Dieta per Disturbi Intestinali: Alimenti Consigliati e da Evitare

Il nostro intestino fa i capricci? Quale dieta per intestino irritabile possiamo seguire, per contrastare gli sgradevoli sintomi? Cerchiamo di capire quali sono le linee guida sugli alimenti possibili o vietati, tenendo presente che molto dipende dalla tollerabilità individuale.

Intestino Irritabile: Cosa Sapere

Chi soffre della sindrome dell’intestino irritabile lamenta spesso pancia gonfia, meteorismo, fastidio o dolore addominale, stipsi o diarrea, ma anche debolezza. Sono disturbi cosiddetti funzionali, ovvero non associati ad una specifica malattia, ma si presentano in persone con alterata motilità e sensibilità intestinale. Sono disturbi assolutamente benigni che non comportano un aumentato rischio di malattie o una ridotta aspettativa di vita.

Certamente l’alimentazione può influenzare i sintomi, aumentandoli o riducendoli. La dieta, il cibo e l’alimentazione in genere non sono comunque alla base delle cause di questa sindrome. Uno dei problemi è che non esistono singoli alimenti che causano i sintomi. Ci sono invece ampie categorie di cibi che bisogna evitare se una persona desidera migliorare i propri disturbi.

Gli alimenti controindicati dipendono anche dalla nostra tollerabilità personale. In generale, è consigliabile evitare:

  • Cibi speziati, fritti e insaccati salati
  • Dolciumi e alimenti con dolcificanti
  • Latte e latticini freschi
  • Pasta, pane, riso e cereali integrali

Frutta e verdura andranno inserite secondo la propria tollerabilità.

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Dieta FODMAP: Un Approccio Efficace

La sigla FODMAPs è l’acronimo inglese di Fermentable Oligo-Di-Monosaccharides And Polyols. Questi sono dei nutrienti contenuti in numerosi cibi che costituiscono la nostra alimentazione quotidiana. Sono alimenti ricchi di zuccheri che, una volta digeriti, restano nell’intestino richiamando acqua.

Negli ultimi anni alcuni ricercatori australiani hanno studiato e dimostrato che un’alimentazione priva di FODMAPs favorisce (fino al 75% dei casi) una regressione del gonfiore e del dolore addominale, un miglioramento nella consistenza delle feci e, conseguentemente, una riduzione dei livelli di stress.

L’intervento dietetico può portare importanti benefici: eliminando per 21 giorni i cibi Fodmap può migliorare l’intera sintomatologia. Questa dieta è stata illustrata sulla rivista Gastroenterology.

In particolare, i polyols sono un gruppo di carboidrati a bassa digeribilità usati come dolcificanti artificiali al posto dello zucchero e sono chiamati anche alcol di zucchero. Essi non sono né zuccheri né alcol, hanno un sapore dolce e hanno il vantaggio di essere scarsamente calorici, non rovinano i denti, e contribuiscono a perdere peso nelle diete e ad abbassare la glicemia. I più noti sono: eritritolo, maltilolo, isomaltolo, lattilolo, mannitolo, sorbitolo e xilitolo.

È così che molti pazienti in determinate ore del giorno (spesso la sera e dopo i pasti) vedono la propria pancia gonfiarsi come un pallone.

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La dieta a basso contenuto di FODMAPs, prevede due fasi:

  1. eliminazione
  2. reintroduzione graduale, ad uno ad uno, degli alimenti contenenti FODMAPs in accordo con il Gastroenterologo, monitorando il loro effetto ed eliminandoli nuovamente se ricompaiono i sintomi.

L’obiettivo della prima fase è determinare la regressione dei sintomi mentre lo scopo della seconda fase è trovare il giusto equilibrio tra un buon controllo dei sintomi e un’alimentazione più varia. Infatti, nella fase di eliminazione vengono esclusi numerosi cibi di uso comune, provocando non solo una gestione più complicata dell’alimentazione dentro e fuori casa, ma nel lungo periodo anche possibili carenze nutrizionali (ad esempio di calcio e ferro).

