USB è l’acronimo di Universal Serial Bus ed è lo standard più diffuso per la connessione di dispositivi elettronici, come tastiera, fotocamera, mouse, stampanti, unità flash e anche dispositivi di rete.
I cavi USB vengono utilizzati anche per il caricamento dei dispositivi e per il trasferimento dei dati.
Esistono diverse tipologie di connettori USB, tra cui i più comuni sono USB-A, USB-B e USB-C.
Tipologie di Connettori USB
USB-A
L’USB-A è il connettore più diffuso ed utilizzato, caratterizzato da una forma rettangolare. Si tratta del connettore più diffuso. Lo puoi trovare nei computer, nei laptop e in adattatori di corrente.
USB-B
L’USB-B è un tipo di connettore USB piatto e quasi quadrato, solitamente utilizzato per collegare dispositivi periferici come stampanti, scanner e alcuni dischi rigidi esterni a computer o laptop.
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USB-C
L’USB-C, conosciuto anche con USB Type-C è connettore a 24 pin che sostituisce i precedenti connettori USB.
Questa tipologia di cavo consente di trasmettere dati, audio e video, può trasferire file, collegare altoparlanti o persino funzionare come uscita video per un monitor. Può caricare sia dispositivi piccoli come smartphone che laptop più potenti.
È caratterizzato da un’elevata velocità in quanto supporta gli standard USB più recenti, come l’USB4, che è molto veloce per trasferire dati.
L’USB-C, inoltre, è molto piccolo e sottile, perfetto per i dispositivi moderni. Il più recente e sempre più utilizzato, consente il trasferimento dati ad alta velocità.
USB-A vs USB-C: Un Confronto
- USB-A: il connettore USB-A è di forma rettangolare ed è più grande rispetto al tipo C. La velocità di trasferimento dati varia a seconda della versione dello standard USB. La potenza erogata dai connettori USB-A varia a seconda della versione dello standard USB.
- USB-C: il connettore USB-C è di forma ovale e simmetrica, il che significa che può essere inserito in entrambi i versi. Il connettore USB-C è reversibile, il che significa che può essere inserito in entrambi i versi.
La scelta tra USB-A e USB-C dipende dalle tue esigenze. Se hai bisogno di un connettore compatibile con la maggior parte dei dispositivi in commercio, USB-A è la scelta più sicura.
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USB-A e USB-C sono due standard con caratteristiche diverse. La scelta tra i due dipende dalle tue esigenze specifiche.
Standard USB: Evoluzione e Velocità
Inizialmente pensato per lo scambio di informazioni, lo standard USB si è evoluto nel tempo fino a diventare l’interfaccia predominante per computer, smartphone, tablet e altri dispositivi. Esistono diverse tipologie di standard USB, che si distinguono per la velocità di trasferimento e la capacità di gestione dell'energia.
Lo standard USB 3.0, lanciato nel 2008, ha segnato un notevole passo avanti rispetto al suo predecessore. USB 3.0 introduce 9 cavi, abilitando la lettura e scrittura simultanea dei dati per un flusso di lavoro più efficiente.
Con l'arrivo di USB 3.1 nel luglio del 2013, la velocità di trasferimento dati ha raggiunto i 10 Gbps, aprendo nuove possibilità per hard disk esterni, SSD ad alte prestazioni e periferiche che richiedono una maggiore larghezza di banda.
Rilasciato ufficialmente nel 2019, lo standard USB 4.0 rappresenta l'ultima evoluzione dello standard, offrendo una velocità sorprendente fino a 40 Gbps.
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Quando si parla di USB, è facile fare confusione tra lo standard e la tipologia di connettore. Lo standard USB definisce le regole della comunicazione, come la velocità di trasferimento dati e la potenza erogata.
Per comprendere al meglio la differenza, immagina di avere un cavo USB-C che usi per caricare il tuo smartphone. Il connettore è la parte fisica che inserisci nel telefono, quella di forma ovale e simmetrica.
Se il tuo smartphone e il caricabatterie supportano lo standard USB 2.0, la ricarica sarà più lenta. Quindi, anche se il connettore è lo stesso (USB-C), lo standard USB utilizzato può fare una grande differenza in termini di prestazioni.
Tabella Comparativa Standard USB
| Tipologia USB | Compatibilità | Video | Alimentazione | Velocità Trasferimento Dati |
|---|---|---|---|---|
| USB 1.1 (Full Speed) | No | No | 12 Mbps | |
| USB 2.0 (Hi-Speed) | USB 1.1 | No | Host alla periferica | 480 Mbps |
| USB 3.0 (SuperSpeed) | USB 1.1, USB 2.0 | Si | Host alla periferica | 5 Gbps |
| USB 3.1 (SuperSpeed) | USB 1.1, USB 2.0, USB 3.0 | Si | Bidirezionale | 10 Gbps |
Juice Jacking: Attacchi Tramite USB e Come Difendersi
Tutti conosciamo la fastidiosa sensazione di avere il telefono scarico e quindi inutilizzabile e di non avere con noi il nostro alimentatore. Di juice jacking si è iniziato a parlare nel 2011.
Ma cos’è esattamente il juice jacking? Il juice jacking è una tecnica di cyber attacco utilizzato dai criminal hacker per colpire gli smartphone e tutti i dispositivi mobile sfruttando la porta di ricarica USB con lo scopo di esfiltrare dati riservati dalla memoria interna o installare malware di ogni genere.
