L'ammoniaca è un prodotto del metabolismo proteico e delle fermentazioni batteriche intestinali. Normalmente, dovrebbe essere presente nella circolazione ematica in una misura di 50 µg per 100 ml. L’attività dei tessuti dell’organismo produce l’ammoniaca, ma sono le proteine alimentari che, attraverso il metabolismo, ne producono le quantità più considerevoli.
Si può affermare, quindi, che è nell’intestino che l’attività di produzione è concentrata. L’acido glutammico la rende inattiva. Il rene ne elimina una piccola quantità tramite le urine, sotto forma di ione ammonio. Il cervello la trasforma in urea, facendola passare prima dal fegato.
Cause dell'Ammonio Alto nel Sangue (Iperammoniemia)
L'ammoniemia alta indica un cattivo funzionamento dell'organismo. L'ammonio è un prodotto azotato derivante dal processo digestivo, solitamente rimosso dal corpo attraverso il fegato. L'ammonio deriva in massima parte dal metabolismo delle proteine alimentari.
Se i valori sono alti, questa alterazione dipende, in genere, da un problema di funzionalità epatica. Quando siamo in presenza di malattie del fegato, come la cirrosi, la quantità di ammoniaca è maggiore, e compromette le funzionalità dell’organo, il quale non può esercitare la sua opera di disintossicazione. Il parenchima epatico alterato ostacola il normale trasporto del sangue che proviene dall’intestino.
L’ammoniaca, quindi, ritorna nella circolazione sanguigna senza venir preventivamente depurata dal fegato. L’ammoniaca si forma dal metabolismo delle proteine. Una fase del metabolismo proteico è detta “deaminazione” e si verifica quando gli aminoacidi, che formano una proteina, perdono il loro gruppo aminico (NH2). Dal processo di deaminazione si forma glutammato e, da questo, ammoniaca libera (NH3).
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Una quota di ammoniaca si forma anche nei reni. L'ammoniaca è una molecola tossica, soprattutto per il cervello. Un organismo sano è in grado di “detossificare” l’ammoniaca. L’organo in grado di farlo è il fegato. Solitamente l’iperammoniemia è dovuta a insufficienza epatica severa, dato che il fegato è l’unico organo in grado di eliminare l’ammonio.
Nel neonato, un aumento dell’ammoniemia può indicare deficit enzimatici congeniti. Quando la concentrazione di ammonio è alta, può indicare una serie di malattie, tra cui cirrosi epatica in fase avanzata, sindrome di Reye e forme gravi di epatite.
Gestione e Trattamento dell'Iperammoniemia
I pazienti nei quali si riscontra iperammoniemia vanno ricoverati in ospedale e sottoposti a terapie specifiche utili a ridurre la sintesi di ammoniaca attraverso il metabolismo delle proteine endogene. Nella maggior parte dei casi, le persone apprendono dal medico la necessità di abbassare i livelli di ammonio.
È importante abbassare i livelli di ammonio se risultano superiori alla norma. Prima di assumere farmaci, devi verificare il problema.
Farmaci
Il lattulosio è uno zucchero impiegato nel trattamento della stitichezza, usato anche per trattare l'ammoniemia alta. Agisce pulendo il sangue dall'ammonio spostandolo nel colon. Segui le istruzioni del medico riguardo ai tempi e alle dosi necessarie per espellere l'ammonio. Il lattulosio si presenta sotto forma di liquido da assumere generalmente per via orale. I farmaci a base di lattulosio sono gli unici a venire usati per abbassare l'ammoniemia.
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Anche se il lattulosio abbassa la concentrazione di ammonio nel sangue, provoca anche numerosi effetti collaterali, tra cui diarrea, meteorismo e nausea. I farmaci che lo contengono sono formulati per trattare la costipazione, pertanto richiamano acqua dal corpo alle feci. Per questo motivo favoriscono l'espulsione di materia fecale liquida e altre complicazioni digestive. Mantieniti idratato durante l'assunzione del lattulosio. Se gli effetti indesiderati sono gravi e invalidanti, informa il medico.
