La Dieta del Gruppo Sanguigno: Un'Analisi Approfondita

La dieta del gruppo sanguigno è un argomento che ha suscitato un notevole interesse e dibattito negli ultimi decenni. Questo approccio dietetico è stato proposto per la prima volta dal naturopata e autore Peter J. D’Adamo.

Cos'è la Dieta del Gruppo Sanguigno?

La dieta del gruppo sanguigno è un regime alimentare che si basa sulla teoria che ogni gruppo sanguigno richieda un’alimentazione specifica per mantenere uno stato di salute ottimale. La dieta dei gruppi sanguigni è stata proposta dal naturopata Peter J. D’Adamo e il dottor Mozzi propongono una dieta basata sullo specifico gruppo sanguigno dell’individuo. La dieta del gruppo sanguigno, conosciuta anche come emodieta, è una dieta ritagliata su misura per ciascuno dei quattro gruppi sanguigni 0/A/B/AB, sia Rh positivo che Rh negativo.

Secondo la teoria che è alla base di tale dieta, per ciascun gruppo sanguigno gli alimenti sono distinti in benefici, neutri e nocivi. Lo stesso alimento, secondo tale impostazione, potrebbe essere salutare per il gruppo sanguigno A ma dannoso per la salute del gruppo B. Gli alimenti considerati nocivi, sono da evitare o quantomeno da ridurre, perché accusati di poter provocare danni all'organismo, determinando l’inizio di patologie anche serie. Inoltre, ipotizza che una dieta contenente gli alimenti consigliati possa addirittura guarire alcune malattie che, apparentemente, non c’entrano nulla con l’alimentazione.

Questa idea di dieta parte dal presupposto che esista una stretta correlazione tra gruppo sanguigno, cibo e sistema immunitario, sostenendo che i gruppi sanguigni siano nati in seguito all'evoluzione umana dovuta al cambiamento dello stile di vita e dell'alimentazione. In pratica questi antigeni sono una specie di distintivo, un documento di identità, che caratterizza gli eritrociti di un individuo. Il sistema ABO è quello che ha attratto l’attenzione di D’Adamo.

Quali sono i principi della dieta del gruppo sanguigno?

L’ideatore di questa dieta, Peter J. D’Adamo, parte dal presupposto che la diversificazione dei gruppi sanguigni nell’essere umano sia emersa nel corso dell’evoluzione darwiniana. D’Adamo afferma che consumare queste lectine “nemiche” con la dieta sarebbe equivalente a subire una sorta di piccola trasfusione da parte di un donatore con un gruppo sanguigno diverso. Secondo D’Adamo, ciascuna persona mostra intolleranza verso alcune lectine in base al proprio gruppo sanguigno. Tale danno spiegherebbe l'epidemia di intolleranze alimentari e disturbi legati a determinate scelte dietetiche.

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Come devono mangiare le persone in base al gruppo sanguigno?

Secondo D’Adamo i gruppi sanguigni si sarebbero evoluti in risposta alle differenti diete che l’uomo ha avuto nel corso della sua storia.

Gruppo Sanguigno 0

Il gruppo sanguigno 0 è considerato il capostipite dei vari gruppi sanguigni ed è associato a un profilo di cacciatori. Queste persone sono descritte come aventi un fisico atletico e una forte predisposizione ai cibi di origine animale, come la carne. Al contrario, dovrebbero limitare il consumo di carne ed evitare i latticini. È interessante notare che si sostiene che i soggetti con gruppo sanguigno 0 abbiano una maggiore tendenza alla celiachia. Ai soggetti con gruppo sanguigno 0, oltre a una dieta povera di latticini, viene consigliato di assumere molti alimenti proteici con l'alimentazione.

Gruppo Sanguigno A

Al contrario, dovrebbero limitare il consumo di carne ed evitare i latticini. Si fa riferimento al fatto che il passaggio storico all’agricoltura abbia influenzato la loro dieta. L’alimentazione ottimale secondo Peter D’Adamo e Piero Mozzi, per gli individui appartenenti al gruppo A, consiste in una dieta povera di proteine animali dove la carne e i latticini sono ridotti al minimo o aboliti e sostituiti principalmente dai legumi, dal tofu, dalla frutta secca. Solo le uova e il pesce sono ben accetti per quanto riguarda le proteine animali.

Gruppo Sanguigno B

Il gruppo sanguigno B è associato alle popolazioni nomadi e si presume che abbiano un sistema immunitario robusto e un apparato digerente efficiente. Secondo la teoria, queste persone possono consumare latticini con tranquillità e dovrebbero evitare alimenti ricchi di conservanti e zuccheri semplici. Come possiamo vedere, il tipo B è quello più “capace di adattarsi” e, dunque, sono pochi i cibi che deve evitare, o meglio, sono poche le categorie di cibo a cui deve fare attenzione.

Gruppo Sanguigno AB

Il gruppo sanguigno AB è descritto come “enigmatico” e rappresenta il gradino più alto della scala evolutiva secondo questa teoria. Dal punto di vista dietetico e sportivo, si colloca a metà strada tra i gruppi A e B. Secondo D’Adamo il tipo AB rappresenta un “misto” tra i gruppi A e B in quanto è comparso circa un migliaio di anni fa (è il gruppo più recente), in Europa, a seguito della mescolanza di popolazioni diverse, nel corso delle invasioni barbariche. Dal punto di vista della dieta, possiamo vedere che le fonti proteiche preferibili da consumare sono pesce e legumi, mentre carne e anche latticini devono essere limitati molto.

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Quanto è affidabile la dieta del gruppo sanguigno?

