’anni è già sui moli del porto di Genova a lavorare.
Il Sale all’Arena e il Giubbotto Giallo
Allora, ci si chiederà, perché Romeo Anconetani, triestino di nascita, è stato amato così tanto da intitolargli persino lo stadio Arena nonostante abbia lasciato il Pisa in rovina, mentre parte della tifoseria del Livorno non vorrebbe neppure che Aldo Spinelli mettesse piede in città?
Uno vestì panni del trascinatore, amava dire che lui era il Pisa, faceva il padre-padrone, esonerava allenatori in quantità industriale (Aldo Agroppi, richiamato disse: «No, non torno, voglio vivere…») e spargeva scaramanticamente chili di sale sul campo. Troncò la carriera anche a qualcuno.
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Aldo Spinelli al massimo si è concesso l’impermeabile giallo (è il suo colore preferito, quello che gli porta bene, così fece dipingere gru e camion della prima ditta fallita che rilevò e non si fermò più) non ha mai fatto il capopopolo, si è distaccato dalla vita cittadina quando ha capito che le Amministrazioni non lo avevano agevolato nella misura in cui si augurava (una volta mi confidò un piano per 300 assunzioni in porto che cadde nel vuoto e potete giurarci che era valido) essendo conscio di aver dato a Livorno città una visibilità e un prestigio inusitati. Spinelli non ha troncato la carriera ad alcuno, ha rispettato calciatori e dipendenti (a uno di questi andato in pensione ha raddoppiato persino la liquidazione, ma nessuno lo sa), ciò che ha promesso ha mantenuto. E’ un uomo d’onore. Con un carattere difficile, è vero, però lui ci mette faccia e soldi per una città che non è la sua e che spesso è sembrata davvero poco riconoscente.
Il Più Grande
Tuttavia di Aldo Spinelli resterà il curriculum nell’albo d’oro dei presidenti amaranto (lui è il numero 28). E i nostri nipoti quando lo scorreranno senza pregiudizi esclameranno: «Certo questo Spinelli è stato davvero un grande!». Auguriamoci, tra qualche anno, di trovarne un altro come lui.
Però la classifica attuale parla in termini chiari. Non è poco.
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