Come possiamo migliorare la dieta per aiutare la salute del nostro cuore? Non è solo questione di predisposizione.
Età, sesso maschile e familiarità sono solo una parte di fattori (quella non modificabile) che possono influenzare l’insorgenza delle malattie cardiovascolari, prime fra tutte l’infarto del miocardio, l’angina pectoris o l’ictus.
Spesso però, dicono gli esperti, il cuore che fa le bizze è anche responsabilità personale: l’ipertensione arteriosa e il diabete mellito trascurati, i trigliceridi alti, il rapporto fra colesterolo ‘cattivo’ (LDL) e colesterolo 'buono' (HDL), e il fumo - che sono i peggiori nemici del cuore - dipendono anche da uno stile di vita scorretto e sregolato.
Non c’è una dieta ad hoc in caso di convalescenza da malattia cardiaca, ma esistono invece delle buone regole alimentari, da mettere in pratica con regolarità e costanza, che aiutano a proteggere o a controllare il rischio di malattia.
Principi Fondamentali della Dieta per la Salute Cardiovascolare
- Ridurre il consumo di sale.
- Preferire cotture al vapore, ai ferri, alla griglia e al cartoccio per carni e pesci; a lesso, al vapore o al forno per le verdure.
Se si è in terapia con anticoagulanti potrebbe esservi consigliato di prestare attenzione agli alimenti ricchi di vitamina K (broccolo, cavolo, verza, crauti, cavolfiore, lattuga, insalate, cavolini di Bruxelles, soia, maionese, fegato bovino, tè verde, lenticchie, spinaci, prezzemolo).
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Questo perché la vitamina K svolge una blanda azione coagulante che potrebbe contrastare l’azione dei farmaci.
Attività fisica, da definire con il medico curate e/o lo specialista, facendo particolare attenzione a un programma graduale nelle 3-6 settimane successive alla dimissione dopo un episodio cardiaco, e alla presenza di concomitanti patologie.
Esempi di Diete e Approcci Alimentari
La Dieta South Beach
In linea con le ultime tendenze in campo dietetico, la strategia alimentare ideata dal dottor Agatston si basa sulla restrizione dei carboidrati, sull'indice glicemico degli alimenti e sulla scelta di grassi ritenuti salutari per l'organismo.
La "south beach diet" prevede una prima fase di induzione in cui il consumo di carboidrati viene ridotto al minimo (sono tollerate solo le verdure a bassissimo indice glicemico).
Si tratta del periodo più duro dell'intera dieta ma che, a detta del Dr. Agatston, induce quegli adattamenti metabolici necessari per favorire il consumo di grassi da parte dell'organismo.
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Almeno in questa prima fase bisognerà dire addio a pane, pasta, riso, patate, frutta, alcolici, torte, gelati e zucchero. I primi alimenti della lista verranno poi reintrodotti gradualmente nella seconda e nella terza fase.
La dieta south beach prevede che il periodo di induzione duri un paio di settimane, promettendo una iniziale perdita di peso quantificabile in 4-6 kg.
Tutti i pasti, compresi gli spuntini ed il dessert serale, devono essere consumati obbligatoriamente, anche se non si avverte il desiderio di mangiare. E' inoltre importante assumere ogni giorno un adeguato quantitativo di acqua.
La dieta south beach prevede infatti la graduale reintroduzione di cibi ricchi di fibre e carboidrati complessi come pasta, riso e cereali integrali.
Il consumo di tali alimenti deve comunque mantenersi ad un livello moderato, ben più basso di quello previsto dalla dieta mediterranea. Anche il latte scremato, buona parte della frutta, legumi e vino rosso possono essere inseriti nella dieta con relativa tranquillità.
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La dieta south beach prevede che questa seconda fase venga seguita fino al raggiungimento del peso ideale.
Non è possibile quantificare questo lasso di tempo, poiché esso dipende dal peso di partenza, dal modo in cui una persona segue la dieta e da come il suo corpo risponde al nuovo piano alimentare.
La terza fase si caratterizza per un approccio dietetico ancor più liberale che dev'essere mantenuto per tutta la vita (ogni giorno si possono consumare liberamente tre porzioni di cereali e tre di frutta).
I sacrifici compiuti nelle prime due fasi e la comprensione dei princìpi basilari della dieta south beach, dovrebbero garantire, almeno in linea teorica, il mantenimento del peso forma.
Il passaggio dalle abitudini dietetiche tipiche dei Paesi occidentali a quelle consigliate dalla dieta south beach migliorerebbe anche il profilo lipidico del sangue prevenendo sovrappeso, diabete, malattie cardiovascolari in genere ed alcuni tipi di cancro.
sufficiente ripetere l'intero piano dietetico ricominciando dalla fase I. La dieta south beach fa una netta distinzione tra carboidrati "cattivi" e "buoni" incoraggiando il consumo di questi ultimi.
I carboidrati buoni sono quelli complessi associati a fibre, come quelli contenuti nei cereali integrali, nelle verdure ed in buona parte della frutta.
La dieta south beach suggerisce di consumare prevalentemente grassi mono e polinsaturi (in particolar modo gli omega-3) evitando quelli saturi ed i pericolosi trans, meglio conosciuti come grassi idrogenati.
Grazie a questi particolari accorgimenti il rischio cardiovascolare diminuisce sensibilmente e si possono apprezzare benefici importanti anche nella riduzione del peso corporeo.
La dieta south beach pone più volte l'accento sull'importanza di una buona colazione che, insieme a piccoli e salutari spuntini, riduce il rischio di arrivare affamati a pranzo e cena.
Questa strategia può essere utile anche per contrastare il calo del metabolismo basale legato alla forte restrizione calorica che caratterizza la fase di induzione.
