Morti Dopo Interventi per Dimagrire: Cause e Considerazioni

“Ennesima morte per liposuzione”. Così titolava un quotidiano italiano la scorsa primavera, come se l’incidenza delle morti da liposuzione fosse ormai diffusa e risaputa. Eppure i pazienti che si sottopongono a questo intervento sono tanti e i rischi davvero pochi. Perché, allora, in molti associano la liposuzione al rischio di morte?

Liposuzione: Rischi e Considerazioni

Il dr. spiega che “La liposuzione (o lipoaspirazione) è un intervento chirurgico “vero e proprio” che consiste nell’aspirare accumuli antiestetici di grasso con lo scopo di rimodellare un profilo corporeo che non piace e renderlo più armonico. Il virgolettato “vero e proprio” è usato in modo provocatorio per identificare un intervento che nell’accezione di molti viene considerato talmente agevole che rasenta la banalità. A livello tecnico è sicuramente un intervento agevole. Attualmente la tecnica si è evoluta tantissimo ed esiste una lipoaspirazione selettiva del tessuto adiposo con risparmio dei vasi, evitando che il paziente, oltre al grasso perda anche molto sangue.

La liposuzione o lipoaspirazione determina nell’area trattata un importante trauma. Il rischio maggiore è di incontrare un vaso sanguigno, per questo prima dell’intervento l’area da trattare viene imbibita con una soluzione contenete anestetico locale e un farmaco che provoca vasocostrizione. Per fare una valida liposuzione bisogna infiltrare una adeguata quantità di anestetico sia per i motivi sopra esposti sia per evitare che il paziente provi dolore. Occorre, pertanto, sempre la presenza dell’anestesista per monitorare i parametri e per fronteggiare eventuali emergenze che possono insorgere. Poiché l’intervento si fa in anestesia locale, spesso se ne trascura l’importanza e non si tiene assolutamente in considerazione l’ambiente dove viene effettuato.

Per abbassare i costi spesso l’intervento si fa in una struttura non chirurgica e perciò non idonea, come un ambulatorio non attrezzato per le emergenze e con ridotte garanzie di sterilità, senza la presenza dell’anestesista. Dire che si muore di liposuzione riguarda quei pochi casi tragici che fanno clamore, spesso dovuti alla negligenza del medico operante che non si è attenuto ai requisiti fino ad ora elencati. Un aspetto spesso non giustamente considerato è la corretta indicazione all’intervento e la valutazione delle aspettative del paziente. Nell’accezione comune, oltre a ritenerlo un intervento semplice (è facile ciò che si sa fare!!) si pensa che la liposuzione serva per dimagrire. Non è assolutamente così.

Ultima annotazione: una volta il grasso aspirato veniva eliminato, ora invece viene “lavorato” e riutilizzato come riempitivo di depressioni o per apportare cellule staminali capaci di sostituire quelle usurate e/o danneggiate.

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Casi di decesso dopo interventi per dimagrire

Si era rivolta ad una clinica privata per dimagrire, come hanno già fatto prima di lei molte persone nelle sue stesse condizioni. Ma è morta in seguito ad alcune complicazioni, a 47 anni. È successo la scorsa notte all’ospedale di Messina. Si chiamava Patrizia Giunta ed era residente a Modica, in provincia di Ragusa. Le avevano praticato un intervento chirurgico di bypass gastrico. Ma la fase post-operatoria ha avuto un esito inatteso, fino alla tragica notizia. Ora, a stabilire cosa sia accaduto, sarà l'autopsia chiesta dalla famiglia, che vuole fare piena luce sull’episodio. Il decesso è avvenuto nel reparto di Terapia intensiva, dove Patrizia era stata ricoverata per l'aggravarsi delle sue condizioni. Le era venuta la febbre alta, lamentava dolori diffusi tanto che è stato necessario il ricovero in ospedale. I familiari hanno sporto denuncia all'autorità giudiziaria.

La donna voleva dimagrire e per questo aveva tentato di perdere peso in vari modi, senza riuscirvi. Alla fine, la scelta drastica: si era rivolta alla chirurgia, sottoponendosi a un intervento per la riduzione dello stomaco. Un'operazione che sembrava perfettamente riuscita ma diversi giorni dopo ha iniziato ad accusare malesseri sempre più diffusi, che infine l'hanno portata al ricovero e alla morte prematura a soli 47 anni. Lascia due figli, uno di 20 e l'altro di 18 anni.

