Avere Sete Dopo Aver Mangiato Carboidrati: Cause e Soluzioni

La sete rappresenta uno dei meccanismi principali con cui l'organismo compensa le perdite di liquidi e regola il fabbisogno di acqua. Stimolano il bisogno di bere la sudorazione, il vomito, la diarrea e l'emorragia. La sete eccessiva (o polidipsia) può essere sintomo di disidratazione, diabete e insufficienza renale. Inoltre, può dipendere da farmaci e disturbi psichici (polidipsia psicogena).

Il desiderio di bere in maniera compulsiva può risultare, dal caldo, dall'aver mangiato cibi salati o dall'aver bevuto troppi alcolici.

Polidipsia e le sue cause

La polidipsia è uno dei sintomi tipici del diabete mellito non controllato e spesso è accompagnata da poliuria, perdita di peso, aumento dell'appetito e debolezza. Il diabete insipido, invece, è caratterizzato da emissioni di urine in grandi quantità, con aumento smodato della sete e del bisogno di introdurre liquidi. La causa è da attribuire a un'alterazione della produzione o dei meccanismi di funzionamento dell'ADH, l'ormone antidiuretico prodotto nell'ipotalamo. Anche l'insufficienza renale cronica può manifestarsi in maniera insidiosa con sete eccessiva, spesso associata con poliuria, stanchezza, pallore ed edema generalizzato. Un aumento dello stimolo a bere, inoltre, rientra tra gli effetti collaterali di alcuni farmaci, come gli anticolinergici, i diuretici tiazidici e alcuni antidepressivi. Una sete intensa può dipendere dalla disidratazione che consegue a sudorazione eccessiva, stati febbrili, vomito e diarrea. Quando, ad esempio, ci si allena intensamente o fa molto caldo, il corpo reagisce sudando ed eliminando liquidi e sali minerali: la sete è uno stimolo che sollecita a mantenere l'equilibrio tra l'acqua che si introduce e quella che si perde.

Ipoglicemia Reattiva e Carboidrati

Una forma particolare, detta ipoglicemia reattiva o postprandiale, si manifesta tipicamente dopo i pasti, spesso a distanza di due o tre ore dal loro termine. Il più delle volte la causa di questa condizione rimane misconosciuta. A tal proposito sono state formulate diverse ipotesi; la prima è che gli individui colpiti da ipoglicemia reattiva siano troppo sensibili all'adrenalina, un ormone - ribattezzato dello stress - che produce sintomi analoghi a quelli provocati dalle crisi ipoglicemiche, e il cui rilascio è favorito dall'ipoglicemia. Un'altra ipotesi è che questi soggetti non producano quantità sufficienti di glucagone, un ormone che si oppone all'eccessivo calo glicemico contrastando le azioni dell'insulina. A livello medico l'alterata tolleranza glucidica accompagnata da iperinsulinemia viene considerata uno stato prediabetico, con possibile e probabile evoluzione a diabete mellito conclamato.

Un pasto particolarmente ricco di carboidrati semplici (zuccheri), come ad esempio una scorpacciata di dolci, rappresenta un fedele alleato dell'ipoglicemia reattiva. Così, nell'individuo sano il glucosio entra prepotentemente nelle cellule, con una rapida diminuzione delle sue concentrazioni ematiche; si parla quindi di ipoglicemia reattiva, una condizione che come abbiamo visto ad inizio articolo stimola il centro ipotalamico della fame.

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La diagnosi di ipoglicemia reattiva può essere posta sulla base dei risultati dell'OGTT, il "famoso" test da carico orale di glucosio. In questo esame si somministra per via orale una soluzione acquosa di circa 75 grammi di glucosio, registrando i valori glicemici (ed eventualmente quelli insulinemici) ad intervalli di tempo prestabiliti (30', 60', 90', 120', 150', 180', 210', 240', 270' 300'). La diagnosi è certa se la glicemia scende al di sotto dei 45 mg/dL, mentre è probabile se i i valori minimi di glicemia sono compresi tra i 45 ed i 55 mg/dL.