Integratori
Lo zinco svolge un ruolo importante nell'aumento delle quantità di ammonio che il corpo è in grado di espellere. I pazienti affetti da malattie epatiche tendono ad avere livelli di zinco più bassi. Grazie alla raccomandazione del medico sul prodotto da scegliere e sulla posologia da osservare, eviterai di prendere qualcosa che potrebbe compromettere ulteriormente la funzionalità epatica e la concentrazione di ammonio nel sangue.
È stato dimostrato che la glutammina abbassa l'ammoniemia negli atleti che praticano sport di resistenza. La glutammina può comportare rischi nei pazienti affetti da insufficienza epatica.
Dieta e Stile di Vita
Un’alimentazione sana per il fegato è importante perché questo organo svolge molte funzioni fondamentali per l’organismo. Molte malattie del fegato possono infatti essere prevenute con una dieta corretta, come la steatoepatite non alcolica (o malattia del fegato grasso non alcolico), che colpisce 1 persona su 4.
Una dieta ricca di proteine contribuisce all’iperammoniemia. L'ammonio deriva in massima parte dal metabolismo delle proteine alimentari. Le proteine provenienti dalla carne rossa tendono ad aumentare maggiormente questo squilibrio rispetto alle altre proteine animali.
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Le proteine vegetali, come quelle dei fagioli, vengono digerite più lentamente rispetto a quelle animali, pertanto l'organismo ha più tempo per smaltire l'ammonio che produce durante il processo della digestione.
In generale, chi ha un’epatite cronica dovrebbe assicurarsi di avere un’attività intestinale regolare, che aiuta a espellere le tossine. In particolare, è importante ridurre gli zuccheri semplici e assumere fibre, mangiando molta verdura e frutta e cereali integrali.
È raccomandato assumere una dieta ricca di verdure, cereali integrali, frutta, legumi, pesce e carni bianche, assumendo solo saltuariamente carni rosse, cibi pesanti, zuccheri semplici e grassi. L’alcol è molto dannoso per il fegato in qualsiasi quantità, per cui è raccomandato assumerne il meno possibile, preferibilmente per nulla. Altri alimenti che possono infiammare o dare fastidi al fegato sono i cibi grassi, salati, fritti e molto processati.
I cibi processati, grassi, molto salati, ricchi di zuccheri e le carni rosse risultano pesanti per il fegato e possono favorire infiammazioni e altri disturbi.
Alimenti Consigliati
- Assumere almeno 5 porzioni al giorno di verdura e frutta.
- Sì ai grassi insaturi, che in quantità moderate aiutano a sentirsi sazi, forniscono sostanze che servono per la produzione di macromolecole utili all’organismo (come alcuni ormoni sessuali) oltre a contenere vitamine (come la vitamina E).
- In particolare, sono consigliati al massimo 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva oppure olio di lino al giorno e 2 porzioni la settimana di pesci grassi, contenenti omega-3 e omega-6.
- Verdure a foglia verde.
- Caffè.
- Tè verde.
- Olio d’oliva.
- Frutta secca.
- Fiocchi d’avena integrali. Con il loro contenuto in fibre, favoriscono la digestione, aiutano a sentirsi sazi e prevengono il rischio di alcuni disturbi.
Alimenti da Evitare
- Limitare cibi processati, grassi, molto salati, che possono infiammare e portare disturbi al fegato.
- Evitare di assumere cibi con molta vitamina C (come kiwi, pomodori e agrumi) nello stesso pasto con alimenti ricchi di ferro non emico, poiché la vitamina C ne facilita l’assorbimento.
- Alcolici in tutte le forme.
- Bevande gasate e non gasate che contengono zuccheri aggiunti, inclusi i succhi di frutta.
- Dolci e alimenti dolcificati con l’aggiunta di zucchero o di fruttosio.
- Carni grasse, insaccati, lardo e strutto e gli altri alimenti ricchi di grassi animali.
- Burro, panna, mascarpone, formaggi grassi.
