La via che congiunge Napoli a Campobasso attraversa un paese pittoresco e ricco di storia. Da Maddaloni, con le sue torri normanne, si prosegue sotto l’arco dell’Acquedotto Carolino, per poi giungere ad una seconda opera di grande importanza: il ponte sul fiume Calore.
Origini e Percorso del Fiume Calore
Il fiume Calore nasce dalle falde del Terminio, la più grande delle montagne irpine. I geografi lo distinguono con il predicato di "irpino" dall’altro Calore che bagna la regione lucana. Questo fiume, dopo aver lambito il contado di Benevento, confluisce nel Volturno. Vibio Sequestre lo descrisse come "Calor Beneventi oppido junctus".
Importanza Storica e Ponti Romani
Il Calore, crescendo di volume grazie a numerosi affluenti, interrompeva le comunicazioni, rendendo necessaria la costruzione di ponti fin dai tempi degli antichi Romani. Di alcuni di questi ponti si possono ancora vedere gli avanzi. Notissimo è il Ponte Appio, che congiungeva due bracci della via Appia, quando da Capua fu prolungata a Benevento. Le reliquie si trovano presso Apice.
Altri ponti storici includono:
- Il ponte detto de’ Talloni, presso Montella.
- Uno tra Cassano e Nusco, chiamato Ronito.
- Le vestigia del Ponte S. Andrea tra Castelvetere e Paterno.
- Il ponte dei Cossano, con arco di cento palmi di corda.
- Il ponte di S. Anna, sebbene il fiume si sia deviato.
- Quello di S. Onofrio, rifatto da Pio VI, presso Benevento.
- Il ponte Valentino, legato alla figura di Manfredi, sepolto nelle vicinanze dopo la battaglia di Benevento.
Il Ponte Valentino e la Memoria di Manfredi
Su quest’ultimo ponte grava un’infame celebrità: esso è quello presso al quale venne sepolto Manfredi dopo la giornata campale di Benevento; esso è quello che i versi di Dante fecero immortale.
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Il Ponte sul Calore: Un’Opera Necessaria
Nel tratto in cui il fiume Calore, soggetto a piene, interrompeva la strada Sannitica, unica comunicazione tra Molise e Terra di Lavoro, era essenziale un ponte. Per secoli, gli abitanti avevano utilizzato delle scafe, spesso rese inutilizzabili dalle piene o soggette alle angherie dei navicellai. Da due secoli si tentava di costruire un ponte in muratura.
Rimangono gli avanzi di quello intrapreso ai tempi del Vicerè Pennaranda, che doveva essere di tre archi sostenuti da piloni. Nel 1812, si tentò di innalzare la pila mancante, ma le escrescenze rovinarono i lavori. Nel 1828, il Consiglio generale della provincia di Molise chiese al Real Governo di applicare al ponte del Calore i nuovi metodi usati per il ponte del Garigliano.
Dopo varie considerazioni, si decise di abbandonare l’idea di un ponte murato, optando per un ponte sospeso a catene di ferro. L’architetto preferì il sito a piè della rupe di Solopaca e ne calcolò il costo in cinquantaseimila ducati. I lavori iniziarono nel Luglio del 1832 e nel Marzo del 1835 il ponte era compiuto.
Calcoli e Costruzione
Il cavalier Giura aveva sottoposto al più severo calcolo le parti tutte del ponte affin di determinarne la resistenza. Egli calcolò il peso intero che doveva esser sostenuto dalle catene di sospensione, e determinata la tensione che ne risultava sulle maglie, per giudicare se fornite erano della grossezza e forza che si conveniva.
L'opera, stimata in cinquantaseimila ducati, fu divisa in due appalti: uno per i lavori in ferro (ducati 22215.98) e l’altro per i lavori di fabbrica (ducati 36555.89). I ferri vennero dalle ferriere di S. Leucio.
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Il novello ponte, saggiato con un carico di quasi mille cantaja, mostrò solo una lieve oscillazione. Il 5 Aprile 1835, il Re Ferdinando II inaugurò solennemente il ponte, intitolandolo alla sua consorte Maria Cristina.
L'Epigrafe Dedicatoria
L’epigrafe, scritta dal canonico D. Francesco Rossi, celebrava la fermezza del ponte, sostenuto da catene di ferro e non da pile ed archi di pietra. Essa recitava:
« Ferdinando II, Re delle Due Sicilie e di Gerusalemme P.F.A., nato per il bene pubblico, affinché, essendosi rotta l’accorciatoia del Calore, non fosse impedito ai popoli il vicendevole miglioramento, per lunghe dispendiose vie, comandò che fosse fatto immediatamente un ponte, a cominciare da quello già costruito, che corresse non sopra piloni ed arcate, con pietre conce, ma fatto artisticamente, con una compagine di legno e di bronzo, con sotto tese delle intelaiature, pendente nell’aria, immobilmente fermo, con danaro raccolto dai Campani e dai Sanniti, gareggiante per magnificenza e per eleganti ornamenti con il ponte di Ferdinando; ed essendo completato in ogni parte, il Re stesso, avendolo inaugurato con solenne rito, per il primo, fra tutti, senza alcun incidente, circondato dalla regia cavalleria, con buon augurio, essendo passato oltre fra gli applausi e le liete acclamazioni dei popoli, lo consacrò; e, avendolo insignito dell’augusto nome della fiorentissima sua consorte Cristina, lo consegnò all’immortalità.
