Alto Calore Servizi: Le Cause del Dissesto e le Prospettive Future

La situazione di Alto Calore Servizi (ACS), l'azienda idrica provinciale, è critica e diverse sono le cause che hanno portato al rischio di fallimento. Questo articolo analizza le ragioni del dissesto finanziario, le responsabilità gestionali e le possibili vie d'uscita.

Un Quadro Debitorio Preoccupante

Il destino dell’Alto Calore Servizi, la storica azienda di gestione idrica dell’Irpinia e del Sannio, sembra essere sempre più appeso a un filo. Nei giorni scorsi, una nuova istanza di fallimento è stata presentata presso la cancelleria del Tribunale di Avellino, aggravando ulteriormente la situazione già critica dell'ente.

Esaminiamo l'evoluzione del debito:

  • Fino al 2021: Secondo la Procura di Avellino, l’esposizione debitoria era di circa 150 milioni di euro.
  • A fine 2023: L’azienda viene ammessa al piano di concordato preventivo per risanare un debito salito a oltre 160 milioni di euro.
  • Ad oggi: Il Tribunale di Avellino ha concesso il concordato preventivo con scadenza al 2028, stimando un debito fino a 200 milioni di euro da ristrutturare.

Il Tribunale di Avellino, attualmente impegnato a valutare l'omologa del concordato preventivo presentato da Alto Calore, si è riservato la decisione finale. Il concordato preventivo rappresenta una delle ultime possibilità per evitare la liquidazione giudiziale. Attraverso questo strumento giuridico, Alto Calore mira a ristrutturare il proprio debito e salvaguardare i servizi pubblici essenziali che fornisce a migliaia di cittadini.

Nel caso in cui il tribunale non dovesse omologare il concordato, il rischio di fallimento diventerebbe concreto, avviando così la procedura di liquidazione giudiziale. La situazione resta dunque in bilico, con i prossimi sviluppi giudiziari che saranno determinanti per il futuro dell'ente e per la gestione del servizio idrico in gran parte della Campania.

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Le Critiche alla Gestione Attuale

Un gruppo di professionisti Irpini ha delineato una possibile via d'uscita per evitare l'aumento indiscriminato delle tariffe e per scongiurare il fallimento di Alto Calore Servizi (ACS). La proposta mira a condividere le responsabilità del salvataggio dell'azienda idrica provinciale, coinvolgendo cittadini, Sindaci dei Comuni soci e dipendenti, in modo che tutti sentano l'azienda come parte del proprio patrimonio. Non è giusto che il peso del salvataggio gravi solo su una di queste categorie. Il documento sottolinea che, sebbene non ci sia la serenità adeguata per affrontare tali questioni a causa di scadenze multiple ed elezioni imminenti, le riflessioni sono dettate dalla necessità.

Richiesta di Dimissioni dell'Amministratore Unico

Il testo critica l'attuale amministratore unico, l'avvocato Lenzi, per le sue mancanze, errori, la scarsa trasparenza nella proposta tariffaria, il mancato coinvolgimento dei soci e il silenzio sull'entità dell'aumento. Il documento sostiene che le dimissioni di Lenzi sono una logica conseguenza del peggioramento delle condizioni di Alto Calore durante il suo mandato.

Sanzioni ARERA: Inefficienza e Mancata Trasmissione Dati

Il documento chiarisce che la sanzione di circa 2 milioni di euro, che porta il totale a oltre 4 milioni di euro, non è stata inflitta da ARERA per il mancato adeguamento tariffario. Invece, le sanzioni sono state imposte perché Alto Calore Servizi non ha mai trasmesso i dati relativi alla qualità tecnica del servizio, come la durata delle interruzioni idriche, il numero di perdite e la qualità dell'acqua. Tali sanzioni sono il risultato di un anno di inefficienza e inoperosità durante il mandato di Lenzi, che ha governato l'azienda da marzo 2024. Solo con l'arrivo del nuovo Direttore Generale, la situazione ha iniziato a essere affrontata.

Aumenti Tariffari: Decisioni Autonome e Mancanza di Coinvolgimento

Il documento spiega che Alto Calore non era obbligata ad adeguare la tariffa. Il meccanismo tariffario di ARERA stabilisce una percentuale massima di aumento, ma lascia al gestore la facoltà di applicare un incremento variabile all'interno di tali limiti. Il documento afferma che l'attuale gestione di Alto Calore ha scelto autonomamente di aumentare la tariffa al massimo consentito, ovvero del 50% complessivo in quattro anni. I soci e i sindaci, tuttavia, non erano a conoscenza di tale entità dell'aumento. Quando hanno approvato il Piano Concordatario, l'aumento previsto era del 3,5% all'anno per quattro anni. Pertanto, l'incremento oltre il 3,5% è stata una decisione autonoma dell'amministrazione di Alto Calore. I sindaci non hanno mai approvato l'aumento tariffario delle ultime settimane.

Piano Concordatario e Rischio Default: La Gestione Aggrava la Situazione

Il documento smentisce la tesi secondo cui, se la tariffa non fosse aumentata, Alto Calore fallirebbe. Sostiene che il Piano di Concordato si basa su un aumento tariffario del 3,5% ed è stato ritenuto sufficiente per evitare il fallimento. L'autore si chiede se la gestione dell'ultimo anno abbia accumulato così tanti nuovi debiti da rendere il Piano di Concordato inadeguato. La gestione caratteristica dell'azienda continua a perdere circa 4.500.000 € all'anno e il debito maturato dopo il concordato è "esploso". Il fatturato del 2024 è crollato di circa 6.000.000 € rispetto al 2023, scendendo a 41.000.000 €. Tale calo si è verificato nonostante l'azienda non debba più pagare la bolletta energetica di Cassano Irpino, che ammontava a 15.000.000 €. Il documento attribuisce la diminuzione del fatturato al blocco delle letture dei contatori, che porta alla prescrizione dei consumi consuntivi dopo soli due anni, causando la perdita di crediti significativi.

