La valutazione della composizione corporea rappresenta oggi uno degli strumenti più utilizzati in ambito clinico, sportivo e nutrizionale. Tra le varie metodologie esistenti, l’antropometria si distingue per la sua accessibilità, non invasività e validità, soprattutto se supportata da protocolli standardizzati.
Antropometria, Cineantropometria e Metodo ISAK: Origini e Standardizzazione
Il termine “antropometria” deriva dai termini greci anthropos (uomo) e metron (misura), e si riferisce alla scienza che studia le misure del corpo umano e delle sue proporzioni. Le sue radici affondano nella storia dell’arte e della scienza, dal Doriforo di Policleto nel V secolo a.C., fino a Leonardo da Vinci e agli studi rinascimentali sulle proporzioni ideali. Il primo tentativo ufficiale di standardizzazione delle tecniche antropometriche risale al Congresso di Francoforte del 1880.
Analizza i cambiamenti morfologici che avvengono durante il ciclo di vita - dalla crescita infantile alla maturità, fino alla senescenza - e valuta l’impatto che fattori ambientali e comportamentali, come la nutrizione e l’esercizio fisico, possono avere sulla composizione corporea. A differenza dell’antropometria, che si limita alla raccolta delle misure fisiche del corpo (come lunghezze, pliche, perimetri, diametri), la cineantropometria utilizza queste misure per stabilire relazioni con altri ambiti scientifici, quali il movimento umano, la fisiologia, la crescita e lo stato di salute.
È, quindi, un approccio integrato che non si limita a descrivere, ma cerca di comprendere il significato funzionale della forma corporea. Come sottolineato da Ross [1], si tratta di una scienza che studia la relazione tra struttura e funzione, rendendola una disciplina accademica trasversale che trova applicazione nelle scienze motorie, nella medicina, nella nutrizione e nella performance sportiva. Grazie a questo approccio, è possibile analizzare con precisione la morfologia, la composizione corporea e le proporzioni fisiche, fornendo dati fondamentali per comprendere come il corpo reagisce e si adatta a stimoli esterni come l’allenamento, l’alimentazione o eventuali patologie.
Per garantire l’accuratezza e la comparabilità delle valutazioni, l’ISAK (International Society for the Advancement of Kinanthropometry) ha definito protocolli di misurazione rigorosi: sono stati standardizzati i punti anatomici di riferimento, le modalità operative e gli strumenti da utilizzare. Questo ha permesso di elevare l’antropometria e la cineantropometria a strumenti scientificamente validati, riconosciuti e applicati a livello internazionale in ambito clinico, sportivo e di ricerca.
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Valutare la Composizione Corporea: Modelli, Metodi e Terminologia
La valutazione della composizione corporea rappresenta uno degli ambiti più rilevanti dell’antropometria applicata, sia in contesti clinici che sportivi. Comprendere come è suddivisa la massa corporea in diverse componenti - tessuto adiposo, muscolare e osseo - consente non solo di monitorare lo stato di salute e performance dell’individuo, ma anche di interpretare i cambiamenti fisiologici legati all’allenamento, alla nutrizione o a condizioni patologiche.
Tecniche di Stima
Poiché la dissezione di cadaveri rappresenta l’unico metodo diretto per determinare con precisione la composizione corporea (e ovviamente non è applicabile in vivo), tutte le altre tecniche si basano su stime indirette, ciascuna con specifici margini di errore e richiesta di precise standardizzazioni. Tra i metodi strumentali maggiormente utilizzati troviamo:
- DEXA (densitometria a raggi X a doppia energia)
- UWW (pesata idrostatica) e ADP (pletismografia ad aria)
- BIA (bioimpedenza elettrica)
- Antropometria
Antropometria: Rigore Scientifico e Accessibilità
L’antropometria, pur essendo un metodo indiretto o doppiamente indiretto (a seconda delle variabili e dei modelli utilizzati), si conferma uno strumento essenziale per stimare la composizione corporea in modo pratico ed efficiente. L’uso delle pliche cutanee e dei perimetri corporei, se condotto secondo i protocolli internazionali ISAK, consente di ottenere dati affidabili e replicabili.
