La dieta vegana, che esclude completamente tutti i prodotti di origine animale, è una scelta alimentare sempre più diffusa. Tuttavia, sorge spontanea una domanda: è adatta anche ai bambini o rappresenta un rischio in età pediatrica?
La dieta vegana prevede l’eliminazione completa di tutti i prodotti di origine animale (carne, pesce, uova, latte e derivati) consentendo esclusivamente l’assunzione di cereali integrali o semi-integrali, legumi, verdure, frutta, frutta secca e oli vegetali. I sostenitori della dieta vegana la ritengono una dieta salutare e maggiormente sostenibile dal punto di vista ambientale. Tuttavia, tale regime dietetico non è privo di pericoli.
Carenze Nutrizionali e Rischi per la Salute Infantile
La mancata assunzione di proteine animali espone in primis alla carenza di vitamina B12, fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Inoltre, sono state dimostrate carenze di numerosi micronutrienti, quali ferro, zinco, calcio e vitamina A. In aggiunta, l’eccessivo apporto di fibre alimentari secondario al massivo consumo di frutta e verdura può ridurre ulteriormente l’assorbimento di alcune vitamine e micronutrienti.
Nei bambini più piccoli (dai 6 mesi ai 2 anni), la dieta vegana è associata ad un alto rischio di scarsa crescita staturo-ponderale, in considerazione del ridotto apporto calorico di frutta e verdura rispetto alle proteine di origine animale, di cui la dieta vegana è priva.
La dieta vegana prevede anche il frequente utilizzo di latti vegetali (es. latte di riso, avena, cocco, mandorla) in sostituzione del latte vaccino e dei suoi derivati. A tale proposito, ad Agosto 2020 il NASPGHAN (la Società Nord-Americana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica) ha pubblicato un Position Paper proprio sui “latti di origine vegetale”, nel quale si afferma che la maggior parte di queste bevande vegetali non presentano un adeguato equilibrio nutrizionale se comparati con il latte vaccino.
Leggi anche: Pappa per neonati di otto mesi
Quest’ultimo, infatti, rappresenta una fonte di importanti nutrienti, quali proteine ad alto valore biologico e minerali importantissimi come il calcio, lo zinco, il selenio, la vitamina A e le vitamine del gruppo B, inclusa la B12. Gli effetti negativi di un uso improprio di alcune bevande vegetali sono ben documentati e includono: scarsa crescita stauro-ponderale, malnutrizione proteico-energetica, disturbi elettrolitici, calcoli renali, anemia da carenza di ferro, rachitismo e scorbuto.
Per quanto concerne i bambini più piccoli, che sono anche i più vulnerabili, le linee guida dell’ESPGHAN (Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica) sullo svezzamento raccomandano che le diete vegane siano utilizzate solo sotto stretta supervisione medica e nutrizionale, e dopo aver adeguatamente informato la famiglia delle gravi conseguenze correlate alla mancata osservanza dei consigli in merito ad una adeguata integrazione dietetica.
E’ opportuno, quindi, che il medico suggerisca ai genitori che vogliono avviare il proprio lattante alla dieta vegana di posticipare questa scelta almeno all’età scolare.
Casi di Cronaca e Responsabilità Genitoriale
Diversi casi di cronaca hanno portato alla ribalta le problematiche legate a diete vegane o crudiste non correttamente gestite, con conseguenze tragiche per i bambini coinvolti.
A fine agosto del 2016 a Milano un bimbo di 15 mesi ricoverato per denutrizione - pesava come un neonato di 3 mesi - al termine del ricovero, per volontà del tribunale, è stato addirittura affidato al Comune e collocato dai nonni, dopo essere stato ricoverato anche per problemi cardiaci, aggravati dal suo stato di stress fisico. I nonni infatti da subito avevano espresso tutte le loro perplessità sul regime alimentare che figlia e genero avevano imposto al bambino.
Leggi anche: Cosa dare al bambino a 6 mesi?
Un episodio simile era avvenuto qualche mese prima anche a Genova, dove Martina, un anno circa e mamma vegana, era stata ricoverata per malnutrizione. L'anno prima era stato ricoverato dopo un malore un bimbo di quasi un anno di una coppia vegana: in quel caso i genitori del bambino erano anche stati iscritti nel registro degli indagati per maltrattamenti in famiglia.
E’ recentissima la notizia di un tribunale Australiano che ha condannato i genitori di una bambina per averle provocato una paralisi cerebrale infantile sottoponendola ad una dieta vegana.
Morto a un anno e mezzo per complicanze dovute alla malnutrizione. I genitori - Ryan O'Leary di 30 anni e Sheila O'Leary di 35 - lo avrebbero nutrito solamente con frutta e verdure crude. I due sono vegani e avrebbero deciso di far seguire al bimbo la loro dieta. Così il bimbo è morto di stenti. I genitori sono stati arrestati dalla polizia locale a Cape Coral, in Florida, Stati Uniti. Accusati per la morte del piccolo, accaduta a settembre, i due dovranno ora rispondere di omicidio colposo. Secondo Fanpage, il piccolo non pesava neanche sette chili.
Colazione, pranzo e cena a base di manghi e banane, avocado e rambutan, dei piccoli frutti simili al litchi. Poi qualche verdura, rigorosamente cruda, e del latte materno. E basta. Due genitori hanno allevato così un neonato finché lo scorso 27 settembre il piccolo, a soli 18 mesi, è stato ritrovato morto. Con una dieta vegana “sbilanciata e quindi sbagliatissima” ha confermato a IlFattoQutidiano.it Elena Consolaro, esperta di nutrizione vegetariana e vegana.