La fase I della south beach diet è troppo restrittiva e povera di vitamine, carboidrati e sali minerali.
Altre Diete e Considerazioni
Per l'ennesima volta occorre sottolineare che perdere peso non è sinonimo di dimagrire. Per perdere peso sono sufficienti una dieta equilibrata ed ipocalorica e fare attività fisica, seguendo uno stile di vita sano.
Una proposta per certi versi banale ma che molte poche volte viene messa in pratica. Sembra più facile rivolgersi a diete che promettono grandi risultati in poco tempo.
La dieta dei tre giorni, definita anche dieta Birmingham, è una delle tante proposte dietetiche americane. Questo sistema va poi ripetuto per massimo 3-4 settimane.
Non è da dimenticare che la settimana è costituita da sette giorni e non solo da 3: sono determinanti anche gli altri 4 giorni al fine del funzionamento della dieta.
Inoltre, bisogna capire anche qual è il tuo obbiettivo, se perdere qualche chilo o se perdere grasso, aspetti che nel breve periodo non sono sinonimi: ciò che contribuisce al calo del peso è a carico sostanzialmente di acqua e glicogeno.
Uno dei motivi per cui una dieta fallisce è che richiede troppa fatica mentale: seguire pasti prestabiliti in quantità precise ogni giorno senza poter scegliere, nel pratico, non è per tutti.
Innanzitutto, non scontato, è che se viene seguita senza compensare nei quattro giorni di pausa effettivamente fa perdere peso: puntare sul creare un bilancio calorico negativo settimanale grazie a tre giorni ipocalorici pone le basi per permettere il dimagrimento.
Nella dieta dei tre giorni, ci sono tre pasti giornalieri con quantità e alimenti molto precisi.
L'Importanza di un'Alimentazione Equilibrata Durante le Feste
Secondo i dati Istat 2022, gli italiani durante il periodo natalizio ingrassano in media di tre chili a testa rispetto al loro peso in quello prefestivo. Colpa dei piatti elaborati, delle grandi quantità, delle lunghe ore passate a tavola o davanti alla TV. A farne le spese la salute e, in particolare, l’equilibrio dell’apparato cardiocircolatorio.
Il più grande pericolo per la salute durante le abbuffate festive è costituito dall’eccessivo introito calorico introdotto col cibo, che risulta maggiore rispetto alle esigenze dell’organismo.
I grassi si depositano soprattutto a livello arterioso, favorendo il processo infiammatorio e la formazione delle placche, con conseguenti eventi di natura ischemica, infartuale.
L’alimentazione è un fattore essenziale quando si parla di cuore. L’iperattività del cuore “da abbuffate” può provocare danni maggiormente in persone che soffrono già di patologie e problematiche cardiovascolari, o in chi è predisposto allo scompenso cardiaco.
La dieta dei pasti tra i giorni di festa e del periodo successivo all’Epifania dovrebbe essere adatta a eliminare le scorie accumulate e con un contenuto calorico controllato. Fondamentale l’attività fisica aerobica.
La Dieta Personalizzata
In un mondo dove ormai la nascita di nuove diete che promettono di far perdere magicamente i chili di troppo è all'ordine del giorno, dove trend si susseguono mettendo a volte a rischio anche la nostra salute, la dieta personalizzata è forse l’unico tipo di dieta che risponde alle reali esigenze di ogni singola persona.
Indipendentemente dalla persona, prima di seguire un regime ipocalorico è importante verificare che i parametri della salute siano a posto e che si assumano sufficienti calorie per poter attuare un taglio calorico.
Prefissare degli obiettivi e monitorare il loro andamento è fondamentale, in questo modo, se notiamo che qualcosa non funziona, sarà sufficiente rivedere qualche parametro e correggerlo.
Oggi il mondo della tecnologia è sempre più all'avanguardia, esistono diverse app con cui monitorare l’introito calorico e che possono aiutarci a creare una dieta su misura.
L'Efficacia delle Diete Personalizzate
Ma le diete personalizzate sono davvero efficaci? Pochi mesi fa, esattamente agli inizi di quest'estate, gli esperti in ambito di nutrizione e alimentazione si sono riuniti nella conferenza internazionale Nutrition 2020, che quest’anno, a causa della pandemia, si è svolta online.
I professionisti hanno discusso delle principali novità nel settore dell’alimentazione che sono poi state riassunte da EurekAlert. Tra i vari argomenti si è parlato dell’approccio personalizzato e di quanto questo possa essere realmente efficace.
Secondo questi ultimi, non sembra che personalizzare la dieta faccia aumentare la fiducia di chi la segue nella propria capacità di mangiare meglio e meno.
A questo proposito, infatti, i ricercatori della New York University hanno analizzato i dati di 75 persone che seguivano chi una dieta personalizzata da meno di tre mesi e chi no, e non hanno riscontrato differenze nei due gruppi: c'è da considerare però il periodo, che forse potrebbe essere stato troppo breve: la dieta infatti continua, e così lo studio delle reazioni dei partecipanti.
La Dieta Scarsdale
La dieta scarsdale nasce verso la fine degli anni settanta grazie al cardiologo americano, Herman Tarnower.
La formula dietetica proposta per un periodo di due settimane è: 20% di grassi, 35% di carboidrati, 45% di proteine. Terminati i 14 giorni, la formula necessita di qualche variazione; è consigliabile attenersi a una dieta di mantenimento, simile alla prima, ma con un maggiore apporto di carboidrati e grassi.
Se in futuro si recupera qualche chilo perso, si può ricominciare la dieta. Nonostante sia stata elaborata da un medico, la dieta Scarsdale presenta alcuni limiti.
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