La sicurezza in Ospedale è un valore fondamentale, una variabile strutturale e tecnologica dalla quale dipende la salute e l'incolumità fisica di pazienti e dipendenti. Risulta quindi di fondamentale importanza effettuare una valutazione dei rischi, intesa come l’insieme di tutte quelle operazioni, conoscitive e operative, che devono essere attuate per addivenire ad una stima del rischio d’esposizione ai fattori di pericolo per la sicurezza e la salute del personale in relazione allo svolgimento delle lavorazioni. Tale valutazione è pertanto un’operazione complessa che richiede per ogni ambiente o posto di lavoro considerato una serie d’operazioni, successive e conseguenti tra loro, che dovranno prevedere:
- Identificazione delle sorgenti di rischio presenti nel ciclo lavorativo
- Individuazione dei conseguenti potenziali rischi d’esposizione
- La stima dell’entità dei rischi d’esposizione
Nelle strutture sanitarie coesiste uno scenario completo di rischi convenzionali ed emergenti (fisici, chimici e biologici) difficilmente riscontrabile in altre realtà industriali. Conformemente a quanto indicato nelle Linee guida per la valutazione del rischio, si possono quindi elencare i rischi maggiormente presenti nelle strutture sanitarie. Tra questi, i rischi fisici rappresentano una componente significativa.
Rischi Fisici
Rumore
Il rumore (definito genericamente come un suono inutile o fastidioso) è diventato uno dei problemi più importanti negli ambienti di lavoro. È causa di danno (ipoacusia, sordità) e comporta la malattia professionale statisticamente più significativa.
Gli effetti nocivi che il rumore può causare sull’uomo dipendono da tre fattori:
- Intensità del rumore
- Frequenza del rumore
- Durata nel tempo dell’esposizione al rumore
Questi effetti possono essere distinti in:
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- Effetti uditivi: vanno ad incidere negativamente a carico dell’organo dell’udito provocando ipoacusia
- Effetti extra-uditivi: insonnia, diminuzione della capacità di concentrazione, facile irritabilità, ecc…
Il D.Lgs 81/2008 (artt. 187-198) definisce e regolamenta le procedure per ridurre anche i rischi da rumore negli ambienti di lavoro. La sua corretta applicazione dovrebbe portare ad una riduzione della sordità da rumore.
I valori limite di esposizione e i valori di azione, in relazione al livello di esposizione giornaliera al rumore e alla pressione acustica di picco, sono fissati a:
- Valori limite di esposizione rispettivamente LEX = 87 dB(A) e ppeak = 200 Pa (140 dB(C) riferito a 20 µPa)
- Valori superiori di azione: rispettivamente LEX = 85 dB(A) e ppeak = 140 Pa (137 dB(C) riferito a 20 µPa)
- Valori inferiori di azione: rispettivamente LEX = 80 dB(A) e ppeak = 112 Pa (135 dB(C) riferito a 20 µPa)
Laddove a causa delle caratteristiche intrinseche della attività lavorativa l’esposizione giornaliera al rumore varia significativamente, da una giornata di lavoro all’altra, è possibile sostituire, ai fini dell’applicazione dei valori limite di esposizione e dei valori di azione, il livello di esposizione giornaliera al rumore con il livello di esposizione settimanale a condizione che:
- Il livello di esposizione settimanale al rumore, come dimostrato da un controllo idoneo, non ecceda il valore limite di esposizione di 87 dB(A)
- Siano adottate le adeguate misure per ridurre al minimo i rischi associati a tali attività
Si può riscontrare esposizione per coloro che operano in ambienti tipo la centrale termica, i gruppi elettrogeni, le officine di manutenzione, le lavanderie, le stirerie, ecc. Nel caso dell’Asl Cn2 i livelli di esposizione professionale quotidiana rilevati sono inferiori a 85 dB(A), valore considerato “livello d’attenzione”.
