La lotta allo spreco delle risorse alimentari è diventata una delle principali sfide per lo sviluppo sostenibile. L’Agenda 2030 con il goal 12.3 pone come ambizioso obiettivo di rilevanza planetaria il dimezzamento dello spreco entro tale data.
Cos'è lo Spreco Alimentare?
Nel momento in cui si parla di spreco alimentare si intende cibo prodotto e non consumato, o perduto lungo l’intero ciclo di produzione e distribuzione: sotto questo cappello rientra dunque sia lo spreco di materie prime o di semilavorati che vengono scartati, che di prodotti commestibili che non vengono consumati.
È importante aggiungere che lo spreco alimentare non costituisce solo un problema etico, ma anche economico ed ecologico, che vede implicati diversi settori, a partire dal primario per arrivare al terziario.
Le Declilnazioni dello Spreco Alimentare
Lo spreco alimentare ha tante ramificazioni e riguarda tanti aspetti della catena agroalimentare, ne indichiamo tre tra i più importanti:
- Spreco alimentare a livello di consumo: C’è una parte sulla quale è particolarmente rilevante aumentare la sensibilizzazione culturale di tutti i consumatori in modo da ridurre lo spreco alimentare tra le pareti domestiche e lo spreco nell’ambito dei consumi fuori casa.
- Spreco alimentare nelle fasi della produzione: Un’altra componente importantissima dello spreco alimentare è rappresentata da tutto il mondo della produzione e del trasporto: il percorso dal campo o dal mare al mondo della distribuzione è irto di ostacoli e purtroppo presenta ancora molte falle, il che porta a una perdita consistente di materie prime o di cibo.
- Spreco alimentare nella distribuzione: C’è poi tutto il mondo della distribuzione, del retail, dell’HoReCa e dell’ospitalità in generale che ha iniziato già da tempo a lavorare sul tema della lotta allo spreco con tante iniziative sia per ridurre la quantità di cibo che viene persa nelle varie fasi di gestione e vendita, sia per intervenire in modo attivo a livello di gestione delle eccedenze.
Le Dimensioni dello Spreco Alimentare
Per poter agire consapevolmente, occorre una chiara visione delle dimensioni del problema da affrontare. Partendo da questo presupposto, la FAO ha realizzato e pubblicato un open database per mappare e misurare il fenomeno food loss e food waste.
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Il punto chiave del problema è legato alla sperequazione tra il cibo che viene prodotto ogni anno e il cibo che effettivamente serve.
Ogni giorno le risorse del pianeta vengono messe alla prova per produrre una quantità di cibo ampiamente superiore al fabbisogno degli attuali 6 miliardi di abitanti. Eppure, sebbene si parta con una produzione ampiamente superiore a quella necessaria non ci sono le condizioni per sfamare tutti. Le cause? Fondamentalmente tre: la sperequazione, la cattiva gestione delle risorse in generale e lo spreco.
Secondo i dati ONU ogni anno vengono sprecate oltre 1,5 miliardi di tonnellate di cibo, per un valore economico che arriva a 1200 miliardi di dollari, un terzo della produzione agroalimentare globale.
Food Sustainability Index
Un altro dato particolarmente significativo è rappresentato dalla classifica del Food Sustainability Index della Fondazione BCFN Barilla Center for Food Nutrition, vale a dire l’indice che mette in relazione la sostenibilità del sistema alimentare di 67 paesi con i dati relativi al reddito.
Il Food Sustainability Index valuta le prospettive di sostenibilità sulla base di tre criteri di riferimento tra loro strettamente collegati:
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- Gli aspetti legati alle abitudini e ai comportamenti nutrizionali (che contribuiscono a “generare” una domanda di beni alimentari).
- Il livello e le metodiche legate alle pratiche agricole e all’agricoltura sostenibile specialmente.
- Le azioni e le attività volte a ridurre food loss e food waste.
Uno dei principi di fondo del Food Sustainability Index è legato alla possibilità di contribuire, prima di tutto fornendo dati, conoscenza, consapevolezza e strumenti progettuali al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell’ONU e per contribuire a ridurre le emissioni di carbonio e i rischi legati al climate change.
Classifica Food Sustainability Index
Si nota il primato della Francia, il paese che ha lavorato meglio a livello di attività contro lo spreco alimentare, sia presso i consumatori finali sia lungo le catene produttive ed è anche la nazione con la miglior performance a livello generale.
