Il termine dolcificante artificiale indica i sostituti dello zucchero utilizzati per dolcificare alimenti e bevande, come aspartame e sucralosio. L’interesse per i dolcificanti acalorici nasce dall’osservazione che negli ultimi anni è significativamente aumentato il loro consumo, finalizzato a tenere sotto controllo il peso corporeo, ed è possibile trovare la disponibilità di numerosissimi alimenti e bevande che contengono dolcificanti naturali o artificiali in sostituzione dello zucchero.
Cosa sono i dolcificanti artificiali?
Gli edulcoranti sono additivi alimentari con un elevato potere dolcificante ma che forniscono poca energia. I dolcificanti artificiali sono composti realizzati in laboratorio, spesso a partire da zuccheri o altre sostanze di origine naturale come alcune erbe.
Esempi di dolcificanti artificiali
- Aspartame (E951): Un noto dolcificante artificiale, si trova in quasi 1.400 prodotti alimentari sul mercato francese e in oltre 6.000 in tutto il mondo. Il suo valore energetico è simile a quello dello zucchero (4 kcal/g), ma la sua dolcezza è 200 volte superiore.
- Saccarina (E954): Un edulcorante il cui potere addolcente supera di gran lunga quello di zucchero e miele, addirittura di 500 volte!
- Acesulfame K (E950): Non viene metabolizzato dal corpo e si elimina con le urine.
- Sucralosio (E955): Un derivato del saccarosio 600 volte più dolce di questo al netto di zero calorie, anche se spesso viene mescolato ad altri dolcificanti che contengono calorie.
Raccomandazioni dell'OMS
Le ultime raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sconsigliano di assumere dolcificanti come sostituti del classico zucchero. A lungo termine non aiuterebbero a tenere sotto controllo il peso né a ridurre il rischio di malattie connesse a sovrappeso e obesità.
Francesco Branca (Direttore dell’OMS) afferma che sostituire zuccheri con NSS non è utile a lungo termine, mentre una revisione evidenzia possibili rischi come diabete e cancro. Francesco Branca, direttore dell’OMS per la nutrizione e la sicurezza alimentare, afferma che “La sostituzione degli zuccheri liberi con NSS non aiuta il controllo del peso a lungo termine. Le persone devono prendere in considerazione altri modi per ridurre l’assunzione di zuccheri liberi, come il consumo di alimenti con zuccheri naturali, come la frutta, o cibi e bevande non zuccherate”.
“Gli NSS non sono fattori dietetici essenziali e non hanno alcun valore nutrizionale. La raccomandazione si basa sui risultati di una revisione sistematica delle prove disponibili in letteratura che suggerisce che l’utilizzo degli NSS non conferisce alcun beneficio a lungo termine nella riduzione del grasso corporeo negli adulti o nei bambini.
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Perché un chiarimento sui dolcificanti
Quando parliamo di dolcificanti non zuccherini ci riferiamo alle alternative agli zuccheri, ipocaloriche o prive di calorie. Sono spesso pubblicizzati come “alleati” utili a perdere peso o a restare in forma, ma vengono anche raccomandati ai pazienti diabetici che devono tenere a bada la glicemia. Possono essere acquistate singolarmente e aggiunte ai cibi direttamente dai consumatori, oppure si possono ritrovare tra gli ingredienti di alimenti pronti e preconfezionati, sia in alimenti sia in bevande.
Tra i più comuni ricordiamo l’acesulfame K, l’aspartame, l’advantame, i ciclamati, il neotame, la saccarina, il sucralosio, la stevia e i suoi derivati. Tutti questi prodotti sono inclusi nel rapporto dell’OMS.
Da tempo sappiamo che una continua ed elevata assunzione di zuccheri liberi può portare a seri problemi di sovrappeso e obesità, al diabete e ad altre e numerose conseguenze negative per la salute. Da ciò è dunque emersa, ormai da molti decenni, l’idea di sostituire gli zuccheri con i dolcificanti. Tuttavia, l’efficacia a lungo termine di questi prodotti sul controllo del peso e l’impatto di un loro uso abituale sulla salute sono da tempo oggetto di dibattito all’interno della comunità scientifica. Alla luce dei dati più recenti e consolidati, le nuove linee guida dell’OMS danno indicazioni chiare e aggiornate.
Nuovi dati e studi
Le linee guida appena pubblicate sono basate sugli esiti di una revisione sistematica che riunisce le prove scientifiche più attuali sugli effetti sulla salute dell’uso di dolcificanti diversi dallo zucchero. Gli studi considerati nella revisione sono 283 e comprendono sia quelli randomizzati controllati (i più attendibili), sia quelli osservazionali (che non possono dimostrare una relazione di causa ed effetto tra fenomeni, ma possono rilevare un’associazione). I risultati di entrambi i tipi di studi hanno mostrato che l’assunzione di edulcoranti non zuccherini ha un basso impatto sull’apporto calorico e sulla perdita di peso se paragonati nel tempo agli effetti dello zucchero.
