Cristina Robba: Recensioni e Approfondimenti sulla Nutrizionista

La dottoressa Cristina Robba è una nefrologa responsabile dell’ambulatorio di Nutrizione Clinica del Policlinico San Marco e nutrizionista di Smart Clinic «Le Due Torri» di Stezzano.

Formazione e Specializzazioni

  • Laurea in Medicina e Chirurgia conseguita nel 1988.
  • Specializzazione in Nefrologia nel 1993 presso Università degli studi di Milano.
  • Master in Nutrizione Clinica e Dietetica conseguito con il massimo dei voti e lode.

Ha tenuto corsi sulla terapia dietetica nella insufficienza renale cronica e seguito corsi di perfezionamento per KeNuT terapia nutrizionale chetogenica, e VLCKD (Very Low Calorie Ketogenic Diet) secondo protocollo linee guida SIE e ha scritto articoli divulgativi su questo argomento. Esercita la sua attività libero professionale presso gli studi specialistici di Milano, Cesano Maderno e Osio Sotto. Nello studio di Milano effettua bioimpedenziometria con apparecchio di ultima generazione per la valutazione della massa magra, massa grassa e grasso viscerale.

Dieta Chetogenica: Un Approccio Innovativo

Si sente sempre più spesso parlare della dieta chetogenica, detta anche terapia nutrizionale KeNuT, acronimo inglese di Ketogenic Nutritional Therapy, che promette di far perdere peso in modo sicuro e senza patire la fame.

«Le diete chetogeniche sono terapie dietetiche nelle quali l’apporto di carboidrati non supera i 30-50 gr al giorno e l’apporto calorico è fornito da proteine ad alto valore biologico e da un ridotto, ma indispensabile, apporto di grassi» spiega la dottoressa Cristina Robba.

Meccanismo d’Azione

Quando l’apporto di carboidrati è drasticamente ridotto nell’alimentazione, il nostro organismo è in grado di produrre glucosio attraverso due processi chiamati glicolisi e gluoconeogenesi ai quali seguono cambiamenti ormonali che fanno rilasciare acidi grassi dal tessuto adiposo. Questi acidi grassi vengono poi trasformati in corpi chetonici dal fegato.

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Il termine «chetosi» lascia sempre qualche dubbio sulla sicurezza della dieta… «La chetosi è fisiologica in molti momenti della nostra vita. Inoltre, in caso di KeNuT si tratta di una chetosi definita nutrizionale o terapeutica: durante una dieta chetogenica i valori di glicemia restano sempre nei limiti di norma, così come il pH del sangue».

Benefici e Indicazioni

Per chi può essere utile questo tipo di alimentazione? «Possono beneficiare di una terapia dietetica chetogenica persone obese o con sovrappeso con comorbidità, come il diabete non insulino dipendente, o sovrappeso associato a obesità viscerale (con abbondanza di grasso nell’addome), ma soprattutto è indicata in donne affette da policistosi ovarica e recentemente è stata utilizzata anche nel trattamento della psoriasi. Questo perché si tratta di uno schema nutrizionale fortemente antinfiammatorio».

Lo schema prevede l’utilizzo di pasti precostituiti, 4 o 5 al giorno a seconda di quanto indicato dal medico specialista, accompagnati da due abbondanti porzioni di verdura e acqua Dopo qualche settimana, si riprende l’introduzione di prodotti freschi (proteine animali con verdure) ai pasti principali.

Modalità di Assunzione e Composizione dei Pasti

«È stato ribadito che le KeNuT, per essere sicure, devono essere effettuate con i cosiddetti meal replacement, ossia pasti precostituiti con adeguato apporto di proteine ad alto valore biologico, pochi carboidrati e pochi grassi. L’utilizzo dei pasti sostituiti si è dimostrato vincente rispetto alla sola eliminazione dei carboidrati e all’apporto di proteine in termini di perdita di peso ma soprattutto per garantire l’apporto corretto di micro e macronutrienti. È stato inoltre evidenziato che i pazienti che utilizzano i pasti precostituiti hanno un microbiota intestinale più sano rispetto a coloro che utilizzano proteine animali. Inoltre i prodotti confezionati in singole dosi non ammettono errori nel conteggio dei corretti apporti di carboidrati, diminuiscono alcuni stimoli sensoriali collegati al pasto, permettendo un miglior controllo delle calorie introdotte, senza fatica e con una maggiore riduzione del senso di fame.