Si tratta, dunque, di una minaccia seria soprattutto in ambito lavorativo e di smart working in cui c’è necessità di ricaricare frequentemente i dispositivi utilizzando punti di ricarica pubblici.
La definizione di “juice jacking” nasce da Brian Krebs nel 2011 e si riferisce al tentativo di accedere ai dati degli smartphone utilizzando come canale di comunicazione proprio il cavo (jack) di alimentazione (juice) USB.
Con quest’ultimo infatti è possibile ricaricare il telefono collegandolo ad esempio ad una porta USB del computer o ad una presa USB di ricarica come quelle presenti negli alberghi o in molti luoghi pubblici.
Ma lo stesso cavo è usato anche per la trasmissione dati e per sincronizzare contenuti tra lo smartphone e il computer.
E il problema sta proprio qui perché attaccando lo smartphone a una presa USB pubblica, si rischia inconsapevolmente di collegarlo a un altro computer e di quindi di esporlo a un attacco.
La violazione passa generalmente dall’installazione di un software (un malware appunto) oppure dalla semplice copia di nascosto dei dati contenuti in un telefono o un tablet o un computer portatile.
Secondo gli esperti, i dispositivi Android sarebbero più esposti rispetto a quelli realizzati da Apple, ma nessun dispositivo può essere considerato del tutto al sicuro rispetto a questa pratica.
Il bello è che anche staccando quel cavo dal nostro device il rischio può continuare. Il tracciamento dei dati può infatti avvenire anche successivamente all’attacco, permettendo ai pirati informatici di continuare a rubare dati, informazioni, foto e video.
Come Difendersi dagli Attacchi Juice Jacking
L’FBI raccomanda di portare con sé sempre il caricatore o un powerbank (batteria di riserva). Inoltre, se proprio non si può fare a meno di utilizzare una porta USB pubblica, è consigliabile usare un cavo per sola alimentazione/ricarica, privo cioè dei “fili” utilizzati per la trasmissione di dati. In ogni caso è sempre importante spegnere il telefono prima di metterlo in carica.
Il sito dell’Fbi fornisce inoltre diversi altri suggerimenti standard come cambiare abitualmente le password e dotarsi di efficaci strumenti antivirus.
Oltre a queste raccomanda di non effettuare operazioni delicate come transazioni di denaro, acquisti online con carta di credito o login in siti sensibili come quelli della propria banca o legati alla propria professione, quando si è collegati a una rete pubblica.
Tutte raccomandazioni molto utili, a monte delle quali ci dovrebbe essere comunque una preparazione solida e continua sui rischi informatici.
Consigli Utili sui Cavi USB
Come Prolungare un Cavo USB?
Il modo più semplice per estendere un cavo USB è usare una prolunga. Chiaramente prima di comprare una prolunga USB è bene saper riconoscere il tipo di USB che si necessita di prolungare.
In base alle tipologie sopra descritte bisogna riconoscere se l’attacco necessario è di tipo A - B - C e tenere conto che il limite massimo della lunghezza consigliata per una prolunga è di 5 metri, soprattutto per le connessioni a bassa velocità.
Per USB 3.0 si possono superare tranquillamente i 3 metri, ma in caso vi fosse la necessità di collegare dispositivi più distanti allora sarà necessario ricorrere a un HUB o ripetitori di segnale USB da posizionare a ogni 3 - 5 metri di collegamento, in ogni caso allungare un cavo USB oltre i 25 metri non consigliabile.
Come Smaltire Correttamente i Cavi USB?
Allo stesso modo altra domanda frequente è dove buttare un cavo USB? Lo smaltimento dei rifiuti è sempre questione delicata. In particolare, il cavo USB può essere considerato un cavo elettrico come gli altri e quindi si tratta di un rifiuto di natura elettronica.
In Italia i rifiuti elettronici rientrano in una categoria specifica, la RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). La normativa che in Italia regola lo smaltimento di questo tipo di rifiuti e in particolare anche dei cavi elettrici come gli USB, è stata recepita dalla comunità europea ed è la direttiva 2011/65/CE (RoHS 2).
Detta normativa riguarda le restrizioni all’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche al fine di contribuire alla salute umana e a uno smaltimento ecologicamente corretto. La direttiva intende per cavi: “cavi con una tensione nominale inferiore ai 250 volt che servono da collegamento o da prolunga per collegare AEE alla presa elettrica o per collegare tra di loro una o più AEE”.
In Italia ci sono 2 modi per disfarsi correttamente di questa tipologia di rifiuti:
- Recarsi nell’isola ecologica comunale (ne sono presenti 3600 in tutta Italia)
- Consegnare cavi o altri rifiuti elettrici e/o dispositivi usati presso i negozianti i quali sono obbligati a ritirarli in base al decreto ministeriale 65/2010.
Dunque, è necessario rispettare questa forma di raccolta differenziata, ma come noto non c’è una regola generale fissa che vada bene per tutti i luoghi (molte variazioni dipendono anche dalla legge regionale specifica).
Quindi, il consiglio è quello di andare a informarsi presso la propria sede comunale o sul sito della regione per sapere se vi sono norme specifiche per lo smaltimento di cavi elettrici, qualora questo non sia già stato specificato nella brochure fornita dalle autorità con le indicazioni sulla raccolta differenziata.
Ecco i comportamenti da evitare:
- Disfarsi dei RAEE nei sacchi neri dell’indifferenziata
- Ammassare RAEE in qualche luogo della casa e abbandonarli
- Mischiare i cavi con altri rifiuti