"Abbiamo saputo anche noi stamani, dai social, che Filippo è morto. Una notizia drammatica, che ci addolora", così Stefano Tenti direttore del Centro Chirurgico Toscano, clinica dove il ragazzo romano - deceduto dopo un intervento bariatrico - è stato operato, ha espresso il suo cordoglio. "Ho parlato con il chirurgo, con i medici e con coloro che hanno seguito Filippo in occasione dell'intervento e nelle fasi post operatorie. Abbiamo aperto la sua cartella clinica e l'abbiamo ripercorsa passo dopo passo, per capire insieme se qualcosa fosse andato storto.

Commosso per la scomparsa del giovane ma sicuro delle proprie parole, Tenti spiega di aver parlato a lungo con il chirurgo: "È un medico molto conosciuto e molto stimato in tutta Italia. È romano, come Filippo, e la famiglia del giovane si era rivolta proprio a lui perché ritenuto uno dei migliori nel suo campo. Non appena ha appreso la notizia del decesso si è informato su cosa fosse accaduto: il primo malore, la corsa in ospedale, i ritardi del giorno successivo. Ci ha spiegato che il ragazzo il 25 aprile ha accusato un dolore al torace: abbiamo il dubbio che si sia trattato di un'embolia polmonare. Come tutti i pazienti bariatrici, Filippo prima di essere operato aveva superato numerose visite mediche, che attestavano la sua idoneità all'intervento: "È necessario - spiega Tenti - dimostrare che nessun regime alimentare dia risultati ed è necessario anche che uno psichiatra dia un parere positivo all'operazione.

Ma come è andata l'operazione? Stando alle parole del dottor Tenti, sarebbe filato tutto liscio: "Non ci sono state complicazioni, tutto si è svolto tranquillamente. E anche il decorso post operatorio ci risulta nella norma. L'intervento risale al 18 aprile, le dimissioni sono avvenute il 21 aprile. Dopo alcuni giorni però la situazione è precipitata: il 19enne ha accusato dei malesseri tali da voler ricorrere al pronto soccorso. A preoccupare lui e la famiglia sarebbe stato un dolore al torace. Così giovedì 25 aprile Filippo, che era già a Roma da alcuni giorni, è stato portato all'ospedale San Carlo di Nancy.

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Come riporta Roma Today i medici del pronto soccorso lo hanno visitato non riscontrando nulla di grave. Perciò il giovane avrebbe firmato le carte per le dimissioni. L'indomani, però, ha avuto un secondo malore. Questa volta la situazione è apparsa subito più grave. Il 118 è intervenuto e lo ha portato, dopo circa tre ore - stando a quanto riferiscono i parenti nella denuncia - al policlinico Gemelli. Pare infatti che i sanitari abbiano avuto difficoltà nel trasporto del paziente: la prima ambulanza, infatti, non sarebbe stata provvista di trasportare un paziente come Filippo in ospedale, perché non avrebbe avuto l'attrezzatura idonea. All'arrivo in ospedale però le condizioni del giovane erano ormai gravissime. Sulla vicenda la procura di Roma ha aperto un'inchiesta. I familiari chiedono come e perché il loro figlio è morto. Il magistrato ha disposto un'autopsia: verrà eseguita venerdì prossimo alle 13 all'istituto del Verano. "Confidiamo che sia proprio l'autopsia - spiega l'avvocato della famiglia, Cristiano Pazienti - a chiarire i motivi del decesso. Sugli esiti dell'autopsia confida anche il Centro Chirurgico Toscano: "Li attendiamo, qualsiasi essi siano.

Pesava 130 chili e per dimagrire aveva deciso di sottoporsi a un intervento di “sleeve gastrectomy “, un intervento di riduzione dello stomaco in laparoscopia presso l’Istituto clinico Beato Matteo di Vigevano (Pavia), ma dopo poco più di 48ore da quest’operazione è morta per complicazioni nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Vigevano nel quale era stata trasferita d’urgenza. Sarà l’autopsia, disposta dalla magistratura, a fare chiarezza sulle cause del decesso di Donatella Borgato, 47 anni di Santhià (Vercelli), oltre a stabilire se ci sono state eventuali responsabilità dei sanitari.

