La Bioterapia Nutrizionale® è una metodica che utilizza gli alimenti, le modalità di cottura e le associazioni fra i cibi per la prevenzione e la cura delle malattie. Tutti, addetti ai lavori e non, sono d’accordo sul fatto che l’alimentazione sia alla base della salute e del benessere. Analogamente una alimentazione scorretta può essere determinante o scatenante lo sviluppo di malattie. Sfruttare al massimo le potenzialità della natura e degli alimenti può determinare risultati veramente sorprendenti.
Associando razionalmente gli alimenti nella composizione dei pasti, la Bioterapia Nutrizionale è una metodica terapeutica che riesce ad influire sulle funzioni organiche del corpo umano per preservare lo stato di salute o per sostenere la Vis Sanatrix Naturae in caso di malattia. Condizione fondamentale è la conoscenza approfondita dei nutrienti e della biodisponibilità dei principi attivi contenuti nelle varie categorie di alimenti.
I Fondamenti della Bioterapia Nutrizionale
Di questi ultimi è possibile consultare in Letteratura un numero considerevole di testi e studi analitici riguardanti il loro contenuto calorico, nonché le tabelle della loro composizione. La dott. Domenica Arcari Morini, ideatrice del Metodo, in circa quattro decenni di studi, riflessioni, verifiche e sperimentazioni “in vivo”, confermate dai risultati clinici sui pazienti, è riuscita a compiere un fondamentale salto di qualità nel campo della nutrizione.
La tappa successiva è stata quella di programmare una sequenza temporale di pasti che potessero rispondere alla medesima finalità terapeutica, apportando progressive e costanti modifiche, a seconda della risposta sintomatologia, ematochimica e delle indagini strumentali del malato in trattamento. Infatti, decisa la condotta bionutrizionale da seguire nel paziente in trattamento, per il medico nutrizionista è fondamentale conoscere la corretta tecnica di preparazione degli alimenti che prescrive nella composizione dei pasti, in modo da sfruttarne al massimo la biodisponibilità ed il potere terapeutico, oltre quello semplicemente nutrizionale.
Principi Chiave e Applicazioni Pratiche
Ad uno sguardo frettoloso e superficiale, le ricette riportate nel libro potrebbero essere considerate simili a quelle di qualsiasi altro ricettario di cucina, ma una valutazione attenta permetterà di scoprire i principi fondamentali che informano la Bioterapia Nutrizionale nell’utilizzo razionale degli alimenti. Gli stessi componenti aggiunti alla preparazione principale, sia essa la pasta, il riso, le patate, le verdure, o le varie tipologie proteiche, rispondono, non ad una generica aspirazione all’originalità della ricetta, bensì all’efficacia degli effetti che si ritengono utili nell’individuo in trattamento bionutrizionale. Tali principi sono citati e discussi negli altri testi pubblicati, ai quali si rimanda.
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Salvo casi particolari, nella maggior parte delle ricette di Bioterapia Nutrizionale si privilegia una cottura di breve durata, con la minima esposizione al calore, partendo dal presupposto che quanto più i nutrienti resteranno integri, tanto più saranno biodisponibili per le esigenze metaboliche dell’organismo umano. Ad eccezione di selezionate e specifiche indicazioni clinico-terapeutiche, nelle preparazioni bionutrizionali si evita l’impiego di lipidi di natura differente, in quanto sono molecole complesse dal punto di vista biochimico e perciò metabolicamente molto impegnative.
Infatti, si noterà che le cotture sono realizzate con olio extravergine d’oliva, oppure con burro, ma mai con entrambi i citati componenti lipidici. Salvaguardata la necessità di genuina alimentazione nei soggetti sani e, soprattutto, di efficacia terapeutica in quelli malati, un principio che informa costantemente la Bioterapia Nutrizionale è la ricerca costante di soluzioni che siano dotate della maggiore gradevolezza possibile per il paziente. Lungi dall’essere semplicemente un dato edonistico, tale principio è parte integrante del percorso terapeutico di questa metodica.
Non manca una nota esplicativa delle funzioni e dei tropismi organici di ogni alimento, derivante dall'esperienza clinica quotidiana nel trattamento delle più svariate patologie e dal prezioso insegnamento della Dott.ssa Domenica Arcari Morini, pioniera di un metodo da Lei definito Bioterapia Nutrizionale.
Come la Bioterapia Nutrizionale Può Aiutare
Per stare bene, migliorare i sintomi di una patologia o, meglio ancora, prevenirla basta mangiare in maniera salutare? Non solo. Occorrerebbe nutrirsi con gli alimenti più adatti al proprio organismo e alle proprie esigenze. La bioterapia nutrizionale può rivelarsi utile per scegliere la migliore dieta personale. Si tratta di una metodica terapeutica che permette di ripristinare, con metodi naturali, le normali funzioni fisiologiche dell’organismo utilizzando il potere farmacologico di singoli alimenti.
E lo fa attraverso complesse associazioni alimentari che, in sinergia, intervengono nelle più diverse condizioni di squilibrio disfunzioni organiche oppure variando i metodi di cottura utilizzati, al fine di aumentare la biodisponibilità dei cibi utilizzati. L’alimento, infatti, è il primo attore di tutti processi vitali: da esso si traggono tutti gli aminoacidi essenziali che l’essere umano con è in grado di sintetizzare, le proteine, i sali minerali, le vitamine e tutti gli altri oligoelementi indispensabili alle complesse reazioni chimiche da cui dipende la vitalità e la vita dell’individuo.