- Margarine e alimenti che contengono grassi idrogenati.
- Patatine fritte, cibi molto elaborati con salse.
Dieta Ipoproteica
Si definisce ipoproteica qualsiasi dieta caratterizzata da un ridotto apporto di proteine. L'adozione di un simile regime alimentare trova giustificazione in presenza di disfunzioni epatiche o renali. In tutte le condizioni fin qui elencate, o in presenza di disordini del metabolismo degli amminoacidi dovuti a specifiche carenze enzimatiche (ipertirosinemia, fenilchetonuria, istidinemia, disordini del ciclo dell'urea o acidosi organiche), una dieta ipoproteica è utile per ridurre il lavoro a carico di fegato e reni, prevenendo così la comparsa di disturbi sistemici particolarmente gravi.
Quando è notevole si deve far ricorso - per assicurare l'apporto energetico e glucidico - a speciali alimenti dietetici a ridotto contenuto di proteine (pane aproteico, pasta aproteica, biscotti aproteici ecc.). In questi prodotti alimentari il contenuto in proteine si aggira intorno al grammo su 100 grammi, un quantitativo circa 10 volte inferiore rispetto alle loro controparti tradizionali.
Non si deve ridurre eccessivamente l’apporto di amminoacidi, poiché si altererebbe ulteriormente la protidosintesi del fegato; la conseguente riduzione delle proteine plasmatiche determinerebbe: il crollo della pressione oncotica, con tendenza agli edemi e all’ascite, e minor capacità di coagulazione, con rischio di emorragie.
Epatite e Dieta
Sia in caso di epatite acuta che di epatite cronica, la dieta si pone l’obiettivo di: ridurre l’affaticamento dell’organo, compensare un eventuale carenza delle sue funzioni metaboliche, eliminare le cause predisponenti (se dietetiche) e prevenire un peggioramento della patologia.
Non esiste una sola dieta per l’epatite, poiché questa va stabilita in base alle condizioni cliniche; alcune diete per l’epatite possono essere molto diverse l’una dall’altra. Ecco, tuttavia, alcune regole condivisibili:
- Abolizione dell’alcol
- Abolizione di farmaci e integratori alimentari non necessari
- Abolizione o marcata riduzione di nutrienti “nervini”: caffè, tè, cioccolato…, del sale e dello zucchero aggiunto
- Abolizione di cibi grassi o ricchi di zuccheri raffinati
- Regolazione dei pasti ed equilibrio nutrizionale (abolire sia il digiuno che l’eccesso calorico, mai oltre il 10% della dieta normo-calorica).
In caso di epatite grave, può essere indicato l’uso della nutrizione enterale o parenterale; la prima è preferibile, perchè garantisce il mantenimento della funzionalità dei vari organi digerenti.
Malnutrizione e Cirrosi
La malnutrizione nella cirrosi è secondaria a un processo multifattoriale. I principali fattori che contribuiscono alla malnutrizione in Pazienti con epatite cronica sono: l’insufficiente assunzione di nutrienti, perchè l’aumento del fattore di necrosi tumorale-alfa e della leptina determinano perdita di appetito. L’ascite porta a compressione gastrica, con conseguente senso di sazietà precoce, ritardato svuotamento, gonfiore e distensione addominale.
I Pazienti con cirrosi compensata non devono limitare l’introito calorico (35-40 kcal/kg/ die), né quello proteico (1,2-1,5 g/kg/die). È indicato consumare 4-6 piccoli pasti durante il giorno, compreso uno snack prima di coricarsi, per ridurre i periodi di digiuno, che possono accentuare il catabolismo.
In caso di encefalopatia epatica si consiglia un introito calorico di 30-40 kcal/kg/die con una dieta normo proteica, preferendo vegetali e latticini ed eventualmente integrando con aminoacidi a catena ramificata, per via orale o, meglio, parenterale. Inoltre, il consumo di fibre dovrebbe essere di 25-45 g/die.
