L’allergia al nichel ha un’incidenza sempre maggiore. Il nichel è il ventiquattresimo elemento per abbondanza nella crosta terrestre. Si tratta di un metallo argenteo, lucido, facilmente lavorabile, resistente all’ossidazione ma solubile in acidi e dotato di proprietà ferromagnetiche.
Nel nostro organismo il nichel arriva per inalazione di polveri, per contatto con oggetti metallici o per ingestione di cibi che lo contengono. Tuttavia il nichel non è soltanto una minaccia per gli esseri viventi, si tratta infatti di un elemento essenziale per batteri, archea, eucarioti inferiori e piante.
Negli animali non sono invece noti enzimi che lo utilizzino, tuttavia si ritiene che questo metallo possa comunque essere un elemento essenziale anche per questi organismi, infatti una carenza indotta di nichel può determinare problemi di crescita, riduzione del numero di globuli rossi, calo dell’emoglobina, severa riduzione dell’attività di molti enzimi epatici e renali, riduzione dell’assorbimento di ferro e altri metalli e ridotta efficienza del metabolismo a carico di carboidrati e proteine.
Il fabbisogno stimato è di circa 10-30 μg/die (milionesimi di grammo) ma in Italia in consumo giornaliero dovrebbe attestarsi intorno ai 300-400 μg/die e in alcuni paesi si possono registrare valori superiori ai 600 μg/die. A causa di questa assunzione così rilevante e a fronte dei potenziali problemi derivanti da un’eccessiva esposizione, sia WHO che Unione Europea hanno dato indicazioni per controllare il contenuto di nichel nell’acqua e nel materiale metallico che può venire a contatto con la cute.
Allergia al Nichel: Dermatite da Contatto e SNAS
Il nichel è la causa più frequente di allergia ai metalli; produce dermatite allergica da contatto. L’allergia al nichel è la forma più diffusa di allergia da contatto e di allergia ai metalli: un bel primato, non c’è che dire. La prevalenza è in marcato aumento, secondo alcuni per la maggior diffusione di pratiche come piercing e tatuaggi - il nichel è impiegato per la produzione di alcuni dei colori utilizati - in costante ascesa negli ultimi anni. Studi epidemiologici recenti indicano una prevelanza generale tra il 15 e il 20% della popolazione.
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La risposta immunitaria scatenata dal nichel è molto importante e di solito si manifesta sotto forma di Dermatite Allergica da Contatto (DAC). Abbiamo una prima fase, silente, di sensibilizzazione, in cui avviene il primo contatto con l’antigene, ad esempio gli ioni nichel che vengono rilasciati da monili o strumenti che contengono il metallo per azione del sudore, leggermente acido.
Successivi contatti con l’antigene scatenano una risposta che vede protagonisti i linfociti T, con produzione e rilascio di citochine pro-infiammatorie, fenomeni citotossici e formazione di radicali liberi che portano ad apoptosi le cellule dell’epidermide. In alcuni soggetti i problemi non si presentano soltanto a livello delle zone di contatto ma anche in altre parti del corpo come le pieghe dei gomiti, il collo, la parte interna delle cosce, la pianta dei piedi, le palpebre e la zona ano-genitale.
Talvolta possono essere presenti anche sintomi a carico di organi diversi dalla cute, con rinite, asma, cefalea, dolori addominali, diarrea, stipsi, meteorismo, vomito. In questo caso si parla di Sindrome dell’Allergia Sistemica al Nichel (SNAS). Si ritiene che in questo caso possa giocare un ruolo molto importante non soltanto il contatto cutaneo con il nichel ma anche la rilevante quantità del metallo che viene ingerita con la dieta.
La diagnosi di allergia al nichel per DAC si fa tramite Patch Test, un test che valuta reazioni locali di ipersensibilità causate da contatto cutaneo con l’allergene. Il risultato del test indica che esiste sensibilizzazione, fatto che non implica l’effettiva presenza di allergia. Molto più complicata è la diagnosi di SNAS, per la quale sarebbe necessaria una prima fase di eliminazione del nichel (e vedremo che non è facile eliminare il nichel dalla dieta), seguita da test di provocazione.