Come si legge nel report, si tratta di un risultato che raccoglie i benefici di una normativa a suo tempo innovativa che regola il comportamento della grande distribuzione nei confronti dei prodotti alimentari invenduti e che impone a queste realtà di attivarsi per una redistribuzione di prodotti in scadenza o invenduti ad enti di beneficenza o ad organizzazioni che si occupano di metterli a disposizione dei più bisognosi. Non ultimo si sentono anche gli effetti di una spinta all’innovazione verso la realizzazione di infrastrutture in grado di minimizzare i rischi di spreco lungo le varie fasi produttive e distributive.
In Che Modo Viene Sprecato il Cibo
Il cibo può essere sprecato in svariati modi: dalle primissime fasi della produzione, già anche nei campi nel caso di prodotti agricoli, sino alla vendita passando da trasformazione, lavorazione e trasporto per arrivare fino al consumo domestico.
Molti prodotti vengono scartati già in fase di raccolta a causa di standard estetici rigidi; altri sono danneggiati durante il trasporto e altri ancora rimangono invenduti nei supermercati; infine, molto cibo viene sprecano presso i consumatori finali, perché acquistato in eccesso o perché mal conservato.
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Le Cause Dello Spreco Alimentare
Le cause dello spreco alimentare sono molteplici e complesse. Fra queste pesa ancora tantissimo un alto livello di ignoranza sul vero valore del cibo, sulle cattive pratiche agricole, sulla mancanza di infrastrutture per il trasporto e la conservazione, sulle stesse strategie commerciali aggressive che incentivano l’acquisto in eccesso e gli standard estetici che escludono dal mercato i prodotti “imperfetti”.
Dove Finisce Il Cibo Sprecato
Il destino del cibo sprecato è purtroppo ancora prevalentemente rappresentato dalla discarica. La quota di cibo recuperato, riciclato e riutilizzato in altre forme è ancora molto modesta.
La grande quantità di rifiuti organici che appunto approda nelle discariche contribuisce a sua volta alla produzione di gas serra, in particolare metano, aggravando ulteriormente il problema del cambiamento climatico. Una parte minore viene recuperata per il compost o l’alimentazione animale.
Perché Il Cibo Sprecato È Un Costo Per Tutti
Lo spreco alimentare rappresenta un costo sotto tutti i punti di vista: economico, sociale ed ambientale. Economico perché comporta una perdita di risorse finanziarie; sociale perché sarebbe possibile redistribuire le eccedenze alimentari a chi ne ha bisogno; ambientale perché la produzione di cibo richiede acqua, suolo e energia e produce emissioni di CO2.
Le conseguenze dello spreco alimentare vanno poi ben oltre il danno economico. L’elevata produzione di rifiuti organici contribuisce al cambiamento climatico; la perdita di risorse impiegate nella produzione agricola comporta deforestazione e perdita di biodiversità; infine, lo spreco rappresenta una grave ingiustizia sociale in un mondo dove milioni di persone soffrono la fame.
Dove Avviene Il Maggior Spreco Alimentare
Il maggior spreco alimentare avviene nei paesi industrializzati, sia a livello domestico che commerciale. Purtroppo anche nei paesi in via di sviluppo si registra una notevole quantità di perdite alimentari dovute principalmente a inefficienze nella catena di produzione e nella distribuzione.
Sempre in base al Food Sustainability Index elaborato da The Economist Intelligence Unit, la Francia è al primo posto per le politiche contro lo spreco alimentare. Grazie a misure legislative incisive come l’obbligo per i supermercati di donare gli invenduti alle associazioni caritative, riesce a contenere significativamente lo spreco.
Punti Critici Della Catena Alimentare
Lo spreco alimentare si presenta in diversi punti della catena agroalimentare e le politiche che puntano a limitarlo hanno anche il compito di alzare il livello di attenzione generale per creare una cultura del cibo che non si limiti alla sua valorizzazione, in particolare per le eccellenze dell’Agrifood Made in Italy, ma che sia anche una cultura di rispetto nei confronti di un bene che è prima di tutto un valore sociale oltre naturalmente a rappresentare un importantissimo valore economico.
Dunque, i punti critici dello spreco hanno caratteristiche ben precise e riguardano:
- La fase della produzione agricola, dell’allevamento e della pesca.
- La fase della trasformazione industriale e della distribuzione.
- Tutte le fasi legate al comportamento dei consumatori finali e dei diversi canali di consumo.