Come mostrano i risultati della maggior parte degli studi randomizzati, è infatti solo nel breve termine, 3 mesi o anche meno, che l’assunzione di dolcificanti porta gli adulti a perdere peso con una riduzione dell’indice di massa corporea. Quest’ultimo è un parametro che rapporta il peso alla statura e indica se si è in una condizione di sovrappeso o sottopeso. Inoltre i dati indicano che l’uso di edulcoranti non ha inciso in modo significativo su altri parametri relativi al grasso corporeo o a marcatori di salute cardiometabolica, tra cui i livelli di glucosio, insulina o lipidi nel sangue. Utilizzarli a lungo termine invece porta con sé potenziali effetti indesiderati, come un lieve aumento del rischio di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.
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Le linee guida quindi sconsigliano di affidarsi all’uso di queste sostanze, se si è sovrappeso o obesi e si sta cercando di perdere peso. Bere una bibita classica o in versione “diet” non farebbe, insomma, la differenza. Anche perché non sono soltanto gli zuccheri responsabili dell’obesità o dell’insorgenza di malattie cardiovascolari, ma l’insieme delle proprie abitudini alimentari e comportamentali.
Queste osservazioni e le linee guida sono valide per tutta la popolazione eccetto per le persone già diabetiche. Il motivo è che gli studi considerati non includevano pazienti diabetici, per cui non è stato possibile formulare una valutazione specifica, ma è probabile che in futuro saranno coinvolti e saranno date anche a loro indicazioni più precise. Tuttavia, più che un messaggio al singolo, l’OMS si rivolge alle organizzazioni sanitarie e i decisori politici perché per il controllo del peso incoraggino altre opzioni, al posto dei dolcificanti.
Una nota a margine: l’OMS ha precisato che le raccomandazioni pubblicate sono per il momento condizionali. Alcuni risultati potrebbero, infatti, essere stati influenzati dall’alta eterogeneità delle condizioni di salute dei soggetti inclusi negli studi considerati dalla revisione. Dunque potrebbero essere necessari nuovi confronti e valutazioni prima che le indicazioni siano tradotte in decisioni politiche. Non si tratta insomma di raccomandazioni cosiddette forti, per cui si è sicuri che la loro implementazione porti più vantaggi e benefici rispetto a rischi e costi.
Dolcificanti e rischio di cancro
La cancerogenicità dei dolcificanti artificiali è stata a lungo sospettata sulla base di risultati sperimentali in vitro e in vivo. Sebbene questi risultati siano stati controversi [25], sono stati recentemente pubblicati ulteriori dati a sostegno dei risultati originali dell’Istituto Ramazzini riguardanti l’identificazione dei tumori [26]. Ciò suggerisce la necessità di una valutazione aggiornata della cancerogenicità dell’aspartame e di tutti gli edulcoranti.
La tossicità dell’aspartame è stata studiata anche in diversi studi in vitro [13, 14], i cui risultati ne hanno suggerito la cancerogenicità [13], potenzialmente attraverso meccanismi legati all’infiammazione, all’angiogenesi, alla promozione del danno al DNA e all’inibizione dell’apoptosi [14]. Più recentemente, è stato dimostrato che il sucralosio aumenta il rischio di tumori maligni e neoplasia ematopoietica nei topi [16]. Uno studio in vivo ha scoperto che l’acesulfame-K e la saccarina provocano danni al DNA ancora maggiori rispetto all’aspartame [12].
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Studio NutriNet-Santè
Fino al 2023 nessuno studio sull’uomo aveva valutato l’associazione del rischio di cancro con l’assunzione quantitativa di dolcificanti artificiali da tutte le fonti alimentari, distinguendo anche i diversi tipi di dolcificanti. Lo studio NutriNet-Santè è una coorte online dedicata ad indagare le associazioni tra nutrizione e salute [17]. È uno studio di popolazione su larga scala basato su dati dietetici dettagliati, compresi nomi e marchi dei prodotti industriali utilizzati.
L’arruolamento dei partecipanti provenienti dalla popolazione francese è stato avviato nel 2009 ed è ancora in corso. Nell’ ultima analisi dei dati sono stati inclusi 102.865 partecipanti di cui il 78,5% costituito da donne. I dolcificanti artificiali sono stati consumati dal 36,9% dei partecipanti e rispetto ai non consumatori, i fruitori più elevati tendono ad essere più spesso ragazze, fumatori, soggetti meno attivi fisicamente, più istruiti e con maggior probabilità di avere il diabete [21].