Se sospettate di soffrire di una qualche forma di allergia al nichel parlatene con il vostro medico, che potrà consigliarvi il più appropriato iter diagnostico, ed evitate le diagnosi prêt-à-porter ormai così di moda.
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Dieta a Basso Contenuto di Nichel: Utilità e Controversie
L’utilità di una dieta a basso contenuto di Nichel per soggetti affetti da Sindrome dell’Allergia Sistemica al Nichel è tema decisamente controverso, per molti motivi diversi. Il contenuto di nichel degli alimenti è infatti estremamente variabile e risulta decisamente maggiore in cibi di origine vegetale, mentre la presenza in quelli di origine animale è sempre modesta, con la sola possibile eccezione dell’uovo.
La letteratura scientifica disponibile non è particolarmente d’aiuto, con tabelle derivanti da studi diversi che riportano valori molto difformi per lo stesso alimento, discrepanze che non possono essere assolutamente considerate trascurabili. In effetti manca propria la definizione di una soglia che permetta di stabilire se un alimento sia da considerare ad alto contenuto di nichel: in studi diversi si va da valori soglia discretamente elevati, con pochi alimenti considerati problematici, a valori estremamente ridotti che invece portano ad includere nelle liste di alimenti da evitare una quantità davvero rilevante di cibi.
Considerate tutte le variabili, è evidente come sia davvero arduo stilare una tabella degli alimenti da escludere utilizzando dati così eterogenei e difformi. Una lista aggiornata, utilizzata in un recente studio condotto in Italia, individua alcuni alimenti di uso comune classificandoli in funzione del loro crescente contenuto di metallo. Adattato da Rizzi, Nucera et al. - Irritable Bowel Syndrome and Nickel Allergy: What Is the Role of the Low Nickel Diet?
Alcuni recenti studi hanno cercato di indagare in maniera approfondita l’effettiva utilità di una dieta a basso contenuto di nichel in soggetti che presentavano importanti sintomi gastrointestinali inquadrabili in un contesto di Sindrome dell’Allergia Sistemica al Nichel. Entrambe i lavori sono italiani: nel primo, risalente al 2013, gli autori hanno messo a punto una dieta specifica, la BraMa-Ni (da Brama e Maccarinelli, autori del lavoro) appositamente studiata per ridurre l’apporto giornaliero di nichel al di sotto dei 50μg/die, con un apporto calorico intorno alle 2000 kcal/die per gli uomini e 1700 kcal/die per le donne.
Nel secondo studio gli autori hanno utilizzato la medesima dieta ma ne hanno indagato l’efficacia nel trattamento della sintomatologia riferita a Sindrome del Colon Irritabile (IBS), comparandola a diete standard per l’IBS o alla sempre più diffusa dieta FODMAP. In entrambe i lavori i risultati sono stati molto interessanti, con una riduzione dei sintomi riportati durante la fase di eliminazione, sintomi prontamente ricomparsi durante la successiva fase di provocazione con dosi standardizzate di nichel, somministrate in doppio cieco e in quantità crescenti.
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Non paiono essere ascrivibili alla SNAS sintomi come mal di testa, stanchezza cronica, tosse e dispnea o vomito, riferiti da alcuni soggetti. Da sottolineare ce la riduzione dei sintomi si è registrata soltanto nella fase di eliminazione. Pur se molto interessanti, gli studi attualmente disponibili non permettono di risolvere le controversie legate alla reale utilità di diete a basso contenuto di nichel.
Secondo alcuni autori il rapporto tra consumo di nichel con gli alimenti e SNAS è evidente, mentre per altri il legame è ancora da dimostrare. Come già detto una notevole difficoltà in questo tipo di studi è nello stabilire la dose del metallo in grado di scatenare i sintomi: siamo ancora alle fasi preliminari, in pratica. I risultati di diversi studi sono incoraggianti, ma la strada da fare è ancora tanta.
