Frequentemente, i pazienti si rivolgono al chirurgo maxillo-facciale per la presenza di tumefazioni nella regione subito sottostante al lobo dell’orecchio o in prossimità dell’angolo mandibolare. Molto spesso sembra che tale gonfiore sia comparso di recente. I tumori della parotide interessano la ghiandola salivare situata nella regione sottostante al lobo dell’orecchio, possono essere motivo di preoccupazione per molti pazienti. La parotide è la ghiandola salivare più grande e si localizza immediatamente dietro l’angolo della mandibola, approssimativamente in linea con il lobo dell’orecchio.
Tumori della Parotide: Aspetti Generali
I tumori della parotide possono manifestarsi come tumefazioni nella regione parotide o nell’angolo mandibolare. Spesso, questi gonfiori vengono notati solo quando raggiungono dimensioni considerevoli, soprattutto nei pazienti sovrappeso. I tumori della parotide sono nella stragrande maggioranza dei casi benigni e il loro accrescimento è molto lento, solitamente anni.
Le principali differenze con i tumori maligni sono in primo luogo la mobilità. Se il gonfiore è mobile alla palpazione ed ha margini ben definiti rotondeggianti si può ipotizzare da un punto di vista strettamente clinico la benignità della lesione. Gli aspetti clinici che devono orientare verso lesioni di natura maligna sono arrossamenti della pelle in corrispondenza della lesione. I margini possono essere scarsamente distinguibili alla palpazione. Alcune forme di ascessi dentali possono confondere il quadro clinico.
L”85% dei tumori delle ghiandole salivari insorge nelle ghiandole parotidi. Circa il 15% dei casi riguarda invece le ghiandole sottomandibolari e salivari minori e l’1% si localizza nelle sottolinguali. Nell’80% dei casi circa si tratta di lesione benigne. Il loro accrescimento è lento, sono mobili e non provocano dolore. La cute sovrastante è normale. Il tumore più comune è l’adenoma pleomorfo, che di solito è monolaterale e non presenta consistenza molle.
È importante sottolineare che se viene lasciato in sede per un lungo periodo di tempo (15-20 anni), potrebbe verificarsi una trasformazione maligna in adenocarcinoma ex adenoma pleomorfo. Come detto, l’adenoma pleomorfo è sicuramente il più frequente (tumore misto). Di solito è monolaterale e non ha consistenza molle (tipico delle neoformazioni cistiche). Il tumore di Warthin o cistoadenoma papillifero linfomatoso è il secondo per frequenza, ha consistenza molle potendo essere cistico.
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La Chirurgia della Parotide e il Nervo Facciale
La difficoltà della chirurgia dei tumori della parotide sta nel fatto che essa è attraversata dal nervo facciale. Il n. facciale è un nervo prevalentemente motorio che serve a garantire il movimento dei muscoli mimici del viso. La difficoltà pertanto è rappresentata dal dover rimuovere completamente la neoformazione senza danneggiare la struttura nervosa.
La ghiandola viene attraversata dal n. facciale a ventaglio e la divide in una porzione superficiale e profonda. I tumori solitamente si trovano nella porzione superficiale e l’intervento quindi prevede l’asportazione della parte di ghiandola che sta al di sopra del nervo. La valutazione clinica è il primo elemento diagnostico. A seguito della visita si ritiene utile effettuare una ecografia della regione parotide ed in alcuni casi anche un esame citologico.
Questo consiste nel prelievo attraverso un ago di un piccolo quantitativo di ghiandola per valutarne le caratteristiche. Essendo un esame a “a fresco” ha dei limiti diagnostici. L’intervento chirurgico di parotidectomia prevede l’esposizione della ghiandola attraverso una incisione che inizia pochi millimetri davanti all’orecchio e termina in basso su una plica naturale del collo. Tale approccio simile a quello del lifting facciale permette una perfetta mimetizzazione della cicatrice che risulterà praticamente invisibile nel tempo.
Una volta isolato e preservato il nervo facciale si procede alla separazione del tessuto ghiandolare da questo avendo cura di non danneggiarlo. Esistono anche dei metodi di monitoraggio intraoperatorio dell’attività del nervo facciale per limitare ogni tipo di danno. Una volta rimossa la parte di ghiandola con il tumore si posiziona una drenaggio cutaneo che rimane per circa 2 gg. I punti si rimuovono tra i 7 e 10 giorni dopo l’intervento.