La Fase Della Produzione: Lo Spreco Alimentare Nel Campo
Nella fase della produzione, le criticità sono rappresentate dalle metodiche adottate, dagli strumenti e dalle attrezzature per gestire la produzione e dalle competenze nella gestione accurata e precisa delle risorse.
Il momento del raccolto delle materie prime rappresenta già un primo ambito nel quale si può iniziare a ridurre il rischio di spreco. A questo livello, attrezzature in grado di effettuare una raccolta più accurata e di effettuare una prima selezione qualitativa del prodotto, aiutano sia a ridurre gli sprechi sia a gestire una eventualmente diversa destinazione di quella parte del raccolto che non corrisponde ai requisiti qualitativi o “estetici” definiti. Già qui si inserisce il tema della cultura alimentare e delle cosiddette sfide nutrizionali.
L’Economia Circolare Può Essere Una Soluzione Sostenibile?
Sfide ambientali e risorse limitate spingono verso modelli economici e comportamenti di consumo che siano sostenibili nel lungo termine. L’economia circolare, quale paradigma alternativo all'economia lineare, rappresenta una possibile soluzione per contrastare lo spreco alimentare.
Esso è un sistema in cui i prodotti e i materiali sono concepiti per essere utilizzati e riutilizzati attraverso diversi cicli di vita, riducendo al minimo la generazione di rifiuti e il consumo di risorse vergini scarse.
I principi chiave dell'economia circolare includono la progettazione per la durabilità, il riciclo, il riutilizzo, la riparazione e la condivisione delle risorse. Questi principi favoriscono la creazione di un sistema in cui i prodotti mantengono il loro valore il più a lungo possibile, riducendo al minimo l'impatto ambientale.
Nel contesto alimentare, l'economia circolare si traduce nell'ottimizzazione di ogni fase della catena del valore, dalla coltivazione alla tavola e oltre. Attraverso pratiche come il riciclo dei rifiuti organici, il compostaggio, il recupero energetico e la condivisione delle eccedenze alimentari, l'economia circolare mira a minimizzare lo spreco e a massimizzare il valore delle risorse alimentari e la loro distribuzione.
Coltiviamo e produciamo il necessario, riduciamo perdite e sprechi, condividiamo il più possibile, favoriamo le produzioni locali e tipiche, promuoviamo un consumo responsabile e frugale, mettiamo in rete gli attori per facilitare efficienza ed efficacia del sistema, incentiviamo ed educhiamo al riuso ed allo smaltimento virtuoso. Sembrerebbero indicazioni tanto banali quanto semplici da tradurre in comportamenti sostenibili.
Tuttavia, il passaggio da un modello lineare a uno circolare richiede in primis un cambio di mentalità sia da parte delle imprese che dei consumatori, superando l’abitudine sfrenata “all’usa e getta" e orientando le scelte verso il riuso e l’utilizzo di prodotti riciclati, che in alcuni casi si trasformano in materie prime seconde. La transizione richiede cambiamenti culturali, educativi e normativi significativi.
Questo modo diverso di intendere il ciclo economico, infatti, oltre a interessare le grandi aziende e le loro catene di produzione e distribuzione, deve indirizzare i comportamenti dei cittadini.
Nel tempo poi nuove idee ed iniziative virtuose nella logica della economia circolare, di una organizzazione più efficiente e responsabile della filiera, che metta a sistema produttori, distributori, pubblici esercizi e consumatori si stanno a poco a poco diffondendo, grazie anche alle opportunità offerte dalle tecnologie dell’informazione.
Esempi di Iniziative Virtuose
Fondazione Banco Alimentare
Tra le iniziative promosse nella lotta contro lo speco alimentare vi è quella della Fondazione Banco Alimentare, ONLUS italiana, che si occupa della raccolta di generi alimentari e del recupero delle eccedenze alimentari derivanti dalla produzione agricola e industriale al fine di redistribuirla a strutture caritative.
Too Good To Go
Un altro esempio di grande successo è la famosa iniziativa "Too Good To Go". Questa piattaforma digitale, operante in diverse nazioni, si pone l'obiettivo di ridurre il cibo invenduto e inutilizzato attraverso un sistema di distribuzione razionale ed efficiente. Gli esercizi commerciali, quali ristoranti, supermercati, pasticcerie e panetterie, offrono il cibo non venduto a prezzi ridotti, consentendo ai consumatori di acquistare e ritirare prodotti di qualità a un prezzo vantaggioso. Si combatte lo spreco, si favorisce una più equilibrata distribuzione dell’accesso al cibo e si riduce l’invenduto. Ciò significa incidere sulle tre dimensioni della sostenibilità: economica, ambientale e sociale.