E soprattutto, viste le difficoltà inerenti nel definire correttamente una dieta di questo tipo, è assolutamente da evitare il fai-da-te: in primo luogo è necessaria una diagnosi di allergia sistemica al nichel - possibilmente eseguita in un centro allergologico e non tramite i tanti fantasiosi test-truffa purtroppo così popolari - quindi è necessario il supporto di professioni preparati che valutino l’opportunità o meno di una dieta del genere e sappiano guidarvi nello stilarla.
Nichel negli Alimenti: Cosa Sapere
Il nichel è un oligoelemento presente un pò ovunque, nel terreno, nell’acqua e nell’aria. In particolare, quello presente nel terreno e nell’acqua viene assorbito dalle piante e dagli animali, che diventano cibo per l’uomo. Il nichel presente nella frutta e nella verdura in media è 4 volte più alto (0,5-5 micg/gr) rispetto a quello che si trova nella carne, latte, latticini, uova e altri cibi di origine animale (0,1-5 micg/gr).
Il nichel contenuto nel cibo varia anche a seconda del clima e delle stagioni: per esempio in primavera e autunno aumenta nelle sue concentrazioni, in frutta e verdura, mentre si dimezza in estate. Un fattore da non trascurare è l’acqua che si beve che può essere contaminata da nichel (tubature o rubinetti vecchi e corrosi).
Rispetto al quantitativo di nichel che possiamo ingerire con la dieta solo un 1-10% viene assorbito a livello intestinale. Uno dei fattori che sembra influenzare l’assorbimento del nichel riducendolo, è di assumere contemporaneamente vitamina C e ferro. Il quantitativo minimo nella dieta si stima intorno a 50 micg. In una dieta normale, tali quantitativi vengono raggiunti principalmente assumendo frutta e vegetali.
Quali cibi evitare?
E’ difficile trovare una lista univoca (universale) dei cibi contenenti nichel dal momento che entrano in gioco tante variabili tra cui il territorio, la lavorazione del cibo e alcuni utensili da cucina quali pentole posate e padelle. Nonostante ciò, ci sono dei cibi che sono considerati ad elevato contenuto di nichel indipendentemente da dove sono stati coltivati: arachidi, fagioli, lenticchie, piselli, soya, avena, cacao (e cioccolato), noci, farina di grano integrale e i cibi in scatola.
Come abbiamo visto, poiché il nichel è un metallo ubiquitario, non è possibile eliminarlo del tutto, ma una dieta povera in nichel potrebbe risolvere i problemi di intossicazione. Resta da considerare che la durata delle diete può variare sia in termini di tempo che in termini di alimenti da preferire.
In alcuni casi si tratta di diete che escludono tutti gli alimenti che all’unanimità sono riconosciuti avere concentrazioni elevate di nichel (vedi alimenti in grassetto, sopra nel testo), in altri casi (altre diete) si ritrovano alcuni cibi che in alcune liste sono proibite.
Per esempio le banane e le arance spesso sono proibite anche se non vengono incluse nella lista dei cibi con alte concentrazioni di nichel. Altri cibi controversi come le albicocche, avocado, fichi, lamponi etc., sebbene menzionati come cibi ricchi in nichel, non vengono proibiti in alcune diete, così come le patate, il cavolo o i broccoli, il pomodoro, il tè e il caffè etc.
Sembrerebbe che l’attitudine a proibire sia dovuta all’opinione che alimenti con una certa acidità (come il pomodoro) possano facilitare il rilascio di nichel dalle padelle e pentole in acciaio.
Alimenti Consentiti e Consigliati
- Colazione: Latte vaccino (intero o parzialmente scremato), Yogurt bianco, Biscotti secchi (non integrali o di avena).
- Verdura: Ad esclusione di quelli precedentemente citati.
- Cereali: Ad esclusione di quelli precedentemente citati.
- Pesci: Ad eccezione di quelli precedentemente citati.
Molti studi hanno messo in evidenza che diete povere in nichel sembrano essere capaci di attenuare se non far sparire i sintomi dell’allergia sia a livello cutaneo che extra cutaneo (Pizzutelli S. 2011. Systemic nichel hypersensitivity and diet: myth or reality?). Sarebbe bene evitare completamente gli alimenti univocamente riconosciuti come dannosi (bollino nero), per almeno tre mesi, e reintrodurli nella dieta solo per ultimi.