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  • Dottoressa molto professionale. Essenziale e molto chiara nelle spiegazioni.
  • Durante la visita la dottoressa mi a messo a mio agio e ha scrupolosamente annotato i dettagli relativi all’anamnesi. Pressione arteriosa misurata su ambo le braccia. Mi ha inoltre dato un consiglio importante per la sostituzione di un farmaco che causa edemi declivi con altro farmaco antipertensivo. La durata della visita è stata congrua e rispondente alle mie aspettative.
  • Dottoressa molto competente e professionale, nonché gentile e molto attente alle richieste dei pazienti.
  • Professionista competente e gentile, esperienza molto positiva, prima visita accurata senza fretta , spiegazioni dettagliate e molta disponibilità a rispondere ai quesiti del paziente.
  • 1' visita per iniziare un percorso seguita dalla dott.ssa Robba. Puntuale, precisa e disponibile. Sono fiduciosa in quanto ho avuto una buona impressione.
  • Molto professionale e disponibile.

Alimentazione e Infiammazione

Per riuscire a dimagrire e a mantenere i risultati nel tempo non basta tagliare le calorie. Bisogna anche spegnere l’infiammazione, una condizione che, come evidenziato da molte ricerche scientifiche, è strettamente legata a sovrappeso e obesità. Come? Scegliendo i cibi e gli integratori giusti.

Alimenti Antinfiammatori

Sì, ci sono alcuni alimenti che ci vengono in aiuto, se utilizzati in modo costante. Innanzitutto gli omega 3, in particolare EPA (acido eicosapentaneoico) e DHA (acido docosaesaenoico), che contrastano l’infiammazione del tessuto grasso e la scarsa sensibilità del muscolo scheletrico all’insulina aiutando a mantenere il peso forma. Via libera allora ad alimenti come salmone e sgombro, trota e pesci grassi in generale, ma anche olio di semi di lino, usato rigorosamente a crudo.

L’aumentato apporto di questi cibi deve comunque essere sempre concordato con il medico, soprattutto nelle persone in trattamento con medicinali anticoagulanti oppure con fans, in quanto gli acidi grassi polinsaturi possono allungare il tempo di coagulazione.

Una dieta antinfiammatoria non può poi non includere i frutti rossi, cioè tutti i frutti di bosco come mirtilli, more lamponi e ribes: contengono flavonoidi e antocianine, sostanze antiossidanti che aiuterebbero a ridurre la assimilazione dei grassi e migliorerebbero l’infiammazione del tessuto adiposo. Poco calorici, ricchi di fibre e minerali, basta aggiungerne una manciata al giorno, a colazione o come spuntino spezza fame, per garantire un miglior controllo del peso. Inoltre possono essere introdotti anche come succhi, puri o diluiti, sfruttando così anche il loro effetto contro la ritenzione idrica. Sempre di colore rosso e con proprietà simili è il succo di melograno, alleato della dieta: la dose giornaliera suggerita è di una tazza di succo di melograno, meglio ancora se spremuto, assunto al mattino.

Si sente spesso parlare anche delle spezie come alleate della linea. Tra le spezie, sicuramente la cannella può vantare diverse virtù terapeutiche: contiene calcio, ferro, fosforo, potassio, rame, selenio e zinco e anche vitamine del gruppo B. Ma il vantaggio di assumerla nel mantenimento del peso deriva in particolare dalla sua capacità di stimolare la termogenesi cioè la produzione di calore da parte dell’organismo, processo che interessa sia il tessuto adiposo sia il tessuto muscolare.

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Il coenzima Q10: contribuisce a combattere l’esposizione del nostro corpo ai radicali liberi che aumentano con l’avanzare dell’età. Le principali fonti alimentari di coenzima Q10 sono fegato, pesci grassi e cereali integrali, ma anche piante come spinaci e soia, frutta a guscio e oli vegetali. L’organismo è in grado di produrre coenzima Q10, ma tale proprietà diminuisce con l’età, pertanto è consigliato integrarlo con capsule, sempre però sotto controllo medico, poiché può dare effetti collaterali e abbassamenti di pressione e non deve essere utilizzato durante l’allattamento o durante chemioterapie.

Il tessuto adiposo in eccesso, soprattutto a livello addominale è un tessuto “infiammato”. Si è visto infatti che l’obesità è associata a una down regolazione (sottoregolazione) di fattori anti infiammatori come l’adiponectina e a una upregolazione (sovraregolazione) dei fattori che producono infiammazione. L’obesità, inoltre, si associa a una diminuzione della vascolarizzazione del tessuto adiposo con una conseguente ipossia (condizione di carenza dell’ossigeno) tessutale.

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