L’azienda ha, inoltre, dato vita al “Patto contro lo spreco alimentare”, un’alleanza che si basa su 5 azioni (Etichetta Consapevole, Azienda Consapevole, Consumatore Consapevole, Supermercato contro lo Spreco, Fabbrica contro lo Spreco) e che ha coinvolto 25 partner tra aziende, terzo settore e organizzazioni dei consumatori.
App Contro Lo Spreco
Con lo stesso obiettivo è stata creata Phenix, una app dove è possibile acquistare prodotti invenduti da ristoranti, bar e supermercati. “Myfoody” è una altra applicazione con cui i supermercati possono segnalare agli utenti le offerte e gli sconti che applicano su prodotti in scadenza o che presentano difetti estetici.
Orti Sociali
Un’iniziativa altrettanto interessante è quella degli orti sociali, ovvero appezzamenti di terreno, di dimensioni medio-piccole, assegnati solitamente a cooperative che offrono assistenza a categorie disagiate e comunità locali con la possibilità di produrre in proprio gli ortaggi, promuovendo in tal modo l’integrazione sociale e l’autoconsumo. Spesso si tratta di coltivazioni biologiche (o almeno a basso impatto ambientale) in aree degradate o periferiche della città.
Noi Consumatori Possibili Agenti Per La Transizione
Combattere lo spreco alimentare richiede uno sforzo congiunto a livello globale. Ognuno di noi può contribuire ad affrontare questa sfida acquistando, cucinando e consumando il cibo in maniera più consapevole. Ridurre lo spreco alimentare non solo ci avvicina a una maggiore sostenibilità, ma anche a un mondo in cui il cibo è equamente distribuito e apprezzato nella sua interezza.
È fondamentale che la mentalità di ciascuno di noi sia orientata ad adottare pratiche di riutilizzo, riciclo e di consumo responsabile per favorire le aziende più “virtuose” in una logica di sostenibilità. Per promuovere un'agenda economica circolare, infatti, sono richiesti cambiamenti avanzati da parte dei consumatori stessi, orientati ad un consumo di tipo “responsabile”. Essi, infatti, possono diventare sia attori attivi nell’implementare i principi dell’economia circolare che fungere da stimolo per le imprese nell’adozione di comportamenti circolari.
L’applicazione dei principi dell’economia circolare si manifesta in tre azioni: “Ridurre”, “Riutilizzare” e “Riciclare”.
- La riduzione degli sprechi richiede un'attenta pianificazione della spesa e dei pasti, che si traduce nell'acquisto dei soli alimenti necessari, un consumo efficiente di ciò che è stato acquistato. La conseguenza è una minimizzazione dei rifiuti da smaltire.
- Il riutilizzo avviene o utilizzando gli alimenti come risorsa per pasti futuri o attraverso la condivisione degli stessi.
- Infine, il riciclaggio dei rifiuti alimentari avviene attraverso la separazione alla fonte (separando il cibo da altri tipi di rifiuti) e l’utilizzo dei residui alimentari per altre finalità (compostaggio domestico).
Il consumatore, quindi, può e deve avere un ruolo chiave nell'implementazione dell'economia circolare, diventando un catalizzatore del cambiamento verso un'economia basata sulla circolarità. Il consumo responsabile implica una riflessione consapevole sulle scelte d’ acquisto al fine di minimizzare l'impatto ambientale e sociale. Si tratta di un'evoluzione dell'atteggiamento tradizionale di acquisto, che considera non solo il prezzo e la qualità, ma anche l'origine del prodotto, il suo impatto ambientale e le pratiche etiche dell'azienda produttrice.
Attraverso il suo comportamento, può favorire la diffusione di prodotti e servizi circolari, creando una domanda di mercato per soluzioni sostenibili, può influenzare positivamente l'intera catena del valore, spingendo le imprese verso l’implementazione dell’economia circolare. Illuminati economisti parlano di "voto con il portafoglio", ad indicare il potere di noi consumatori al momento dell’acquisto di votare per i prodotti, le marche e le aziende sostenibili.
