Alto Calore Montoro: Storia di un'Inquinamento

Nel 2014, una nota dell'Alto Calore Servizi (ACS) comunicava all'Autorità Ambito Territoriale Ottimale 1 Campania (AATO) l’inquinamento dell’acqua emunta dal pozzo “Chiusa” di Montoro Superiore a causa della presenza di tetracloroetilene in misura eccedente i limiti previsti dalla legge vigente.

Una comunicazione analoga veniva effettuata dall’ASL di Avellino, interpellata dallo stesso AATO, relativamente al «superamento dei limiti normativi» per il medesimo «composto chimico anche per l’acquedotto di Solofra».

L’estensione dell’area di contaminazione rese necessario un piano per la Messa in Sicurezza d’Emergenza (MISE), non solo per il pericolo di estensione del fenomeno - con conseguenti gravi rischi per la salute umana - ma anche perché l’evento avrebbe potuto compromettere il Grande Progetto di Riqualificazione e Recupero del Fiume Sarno. Per tutto questo, il MISE indicava tra le priorità, in accordo con quanto segnalato anche dall’ARPAC di Avellino, l’individuazione immediata dell’«area di origine della contaminazione».

Il Tetracloroetilene: Un Pericolo per la Salute

Il tetracloroetilene è un solvente usato come sgrassante ed è classificato dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) come probabile cancerogeno per l’uomo. In elevate concentrazioni, causa la depressione del sistema nervoso centrale, mentre in concentrazioni più basse può compromettere fegato e reni.

I test effettuati da ACS sui pozzi montoresi, ai primi del 2014, riscontrarono la più alta concentrazione della sostanza in località Chiusa: 46,26 mg/l - contro i 10 massimi previsti dal decreto 31/2001 che scendono 1.1 in caso di acque sotterranee, così come prescritto dall’allegato alla Parte V del decreto 152/2006 - rilevati l’8 gennaio.

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Il vero focolaio di contaminazione fu, però, individuato, a distanza di pochi giorni, dall’ASL di Avellino nel Pozzo Consolazione di Solofra, dove i prelievi del 13 gennaio misurarono un valore record di 114 mg di tetracloroetilene per litro. Del disastro che inaugurò quel nefasto 2014, furono accusate le aziende conciarie del distretto solofrano.

Il Ruolo di Alto Calore Servizi

Il campanello di allarme circa la contaminazione delle acque per uso umano dell’area montorese-solofrana, di fatti, fu suonato proprio da ACS nello stesso anno in cui scadevano i termini per il censimento dei pozzi, con eventuale riorganizzazione del sistema di gestione del servizio idrico, laddove si fosse appurata l’inadeguatezza di uno dei soggetti incaricati. In questo caso, la partita si sarebbe giocata a svantaggio della Irno Service, aprendo le porte ad un suo possibile assorbimento da parte di Alto Calore.

«Il Pozzo Chiusa (Montoro Superiore) è rientrato in classe 4 (quindi acque con caratteristiche scadenti), a causa del valore del parametro addizionale “tetracloroetilene” superiore al limite di legge nella prima tornata di misure».

Una scelta compiuta malgrado quanto prescritto agli articoli 242 e 243 del Testo Unico Ambiente e al comma 1 art. 14 del Decreto Legislativo n. 31, del 2 febbraio 2001, contente disposizioni per l’attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano, secondo cui: «In caso di non conformità ai valori di parametro […] l’autorità d’ambito, sentito il parere dell’azienda unità sanitaria locale in merito al possibile rischio per la salute umana derivante dalla non conformità ai valori di parametro o alle specifiche predette, dispone che vengano presi provvedimenti intesi a ripristinare la qualità delle acque ove ciò sia necessario per tutelare la salute umana».

Interrogativi sulla Gestione della Crisi

La prima domanda è: fu mai attivata la procedura prevista dalla legge a garanzia della salute pubblica? E ancora: è solo un caso che prendendo in considerazione, per esempio, le analisi effettuate dal Laboratorio Processo Idrico di Alto Calore - responsabile dell’attività dott.ssa Anna Maria Aquino, a quanto pare sorella del dott. Aquino di cui sopra - tra l’ottobre 2012 ed il giugno 2013 (sei mesi prima dell’esplosione del caso) sulle acque del Pozzo Chiusa di Montoro manchi proprio la verifica del parametro tetracloroetilene?

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Possiamo dire con certezza che, per tutto il periodo intercorso tra la realizzazione dello studio e l’esplosione del caso “tetracloroetilene”, si siano messe in campo tutte le misure necessarie a garantire le comunità interessate?

Come detto in precedenza, il Piano per la Messa in Sicurezza d’Emergenza approntato dall’AATO sottolineò la necessità di un’azione tempestiva non solo per delimitare l’area di contaminazione, ma anche per evitare di compromettere il “Grande Progetto di Riqualificazione Sarno”. In realtà, il caso del tetracloroetilene nella falda acquifera dell’area montorese-solofrana non è che una parte di una più ampia vicenda che si intreccia a doppio filo proprio con le sorti complessive del bacino del Grande Sarno e, di conseguenza, con l’operato dell’Autorità straordinaria incaricata dal Governo Centrale di portarne a compimento la bonifica.

Il Futuro di Alto Calore Servizi

Il dibattito sul futuro dell’Alto Calore continua ad accendersi e questa volta a prendere posizione è stato Antonello Cerrato, presidente della Commissione dell’Acqua del Comune di Montoro e consigliere provinciale, che ha parlato con toni netti e senza giri di parole. Secondo Cerrato, l’idea di risolvere la crisi idrica e finanziaria dell’ente con un ulteriore aumento delle tariffe è una strada “inutile e dannosa”.

«Aumentare le bollette non risolverà nulla - ha dichiarato - perché il problema sarà soltanto rinviato. L’unica soluzione è che intervenga direttamente lo Stato. Servono risorse vere per mettere mano agli impianti, rinnovare le infrastrutture e garantire un servizio efficiente. Senza un piano nazionale, ogni tentativo locale sarà destinato al fallimento».

«Continuare a scaricare il peso sulle bollette significa soltanto far pagare i cittadini per un servizio scadente. Non è questa la strada.

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I commissari giudiziali, nella loro relazione resa nota il 4 settembre, hanno evidenziato che la situazione dell’azienda è non drammatica, come molti pensano, ma bensì tragica. Hanno sottolineato che il rispetto dei parametri concordatari non è stato centrato. Certificando di fatto che da quando si sono succedute le cosiddette guide “tecniche” ai vertici di ACS, la situazione economica, patrimoniale e del servizio dell’azienda sono peggiorate e di molto.

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