La dieta dei gruppi sanguigni è ampiamente considerata inattendibile dalla comunità scientifica. Nonostante la popolarità della dieta del gruppo sanguigno, le sue basi scientifiche sono state spesso messe in discussione da studi e revisioni condotte nel corso degli anni, che hanno concluso che non esistono prove solide a supporto dell’efficacia di questa dieta nel migliorare la salute in modo specifico per ogni gruppo sanguigno. Questa, è l’unica revisione sistematica della letteratura effettuata sull’argomento, e ritengo che chiunque volesse parlare della dieta dei gruppi sanguigni, dovrebbe quanto meno dare un’occhiata a questa ricerca prima di rischiare di fare disinformazione.

In una revisione sistematica della letteratura pubblicata nel 2013, gli autori hanno concluso che non esistono prove fattuali a sostegno dei benefici attribuiti a questa dieta. Bisogna precisare, però, che di tutti gli studi inizialmente presi in considerazione dai ricercatori solo uno ha dimostrato di avere le carte in regola in termini di qualità per essere incluso nell’analisi finale. In sostanza, ci sono molti dati che rafforzano l’idea che il benessere derivante da questa dieta sia più legato all’eliminazione di cibi processati e all’introduzione di abitudini alimentari più salutari, piuttosto che a una correlazione con il gruppo sanguigno.

Uno studio americano ha valutato gli effetti di una dieta equilibrata e personalizzata in base alle caratteristiche di ogni soggetto, somministrata senza tenere conto del gruppo sanguigno degli individui coinvolti. I risultati ottenuti hanno dimostrato che la dieta corretta ha migliorato gli indicatori di salute dei soggetti indipendentemente dall’aver preso in considerazione i cibi consigliati dall’emodieta e che non vi è nessuna correlazione tra il gruppo sanguigno e i benefici derivati dall’alimentazione.

Le diete per i gruppi A, AB e O hanno dato risultati positivi sui diversi marcatori considerati: indice di massa corporea, lipidi ematici, pressione e insulina. Nessun risultato significativo per la dieta del gruppo B. Il dato rilevante è che i risultati positivi ottenuti con la dieta del gruppo A si osservavano sia per soggetti che effettivamente presentano tale gruppo sia per soggetti con gruppo sanguigno diverso.

Non esiste quindi una correlazione specifica tra i benefici osservati in seguito alla dieta e il gruppo sanguigno specifico: i miglioramenti sono generali e sono del tutto indipendenti dal gruppo sanguigno del soggetto. Il basso rischio cardiometabolico riconosciuto agli individui di gruppo sanguigno A non era riconducibile a fattori genetici, ma a un regime alimentare che, geni a parte, è riconosciuto come fattore protettivo per la salute. Gli scienziati canadesi hanno infatti visto che, assegnando una medesima dieta a individui di gruppo sanguigno diverso, gli effetti non cambiavano.

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Ciò che molti addetti ai lavori, quali nutrizionisti e dietologi, vedono come limite in questa dieta è la mancanza di adattamento alle esigenze specifiche dell’individuo, che dipendono da fattori come età, stato di salute e livello di attività fisica. In generale, consultando i diversi studi e le opinioni dei medici, il punto critico riguarda l’assenza di basi scientifiche solide, che non sono supportate da studi clinici sufficienti, aspetto che rende difficile considerare questa dieta attendibile.

Quanta scienza c’è dietro questi consigli? Poca o nulla, dicono oggi gli esperti. Impossibile, dunque, ricondurre la genetica ad appena quattro macroaree. «Anni fa la presenza degli stessi antigeni che determinano l’appartenenza a un gruppo sanguigno è stata scoperta sulle cellule che rivestono l’intestino: da qui l’ipotesi che l’attività di alcuni enzimi digestivi potesse essere in qualche modo determinata da queste molecole - afferma Giacinto Miggiano, direttore del centro di nutrizione umana del policlinico Gemelli di Roma -. Ma i gruppi sanguigni sono molti vari tra le diverse popolazioni del mondo, senza nessun nesso con l’alimentazione adottata durante le varie fasi evolutive».

Come ogni dieta di successo, anche quella di D’Adamo ha generato una serie di varianti più o meno di successo, più o meno note. Alla fine, sia che la proposta sia quella di D’Adamo sia che si tratti di quella di Mozzi, ci troviamo davanti a diete restrittive, che eliminano una grande quantità di alimenti preconfezionati e lavorati, privilegiando cibi freschi e poco manipolati.

E allora perché tanti riferiscono miglioramenti impressionanti grazie alla dieta di D’Adamo o Mozzi? La risposta è semplice: si tratta in entrambe i casi di diete ipocaloriche, che riducono notevolmente il consumo di cibi trasformati ad alta densità energetica e poveri di nutrienti, aumentando invece il consumo di cibi freschi, poco trasformati, con densità energetica decisamente minore. In parole povere: chi segue queste diete, indipendentemente dal gruppo sanguigno e dal tipo di dieta seguita, riduce il consumo di cibo spazzatura, riduce l’apporto energetico, aumenta probabilmente il consumo di alimenti freschi, carne, pesce, verdure, facendo attenzione anche a stagionalità, preparazione e cottura dei cibi.

In definitiva la dieta del gruppo sanguigno non è altro che l’ennesima fad diet, una dieta alla moda, che dietro una barriera di pseudoscienza e di divieti più o meno arbitrari può ottenere buoni risultati grazie al trucco più vecchio del mondo: mangiare meno, mangiare alimenti freschi e scelti con cura. I vari modelli di dieta proposti da D’Adamo o Mozzi non hanno nulla di magico.

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