Steatosi Epatica (Fegato Grasso)
La steatosi epatica (comunemente chiamata "Fegato Grasso") è diventata la malattia più frequente del fegato, togliendo il primato alle epatiti infettive. La maggioranza dei pazienti con obesità ha il fegato grasso, idem per chi ha il diabete. Colpisce circa un quarto della popolazione mondiale, ma in genere non se ne è coscienti.
Oltre ad alcuni farmaci (come gli steroidi), epatite virale e alcol, la dieta è un fattore che può portare queste malattie. Quindi, per prevenire e persino invertire, in alcuni casi, il fegato grasso e la steatoepatite non alcolica (che possono anche progredire in cirrosi epatica, insufficienza epatica e favorire tumore al fegato) è importante mangiare in modo sano e vario.
Il problema è diventato così diffuso ed importante che gli esperti hanno creato un nuovo nome, MAFLD, che può essere tradotto come “steatosi epatica associata a disfunzioni metaboliche”.
Si può guarire ma è importante intervenire in fase precoce. Nelle fasi iniziali si può guarire, nelle fasi avanzate è più difficile ma ci si deve impegnare a migliorare ed impedire la progressione.
La Dieta Mediterranea è certamente protettiva dalla steatosi epatica: come si sa è una dieta ricca di olio d'oliva, noci, legumi, frutta, verdura e pesce.
Il calo di peso ha un effetto molto importante ed è realmente efficace persino in chi non è obeso. Perdere peso permette di perdere grasso viscerale (si “stringe la cinghia”) che a sua volta riduce il carico di grassi e sostanze infiammatorie al fegato. Quanto perdere? Almeno il 10% del peso.
Alimenti Consigliati e da Evitare per la Steatosi Epatica
Alimenti Consigliati
- Verdura, in parte cruda, preferibilmente di stagione.
- Frutta non zuccherina.
- Frutta secca.
- Legumi e cereali integrali.
- Carni magre e latticini parzialmente scremati.
- The, caffè e cioccolato possono essere protettivi in quantità moderata.
Alimenti da Evitare
- Gli alcolici in tutte le forme fanno un’importante differenza per le loro conseguenze negative. Superalcolici, vino e birra sono da evitare, sarà difficile guarire continuando a consumarli.
- Le bevande gasate e non gasate che contengono zuccheri aggiunti, inclusi i succhi di frutta.
- I dolci e gli alimenti dolcificati con l’aggiunta di zucchero o di fruttosio.
- Le carni grasse, gli insaccati, lardo e strutto e gli altri alimenti ricchi di grassi animali.
- Burro, panna, mascarpone, formaggi grassi.
- Le margarine e gli alimenti che contengono grassi idrogenati.
- Patatine fritte, cibi molto elaborati con salse.
Esempio di Dieta per Cirrosi Epatica
Giova precisare che la dieta alimentare sarà differente, a seconda dello stato evolutivo della malattia.
Per esempio: nella cirrosi epatica in fase di compenso, la dieta dovrà essere iperglicidica, ipolipidica e iperproteica.
Ecco uno schema di dieta:
- Caffè e tè se tollerati e/o graditi
- Latte parzialmente scremato gr. 150
- Fette biscottate gr. 20
- Marmellata gr. 30
- Zucchero gr. 10
- Pasta gr. 130
- Parmigiano grattugiato gr. 5
- Carne gr. 120
- Formaggi e latticini gr. 100
- Pane gr. 160
- Verdure e ortaggi gr. 400
- Frutta gr. 400
- Olio di oliva gr. 20
Nella cirrosi epatica in fase ascitica, la dieta deve essere moderatamente ipolipidica e iposodica severa.
Un esempio può essere:
- Caffè e tè se tollerati e/o graditi
- Latte scremato gr. 180
- Pane tostato senza sale gr. 200
- Marmellata gr. 30
- Zucchero gr. 30
- Pasta gr. 130
- Carne gr. 120
- Formaggi e latticini gr. 100
- Verdure e ortaggi gr. 300
- Frutta matura gr. 400
- Olio di oliva gr. COS'È IL FEGATO GRASSO (STEATOSI EPATICA)?