Precauzioni Dietetiche Post-Operatorie
Unica precauzione da mettere in atto è limitare il cibo che stimoli la salivazione. L’asportazione di una o entrambe le ghiandole parotidi non comporta una diminuzione della saliva, poiché ci sono altre ghiandole salivari presenti nel cavo orale.
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Inoltre nell’immediato postoperatorio, specie quando si rimuove solo parte della ghiandola, è possibile che nel letto chirurgico si accumuli saliva. Per questo motivo si cerca di limitare al massimo lo stimolo alla secrezione di saliva, chiedendo al paziente di seguire una dieta povera di cibi e condimenti acidi, salati e spezie nei primi giorni dopo l’intervento.
Dalla dieta post intervento vanno eliminati tutti i cibi duri, gommosi, acidi, fritti e/o molto speziati. Possono infatti causare dolore irritando e contaminando la ferita, e allungare i tempi del processo di cicatrizzazione e guarigione.
Cosa mangiare dopo l'intervento?
Sono davvero molti i cibi e le possibili ricette per rendere il decorso post operatorio più appetitoso. Incredibile ma vero ce n’è per tutti i gusti: dalla frutta alla verdura, dalla carne al pesce, ma anche dolci e gelati. La varietà di alimenti e combinazioni possibili per rendere il decorso post operatorio più gustoso è veramente grande. Via libera quindi alla fantasia. Da ricordare solo di mangiare le pietanze quando non sono più calde, per evitare scottature.
Una volta eliminati gli agrumi (troppo acidi), i semini e le bucce di alcuni alimenti, tutto il resto se opportunamente sminuzzato, cotto, e/o passato può essere consumato senza alcun problema. Dopo un intervento orale bisogna preferire certi cibi rispetto ad altri, ma nessuno vieta di mangiare bene. Esatto, nemmeno i dolci sono banditi nel periodo post operatorio. L’importante è scegliere bene il tipo di dessert, e mantenere sempre una adeguata igiene orale seguendo le istruzioni che lo specialista vi ha consegnato. Anche i più golosi possono continuare a sorridere.
Quando il paziente operato rientrerà in camera avrà un bendaggio nella regione parotidea e quasi sempre ha un drenaggio che fuoriesce dalla ferita chirurgica. Il drenaggio è semplicemente un piccolo tubicino che serve per far uscire la saliva e altre secrezioni, in modo da facilitare l'aderenza tra cute e sottocute e piano profondo. Non deve fare sforzi fisici nei sette giorni successivi o, almeno, fino alla prima visita di controllo. Sempre nei primi giorni (almeno fino alla rimozione dei punti di sutura) dovrà tenere la medicazione.
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Altre Raccomandazioni Post-Operatorie
- Non deve fare sforzi fisici nei sette giorni successivi o, almeno, fino alla prima visita di controllo.
- Sempre nei primi giorni (almeno fino alla rimozione dei punti di sutura) dovrà tenere la medicazione.
- La sutura esterna può essere fatta con punti riassorbibili. Diversamente, se i punti non sono riassorbibili, si dovrà provvedere alla desutura che si consiglia di effettuare a distanza di sette o più giorni dall'intervento.
- Trattandosi di un intervento sul viso, quindi con cicatrice molto visibile, è bene che il paziente non si esponga al sole e usi creme protettive antisolari almeno nei sei mesi successivi all'intervento.
Come in tutti gli interventi sono possibili complicanze, si dovrà avvertire subito il chirurgo se ci sarà febbre, aumento di volume nella sede d'intervento, arrossamenti o dolori. Un problema particolare che può comparire anche mesi dopo l'intervento è una strana sudorazione nella zona che è stata sede dell'asportazione chirurgica. Questo fenomeno si chiama sindrome di Frey ed è caratteristico della fase di reinnervazione. Non sempre si manifesta.
L’asportazione chirurgica dell’adenoma pleomorfo, necessaria perché col trascorrere del tempo la lesione può assumere dimensioni enormi e trasformarsi in senso tumorale maligno, prevede l’utilizzo del microscopio operatorio per minimizzare la possibilità di recidive e garantire la conservazione del nervo facciale e delle sue fini diramazioni. Tranne in casi particolari, l’asportazione della lesione non richiede la rimozione di tessuto ghiandolare parotideo in quanto non si è di fronte a patologia maligna che possa infiltrare microscopicamente i tessuti circostanti.
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