L’orientamento del mercato verso prodotti eco-compatibili, con imballaggi meno impattanti o facilmente riciclabili, spinge le aziende a ridefinire il loro approccio alla progettazione, al design ed alla produzione. Un aumento del consumo responsabile può innescare cambiamenti sociali più ampi verso un'attenzione maggiore all'ambiente e al benessere collettivo.
A ben guardare, infatti, la promozione del consumo responsabile e dell'economia circolare va oltre il mero atto di acquisto. Il consumatore può svolgere un ruolo di advocacy, sensibilizzando la società e le istituzioni ai temi della sostenibilità e spingendo per l'adozione di politiche pubbliche coerenti.
Azioni Chiave Del Consumatore
In sintesi, le azioni del consumatore dovrebbero includere:
- Scelte di acquisto informate: optando per prodotti riciclabili, riparabili e riutilizzabili, il consumatore sostiene il design circolare e premia aziende impegnate nella sostenibilità.
- Minimizzazione degli sprechi: riducendo gli acquisti impulsivi e la frequenza di sostituzione dei prodotti, il consumatore contribuisce a estendere il ciclo di vita dei beni e a ridurre gli sprechi.
- Promozione dell'economia dei servizi: favorire i modelli basati sulla condivisione (sharing economy) anziché sulla proprietà può stimolare l'utilizzo ottimale delle risorse e ridurre la produzione di beni superflui.
Nel tempo si sono sviluppati movimenti di consumo responsabile come i “gruppi di acquisto solidale” (GAS), ovvero gruppi di persone, che basandosi sulla disintermediazione della filiera e partendo da un approccio critico al consumo, si organizzano per acquistare “in gruppo” alimenti direttamente da produttori ritenuti etici e sostenibili.
App Per Aiutare A Ridurre Lo Spreco Alimentare
- “Sprecometro”: consente agli utenti, che forniscono informazioni in merito ai propri comportamenti alimentari, di misurare lo spreco in termini di denaro, carbon footprint e consumo di acqua.
- “Svuotafrigo”: fornisce suggerimenti su come utilizzare gli ingredienti presenti nel frigorifero o nella dispensa.
- “PucciFrigo”: consente di monitorare la durata dei prodotti, inviando notifiche per quelli in prossimità della scadenza.
- “Bring”: un’app di supporto per la lista della spesa.
- “Babaco Market”: consente di acquistare frutta e verdura che a causa di difetti estetici vengono scartati dai canali di distribuzione tradizionali.
10 Passi Per Ridurre Gli Sprechi Di Cibo
Ridurre la perdita di cibo e lo spreco è fondamentale per la nostra salute e quella del Pianeta. Non c’è ragione per non cominciare a consumare correttamente evitando gli sprechi!
- Controlla le date di scadenza.
- Non acquistare prodotti danneggiati.
- Evita di tenere alimenti altamente deperibili (creme, maionese, salse, latte, latticini carne e pesce) a temperatura ambiente: massimo un’ora dopo l’acquisto e massimo due ore dopo la preparazione devono essere riposti in frigo.
- Attenzione al frigo! In assenza di precise indicazioni sull’imballaggio, conserva gli alimenti deperibili in frigo in contenitori per alimenti.
- Fai ruotare i cibi nel frigo.
- Quando cucini, fai attenzione alle quantità.
- Conserva gli avanzi.
- Ricorda che gli avanzi di cibi cotti vanno riscaldati bene prima di essere consumati!
- Pianificare i pasti.
- Imparare a conservare meglio gli alimenti e trovare modi creativi per riutilizzare gli avanzi.
Spreco di Cibo in Numeri
- 1/3 di tutto il cibo prodotto viene sprecato o gettato.
- Se lo spreco di cibo fosse un paese sarebbe il terzo più grande emettitore di gas serra al mondo.
- Lo spreco di cibo nell’Unione Europea è di circa 88 milioni di tonnellate all’anno, e provoca una perdita di circa 143 miliardi di euro.
- Gli Stati Uniti invece scartano il 40% di ciò che producono.
Gli Effetti Dello Spreco Di Cibo Sul Pianeta
Inutile sottolineare che lo spreco di cibo è uno dei principali nemici della sostenibilità.
Acqua e Water Footprint
Circa il 70% dell’acqua dolce prelevata in tutto il mondo viene utilizzata per la coltivazione. Inoltre, il 25% dell’acqua serve per coltivare cibo che andrà in seguito buttato via. La quantità di acqua sprecata è pari a quella del carico di acqua del fiume Volga.
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