L’obesità è un fattore di rischio per l’insorgenza di patologie croniche (per esempio, diabete mellito di tipo 2) ma è modificabile grazie a strategie quali dieta e attività fisica. Tuttavia, se non trattata adeguatamente può divenire una condizione patologica cronica di difficile risoluzione dal punto di vista clinico.
Farmaci per la terapia dell'obesità
Attualmente in Italia, i farmaci autorizzati al commercio per la terapia a lungo termine dell’obesità negli adulti sono l’orlistat, la liraglutide e naltrexone/bupropione, indicati nei pazienti obesi con indice di massa corporea (BMI) maggiore o uguale a 30 kg/m2, o nei pazienti in sovrappeso (BMI ≥ 27 kg/m2) con fattori di rischio associati.
- Orlistat: riduce l’assorbimento dei grassi, assunti con la dieta, a livello del tratto gastrointestinale; in particolare blocca l’enzima lipasi che scinde i trigliceridi assunti con il cibo in modo da garantirne l’assorbimento. È disponibile in commercio al dosaggio di 27 milligrammi (mg), 60 mg e 120 mg; per il dosaggio di 120 mg è necessaria la ricetta medica ripetibile.
- Liraglutide: è un analogo del glucagon like peptide-1 (GLP-1) umano, cioè un ormone detto incretina che è secreto a livello intestinale e cerebrale in risposta all’assunzione di cibo. L’ormone (e così anche la liraglutide) si lega al recettore del GLP-1, attivandolo. Ciò porta alla secrezione d’insulina da parte del pancreas, alla riduzione dello svuotamento gastrico e all’aumento, a livello centrale, di sazietà e di riduzione dell’appetito.
- Naltrexone e bupropione: l’associazione di questi due principi attivi aumenta la perdita di calorie e ha effetti sul senso di gratificazione legato all’assunzione di cibo. Per tali motivi è in grado di ridurre l’appetito rendendo più facile seguire una dieta ipocalorica. Le specialità medicinali contenti l’associazione naltrexone e bupropione possono essere prescritte con una Ricetta Non Ripetibile Limitativa (RNRL).
Esempi di farmaci:
- Xenical 120 mg capsule rigide.
- Saxenda 6 mg/ml soluzione iniettabile in penna preriempita.
- Mysimba 8 mg/90 mg compresse a rilascio prolungato.
Integratori per il dimagrimento: verità e falsi miti
Molti sono alla ricerca incessante di integratori per dimagrire, come se fosse una formula magica. Ma è davvero necessaria l’integrazione quando si è a dieta? Ed è vero che gli integratori vanno tutti bene e non fanno mai male? Un dimagrimento sano e duraturo non si ottiene con le scorciatoie. Anzi, la via più breve può anche essere la più dannosa e la meno efficace.
Personalmente, poi, ho molto a cuore il tema degli integratori assunti durante l’alimentazione dimagrante per accelerare la perdita di peso, perché lo considero un tema trattato in maniera troppo superficiale.
Leggi anche: Differenze tra Proteine e Aminoacidi
Falsi miti sugli integratori
- Gli integratori è sempre meglio prenderli, tanto non fanno sicuramente male. Questa affermazione non tiene in considerazione il fatto che assumere un integratore significa introdurre nel proprio corpo una sostanza che, in un modo o nell’altro, produce un effetto. E se l’organismo è già saturo di quella sostanza? O se presenta delle disfunzioni tali che proprio quella sostanza può aggravare? Gli integratori, se presi male o in eccesso, possono essere dannosi.
- Con gli integratori mi regolo da solo. Quindi, se si accetta l’idea che l’integratore se usato in modo inappropriato può fare male, ne consegue che il “fai da te” è sconsigliato.
- Gli integratori li compro al supermercato, costano meno e sono uguali a quelli della farmacia. Terzo grave errore che si può fare nell’assunzione degli integratori: convincersi che uno valga l’altro e che quelli da pochi euro acquistati al supermercato abbiano la stessa qualità di quelli più costosi presi in farmacia. Ovviamente, non è così. D’altra parte, è una regola base che vale per ogni prodotto alimentare (e non solo): la qualità si paga. Quindi, cosa si rischia nel risparmiare quando si comprano gli integratori? Nella migliore delle ipotesi, solo che siano inefficaci.
Quali integratori prendere durante la dieta?