Picco Glicemico: Cos'è e Come Influisce sulla Sete

Il picco glicemico è una condizione che si verifica ogni volta che mangiamo cibi ricchi di carboidrati semplici, i quali fanno salire in fretta i livelli di glucosio nel sangue. Per comprendere cos’è un picco glicemico è importante capire come avviene il processo di digestione. Quando mangiamo, i carboidrati vengono scomposti in sostanze più semplici, tra cui il glucosio. Vengono poi trasportati dai vasi sanguigni per fornire nutrimento alle cellule del nostro corpo. Il tipo e la qualità di alimenti che ingeriamo influenzano i livelli di glucosio, che diventano più alti con i carboidrati semplici.

La glicemia è regolata da un meccanismo ormonale dovuto alla produzione di insulina da parte del pancreas la quale permette alle cellule di recuperare e immagazzinare glucosio dai vasi sanguigni. Se scegliamo alimenti semplici, il livello del glucosio aumenta repentinamente e altrettanto velocemente scende determinando un crollo della glicemia. In questo modo si è verificato il picco glicemico. Il picco glicemico costringe il pancreas a produrre l’insulina per eliminare il glucosio dal sangue e portarlo ai tessuti, quando il glucosio è in eccesso, però, e non riesce a essere smaltito tutto, viene conservato come grasso nei tessuti. Se quindi l’azione normale dell’insulina è quella di favorire l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule per ricavarne energia, se stimolata maggiormente, è in grado di favorirne l’accumulo sotto forma di grasso.

Quando si ha un picco glicemico il nostro organismo ne risente, i sintomi possono essere lievi oppure più intensi e a carico di vari organi.

Valori di Riferimento della Glicemia

Per comprendere meglio i livelli della glicemia e monitorare eventuali picchi glicemici, ecco una tabella con i valori di riferimento:

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Stato Valore Glicemia (mg/dL)
A digiuno 70-99
Dopo 2 ore dal pasto <140
Prediabete a digiuno 100-125
Diabete a digiuno ≥126
Prediabete post-prandiale 140-199
Diabete post-prandiale ≥200

Cause del Picco Glicemico

  • Assunzione di carboidrati raffinati, come pane bianco, dolciumi e bibite zuccherate o alimenti con alto indice glicemico (come la frutta molto zuccherina).
  • Fare pasti non equilibrati e senza il giusto apporto di fibre, proteine e grassi sani, che aiutano a rallentare l'assorbimento degli zuccheri a livello intestinale.
  • Oltre all'indice glicemico è importante considerare anche il carico glicemico: ovvero, assumere grandi quantità di un alimento a basso indice glicemico può comunque comportare un incremento considerevole della glicemia.
  • Una vita sedentaria e priva di esercizio fisico può ridurre la sensibilità all'insulina e predisporre a picchi glicemici non controllati.
  • Squilibri ormonali e stress quotidiano possono far aumentare i livelli di cortisolo, che a sua volta favorisce l'aumento della glicemia.

Sintomi del Picco Glicemico

  • Stanchezza improvvisa e sonnolenza
  • Senso di fame poco dopo il pasto
  • Mal di testa
  • Sensazione di sete intensa
  • Difficoltà di concentrazione
  • Sbalzi d'umore
  • Aumento della frequenza urinaria

Come Gestire e Prevenire il Picco Glicemico

Per prevenire e gestire i picchi glicemici è necessario andare ad agire su tre pilastri fondamentali: alimentazione, integrazione e stile di vita.

Alimentazione

Per evitare picchi glicemici repentini è necessario avere un'alimentazione sana ed equilibrata, com pasti che associno carboidrati complessi o a lento rilascio, come cereali integrali o legumi, con fonti proteiche magre e grassi “buon” (monoinsaturi e polinsaturi), derivanti da olio extravergine d'oliva, da semi o da pesci grassi come il salmone. Ovviamente, non vanno dimenticate le fibre, che a livello intestinale intrappolano gli zuccheri e in questo modo modulano i tempi di assorbimento a livello intestinale e quindi la risposta glicemica.