Vibrazioni
Un’oscillazione rapida e di piccola ampiezza produce una vibrazione. Le vibrazioni sono regolamentate dal D.Lgs. 81/2008 (artt. 199-205) e sono differenziate in funzione della frequenza, della lunghezza d’onda, dell’ampiezza, della velocità e dell’accelerazione. In relazione alle lavorazioni, è possibile distinguere due criteri di rischio:
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- Vibrazioni con bassa frequenza (si riscontrano ad esempio nei conducenti di veicoli)
- Vibrazioni con alta frequenza (si riscontrano nelle lavorazioni che utilizzano attrezzi manuali a percussione)
Gli effetti nocivi interessano nella maggior parte dei casi le ossa e le articolazioni della mano, del polso, del gomito e sono anche facilmente riscontrabili affaticamento psicofisico e problemi di circolazione. La prevenzione deve essere fondata su provvedimenti di tipo tecnico (tendere a diminuire la formazione di vibrazione da parte di macchine e attrezzi e successivamente limitare la propagazione diretta e indiretta sull’individuo utilizzando adeguati dispositivi di protezione individuale), di tipo organizzativo (è opportuno introdurre turni di lavoro, avvicendamenti, ecc.) e di tipo medico con visite preventive (in quanto è indispensabile una selezione professionale) e visite periodiche (per verificare l’idoneità lavorativa specifica).
Microclima
Con il termine comfort ambientale (microclima) si intendono quei parametri ambientali che influenzano gli scambi termici tra soggetto e ambiente negli spazi confinati e che determinano il cosiddetto “benessere termico”. Indispensabile è inoltre la purezza dell’aria.
In particolare il comfort microclimatico è quindi definito dai seguenti parametri:
- Temperatura dell’aria
- Umidità relativa
- Purezza dell’aria
- Livello di inquinamento dell’aria
- Velocità dell’aria
Esempi di condizioni microclimatiche così come stabilito dal D.P.R. 14.01.1997 e dalla D.C.R. Piemonte 616/2000 sono:
- Area di degenza: temperatura invernale non inferiore a 20°C e non inferiore a 22°C per la medicheria/degenze pediatriche, temperatura estiva max 28°C, U.R. 40¸60%, ricambi aria/ora 2 v/h, ecc…
- Area di diagnosi e cura: tipo blocco operatorio, temperatura 20-24°C, U.R. 40¸60%, filtrazione 99,97%, ricambi aria/ora 15 v/h, nei locali annessi temperatura 20-28°C, U.R. 40¸60%, filtrazione 99,97%, ricambi aria/ora 6¸10 v/h, ecc…
- Area servizi generali: tipo uffici, temperatura 18-20°C, U.R. 50% con tolleranza ± 5%, ventilazione 0,1-0,2 m/sec.; centrali tecnologiche temperatura minore di 26°C, U.R. 50%, ecc…
Appare evidente come il comfort sia legato ad una serie di caratteristiche strutturali dell’edificio, all’esposizione, alla rumorosità del contesto ambientale, all’inerzia termica dell’edificio, alla qualità delle finiture, al livello di manutenzione, all’indice di affollamento, ecc. Nei casi in cui non sia possibile attuare tutte o in parte le condizioni sopra riportate, è possibile ricorrere alla ventilazione: l’ideale sarebbe il condizionamento generale dell’ambiente di lavoro, cosa non sempre praticabile quando si è in presenza di notevoli fonti di calore. In casi eccezionali si può presentare ricorso ad una ventilazione localizzata. Nel caso di situazioni termiche elevate, misure di carattere preventive vanno individuate anche nell’organizzazione del lavoro (pause, periodi di riposo, ecc.).
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Illuminazione
Il grado d’illuminazione influisce sulla fatica visiva, sull’attività in generale, sulla sicurezza e sul benessere delle persone: è indispensabile pertanto che soddisfi le specifiche esigenze degli operatori. Gli obbiettivi da perseguire sono:
- Una piacevole varietà di luminanze e di colori per contribuire al benessere degli occupanti e alla riduzione dello stress da lavoro
- Un’adeguata luminosità dello spazio in modo che si possano percepire con chiarezza gli oggetti
- Condizioni di sicurezza e di facilità di movimento
È sempre preferibile sfruttare l’illuminazione naturale e solo quando ciò non è possibile ricorrere, come completamento o in totale sostituzione, all’illuminazione artificiale.