Non esistono integratori che fanno dimagrire (quasi magicamente). Semmai esistono integratori che possono colmare delle carenze nutrizionali che si manifestano durante la dieta. Ma voglio spingermi oltre e sottolineare una cosa che ho imparato con l’esperienza e a cui tengo molto: se ben impostata, una dieta non necessita di integratori, salvo specifiche eccezioni.
Infatti, ciò che davvero funziona se si vuole perdere peso è la capacità di entrare in una nuova mentalità, abbandonare le cattive abitudini e gli alimenti di scarsa qualità o dannosi (come quelli raffinati e carichi di zuccheri, che possono dare dipendenza), per affidarsi solo a cibo vero, scelto con oculatezza.
Agonisti del peptide 1 (GLP-1ra) e semaglutide
Eppure, negli ultimi tempi si è parlato molto di questi medicinali con non poche preoccupazioni. L’agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), per prima, ha lanciato l’allarme, poiché questi farmaci, importanti per chi soffre davvero di diabete, diventano sempre più difficili da trovare.
Sono gli agonisti del peptide 1 (GLP-1ra), composti simili agli ormoni (naturalmente presenti nel nostro organismo), sviluppati originariamente per il trattamento del diabete di tipo 2 (forma associata a insulino-resistenza, sovrappeso, ipertensione e familiarità, che tende a comparire prevalentemente in età avanzata), che inducono una significativa perdita di peso, con effetti collaterali per lo più gestibili.
La semaglutide imita il comportamento del GLP-1, un ormone prodotto dall’intestino che ha il compito di stimolare la produzione di insulina e inibire quella di glucagone (un ormone che fa aumentare il livello di zuccheri nel sangue quando la glicemia è bassa), aiutando ad abbassare i livelli di zucchero nel sangue. Gli effetti della semaglutide sono inoltre significativi dal punto di vista del controllo della fame e della sazietà, riducendo l’appetito e favorendo la perdita di peso, in quanto gli ormoni che questi farmaci mimano fanno parte di questi complessi sistemi di controllo.
Leggi anche: Gestire il Calore nei Gatti
Gli effetti collaterali sono legati perlopiù all’azione del farmaco stesso e sono nausea, vomito e diarrea che possono essere frequenti in un’ampia fetta di pazienti, in particolare alle prime somministrazioni.
Dimagrire in salute: un approccio consapevole
La perdita di peso è un obiettivo comune per molte persone, ma spesso viene affrontata in modo poco equilibrato o con metodi non sostenibili. Dimagrire in salute significa adottare un approccio consapevole che rispetti il corpo e garantisca risultati duraturi.
Quando si decide di intraprendere un percorso per perdere peso, è fondamentale farlo in modo consapevole e rispettoso del proprio corpo. Optare per metodi rapidi, come diete estreme o l'uso di prodotti non certificati, può portare a risultati controproducenti, con ripercussioni negative sia sulla salute fisica che su quella mentale.
Dimagrire in salute significa adottare un approccio che consideri non solo il peso corporeo, ma anche il benessere generale. Un percorso equilibrato consente di:
- Preservare la massa muscolare: un calo di peso rapido spesso comporta la perdita di tessuto muscolare, fondamentale per mantenere un metabolismo attivo e un corpo tonico.
- Evitare carenze nutrizionali: il nostro corpo ha bisogno di un apporto equilibrato di vitamine, minerali e altri nutrienti essenziali. Dimagrire troppo velocemente o seguire diete restrittive può portare a carenze che compromettono il funzionamento ottimale dell’organismo.
- Sostenere la salute mentale: le diete drastiche e gli approcci poco salutari possono generare stress, insoddisfazione e frustrazione, rendendo il percorso di perdita di peso più difficile da sostenere nel lungo periodo.
- Mantenere i risultati nel tempo: cambiare abitudini alimentari e di vita in modo graduale e sostenibile è la chiave per evitare il famigerato effetto yo-yo, che spesso accompagna le diete troppo rigide o non bilanciate.
Ricorda che perdere peso in salute non è una corsa contro il tempo. È un viaggio verso il benessere complessivo, che deve essere affrontato con pazienza, consapevolezza e l’aiuto di strumenti validi e sicuri, come gli integratori alimentari per dimagrire giusti, quando necessario.