È di certo difficile non mangiare mai nulla che contenga un’alta percentuale di nichel, per questo è importante imparare a gestire l’alimentazione, evitando di mangiare grandi quantità di cibi che lo contengono, nella stessa giornata.
A tal proposito, oltre ad avere una tabella degli alimenti contenenti nichel, buona norma sarebbe tenere un diario dove annotare gli alimenti che si assumono nella giornata con i relativi contenuti di nichel (alto, medio, basso) per verificare quali effettivamente siano tollerabili, da eliminare o a da inserire nella dieta a seconda del territorio in cui si vive, se si acquistano prodotti Km0, biologici o al supermercato.
Consigli Utili per una Dieta Povera di Nichel
Facciamo chiarezza riguardo una condizione comune nella popolazione, ma per cui spesso è difficile reperire informazioni chiare e semplici da seguire. Preoccupazione e sconforto spesso accompagnano l’approccio all’alimentazione “senza nichel” … Ma deve essere davvero così? Scopriamolo insieme…
Caratteristiche: L’allergia al nichel o sensibilità al nichel è un’allergia dose-dipendente, il manifestarsi dei sintomi e dei disturbi è legato al superamento di una soglia, ossia all’assorbimento di una quantità giornaliera di nichel superiore ai 250-350 µg.
I sintomi si manifestano in maniera tardiva, ossia generalmente dopo almeno 24 ore dal superamento della soglia o dall’assunzione massiccia del minerale. L’allergia al nichel viene classificata in 2 forme: allergia o dermatite da contatto e allergia sistemica.
- Nel caso di allergia da contatto, l’intervento e la modifica dell’alimentazione in favore di una dieta a ridotto contenuto di nichel non sono necessari.
- Al contrario, è necessario intervenire anche a livello alimentare nel caso di allergia sistemica, per favorire la remissione dei sintomi e il benessere del paziente.
Fonti di Nichel
Il nichel è un minerale ubiquitario nell’ambiente, ovvero è presente in acqua, suolo e atmosfera. Le principali fonti di questo minerale che possiamo incontrare ogni giorno sono:
- acciaio inossidabile (recipienti, utensili e pentolame in acciaio);
- bigiotteria;
- accessori con parti metalliche (es. occhiali, bottoni, cinture, chiavi, monete);
- tinture per ceramiche, porcellane e vetro;
- alcuni cosmetici e saponi;
- fumo di sigaretta (1-3 µg per ogni sigaretta);
- acqua del rubinetto;
- prodotti conservati in lattina (legumi, conserve, tonno, ecc.);
- terreno di coltivazione*.
*il contenuto di nichel può variare in base al tipo di terreno, all’impiego di fertilizzanti sintetici e pesticidi, alla contaminazione del suolo con rifiuti industriali o urbani e alla distanza da fonderie.
È importante conoscere le principali fonti di nichel in maniera da limitarne il contatto e l’utilizzo, per quanto possibile, e valutare criticamente il manifestarsi dei propri sintomi, in quanto la manifestazione e l’intensità dei disturbi varia da persona a persona.
Nel caso di allergia sistemica è opportuno imparare a organizzare la propria alimentazione quotidiana cercando di limitare l’assunzione del minerale contrastando la manifestazione dei sintomi.
Essendo il nichel molto presente nell’ambiente e negli alimenti, non sarà possibile escluderlo completamente (non esiste una dieta a zero contenuto di nichel), tuttavia, è possibile scegliere gli alimenti in maniera da ridurne l’apporto quotidiano.
Nonostante esista in letteratura una classificazione dei cibi in base al loro contenuto di nichel, è importante sapere che la quantità può variare in base ai processi produttivi e trasformazione che l’alimento ha subito (es. terreno di coltivazione, acqua per irrigazione e lavaggio, contatto con macchinari o contenitori metallici, trasporto, ecc.).
Come contrastare l’assorbimento del nichel?