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Esempi Pratici di Bioterapia Nutrizionale
Quando una persona è anemica, il consiglio alimentare è quello di consumare i famigerati spinaci, che contengono una discreta quantità di ferro. Ma proviamo a pensare se, contemporaneamente, si soffre anche di calcoli renali. Il vegetale, ricco di acido ossalico, andrebbe a peggiorare la funzione renale! Più utile, invece, si rivelerebbe il crescione. Per due motivi: innanzitutto perché il suo ferro è più di biodisponibile in virtù dell’azione sinergica del contenuto in arsenico, manganese, rame, e zinco; inoltre, può essere sfruttata l’azione diuretica caratteristica dell’alimento attribuibile allo iodio in esso presente (in quanto pianta della famiglia delle crucifere).
Corrette e combinazioni alimentari permettono, inoltre, di assorbire maggiormente un certo nutriente. Un’altra considerazione su cui si basa la bioterapia nutrizionale è che non bisogna considerare solo il principio attivo o l’elemento di cui è ricco un cibo, bensì la biodisponibilità dello stesso e il tipo di cofattori che ne permettono l’utilizzazione. È necessario, inoltre, tenere conto anche delle interazioni tra i vari alimenti.
Un’altra variazione significativa della biodisponibilità dei nutrienti ci può essere per lo stesso alimento a seconda se viene consumato crudo o cotto. In bioterapia nutrizionale è importante anche la valutazione della distribuzione del nutriente utile alla persona nei vari pasti della giornata.
Ma vediamo in pratica cosa vuol dire, con alcuni esempi.
- Il cavolfiore (quello bianco) è ricco in Bromo e Calcio e scarso di Iodio; il broccolo romano (quello bello, a punta) ha una quota di Iodio maggiore, contiene più proteine ed è leggermente più ricco di Sali rispetto al cavolfiore; infine le cime di rapa (i broccoletti romani) sono ricchissimi di Sali, quali Iodio, Zolfo, Fosforo.
- Il carciofo crudo ha una azione diuretica e di drenaggio epatico; nel carciofo bollito aumenta la quota di zuccheri il che lo renderà un alimento di sicuro sostegno epatico ma anche in grado di creare tanta aria nella pancia; il carciofo trifolato sarà sempre di sostegno epatico ma grazie alla presenza dell’olio cotto gli zuccheri saranno mediati e quindi si formerà molta meno aria nella pancia.
- Consideriamo il radicchio ai ferri, vicino ad un filetto ai ferri e ad un kiwi: qui ho Ferro proveniente da due fonti diverse (radicchio e carne) associato alla vitamina C (kiwi) per farlo assorbire meglio.
- Le trenette al pesto con patate e fagiolini sono un piatto genovese, quindi pensato da un popolo che vive a stretto contatto con il mare (presenza di Iodio, grande stimolo metabolico e quindi eccitabilità).
- Ancora, la famigerata caprese, pomodoro mozzarella e basilico è di certo un piatto adatto all’estate, se si è passata tutta la mattina nuotando o giocando a racchettoni sulla spiaggia.
Un esempio di pasto a stimolo epatico può comprendere scaloppina al limone, cicoria ripassata in padella, pesca bianca. Un pasto a stimolo tiroideo potrebbe essere pesce al sale, con insalata e ananas. Un pasto a stimolo intestinale invece potrebbe essere una pasta aglio olio e peperoncino, delle melanzane grigliate e un kiwi.
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L'Importanza della Cottura e Preparazione
Per il destino nutrizionale e terapeutico di un alimento, è decisivo anche il sistema di cottura che viene utilizzato. Il risultato sarà quello di due prodotti profondamente diversi dal punto di vista organolettico e nutrizionale. Dunque, i sistemi di cottura e gli strumenti utilizzati sono, in Bioterapia Nutrizionale, importanti quanto gli alimenti stessi.
Cuocere i cibi nelle casseruole con bordi alti significa far sobbollire, il che determina una ritenzione di liquidi che imbibiscono l’alimento, riducendone notevolmente la digeribilità; al contrario, l’utilizzazione di una pentola o di una padella a bordi bassi e dilatati permette di ottenere: una cottura più rapida, con minore riduzione del potere nutrizionale, una disidratazione che agevola il lavoro dei succhi gastrici ed una minore ossidazione dell’alimento.
Nutrizione e Salute: Un Approccio Olistico
Di fatto, l’equilibrio e la regolazione fisiologica dell’organismo umano si realizzano prioritariamente attraverso la struttura e l’informazione apportata dagli alimenti. Infatti, lo stato di salute e di nutrizione costituiscono il risultato dell’interazione tra i nutrienti e la loro possibile utilizzazione da parte dell’organismo; quest’ultimo trasforma i nutrienti in energia, che può essere espressa in calorie quantitativamente misurabili. Il semplice calcolo delle calorie, però, non tiene conto delle riparazioni, delle correzioni e degli eventuali danni che gli alimenti, scissi nei loro principi elementari, riescono a causare.
Lo scopo è quello di fornire conoscenze, non solo relative ai principi nutrizionali dei vari alimenti e delle loro associazioni, ma anche dei loro diversi destini metabolici, a seconda del contesto clinico nel quale vengono utilizzati. L’organismo umano, fino al momento della morte, tende a mantenere la propria integrità ed a salvaguardare le funzioni vitali.
Nella seconda infanzia, più che per il pesce, aumenta l’appetenza per la carne. Con l’aumentare dell’età, permane l’appetenza spontanea nei riguardi delle proteine animali, con progressiva preferenza per quelle del pesce; queste ultime non sono gradite dai bambini, in quanto lo stimolo tiroideo indotto dal loro contenuto in iodio costituirebbe un eccesso non necessario per il loro già rapidissimo metabolismo.
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