Leggi anche: Cosa Mangiare Prima della Colonscopia
I migliori integratori per dimagrire
Quando si parla di integratori per la perdita di peso, è importante scegliere prodotti sicuri ed efficaci, che supportino il corpo senza effetti collaterali indesiderati. Gli integratori per perdere peso non sono una soluzione miracolosa, ma un valido aiuto che, combinato con una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo, può accelerare i risultati.
Categorie di integratori per il dimagrimento
- Integratori brucia grassi: progettati per stimolare il metabolismo e favorire l'ossidazione dei grassi accumulati nel corpo. Spesso contengono estratto di tè verde, caffeina e L-carnitina. Un esempio è XLS Brucia Grassi.
- Integratori per controllare l’appetito: favoriscono la sazietà e possono aiutare a ridurre l’apporto calorico. Un esempio è Aboca Glucomannano.
- Integratori per stimolare il metabolismo: possono essere un aiuto concreto se il metabolismo è lento. Tra gli ingredienti più efficaci troviamo pepe di Cayenna, zinco, magnesio e tirosina. Un ottimo esempio è ESI Fit.
- Integratori detox: purificano il fegato e migliorano la digestione. Tra gli ingredienti più noti: carciofo e cardo mariano. Salugea Epasal è un esempio.
Consigli per una perdita di peso sostenibile
Oltre agli aiuti per dimagrire, è importante:
- Seguire una dieta equilibrata.
- Bere almeno 2 litri d’acqua al giorno.
- Fare esercizio fisico regolare.
- Dormire a sufficienza.
Saxenda®: un farmaco per la gestione del peso corporeo
L’obesità è una patologia cronica in forte crescita, che potrebbe essere contrastata anche con l’ausilio di farmaci, come il Saxenda®, per migliorare la gestione del peso corporeo e ridurre l’insorgenza di comorbidità.
Saxenda® è un medicinale utilizzato per perdere peso che contiene il principio attivo Liraglutide. È simile a un ormone che il nostro organismo naturalmente produce, chiamato glucagon-like peptide-1 (GLP-1), il quale viene rilasciato dall’intestino dopo un pasto.
Il tempo necessario per vedere i primi risultati con Saxenda® è relativo alle condizioni cliniche del paziente e varia a seconda dei casi.
La caccia alla semaglutide
Quando, nel dicembre 2023, la rivista Science ha premiato il farmaco Ozempic come breakthrough of the year, il riconoscimento non ha fatto altro che amplificare una mania già esplosa negli Stati Uniti. Ozempic, nato come farmaco per la gestione del diabete, si è rivelato un potente strumento per la perdita di peso, trasformando un effetto collaterale in un fenomeno globale.
L’azienda produttrice, la Novo Nordisk, ha quindi condotto studi per confermare l’efficacia della molecola semaglutide anche nel trattamento dell’obesità, ottenendo il via libera per l’utilizzo in soggetti con obesità o sovrappeso complicato da patologie correlate.
Science non ha fatto che dilatare a livello globale l’informazione, così la caccia alla semaglutide si è estesa in tutto l’occidente, letteralmente sottraendo agli aventi diritto - le persone con diabete - il farmaco a loro destinato.
Attorno a questo farmaco si sono accumulati consensi entusiastici, di quanti l’hanno preso per dimagrire, ma anche da parte degli specialisti nella gestione dell’obesità che si sono trovati in mano un mezzo potente: in un anno si può far perdere il 10-15 per cento del peso corporeo.
Si è aggiunta, poi, una nuova sostanza, la tirzepatide, una molecola della stessa classe, che arriva a fare smaltire addirittura quasi il 25 per cento del peso corporeo. Una diminuzione di peso che finora solamente la chirurgia bariatrica poteva procurare.
Con questi “agonisti dei recettori del Glp -1” dimagrendo, si abbassa comunque la glicemia, ma diminuiscono, insieme alla montagna di grasso che sparisce, anche i problemi cardiovascolari. Dai cardiologi viene la notizia che gli infarti calano del 20 per cento.
Poi arriva la notizia, sulla rivista Alzheimer’s and Dementia, che la semaglutide abbassa sensibilmente il rischio di Alzheimer in chi è malato di diabete. Infine, di recente, l'evidenza sul poter agire positivamente anche nella dipendenza da alcol.