Esempi di illuminamento artificiale degli ambienti di lavoro in ambito ospedaliero (da Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro ISPESL 1/06/2006):
| Ambiente | Illuminamento (lux) |
|---|---|
| Ambulatorio | 300 |
| Cucine | 500 |
| Degenze in genere | 300 |
| Depositi, magazzini, archivi | 100 - 200 |
| Dialisi | 500 |
| Disimpegni | 200 |
| Farmacia | 500 - 1.000 |
| Locale travaglio | 300 |
| Locali riunioni (<100 posti) | 500 |
| Reparti diagnostica | 300 - 1.000 |
| Rianimazione e terapia intensiva | 1.000 |
| Sala parto | 1.000 |
| Sale operatorie | 1.000 |
| Servizi igienico-sanitari | 80 - 200 |
| Soggiorni | 100 - 200 |
| Sterilizzazione, disinfezione | 300 |
| Terapie fisiche | 100 - 300 |
| Uffici, box-ufficio singoli e open space | 300 - 750 |
Radiazioni Ionizzanti e Non Ionizzanti
Un rischio fisico importante nel settore sanitario è quello d’esposizione a radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, utilizzate per una prolungata e non protetta attività a scopo diagnostico, terapeutico o di disinfezione.
Radiazioni Ionizzanti
Le radiazioni ionizzanti sono delle particelle e delle onde elettromagnetiche dotate di potere altamente penetrante nella materia e ciò permette alle radiazioni di far saltare da un atomo all’altro gli elettroni che incontrano nel loro percorso. In tal modo gli atomi, urtati dalle radiazioni, perdono la loro neutralità (che consiste nell’avere un uguale numero di protoni e di elettroni) e si caricano elettricamente, ionizzandosi. L’esposizione può determinare gravi danni fino alla morte cellulare, ecc… I tipi di radiazioni ionizzanti sono:
- Raggi α: particelle costituite da nuclei di elio (2 neutroni e 2 protoni) e dannosi solo se emessi entro il corpo umano. In tal caso possono creare gravi danni per la grande forza di ionizzazione posseduta
- Raggi β: flussi di particelle costituite da elettroni (beta-, negativi) e da positroni (beta+, elettroni positivi) emessi da un nucleo che si disintegra e se emessi entro il corpo umano sono sempre dannosi. Se emessi da una sorgente esterna sono dannosi solo per gli organi, in pratica, a meno di 1 cm dalla cute
- Raggi γ: onde elettromagnetiche, come la luce, e non di natura corpuscolare come i raggi alfa e beta e sempre pericolosi, anche se emessi da sorgenti esterne al corpo umano
- Raggi x: radiazioni elettromagnetiche simili ai raggi gamma, ma di frequenza minore (quindi di lunghezza d’onda maggiore: 10-11 - 10-9 metri) e pericolosità elevata, ma inferiore a quella dei raggi gamma, inoltre la sorgente è sempre esterna al corpo umano e cessa le sue emissioni una volta spenta
- Raggi cosmici: nuclei atomici, elettroni, positroni e raggi gamma (raggi cosmici primari) o sciami fotoni-elettroni (raggi cosmici secondari) e la loro scarsa presenza li rende del tutto innocui
- Radon: gas sprigionato da minerali radioattivi presenti sulla crosta terrestre ed in alcuni materiali da costruzione. Infiltrandosi negli ambienti interrati diventa la fonte di emissione di particelle alfa e di raggi gamma. Questi elementi liberi nell’aria entrano nell’organismo tramite la respirazione, danneggiando i tessuti interni.