È possibile iniziare la fase di reintroduzione soltanto dopo aver raggiunto una situazione di benessere tramite l’esclusione dei cibi ad alto contenuto di FODMAPs. Durante la fase di reintroduzione è fondamentale continuare a seguire la dieta a basso contenuto di FODMAPs e testare un solo alimento per volta. Ogni alimento deve essere testato per tre giorni consecutivi, in quantità crescente.

La quantità è molto importante perché si correla alla comparsa dei sintomi, ovvero alcuni alimenti sono tollerati solo in piccole quantità. Data la recente comparsa della dieta a basso contenuto di FODMAPs, non esiste un protocollo definito per la fase di reintroduzione, di conseguenza l’ordine di reintroduzione degli alimenti dovrebbe essere concordato con il Gastroenterologo, tenendo conto delle proprie abitudini alimentari.

Alcuni studi consigliano di cominciare a testare quegli alimenti che contengono un solo tipo di FODMAPs, poiché la tolleranza alle classi di zuccheri potrebbe variare. Successivamente si passerà a testare combinazioni di alimenti ad alto contenuto di FODMAPs.

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La tabella consiglia delle razioni che possono fungere da guida durante la reintroduzione, ma la quantità da sperimentare dovrebbe essere adattata alla persona, ai suoi alimenti di utilizzo quotidiano e alle quantità normalmente introdotte. Ad esempio, è inutile testare il lattosio con 200 g di yogurt se la persona non è abituata a mangiarne mai più di un vasetto (125 g) alla volta.

Una volta completata la fase di reintroduzione si individuano quegli alimenti effettivamente responsabili di scatenare i sintomi. Si giunge così ad un regime alimentare, applicabile nel lungo termine, che sia un buon compromesso tra un’alimentazione più varia e un ottimale controllo della sintomatologia.

Gastroenterite: Cosa Fare

Definita spesso “influenza intestinale”, la gastroenterite ha origine virale e si manifesta con diversi sintomi a carico prevalentemente dell’apparato gastrointestinale; possono aversi dolori addominali, nausea, vomito e scariche di diarrea. Vomito e diarrea possono comportare la perdita di liquidi e sali minerali, elementi preziosi nel funzionamento del nostro organismo.

In caso di gastroenterite, è importante:

  • Evitare bevande contenenti caffeina e alcolici.
  • Limitare le verdure fintanto che persiste la diarrea, soprattutto evitare quelle crude.
  • Salvo diversa indicazione medica, non occorre assumere antibiotici.
  • Se necessario, è possibile assumere farmaci antidiarroici.

È bene però attenersi in maniera attenta alle indicazioni riportate sul foglietto illustrativo. Possono essere utili a fronteggiare situazioni in cui non è possibile andare in bagno di frequente.

Alimentazione Consigliata per Disturbi Intestinali

La piramide alimentare è la rappresentazione grafica della dieta mediterranea, che costituisce un modello di sana alimentazione per tutti.

Pietanze

  • CARNE: possono essere consumate carni bianche e rosse, preferendone le parti magre. Evitare le carni grasse come hot dog, salsicce, pancetta, selvaggina, ecc. Frequenza di consumo: carne rossa 1 volta a settimana, carne bianca 3-4 volte.
  • PESCE: preferire il pesce magro (merluzzo, sogliola, nasello, palombo, trota, orata, branzino, platessa, ecc.) o il pesce azzurro fresco (sarde, sgombro, alici), evitare crostacei e molluschi. La frequenza di consumo è almeno 2-3 volte alla settimana.
  • FORMAGGI: limitarne il consumo a 1-2 volte alla settimana, evitando quelli stagionati/erborinati(es. pecorino, gorgonzola, taleggio,...), e preferendo quelli freschi privi di lattosio (ricotta, mozzarella). È possibile consumare il parmigiano o il grana sulla pasta o in modica quantità.
  • UOVA: consumare massimo 1-2 uova alla settimana, preferibilmente non fritte.
  • AFFETTATO MAGRO: prosciutto crudo o cotto (senza lattosio) sgrassati, bresaola, fesa di tacchino, speck sgrassato. Evitare altri salumi o insaccati.