Superare il BMI: Verso Indicatori Realmente Rappresentativi
Per decenni, l’Indice di Massa Corporea (BMI) è stato lo strumento principe per la classificazione del sovrappeso e dell’obesità. Tuttavia, la sua inadeguatezza è oggi ampiamente riconosciuta in letteratura scientifica: il BMI non distingue la massa grassa dalla massa muscolare, né fornisce indicazioni sulla distribuzione del grasso corporeo-due aspetti fondamentali per valutare la salute metabolica e il rischio cardiovascolare. Un soggetto atletico con elevata massa muscolare può risultare “sovrappeso” secondo il BMI, mentre un soggetto normopeso con alta adiposità viscerale può presentare elevati fattori di rischio cardiometabolici non rilevati da tale indice.
Pertanto, più che la massa corporea totale, determinare la composizione corporea può riflettere meglio lo stato di salute delle persone. A questo proposito, il grasso corporeo può essere utilizzato per monitorare diverse malattie, come quelle metaboliche e cardiovascolari quando è in eccesso, e deficit ormonali e immunitari quando è carente [2-3].
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La quantificazione del grasso corporeo tramite procedure basate su misurazioni antropometriche deriva principalmente dallo spessore delle pliche cutanee misurato in diversi punti del corpo, inserito in equazioni predittive, ma è importante notare che sono state sviluppate numerose equazioni predittive in base a fattori come sesso, età e origine etnica, e sono specifiche per atleti e non atleti. Di conseguenza, ciò implica che l’equazione predittiva da utilizzare per una determinata persona dovrebbe essere scelta tenendo in considerazione tutti i fattori insieme, ma i professionisti potrebbero non essere a conoscenza dell’esistenza di tutte le equazioni disponibili. Inoltre, ogni equazione è stata sviluppata su una popolazione specifica, e l’assenza di corrispondenza con le esatte caratteristiche di tale popolazione può determinare un errore sistematico.
Per semplificare il processo, si può considerare la possibilità di sommare le pliche cutanee senza doverle inserire in equazioni predittive, liberando così i risultati da eventuali errori derivanti dal processo matematico [4-5]. Le linee guida internazionali indicano che le pliche di triceps, biceps, sottoscapolare, cresta iliaca, sovraspinale, addominale, coscia e gamba sono le più rappresentative della distribuzione del grasso corporeo umano [6]. La somma di queste otto pliche cutanee (Σ8SKF) ha dimostrato una correlazione con la quantità totale di grasso corporeo [7-8], rendendo quindi non strettamente necessario l’uso di equazioni.
Inoltre la distribuzione del grasso corporeo può essere valutata anche mediante il rapporto vita-fianchi (WHR), cioè il rapporto tra le circonferenze della vita e dei fianchi [9].
Così, i valori antropometrici risultano molto utili. L’importante è il saperli prendere ed interpretare correttamente. Tramite le misure antropometriche possiamo determinare se un individuo è alto/basso, magro/grasso rispetto al resto della popolazione presa in esame (età/sesso/razza). Per fare queste misurazioni, come vedremo, ci si può avvalere di più metodi e strumenti. La maggior parte dei risultati riguardano la media dei soggetti e possono presentare una percentuale d’errore anche abbastanza rilevante.
L’indice di massa corporea (IMC) o Body Mass Index (BMI) indica il rapporto tra il peso del soggetto (kg) e l’altezza (m al quadrato). Il BMI è una misura antropometrica con un’alta percentuale d’errore visto che il peso corporeo può essere dato sia dal tessuto adiposo che dal muscolo.
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La bioimpedenziometria (BIA) o impedenziometria è un’analisi tricompartimentale del nostro corpo.
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