I pasti erano a basso contenuto calorico, con un apporto ridotto di acidi grassi saturi, fibre, frutta e verdura e cibi integrali, al contempo ricchi di sodio, zucchero, latticini, alcol e bevande analcoliche non zuccherate. Il principale dolcificante artificiale emerso è l’aspartame (58%), seguito da acesulfame-K (29%) e sucralosio (10%). L’assunzione dei dolcificanti da parte di tutti i partecipanti era inferiore ai limiti imposti dalle linee guida [22].
Durante il follow-up sono stati diagnosticati 3.358 casi incidenti di cancro (tra cui 982 tumori al seno, 403 alla prostata e 2.023 tumori correlati all’obesità). L’età media alla diagnosi era di 59,5 ± 12,2 anni. L’assunzione di dolcificanti artificiali è stata associata positivamente al rischio di cancro complessivo per i consumatori rispetto ai non consumatori.
Dolcificanti "naturali"
Parlare di dolcificanti “naturali” non è banale: così come gli edulcoranti sintetici, possono derivare da una base “naturale” ma aver subito processi industriali. Inoltre, molti dolcificanti sono veri e propri alimenti, per cui hanno calorie e sortiscono effetti sulla glicemia.
- Derivati della stevia (glicosidi steviolici): Ecco un tipico esempio di dolcificante naturale che in realtà è il prodotto di un processo chimico a cui vengono sottoposte le foglie dell’albero della stevia, originario del Sud America. All’interno di queste foglie, infatti, sono presenti delle sostanze, gli steviosidi e rebaudiosidi, che sono fino a 300 volte più dolci del saccarosio. Il prodotto che troviamo al supermercato, la polvere bianca in bustina o in compresse, è più dolce del saccarosio solo di circa 30-50 volte.
- Polioli (alcoli dello zucchero): eritritolo (E968), sorbitolo (E420), xilitolo (E967), mannitolo, smaltitolo, isomaltolo. Spesso vengono utilizzati in combinazione con altri edulcoranti, tra cui aspartame e acesulfame K, perché hanno un potere addolcente basso.
- Tagatosio: È un dolcificante estratto dal latte, quindi è “naturale” come origine, ma in realtà è uno zucchero “modificato”.
Effetti sul microbiota intestinale
All’interno dell’intestino, l’intestino tenue svolge un ruolo chiave non solo nella digestione e nell’assorbimento dei nutrienti ma anche nella regolazione endocrina e per immunità. Sono stati analizzati il microbioma luminale duodenale in soggetti che consumavano dolcificanti senza aspartame, nel numero di 35, solo aspartame, nel numero di 9 e in quello di 55 controlli, oltre al microbioma fecale di un sottogruppo di 40 soggetti.
Alcuni studi recenti hanno mostrato che l’assunzione di dolcificanti potrebbe alterare il microbiota intestinale (disbiosi). Ad esempio, il sucralosio fa male al microbiota.
Dolcificanti alternativi ammessi dalla normativa europea
I dolcificanti alternativi ammessi dalla normativa europea sono stabiliti dal regolamento CE 1333/2002. Ovviamente, non sono ammessi in tutte le categorie di alimenti e, pertanto, se vuoi sapere se li puoi utilizzare devi consultare il suddetto regolamento CE 1333/2002.
In ogni caso, se utilizzi i dolcificanti alternativi nel tuo prodotto, nella denominazione del prodotto devi specificare “con edulcoranti” se utilizzi solo i dolcificanti alternativi oppure “con zuccheri ed edulcoranti” se utilizzi i dolcificanti alternativi in associazione con zucchero, glucosio, fruttosio, sciroppo di glucosio, ecc.
Cosa NON ha detto l’OMS
Dalle linee guida appena pubblicate dovremmo dedurre che i dolcificanti non sono sicuri? No, nelle linee guida questo aspetto non è considerato, poiché l’indagine condotta non ha riguardato il profilo chimico e tossicologico di ciascun dolcificante, per cui le quantità massime o sicure stabilite in precedenza rimangono attendibili. L’OMS non sta quindi dichiarando che questi prodotti non sono sicuri o devono essere vietati.
L’OMS ci sta consigliando di usare lo zucchero anziché i dolcificanti? Anche in questo caso, la risposta è no. L’invito è piuttosto a riconsiderare, all’interno della propria alimentazione, l’intero consumo di zuccheri aggiunti, cercando di preferire cibi e bevande non zuccherate e alimenti che contengono zuccheri naturali, come la frutta.
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