L’esposizione può essere ridotta basandosi su tre fattori fondamentali in radioprotezione:
- Distanza: maggiore è la distanza dalla sorgente di radiazione, minore è l’esposizione
- Tempo: meno tempo si trascorre vicino alla fonte di radiazione, minore è l’esposizione
- Protezioni: il tipo di protezione personale da usarsi dipende dal tipo di radiazioni emesse dalla sorgente
Per garantire condizioni di sicurezza e di tutela della salute dei lavoratori l’Azienda provvede alla:
- Sorveglianza fisica affidata agli esperti qualificati che sulla base della valutazione del rischio predispongono la delimitazione delle zone lavorative a rischio, il controllo e l’esame dei mezzi di protezione, la valutazione delle esposizioni, ecc
- Sorveglianza medica affidata al Medico Autorizzato (categoria A e B) per l’esecuzione di visite mediche, indagini specialistiche e di laboratorio, provvedimenti e disposizioni sanitarie, ecc. e al Medico Competente (categoria B).
Sono classificati in categoria A i lavoratori esposti che, sono suscettibili di un’esposizione superiore, in un anno solare, ad uno dei seguenti valori:
- 6 mSv per esposizione globale o di equivalente di dose efficace
- 3/10 di uno qualsiasi dei limiti di dose fissati per il cristallino, la pelle, le mani e gli avambracci, piedi e caviglie
Sono invece classificati in categoria B i lavoratori esposti non classificati in categoria A.
Radiazioni Non Ionizzanti
Le radiazioni non ionizzanti, sono quelle radiazioni elettromagnetiche il cui meccanismo di interazione con la materia non consiste nella ionizzazione. Le radiazioni non ionizzanti sono generalmente prodotte da elettrodomestici, telefoni cellulari, tralicci, elettrodotti e in ambito ospedaliero sono prodotte da apparecchiature di terapia fisico-riabilitativa generanti radiofrequenze (marconi terapia), laser e microonde (radar terapia) e da apparecchiature a raggi ultravioletti (lampade germicide, apparecchi per fototerapia - malattie della pelle, ittero neo-natale e per indurimento di gessi in ortopedia e resine in odontoiatria). Il personale addetto è opportuno che limiti la sosta e i tempi di permanenza nelle aree dove sono in funzione tali apparecchiature, oltre ad usare i D.P.I.
Si deve precisare inoltre che non tutto l’elettromagnetismo è uguale. Va distinto quello a basse frequenze da quello ad alte frequenze. In entrambi i casi si produce una corrente elettrica nei tessuti ma l’incidenza come causa di tumori è diversa. Trattandosi di radiazioni non ionizzanti, l’energia non è comunque tale da provocare mutazioni genetiche nel Dna.
Le basse frequenze sono emesse normalmente da tralicci, elettrodotti, cabine di trasformazione. Tra i sintomi dovuti all’ elettrosmog a intensità superiori ai 100 microtesla, l’elettromagnetismo induce malessere, mal di testa e brividi. Nelle abitazioni l’intensità dell’elettromagnetismo non supera i 0,2 microtesla anche se nulla può ancora essere detto sugli effetti sulla salute dopo lunghi periodi di esposizione.
Le alte frequenze sono invece emesse normalmente dai telefoni cellulari, da antenne e ripetitori. E’ stata analizzata la possibilità che l’uso dei telefoni cellulari, e delle radiazioni che derivano dal suo funzionamento, siano causa dell’insorgere di tumori del cervello (nella zona del cranio dove si poggia il telefonino). Dubbi e paure sono però state smentite da ricerche e studi compiuti nel 2000 e nel 2001 (National Cancer Institute ed altri studi). Il numero di studi però è ancora insufficiente per avvalorare una tesi piuttosto che un altra. Per quanto riguarda le radiazioni prodotte dalle antenne e dai ripetitori, le prime ricerche tendono a minimizzare il loro impatto sulla salute in quanto le radiazioni calano rapidamente con l’allontanarsi dalla fonte che le genera.