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Ruolo Cruciale della Regione Campania

La Regione Campania è vista come un'entità che ha svolto un ruolo cruciale nel sostenere Alto Calore. Ha preso in carico la gestione di Cassano Irpino, che costa almeno 15.000.000 € all'anno, e corrisponderà oltre 30.000.000 € per il ristoro ERC. Senza il supporto della Regione Campania, Alto Calore sarebbe in liquidazione. L'aumento della tariffa non è voluto dalla Regione, e se i soci dovessero bocciarlo, non sarebbe una sconfitta per la Regione, poiché gli aiuti sono già stati forniti.

Prospettive Future e Necessità di un Cambio di Passo

Il documento conclude che la gestione dell'ultimo anno ha prodotto inerzia e nuovi debiti. Sostiene che l'Amministratore Unico non ha organizzato l'azienda, non ha effettuato le gare per la riparazione delle perdite né ha recuperato i crediti. Al contrario, il nuovo Direttore Generale, arrivato quattro mesi prima, ha rimesso in piedi l'organizzazione, predisposto i documenti per la qualità tecnica e contrattuale e ottenuto milioni di euro di finanziamenti. Il documento chiede all'Amministratore Unico se non sarebbe un gesto di dignità proporre all'Assemblea dei Soci una riduzione del suo emolumento mensile di circa 6.500 €. L'autore sostiene che è necessario un "deciso cambio di passo" con nuovi interpreti, che si appoggino all'esperienza del nuovo Direttore Generale, il quale proviene da una realtà più evoluta.

Le Vere Cause della Crisi

Il fallimento di Alto Calore è il risultato di anni di scelte sbagliate, opacità, sprechi e totale disinteresse per il bene comune. Anche se ora è stato concesso un concordato preventivo, la situazione resta gravissima.

Le vere cause della crisi di Alto Calore:

  • Indebitamento crescente da oltre un decennio, per via di una gestione finanziaria fallimentare.
  • Infrastrutture obsolete e mai ammodernate: le reti idriche perdono enormi quantità d’acqua per colpa di manutenzioni carenti e della totale disorganizzazione tecnica.
  • Gestione clientelare e politica: più che una società pubblica, è stata trasformata in un bacino elettorale, dove ha prevalso l’interesse personale su quello dei cittadini.
  • Irregolarità amministrative: l’amministratore unico Michelangelo Ciarcia (e altri) è stato indagato per peculato, fatture false, uso indebito di crediti d’imposta e falso in bilancio, in particolare legati a corsi di formazione mai effettuati.

Il futuro dell’azienda richiede rigore, trasparenza e veri interventi strutturali.

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La Posizione di Michelangelo Ciarcia

All’Hotel de la Ville, il numero uno di Corso Europa relaziona sul suo operato: «Il fallimento può e deve essere evitato. Chi ha fatto dossieraggio sottobanco ha ceduto alla cattiva politica».

Crisi all’Alto Calore, Michelangelo Ciarcia chiede «responsabilità» e incassa il sostegno e la fiducia dei sindaci ad esclusione di Gianluca Festa, isolato dai sindaci nel dibattito di giornata, che chiede piuttosto «verità» e garanzie tecniche sull’ipotesi di fallimento richiesta dalla Procura di Avellino e che verrà discussa durante la prima udienza il 19 ottobre.

«La parola chiave di oggi è responsabilità, esordisce. Negli anni il dibattito politico è stato caratterizzato da grande fermento e anche da toni aspri, ma l’Alto Calore ha continuato a operare in Irpinia e nel Sannio. Si è generata però negli ultimi anni un’effervescenza tale da rivolgersi alla magistratura per vedere riconosciute le proprie ragioni. Non voglio fare polemiche, io sono il primo responsabile, ma i primi a generare il caos sono stati una parte dei dipendenti che hanno fatto dossieraggio sottobanco per chi fa attività politica, dunque al tribunale. Se qualcuno voleva compiere atti politici doveva farlo nell’Assemblea dei soci, non con la scorciatoia della procura. Sono molto amareggiato per questo - rimarca Ciarcia -, ma vedo il bicchiere mezzo pieno, non mezzo vuoto. Se tutti assieme una volta per sempre decidiamo di difendere la nostra società sarebbe un bene per tutti. Oggi, numeri alla mano, posso dimostrare che le azioni messe in campo da me si sono rivelate utili».

La Procura ha esaminato i bilanci dal 2010 al 2019 per ben due anni tramite una società di revisione, la Prince, ricorda Ciarcia: «La Procura dice che ad oggi il piano Pozzoli non è stato attuato e i debiti sono aumentati, 12 milioni negli ultimi due anni. Nella relazione del bilancio c’è, nessuno ha nascosto nulla. Da novembre 2018 a ottobre 2020 abbiamo accompagnato in pensione anticipata 57 dipendenti. Su tre esercizi, ma in 24 mesi effettivi, abbiamo dovuto pagare all’INPS circa 14 milioni, tra tfr, stipendi e contributi, in media 245 mila euro per dipendente. Questo non è stato rilevato. La pandemia inoltre ci è costata circa 7 milioni, per gli esercizi 2019 e 2020».

La Necessità di Agire

È necessario un cambio di passo per garantire un futuro sostenibile all'Alto Calore Servizi e per fornire un servizio idrico efficiente e trasparente ai cittadini dell'Irpinia e del Sannio.

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