In questo forum si parla di alimenti e nutrizione. Vengono prese in considerazione domande su come costruire un'alimentazione equilibrata, quali alimenti scegliere e con quale frequenza. Viene data risposta, nei limiti del possibile, a quesiti su composizione, caratteristiche nutrizionali e inserimento dei più diffusi alimenti in una corretta alimentazione, sul dispendio energetico, sul metabolismo basale, sull'obesità, sulle correlazioni tra alimentazione e salute.
Le risposte sono pubbliche. Non sempre è possibile fornire una soluzione ai problemi, ma si cerca almeno di indicare i giusti indirizzi di comportamento.
Il Rapporto Paziente-Professionista
Nel mondo normale una persona va dal professionista e gli dice: "buongiorno, secondo me ho qualche chilo in più, lei che dice? È d'accordo?".
Sto scherzando ovviamente, i professionisti non si comportano in quel modo, ma il paradosso mi serve a farle capire che oggi il rapporto paziente/professionista sta diventando un po' come quello cliente/droghiere dove a decidere cosa fare è il paziente/cliente; quindi il rischio di incorrere in diete drastiche e inappropriate esiste e anche il professionista più serio deve contrattare, convincere il paziente sull'opportunità o meno di un certo percorso, ma deve cedere in qualche modo alle sue richieste (io le chiamerei pretese) e addivenire ad un compromesso.
Il problema non è la pelle, quello è il meno, prima o poi rientra. Il problema è che perdere peso è la cosa più facile del mondo, mentre più difficile è perdere peso, senza perdere contemporaneamente salute e mantenere per sempre il peso ottenuto.
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Ripeto: non deve vedere la perdita di peso come indicatore di bravura di un professionista, ma è bravo chi fa perdere peso, guadagnare salute e soprattutto mantenere il peso raggiunto.
"China Study": Un'Analisi Critica di Andrea Ghiselli
“Uno studio propagandato dai vegani ma che è assolutamente superato”, così Andrea Ghiselli, medico nutrizionista e dirigente ricercatore dell'Inran, rispetto al China Study, il celebre studio epidemiologico condotto in Cina negli anni '70 e '80 per individuare il rapporto tra alimentazione e malattie.
Ieri un servizio delle Iene ha nuovamente preso in considerazione questa vasta ricerca per rafforzare la teoria che una dieta ricca di frutta e verdura e priva di alimenti di origine animale possa favorire la guarigione dal cancro.
Ora, sono numerose e affidabili le ricerche sull'importanza di una dieta ricca di vegetali, anche per prevenire i tumori, ma il China Study è considerato non attendibile dalla scienza ufficiale. Perché?
“È lo studio di un ricercatore - spiega Ghiselli - e va contro tantissimi altri studi condotti nel mondo. È uno contro tutti, un pazzo che va contromano in autostrada.
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Il consumo di latte - che secondo il China Study sarebbe responsabile dell'insorgenza di tumori per colpa della caseina - è invece ufficialmente riconosciuto come un fattore protettivo verso le più importanti malattie cardiovascolari, il diabete, l'ipertensione e molti tipi di tumore”.
Secondo Ghiselli, il lavoro svolto da Colin Campbell (famoso anche per essere stato il medico di Bill Clinton), ha avuto successo semplicemente perché ha interpretato quello che un determinato gruppo - vegani e vegetariani - vuole sentirsi dire.
“Lo studio non ha corrispondenza con la realtà. È stato fatto 40 anni fa e poi smentito dall'attuale letteratura. Tutti gli orientamenti della comunità scientifica attuale sono contrari.
Campbell ha condotto ad esempio esperimenti in vitro, ha messo la caseina in provetta e ha visto che le cellule di un particolare tipo di tumore stavano meglio: ma certo, la caseina ha fornito loro del cibo, ma sarebbe successa la stessa cosa con qualsiasi altro tipo di nutriente.
È noto e dimostrato che, al contrario, il latte vaccino ha una valenza protettiva verso le principali malattie del nostro tempo”.
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In effetti il China Study ha, tra le altre cose, preso in considerazione l'incidenza di alcuni tipi di tumore correlandoli al consumo di latte, e ha visto che c'è una diretta relazione tra il consumo di latticini (più alto in Paesi come l'Italia o la Francia) e il tumore al seno (molto più raro nei paesi che consumano meno latticini, come la Cina).