Altri Alimenti

  • FRUTTA E VERDURA: Preferire quelle di stagione, nelle qualità consentite. Frutta: 2-3 porzioni al giorno, per un massimo di 240g.
  • CEREALI E DERIVATI: Si intendono pane, pasta e prodotti da forno (crackers, grissini, fette biscottate) a base delle farine consentite, riso, patate, polenta, ecc. È importante che ne siano presenti 1-2 porzioni a tutti i pasti principali. Si consiglia di evitare le varietà integrali (es: riso integrale), tranne in caso di stitichezza persistente.
  • OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA: L’olio evo è da preferire come condimento, mentre è bene evitare burro, margarina, strutto e panna. È preferibile utilizzare l’olio a crudo, nella quantità media di 3-4 cucchiai al giorno. Si può condire anche con erbe aromatiche, succo di limone, aceto.

Si suggerisce di frazionare l’alimentazione giornaliera in 3 pasti principali e 1-2 spuntini. Bevande: è importante idratarsi correttamente durante la giornata. Sarebbe bene bere 1,5-2 litri di acqua al giorno, non eccessivamente fredda. È possibile introdurre liquidi anche sotto forma di the deteinato, tisane o camomilla, prestando attenzione ad evitare il the alla pesca o le tisane di frutti non idonei.

Consumare con moderazione: the, caffè (massimo 1-2 tazzine al giorno), vino bianco o rosso (massimo 1-2 bicchieri al giorno, preferibilmente ai pasti), succhi di frutta consentita o spremute d’arancia. Sono da evitare bibite gassate, birra, superalcolici, caffè d’orzo e cicoria.

Si consiglia di adoperare metodi di cottura che permettano di non impiegare grassi: cotture al vapore, alla griglia, al forno, al cartoccio, nelle padelle antiaderenti.

Consigli Extra

  • LE ETICHETTE ALIMENTARI: I prodotti confezionati possono nascondere i FODMAPs e quindi è importante leggere attentamente l’elenco degli ingredienti riportato sull’etichetta.
  • PRODOTTI SENZA GLUTINE: Seguire la dieta priva di FODMAPs non corrisponde a seguire un’alimentazione priva di glutine, sebbene i prodotti senza glutine rappresentino una valida alternativa ai cereali da escludere. Non tutti i prodotti privi di glutine sono però idonei!

Diarrea: Cosa Mangiare e Cosa Evitare

Con il termine diarrea s’intende un disturbo intestinale caratterizzato dall’emissione (evacuazione) di feci non formate o liquide. Tale condizione può diventare causa di deficit nutrizionali quali disidratazione per eccessive perdite di acqua e di minerali elettroliti (sodio, potassio, cloro, etc.), diminuito assorbimento delle vitamine liposolubili (A, E, D, K) e malnutrizione.

In caso di diarrea, è bene evitare di consumare cibi che generalmente possono aumentare i sintomi del disturbo, fino a che le feci non saranno tornate normali. Durante la fase acuta (colica), le raccomandazioni dietetiche cambiano! Si consiglia di prediligere una dieta “idrica”, cioè volta principalmente a garantire il reintegro dei liquidi e dei sali minerali. Abbandonare la sedentarietà! Attenzione all’automedicazione.

In caso di diarrea, è consigliabile:

  • Verdure, da consumare preferibilmente cessata la fase acuta e/o in fase cronica.
  • Patate, per il loro potere remineralizzante e protettivo delle mucose.
  • Frutta, consumarne massimo due porzioni al giorno e sempre sbucciata. Prediligere mele, pere, albicocche, agrumi, meloni e mirtilli.
  • Brodo vegetale, inizialmente solo a base di patate e carote senza altre verdure.
  • Grana Padano DOP, in quanto non contiene lattosio e può essere un ottimo sostituto di un secondo piatto a base di carne o uova, da consumare anche giornalmente grattugiato (un cucchiaio-10 grammi) per insaporire i primi piatti o i passati di verdura al posto del sale.

Enterite: Cosa Mangiare per Non Aggravare l’Infiammazione Intestinale?