Il Fiume Calore Oggi
Oggi, il fiume Calore continua a essere una risorsa vitale per la regione, sebbene affronti sfide ambientali significative. Le iniziative per preservare e valorizzare il fiume sono essenziali per garantire che continui a essere una fonte di vita e di bellezza per le generazioni future.
Benevento e il Calore: Un Legame Storico
Riguardo alla nascita della città di Benevento, la leggenda ne attribuisce la fondazione al mitico Diomede, eroe greco approdato sulle coste pugliesi. Di sicuro si sa che fu abitata da popolazioni sannitiche, di ceppo sia irpino che caudino, per l’esistenza di reperti culturali e di emergenze storiche come l’area archeologica di contrada Cellarulo, che testimonia l’esistenza di una popolazione stanziale, insediata alla confluenza dei fiumi Sabato e Calore, dedita alla lavorazione ed al commercio della lana e di prodotti realizzati con argilla.
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Florido centro della civiltà sannita, entrò per la prima volta nella storia allorché i Sanniti sconfissero nella battaglia delle Forche Caudine (321 a.C.), il potente esercito romano. Dopo una lunga serie di guerre, la città fu conquistata dai Romani che, in seguito alla vittoria riportata su Pirro nel 275 a.C., le mutarono il nome da Maleventum (cattivo presagio) in Beneventum (evento felice), odierno Benevento.
Passaggio obbligato per raggiungere, da Roma, percorrendo la Via Appia, Brindisi in particolare e, quindi, l’Oriente, divenne ben presto un importante e strategico centro politico ed economico. I Romani, nel corso dei secoli, ebbero cura di abbellirla ed arricchirla di importanti edifici, tuttora visibili all’interno delle mura della città, a testimonianza del glorioso passato. e inoltre, preziose testimonianze del tempio di Iside.
La caduta dell’Impero Romano segnò un periodo di decadenza anche per Benevento, che assurse a nuova gloria sotto la dominazione Longobarda. Benevento, all’inizio di questa dominazione (571), con Zottone I, fu un Ducato; poi, in seguito alla caduta del Regno di Pavia (774), fu elevata a Principato da Arechi II. Questi, amante delle arti e della cultura, realizzò numerose opere architettoniche, come l’ampliamento della cinta muraria, con la creazione della Civitas nova (attuale Triggio); la chiesa di S. Sofia, oggi patrimonio Unesco, insolita nella sua struttura, per metà circolare e per metà stellare; l’attiguo monastero benedettino ( oggi Museo del Sannio) con il bellissimo chiostro. Altra notevole testimonianza dell’epoca longobarda è la chiesa di S.Ilario.
Il Calore e l'Archeologia: Taurasi e le Testimonianze del Passato
Le più antiche tracce della presenza dell'uomo nel bacino idrografico del fiume Calore risalgono al paleolitico medio, circa quarantamila anni fa. Numerose testimonianze archeologiche, come quelle rinvenute a Montemiletto, Cernito e Taurasi, testimoniano la ricchezza del territorio e la sua importanza strategica nel corso dei millenni.
In particolare, gli scavi condotti in contrada S. Martino a Taurasi hanno portato alla luce i resti di una capanna risalente al periodo eneolitico, insieme a numerosi strumenti litici e ceramiche d'impasto.
Altre importanti scoperte archeologiche includono la tomba del "capo tribù" a Madonna delle Grazie, Mirabella Eclano, e i resti di insediamenti sannitici e romani lungo le rive del fiume.
Il Fiume Calore: Una Risorsa Minacciata
Il fiume Calore, un tempo ricco di acque e di vita, oggi soffre a causa del prelievo eccessivo delle sue acque e dell'inquinamento. La diminuzione della portata e la scarsa qualità delle acque mettono a rischio l'ecosistema fluviale e le attività economiche che dipendono da esso.
Diverse iniziative sono state intraprese per cercare di risolvere questi problemi, tra cui la realizzazione di impianti di depurazione, la promozione di pratiche agricole sostenibili e la sensibilizzazione della popolazione sull'importanza della tutela del fiume.
Il Calore nella Storia e nella Cultura Popolare
Il fiume Calore è stato protagonista di numerosi eventi storici e leggende popolari. La battaglia delle Forche Caudine, combattuta nel 321 a.C. tra Romani e Sanniti, si svolse nei pressi del fiume, e le sue acque furono testimoni di cruenti scontri.
La leggenda di Alfi e Alfia narra la tragica storia di due giovani amanti che si gettarono nelle acque del Calore per sfuggire alla tirannia del padre di lei.
Il Fiume Calore: Un Patrimonio da Tutelare
Il fiume Calore è un patrimonio naturale, storico e culturale di inestimabile valore. La sua tutela e valorizzazione sono fondamentali per garantire un futuro sostenibile per le comunità che vivono lungo le sue rive e per preservare la memoria del passato.
Tabella Riepilogativa dei Ponti Storici sul Fiume Calore
| Nome del Ponte | Località | Note |
|---|---|---|
| Ponte Appio | Apice | Congiungeva due bracci della via Appia |
| Ponte de’ Talloni | Montella | Presso Montella |
| Ponte Ronito | Tra Cassano e Nusco | Tra Cassano e Nusco |
| Ponte S. Andrea | Tra Castelvetere e Paterno | Vestigia |
| Ponte dei Cossano | Tra Castelvetere e Paterno | Di molta magnificenza e antichità |
| Ponte di S. Anna | Castelvetere e Paterno | Il fiume si è deviato |
| Ponte di S. Onofrio | Benevento | Rifatto da Pio VI |
| Ponte Valentino | Benevento | Legato alla figura di Manfredi |