Se non è per via della caseina, come si spiega?
“Campbell ha considerato la Cina rurale degli anni '70 e '80, che aveva abitudini alimentari simili a quelle italiane degli anni '50. In quell'epoca anche da noi, che consumavamo comunque latticini, la mortalità per tumori e malattie cardiovascolari era molto bassa.
Difficile stabilirne il motivo con precisione, ma verosimilmente in Italia prima del boom economico ci si ammalava meno perché si mangiava meno di oggi.
Tra l'altro, sia nella Cina degli anni '70 che nell'Italia dei '50, se è vero che ci si ammalava meno, è anche vero che si viveva meno a lungo, per via delle molte carenze alimentari (come la carne, che costava troppo).
In altre parole, per allungarci la vita e allo stesso tempo vivere sani serve un'alimentazione povera in quantità e ricca in qualità, che includa cibi di origine animale anche se in modo limitato.
È l'eccesso di calorie a uccidere e far male, in particolare l'eccesso di zuccheri e grassi, certamente non il latte o i derivati animali, se assunti con moderazione.
Quel che serve - in definitiva - non è un'alimentazione vegana, ma un'alimentazione moderata e ricca di vegetali, rispetto ai troppi eccessi della dieta moderna".
Ci sono prove di questo?
“Ma certamente. Se è impossibile testare queste teorie sull'uomo, ci sono tantissime evidenze sugli animali: restringendo l'apporto energetico, ma assicurando tutti i nutritivi, si aumenta l'aspettativa di vita di ben il 30%.
Non a caso, anche tra gli uomini, le popolazioni più longeve sono quelle che mangiano poco e sono più attive”.
Che non è più il caso del nostro Paese. Abbiamo tassi di obesità e sovrappeso in costante aumento, specie tra i bambini, ma restiamo comunque tra i Paesi a più alta aspettativa di vita.
“Noi abbiamo un tasso di eccedenza ponderale (cioè il numero di persone sovrappeso sommato al numero di obesi) superiore a molti altri Paesi occidentali o europei, e nei bambini questo tasso è altissimo.
Ma se isoliamo solo il tasso di obesità - quello più pericoloso - questo resta relativamente basso in Italia. Inoltre il grasso in eccesso non è direttamente correlato al tasso di mortalità, anzi ci sono evidenze che un po' di grasso in età adulta può proteggere dalla mortalità per tutte le cause, anche se sono dati ancora da confermare.
È certo che l'Italia sta costantemente andando peggio in fatto di abitudini alimentari, mentre altri Paesi migliorano, e quindi presto non saremo più così tanto longevi.
Le Linee Guida per una Sana Alimentazione
QUATTRO MINISTERI (Agricoltura, Salute, Istruzione e Ambiente), più di cento esperti tra nutrizionisti, dietisti, biologi e associazioni di consumatori e 13 (anziché dieci) nuove direttive tra cui tre novità: una specifica su frutta e verdura, una sull’impatto ambientale, economico e sociale delle diverse scelte alimentari ed una sulla dietoterapia e sull’uso di integratori (dimagranti o di altro tipo).
Dopo la prima edizione del 1986, a cui sono seguite varie revisioni di cui l’ultima nel 2003, è stata presentata oggi a Roma la quarta revisione delle Linee Guida per una sana alimentazione attesa per ben 15 anni: un documento elaborato dal Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione del CREA molto più dettagliato stilato sulla base di un corposo dossier scientifico di riferimento.
Mentre nelle passate Linee guida, questi alimenti erano inseriti in un’unica raccomandazione con cereali e legumi, oggi gli esperti hanno stilato una direttiva specifica sia perché si tratta di alimenti preziosi per la nostra salute, sia perché in Italia ne mangiamo poco.
“Frutta e verdura - spiega Ghiselli - sono quel gruppo di alimenti che più ne mangi meglio è senza restrizioni di sorta a differenza di altri cibi. Purtroppo, gli italiani consumano in media circa 200 grammi di frutta e 200 grammi di verdura, che è la metà della dose raccomandata dalle Linee guida, cioè 450 grammi di frutta e 400 di verdura”.