L’enterite è una generica infiammazione dell’intestino tenue, il primo tratto dell’intestino compreso tra il piloro (la regione terminale dello stomaco) e l’intestino crasso.

In caso di enterite, è consigliabile:

  • evacuazioni abbondanti
  • almeno 1,5 litri di acqua naturale al giorno
  • tisane lenitive o camomilla non zuccherati.

Soluzioni reidratanti orali (SRO) a base di acqua, zucchero (glucosio) e sali minerali (sodio, potassio, cloro e citrati) o brodi vegetali e di carne possono contribuire a prevenire la disidratazione o trattare la disidratazione lieve. È importante contribuire a promuovere equilibrio e benessere intestinale assumendo probiotici e fermenti lattici, in grado di riequilibrare la microflora intestinale alterata.

Da evitare:

  • Caffè e alcolici. La caffeina ha un effetto lassativo, accelera il transito intestinale e potrebbe perciò peggiorare la diarrea [2].
  • Latte e latticini. Soprattutto per chi soffre di intolleranza al lattosio, il consumo di latte e latticini può contribuire ad auementare le scariche diarroiche per una temporanea riduzione della lattasi, un enzima che scinde il lattosio in glucosio e galattosio, rendendolo quindi digeribile.
  • Legumi (ceci, lenticchie, fagioli, prodotti della soia) e altri prodotti contenenti oligofruttani (carciofi, asparagi, cavolfiori, broccoli, cavoletti di bruxelles, aglio, cipolla, grano, segale). Normalmente utilissimi per il microbiota intestinale, questi alimenti sono da evitare in caso di enterite, in quanto i fruttani non sono digeriti dall’intestino tenue.

Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI)

Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato una correlazione tra l’aumento del rischio di MICI e lo stile alimentare occidentale (Western diet), che consiste in una dieta ricca di prodotti industriali, emulsionanti, acidi grassi insaturi, proteine e zuccheri semplici e povera di frutta e verdura.

Detto questo, la dieta può essere una strategia terapeutica molto valida, ad esempio, nella malattia di Crohn. Entrambe le opzioni funzionano mettendo a riposo l’intestino, ovvero eliminando i componenti alimentari che possono influire sullo stato di attivazione delle cellule immunitarie residenti nella mucosa intestinale, e sono efficaci nell’indurre la remissione della malattia di Crohn in circa il 70% dei pazienti.

Purtroppo la prosecuzione nel lungo periodo di queste diete non è facile per tutti per via della loro composizione molto selettiva. Inoltre una volta ripristinata la normale alimentazione l’infiammazione può tornare a manifestarsi nel 40-50% dei casi a distanza di 12 mesi dalla sospensione.

Come per il glutine, anche per il lattosio le diete di esclusione (CDED e NEE) ne prevedono l’eliminazione temporanea. È importante però sapere che non tutta la fibra è uguale, si distingue infatti in fibra “insolubile” e fibra “solubile”. La fibra “insolubile”, è presente in quantità nelle verdure visibilmente fibrose (come biete, fagiolini, insalata iceberg, ecc), nei cereali integrali e crusca, questa non viene digerita nell’intestino umano e viene pertanto eliminata.

Al di fuori di queste condizioni patologiche, è comunque ben noto come alcuni alimenti possono provocare disturbi quali gonfiore e irregolarità nella funzione intestinale. Ad esempio, la fibra insolubile molto presente nei legumi (es. fagioli, ceci, ecc), nei cereali integrali (es. farro, orzo, ecc) o nelle brassicacee (es. verza, cavolfiore, cavolo, ecc) può fermentare nel tratto intestinale e provocare meteorismo, soprattutto nei soggetti che non consumano spesso questi alimenti.

Tuttavia, qualora ci sia una forte correlazione tra il consumo di un preciso alimento (es. cibi contenenti lattosio o glutine) e la comparsa di disturbi intestinali, si può decidere di evitarlo per un periodo di tempo ad esempio fino alla risoluzione dell’infiammazione intestinale MICI correlata in caso di malattia attiva. In questi casi, una volta raggiunta la remissione, è consigliato riprendere gradualmente a consumare quell’alimento.

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