Per contrastare l’assorbimento del nichel a livello intestinale è importante consumare cibi ricchi di ferro e evitare di incorrere in carenza (o anemia da carenza di ferro), in quanto l’organismo tenderebbe ad assorbire maggiormente il nichel.
Al contrario, un buono stato del ferro e dell’emoglobina sfavoriscono l’assorbimento del nichel. Anche l’abitudine di inserire ai pasti cibi ricchi di vitamina C garantisce una buona protezione in tal senso, favorendo anch’essa l’assorbimento del ferro.
Cibi ricchi di FERRO (e a ridotto contenuto di nichel):
- verdure verdi scuro in foglia (rucola, radicchio, spinaci, bieta, cavolo nero, cicoria, cime di rapa, asparagi, ecc.);
- ceci;
- fichi secchi, albicocche disidratate.
Come arricchire i pasti di VITAMINA C?
- aggiungere del succo di limone/arancia o fettine di arancia alle insalate di rucola, spinacino, ecc.;
- aggiungere una fettina di limone nell’acqua che utilizzi durante il pasto;
- terminare il pasto con una mela o una pera, o aggiungerle alle preparazioni;
- inserire ai pasti delle verdure ricche di carotene, come le carote, peperoni, pomodori;
- aggiungere alla colazione o agli spuntini i frutti di bosco;
- anche le verdure contengono vitamina C, no stress!
Inoltre, anche ammollare i legumi secchi e i cereali molto a lungo, fino alla germogliazione, favorisce la biodisponibilità del ferro e degli altri micronutrienti. Prima di utilizzarli è importante sciacquali bene eliminando l’acqua di ammollo!
Alimentazione Povera di Nichel: Cosa Evitare e Preferire
Ecco riassunte alcune accortezze da mettere in atto per rendere l’ALIMENTAZIONE POVERA DI NICHEL:
- Evitare i cibi considerati ad alto contenuto di nichel: arachidi, fagioli, lenticchie, soia, avena, cacao (e cioccolato), noci e nocciole, farina e cereali integrali.
- Evitare gli integratori vitaminici contenenti nichel.
- Evitare il cibo in scatola (tonno, aringhe, sardine, legumi, ecc.).
- Preferire il consumo di cereali raffinati e non integrali, come riso, frumento raffinato e il consumo di patate.
- Molte verdure sono ben tollerate, come cavoli, broccoli, carote, zucca e cetrioli, o la frutta come banane, mele e agrumi.
- Tè e caffè possono essere consumati, ma con moderazione.
- Evitare utensili nichelati per cucinare o servire le pietanze.
- Evitare di bere (o di utilizzare per cucinare) la prima acqua che esce dal rubinetto la mattina, meglio lasciarla scorrere un po’.
- Evitare Il fumo di sigaretta, ogni sigaretta contiene 1-3 μg di nichel.
- Consumare cibi ricchi di vitamina C e cibi ricchi di ferro.
Classificazione dei cibi in base al contenuto di nichel (basso-medio-alto)
Fonte: Notiziario allergologico 2019
Impareremo a prediligere il consumo dei cibi a basso contenuto di nichel e inserire nella giornata meno frequentemente quelli a medio contenuto. I cibi scritti in verde possono essere consumati più frequentemente (se ben tollerati) e se inseriti in una giornata alimentare a basso contenuto.
N.B.: la miglior o peggior tolleranza agli alimenti è variabile da persona a persona, per cui prima di escludere completamente un alimento, valutare la risposta individuale.
Esempi di pasti a ridotto contenuto di Nichel
Di seguito sono riportati alcuni esempi di pasti a ridotto contenuto di nichel da inserire facilmente nell’alimentazione quotidiana.
Allo scopo di evitare carenze nutrizionali, è opportuno che venga valutata con il medico la tollerabilità individuale e l’effettiva necessità di eliminare dalla dieta gli alimenti sottoelencati. Per la re-introduzione degli alimenti chiedere supporto ad uno specialista.
Abbandona la sedentarietà, abituati a camminare o pedalare tutti i giorni per almeno 40 minuti al dì.