Giovedì scorso la donna, dopo aver eseguito la serie di esami pre-operatori ha subito l’intervento nella clinica privata vigevanese, convenzionata con il servizio pubblico. Un’operazione molto diffusa nella chirurgia per la cura di pazienti obesi. Ma due giorni dopo, mentre la donna si è sentita male e dal Beato Matteo, che non ha un servizio di rianimazione, è stata trasferita d’urgenza al’ospedale civile di Vigevano. Ricoverata in terapia intensiva Donatella Borgatto ha cessato di vivere martedì, poco dopo mezzogiorno.

La posizione dell’ospedale

Dall’Istituto clinico Beato Matteo precisano in una nota che «il decorso postoperatorio e le condizioni generali della signora erano buone fino a cinque giorni dopo l’intervento di chirurgia bariatrica a cui era stata sottoposta presso la struttura il 17 giugno. Fino al 22 giugno infatti, la paziente aveva esami nella norma, parametri pressori ed emodinamici normali e riprendeva ad assumere liquidi per bocca». La situazione cambia nel pomeriggio del 22: «Le condizioni della paziente mostravano un progressivo deterioramento pur con parametri nella norma. Nella serata del 22 giugno è stata effettuata un’esplorazione chirurgica della cavità addominale che tuttavia non ha evidenziato alcuna infezione o criticità chirurgica». La paziente viene quindi trasferita all’ospedale di Vigevano «per il proseguimento della terapia intensiva post operatoria. Il giorno dopo è sopravvenuto il decesso». L’Istituto clinico Beato Matteo, si legge nella nota, «resta in attesa degli ulteriori approfondimenti diagnostici del caso per chiarire le cause tuttora ignote dell’aggravamento».

“Potessimo tornare indietro, agiremmo allo stesso modo”. Sono le parole, raccolte da ArezzoNotizie, di Stefano Tenti, direttore del Centro Chirurgico Toscano dove Filippo, ragazzo romano di 19 anni, si era sottoposto ad un intervento bariatrico per dimagrire. Dopo l’operazione, avvenuta lo scorso 21 aprile, Filippo ha vissuto otto giorni di agonia prima di morire. “Abbiamo aperto la sua cartella clinica e l'abbiamo ripercorsa passo dopo passo, per capire insieme se qualcosa fosse andato storto. Ma non abbiamo rilevato alcuna condotta sbagliata” ha detto Tenti. Intanto i carabinieri hanno sequestrato le cartelle. Come detto, Filippo, giovane di 19 anni che pesava 160kg, era stato operato al Centro Chirurgico Toscano. Un’operazione bariatrica che sarebbe servita al ragazzo per perdere peso. Il 21 aprile era stato dimesso ma, a distanza di pochi giorni, giovedì 25 aprile, ha però iniziato a sentirsi male. Immediata la corsa all'ospedale San Carlo di Nancy. Venerdì, però, un altro malore, questa volta più grave. La corsa al policlinico Gemelli non salva la vita al ragazzo. All’arrivo nel nosocomio le condizioni di Filippo, purtroppo, erano già compromesse. Arrivato in ospedale, il diciannovenne dopo nemmeno un'ora muore. La famiglia, che vive alla Balduina, è sotto choc. Filippo avrebbe compiuto 20 anni il 29 aprile.

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In attesa dei risultati dell’autopsia, il direttore Tenti ha raccontato di aver parlato col chirurgo che ha operato Filippo: “Ci ha spiegato che il ragazzo il 25 aprile ha accusato un dolore al torace: abbiamo il dubbio che si sia trattato di un'embolia polmonare. Anche tutto il percorso pre operatorio aveva avuto un esito positivo. "È necessario - ha spiegato Tenti ad ArezzoToday- dimostrare che nessun regime alimentare riesce a dare risultati ed è necessario che anche uno psichiatra dia un parere positivo. Per Filippo l'intervento era stato proprio consigliato anche da quest'ultimo specialista". Anche l’operazione s era svolta senza intoppi: “"Non ci sono state complicazioni, tutto si è svolto tranquillamente. E anche il decorso post operatorio ci risulta nella norma.