Inoltre, vari studi scientifici in questi anni hanno dimostrato che esiste un legame tra consumi di frutta e verdura e prevenzione delle malattie cronico-degenerative, obesità e mortalità prematura.
Gli esperti danno indicazioni precise anche sul consumo di legumi su cui tutti gli esperti di nutrizione a livello internazionale stanno concentrando la loro attenzione.
“Attualmente gli italiani consumano meno di una porzione di legumi a settimana mentre il nostro suggerimento è di mangiarne 3-4 porzioni a settimana per poter sfruttare tutti i benefici di questi alimenti che consentono di sostituire la carne per l’apporto di proteine e ferro che - anche se ha una biodisponibilità inferiore - può essere assunto più spesso perché per il consumo di legumi non ci sono controindicazioni come invece accade per la carne”, spiega Ghiselli.
Non c’è dubbio che dopo le festività natalizie la maggior parte di noi correrà a mettersi a dieta sperando che ne arrivi una nuova, che funzioni in poco tempo.
Meglio allora consultare la nuova direttiva delle Linee guida per una sana alimentazione dedicata proprio alle diete e all’uso degli integratori senza basi scientifiche.
“Sulla dietoterapia e sull’uso di integratori ci sono troppi messaggi discordanti, troppe facili promesse che disorientano continuamente il consumatore, per cui si è ritenuto necessario stabilire punti fermi su questi aspetti.
Un’altra nuova direttiva riguarda la sostenibilità, sia ambientale - per l’impatto delle diverse scelte alimentari - sia economica e sociale, cioè legata al costo di una dieta sana.
Sono moltissime, infatti, le scelte alimentari che sono sia salutari che sostenibili per l’ambiente e affrontabili senza appesantire il bilancio familiare.
“Nelle nuove Linee Guida - dichiara l’esperto - diamo indicazioni su quali alimenti preferire per rispettare la salute e andare incontro anche alle esigenze del pianeta e a quelle delle nostre tasche.
Un’altra importante novità di questa revisione è l’introduzione di raccomandazioni pratiche di profili di consumo anche per i bambini e gli adolescenti, per aiutare le famiglie ad organizzare un’alimentazione quotidiana, varia ed equilibrata, anche per l’età evolutiva.
Dopo ben quindici anni, questo lavoro di revisione era davvero necessario perché la nutrizione è una scienza sempre più complessa: mentre, fino a pochi decenni fa, una sana alimentazione tendeva principalmente a correggere le carenze, oggi si chiede molto di più che il semplice soddisfacimento dei fabbisogni nutrizionali.
Sana alimentazione significa anche protezione dalle malattie cronico-degenerative, promozione di salute e longevità, sostenibilità sociale ed ambientale, migliore qualità della vita.
“L’ obiettivo prioritario delle Linee Guida - chiarisce Ghiselli - è la prevenzione dell’eccesso alimentare e dell’obesità che, in Italia, soprattutto nei bambini, mostra dati preoccupanti, in particolare nei gruppi di popolazione più svantaggiati.
A questo, non solo, è dedicata la prima direttiva, ma il tema viene trattato in molte altre, poiché l’eccesso di peso è considerato non solo come fattore di rischio, ma come condizione pre-patologica delle malattie cronico-degenerative che più incidono sullo stato di salute della popolazione, come le malattie cardiovascolari, il diabete, i tumori”.
Alimentazione e Prevenzione delle Malattie Oculari
Abbattere il rischio di molte patologie dell’occhio: a cominciare dalla cataratta o dalla degenerazione maculare, mangiando bene. Antiossidanti, vitamine A, B, E, C, luteina, zinco, omega3, carotene, probiotici.
Un’alimentazione giusta, ricca di questi e altri nutrienti, aiuta a ridurre il rischio di patologie degli occhi: dalla cataratta, alla degenerazione maculare senile, al glaucoma.
“La retina, quindi, e in particolare la macula che è la parte più nobile e delicata della retina, ha bisogno di sostanze come la luteina e la zeaxatina, pigmenti che sono nella retina ma che noi non produciamo, e che dobbiamo assumere con la dieta. Con l’alimentazione si può prevenire la maggior parte delle patologie oculari.
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