Preoccupazioni e dibattiti scientifici
Su The Lancet quattro autorevoli scienziati si mostrano preoccupati sulla quantità di massa muscolare che potrebbe andare perduta nelle vertiginose diminuzioni di peso assicurate dai nuovi farmaci. I quattro professori sottolineano che la perdita di muscolo può variare dal 25 al 39 per cento della perdita complessiva di peso nel periodo da 36 a 72 settimane (9-18 mesi), una quantità molto superiore a quanto avviene in un dimagrimento per una dieta ipocalorica.
Un declino della massa muscolare è stato connesso a una diminuzione della capacità immunologica, un aumentato rischio di infezioni, una regolazione non troppo efficace del glucosio e altri rischi.
Invocando un supplemento di studi su questi temi, i firmatari dell’editoriale su The Lancet sottolineano la necessità di un approccio su più fronti per un processo di dimagrimento, accostando agli agonisti del recettore Glp-1 un’attività fisica congrua e l’osservazione di un corretto regime alimentare.
Sulla rivista Jama è comparso un viewpoint firmato da tre scienziati di orientamento più ottimistico sul tema. Il loro punto di partenza è che “l’obesità ha effetti negativi su quasi tutti gli organi e sistemi” e che la perdita di peso rappresenta la cura primaria in quanto migliora o addirittura risolve le complicazioni connesse a questa patologia. Altro punto fermo: l’obesità è una malattia cronica recidivante.
Infatti, quando si sospende la cura con semaglutide e simili si riprendono i chili perduti. Nel forte dimagrimento è maggiore la diminuzione del grasso corporeo rispetto alla massa magra che, dunque, in percentuale, aumenta la sua presenza migliorando la composizione corporea.
Inoltre, quando una persona con obesità raggiunge un peso sano, all’organismo non conviene mantenere così tanto muscolo: ora non gli è più necessario, non deve più portare in giro tutti quei chili.
Nel finale, il documento tira fuori “il tallone d’Achille” di queste nuove terapie: l’inclemente ripresa di peso quando non si prende più il farmaco. Due terzi delle persone smettono di assumere gli antagonisti del Glp-1 dopo un anno circa e recuperano da metà ai due terzi del peso perduto entro un anno.
Anche la professoressa Conte raccomanda un’alimentazione sana appena un po’ più proteica e un’adeguata attività fisica, in particolare di potenziamento muscolare.
Un parere sopra le parti l’abbiamo chiesto a un farmacologo di fama come Silvio Garattini, presidente e fondatore dell'Istituto "Mario Negri": «Questi farmaci sono certamente prodotti attivi, in grado di far perdere peso in modo consistente, tuttavia vi sono alcuni inconvenienti: fanno anche diminuire la glicemia e possono costituire un pericolo per chi ha il glucosio basso. Altri inconvenienti si sono manifestati a livello gastro-intestinale, c’è chi ha dovuto interrompere per questi motivi. Poi sono trattamenti che andrebbero fatti per sempre poiché se smetti, riprendi peso, a meno che tu non abbia imparato a mangiare di meno».
Continua Garattini: «Per ultimo: non c’è uno studio serio per capire qual è l’effetto di questi farmaci rispetto a farmaci che si utilizzano in prima linea, come la metformina che è un antidiabetico e fa pure dimagrire. Ecco, la metformina è più utilizzata e da tempo, quindi la conosciamo bene in tutti i suoi effetti. In più costa molto meno. Insomma, manca un paragone, ci vuole uno studio comparativo. E’ poi successo che per perdere qualche chilo, cosa che si ottiene con una dieta, si sono sottratte le medicine ai malati di diabete.
Tabella riassuntiva farmaci
| Farmaco | Principio Attivo | Meccanismo d'Azione | Indicazioni |
|---|---|---|---|
| Xenical | Orlistat | Riduce l'assorbimento dei grassi | Obesità (BMI ≥ 30 kg/m²) o sovrappeso (BMI ≥ 27 kg/m²) con fattori di rischio |
| Saxenda | Liraglutide | Analogo del GLP-1, aumenta la sazietà | Obesità (BMI ≥ 30 kg/m²) o sovrappeso (BMI ≥ 27 kg/m²) con fattori di rischio |
| Mysimba | Naltrexone/Bupropione | Aumenta la perdita di calorie e riduce l'appetito | Obesità (BMI ≥ 30 kg/m²) o sovrappeso (BMI ≥ 27 kg/m²) con fattori di rischio |