Il piccolo non mangiava nulla praticamente da una settimana, eccetto qualche poppata, e la mamma era convinta fosse normale visto che gli stavano crescendo i primi dentini. Così ha provato ad allattarlo al seno per un minuto ma subito ha iniziato a respirare fatica. È stata la stessa Sheila O’Leary a chiamare la polizia quando l’ha ritrovato che non respirava. Lei e il marito, Ryan, sono vegetariani convinti e hanno cresciuto allo stesso modo gli altri due figli, che oggi hanno 3 e 5 anni: entrambi sono stati trovati con un colorito pallido e giallastro, con i denti anneriti e cariati e sottopeso.
Leggi anche: Guida alimentazione 13 mesi
Il piccolo pesava solo 7 chili, quanto un neonato di sette mesi e non diciotto. La madre ha anche un’altra figlia di 11 anni, avuta da un altro uomo, che le autorità di Cape Coral hanno descritto come la più sana. Faceva visita al padre biologico, in Virginia, ogni due mesi e ci stava per alcune settimane e questo sembra averla quantomeno tutelata.
Oltre alla dieta vegana, Sheila O’Leary ha anche dichiarato che l’ultimo figlio era nato in casa e che non aveva mai visto un dottore perché, ha specificato il padre, questa era la preferenza della famiglia. La coppia è accusata di omicidio colposo negligente, abbandono di un bambino con gravi danni fisici e negligenza di un bambino senza gravi danni fisici.
Lucas è morto a sette mesi. Pesava quattro chili, poco più di quanto pesano alla nascita la maggior parte dei bambini. È morto di fame e disidratazione, malnutrizione complessiva. Non perché non venisse nutrito, ma perché i genitori, ora a processo, lo alimentavano con prodotti senza glutine e senza lattosio. Avevano loro stessi diagnosticato queste presunte intolleranze senza consultare medici.
Lucas è morto il 6 giugno del 2014. Quando hanno fatto l’autopsia il suo stomaco era completamente vuoto, il suo corpo disidratato. Per scelta dei genitori, dicono i magistrati belgi che li hanno messi sotto inchiesta e da tre giorni li stanno processando. La coppia gestisce un negozio di alimenti naturali a Beveren, vicino ad Anversa.
La richiesta, di condanna già preannunciata dall’accusa è di 18 anni di carcere perché i genitori con le loro convinzioni sulle intolleranze e il rifiuto di rivolgersi a un medico avrebbero portato alla morte del bimbo. La mamma Sabrina ha detto che non volevano la morte del figlio, ma un medico consultato dal tribunale ha spiegato che i tipi di latte usati per Lucas erano gravemente carenti di proteine, minerali e vitamine indispensabili per un bambino.
Ha spiegato a Vanity Fair Carlo Ioppoli, presidente dell’Associazione Avvocati Familiaristi Italiani: «Ogni loro decisione non deve apportare danni, di qualunque natura, ai minori».
In Italia, a Nuoro, un bambino di nemmeno due anni, figlio di una coppia vegana, è arrivato in ospedale in avanzato stato di denutrizione. "Noi siamo vegani e lo è anche lui", si sarebbero giustificati con i medici. Ora è ricoverato nel reparto di Pediatria e dopo essere stato sottoposto alle prime cure le sue condizioni sono leggermente migliorate. I medici, appena le sue condizioni lo consentiranno, contano di impostare un piano alimentare congruo allo sviluppo del minore, che coinvolgerà i genitori.
Per la legge italiana esiste un limite alle scelte che i genitori possono fare per i figli. Il non nuocere al minore.
Il Caso dell'Influencer Russo e la Dieta Pranica
Nel 2023 c’era stato il caso di Zhanna Samsonova, l’influencer crudista morta per un’infezione (che la sua dieta, però, aveva aggravato), ora la situazione è ben diversa e di cibo, stavolta, non ce n’è neanche l’ombra: Maxim Lyuty, influencer russo crudista (conosciuto come Yarilo_drug), è stato condannato a otto anni di carcere per la morte di suo figlio avvenuta nella primavera 2023. Anche la compagna Oksana Mironova ha ricevuto una condanna, di soli due anni, però, perché pare fosse anche lei vittima di Maxim.
Loro figlio, Cosmos, era solo un neonato, che fin dai primi giorni di vita era stato sottoposto alla cosiddetta dieta pranica: niente cibo, ci si alimenta con l’energia. Il padre vietava alla madre di allattare il bimbo, ed era anche solito immergerlo in acqua fredda per «temprarlo». Prima del decesso, il piccolo era stato portato in ospedale per una grave polmonite sviluppata in seguito alla malnutrizione, ma i tentativi dei medici non sono bastati.
Lyuty, oltretutto, inizialmente ha anche incolpato la carenza di ferro della moglie per la morte del figlio. La scorsa settimana l’uomo ha ammesso la sua colpa in un’udienza in tribunale, dicendo di essere stato negligente. Ha ignorato i primi sintomi della malattia, non sapendo che il bambino era nato prematuro e che la mamma aveva avuto dei problemi durante la gravidanza. «Vostro onore, distinto tribunale, insisto ancora: questo è puramente un crimine di negligenza… senza intenzione» ha dichiarato l’uomo. «Sottolineo ancora una volta che amavo mio figlio e mi prendevo cura di lui».
Perlopiù, la dieta crudista (ben diversa dalla pranica) Luyty neanche la seguiva davvero: ha ammesso di mangiare carne di nascosto, andando contro i suoi stessi principi.
Conclusioni
Questi casi evidenziano l'importanza di una corretta informazione e supervisione medica quando si sceglie di seguire una dieta vegana per i bambini. È fondamentale garantire un adeguato apporto di tutti i nutrienti necessari per la loro crescita e sviluppo, evitando improvvisazioni e affidandosi a professionisti della nutrizione pediatrica.