Il caso di Filippo riporta alla memoria le storia di Giada De Pace, morta su un tavolo operatorio durante un intervento, e Immacolata Buontempone, morta nel 2013 a soli 43 anni. Per la morte di Immacolata Buontempone la procura di Roma, nel 2018, aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per un chirurgo della clinica Villa Sant'Anna di Reggio Calabria, dove la donna era stata operata, e per sette medici del policlinico Umberto I di Roma, ospedale in cui era stata portata in condizioni disperate dopo il perforamento dell’esofago avvenuto durante l'operazione. Poi la sentenza: tutti assolti. La famiglia di Giada cerca invece ancora risposte.

La Procura della Repubblica di Vallo della Lucania ha aperto un’inchiesta sulla morte di un quarantenne deceduto nella notte tra mercoledì e giovedì scorso a causa di complicazioni post operatorie. L’uomo era ricoverato in una clinica del salernitano per sottoporsi a una operazione di riduzione dello stomaco. L’intervento, svolto il 3 novembre sembrava essere riuscito con successo. Ma a poche ore di distanza sono iniziati i problemi. Il 40enne è stato trasportato in rianimazione con febbre alta, sensazioni di vomito, bruciore di stomaco e problemi respiratori. Il suo stato di salute è peggiorato costantemente. La famiglia si è immediatamente rivolta alle forze dell’ordine per denunciare l’accaduto. I parenti intendono chiarire se vi siano responsabilità da parte del personale della struttura sanitaria. Nelle scorse ore è giunta la notizia che 14 persone sono state iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. I sanitari nei confronti dei quali sono stati spiccati gli avvisi di garanzia sono tutti interni alla clinica ad eccezione di un chirurgo in servizio a Napoli. Nel frattempo la direzione della clinica si è detta pronta a fornire agli inquirenti che stanno indagando sulla morte tutta la documentazione con la massima collaborazione, mentre sulla vicenda si è mobilitata anche la politica.

Si sottopone ad un intervento chirurgico di routine per perdere peso ma qualcosa va storto, i medici lo riportano in sala operatoria e muore dopo la seconda operazione, a soli 38 anni. Il Pubblico Ministero titolare del fascicolo, la dott.ssa Chiara Maria Marcaccio, ha iscritto nel registro degli indagati tre medici del nosocomio in questione, dellUnità Operativa Complessa di Chirurgia, che hanno operato e seguito la vittima: si tratta di F. G. B., 67 anni, di Avellino, e di M. R., 54 anni, di Cesinali, sempre nellAvellinese, chirurghi bariatrici, e di F. P., 58 anni, di Benevento, chirurgo generale. Un atto anche dovuto per dare modo ai tre dottori di nominare eventuali consulenti di parte per gli accertamenti non ripetibili ordinati dal magistrato inquirente, che ha altresì disposto lautopsia sulla salma del trentottenne per chiarire la cause della morte: lincarico sarà conferito domani, venerdì 23 febbraio 2023, alle ore 8.30, in Procura, a un pool di consulenti tecnici dufficio formato dal medico legale dott.

un bypass digiuno ileale che gli era stato praticato nel 2008. Sconvolti, non riuscendo a capacitarsi di quanto accaduto e non avendo ricevuto risposte esaustive da parte dei sanitari, i congiunti della vittima hanno deciso di andare fino in fondo per fare chiarezza, si sono rivolti a Studio3A e hanno presentato una denuncia querela presso la stazione dei carabinieri di Giulianova (Teramo), chiedendo all’autorità giudiziaria di accertare le cause della morte ed eventuali responsabilità da parte dei sanitari che hanno avuto in cura il loro caro. Richieste prontamente riscontrate dalla Procura Beneventana con l’apertura di un fascicolo e i primi provvedimenti dell’inchiesta da cui i parenti di Giovannini e Studio3A si aspettano risposte.