Integrazione

In alcuni casi può essere utile l'assunzione di integratori alimentari che aiutano a gestire la glicemia il metabolismo dei carboidrati. Ehi tra questi troviamo sicuramente:

  • Integratori a base di cromo e magnesio, come Glicemy Act 30Cps o Redulen Glicemia 60 Compresse che supportano il metabolismo glucidico e aiutano a stabilizzare la glicemia.
  • Integratori a base di fibre solubili, che aiutano a rallentare l'assorbimento di carboidrati e ad ammorbidire la curva glicemica post-prandiale. Aboca Metarecod 40 Bustine Granulari Sindrome Metabolica è un prodotto salute del marchio Aboca, formulato con una resina brevettata chiamata NeoPolicaptil Gel Retard e capace di rallentare l'assorbimento degli zuccheri a livello dell'intestino.
  • Snack proteici con basso apporto di zuccheri. Barrette come Enervit Protein Keto Snack Salted Nuts aiutano a mantenere stabile la glicemia tra i pasti principali, evitando squilibri che possono portare a fame eccessiva e al consumo di zuccheri semplici.

Attività Fisica

Lo sport e l'attività fisica sono uno dei modi più efficaci per prevenire l'insorgenza di picchi glicemici repentini. Anche delle semplici camminate di 10-15 minuti dopo i pasti, possono aiutare a stabilizzare il livello glicemico e migliorare la risposta insulinemica da parte dell'organismo.

La Sete Dopo la Pizza: un Caso Comune

Dicesi “sete da cammello”: è quel fastidioso sintomo, spesso notturno, che capita ancora a tanti dopo aver mangiato una pizza. E la domanda è d'obbligo: ma perché ci viene così tanta sete?

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Partiamo dalla maturazione dell'impasto: infatti, se rispettare i tempi di lievitazione è essenziale per ottenere una pizza buona e digeribile, anche i tempi di maturazione sono importantissimi. La maturazione è quella fase in cui gli enzimi idrolitici (amilasi e proteasi) presenti nella farina e attivati dall’acqua aggiunta nell’impasto, scompongono gli amidi e il glutine, e viene influenzata da diversi fattori tra cui le caratteristiche della farina, la temperatura dell'ambiente e il tempo di lievitazione. L'ideale è un processo di lievitazione che va dalle 24 alle 48 ore ad una temperatura compresa fra i 4 e i 25/26 °C: garantire questo intervallo di temperature, infatti, è essenziale affinché la maturazione dell'impasto possa avvenire durante la lievitazione. Un altro aspetto molto importante da tenere in considerazione è la scelta del tipo di farina in relazione alla sua forza, o indice W; questo, indica la capacità della farina di assorbire acqua e di trattenere anidride carbonica durante la lievitazione, e la capacità dell'impasto di espansione al rigonfiamento. La forza di una farina è correlata al contenuto di alcune proteine che, durante l'impastamento, danno origine al glutine: maggiore è la forza della farina, più l'impasto sarà elastico e coeso.

Infine, ma non meno importante, tra le cause della sete post pizza troviamo la quantità e la qualità degli ingredienti base e aggiunti a seconda del tipo di pizza che si sceglie. Se, infatti, nell'impasto della pizza è richiesto generalmente l'utilizzo di poco sale, bisogna tener conto del sale contenuto nella passata di pomodoro e di quello contenuto nella mozzarella, o del formaggio a pasta filata. Per ridurre la fastidiosa sensazione della sete notturna, è quindi preferibile scegliere pizzerie che adottano un processo di lievitazione che va dalle 24 alle 48 ore e optare per una pizza con ingredienti semplici, possibilmente con l’aggiunta di verdure.

Consigli per una Pizza Più Digeribile

Ce n'è davvero per tutti i gusti, e per tutte le intolleranze. Gli impasti a base di farina integrale si caratterizzano per l'utilizzo di farine integrali mixate con quelle di tipo zero o doppio zero. L'impasto con farina ai 5 cereali si ottiene attraverso l'utilizzo di farina a base di grano tenero, con aggiunta di farina integrale e altri cereali come orzo, segale, farro e avena. La pizza con impasto di farina di farro presenta un apporto calorico inferiore (335 calorie per 100 grammi) e contiene proteine e vitamine del gruppo B. Anche la farina di canapa è molto proteica: al gusto ricorda la nocciola, e presenta elevate proprietà nutrizionali.

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