Le bucano lo stomaco in seguito ad un intervento di riduzione per motivi di salute e dopo un lungo calvario il marito la trova senza vita a letto. Riscontrando lesposto dei familiari, che si sono affidati a Studio3A, la Procura di Napoli, per il tramite del Pubblico Ministero dott. Mario Canale, ha aperto un procedimento penale per lipotesi di reato di omicidio colposo, al momento contro ignoti, per la morte tutta da chiarire di una appena sessantaquattrenne di Giugliano (Na), Patrizia De Rosa, avvenuta lo scorso 26 dicembre nella sua abitazione. La donna, che soffriva di obesità, il 24 ottobre 2024 si era sottoposta presso il presidio ospedaliero CTO (Centro Traumatologico Ortopedico) di Napoli (in foto) ad un intervento di sleeve gastrectomy, ossia riduzione dello stomaco, allesito del quale tuttavia si era formata una fistola. I sanitari hanno subito rassicurato la paziente e i suoi congiunti, trattandosi di una complicanza non infrequente in questo genere di operazioni, ma il problema si è presto rivelato, in realtà, più grave del previsto, lo stomaco era stato proprio bucato, tanto da richiedere il ricovero della signora in Terapia Intensiva dal 6 al 10 novembre. Alla fine comunque i dottori hanno assicurato che il buco si sarebbe riassorbito da solo e, dopo aver riportato la paziente in reparto, una settimana dopo lhanno anche dimessa.

Ma una volta tornata a casa per Patrizia De Rosa la Via Crucis è proseguita e anzi si è aggravata: non riusciva più a mangiare, si sentiva spossata e lamentava dolori sempre più lancinanti allo stomaco. Finché i suoi familiari, dato che la fistola non si richiudeva, hanno deciso di rivolgersi ad unaltra struttura, il Monaldi, dove la donna è stata sottoposta ad un altro intervento per applicarle una endoprotesi alla fistola stessa e dimessa il 6 dicembre. Protesi che però sarebbe dovuta rimanere, a iniziale detta dei medici, una ventina di giorni, ragion per cui, in prossimità delle festività natalizie, la signora è tornata nel nosocomio. La Tac a cui è stata sottoposta ha confermato come la fistola fosse ancora presente e il problema, dunque, sempre irrisolto, e pertanto i sanitari che lhanno seguita nella circostanza hanno ritenuto di mantenere ancora la protesi rimandandone la prevista estrazione a metà gennaio e sostenendo che non vi era alcuna data di scadenza per la sua rimozione. Il quadro clinico della paziente, tuttavia, continuava a peggiorare, gli esami del sangue che le erano stati prescritti presentavano svariati valori del tutto “sballati”, tanto che il medico di famiglia le aveva cambiato la terapia: la donna continuava a stare male, a non riuscire ad alimentarsi e ad accusare dolori allo stomaco. Fino al tragico epilogo della notte tra Natale e Santo Stefano.

A dir poco perplessi delle cure ricevute dalla loro cara, i familiari della donna, per fare piena luce sui tragici fatti ed eventuali responsabilità dei medici, attraverso lArea manager per la Campania dott. Vincenzo Carotenuto, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, con la collaborazione dellavv. Vincenzo Cortellessa del foro di Santa Maria Capua Vetere, e il 26 dicembre stesso hanno presentato denuncia querela presso la stazione dei carabinieri di Giugliano chiedendo allautorità giudiziaria di accertare le cause del decesso, se sia stato determinato o concausato dagli interventi subiti allo stomaco, e dunque eventuali omissioni da parte dei sanitari. Unistanza ritenuta degna di accoglimento da parte della Procura partenopea: il dott. Canale ha infatti aperto un fascicolo, posto sotto sequestro e acquisito la documentazione medica e ordinato lesame autoptico conferendo lincarico per laccertamento tecnico non ripetibile, nella mattinata di venerdì 10 gennaio, a una terna di consulenti tecnici formata dal medico legale dott. Pasquale Mascolo, dallanatomopatologo dott. Giulio Benincasa e dal cardiochirurgo dott. Biagio Trojaniello, che hanno effettuato lautopsia a seguire nella stessa giornata presso lobitorio dellospedale San Giuliano di Giugliano. Alle operazioni peritali ha preso parte quale consulente tecnico per la parte offesa anche il medico legale dott.

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