Cosa non fare quando ci si rivolge a un nutrizionista: Guida per una scelta consapevole

Migliorare il proprio rapporto con il cibo, dimagrire, curare o prevenire patologie come il diabete, e ancora migliorare le performance sportive, affrontare una gravidanza in piena salute sono tutti obiettivi raggiungibili con l'aiuto di un nutrizionista.

Il percorso prevede una serie di incontri con il nutrizionista che hanno lo scopo di definire un obiettivo, le tempistiche e le modalità di raggiungimento di tale traguardo. Durante questa seduta il paziente si potrà anche confrontare con lo specialista riguardo il menù, la preparazione dei piatti, i prodotti da limitare e quelli da preferire, nozioni sulle etichette degli alimenti e molto altro ancora.

Questi incontri sono fondamentali per valutare l’andamento del percorso e intervenire tempestivamente nel caso in cui il programma non risulti del tutto efficace, oltre che per fornire stimoli e input motivazionali al paziente.

Chi è il nutrizionista e cosa fa?

Così recita l’articolo 3 dell’Ordinamento dei Biologi (DPR 396/67). Il titolo di “Biologo Nutrizionista” viene rilasciato a chi è stato ammesso e ha superato con successo l’esame di Stato per la professione di Biologo. L’Ordine dei Biologi non ha una vera e propria divisione in Settori come accade invece per altri Albi professionali come quello degli ingegneri, in cui c’è il settore civile, ambientale, industriale…etc.

Questo consente al biologo di poter spaziare all’interno di un’ampia gamma di prestazioni professionali stabilite dalla legge, prestazioni che possono paradossalmente andare al di là della sua preparazione specifica. In primis perché, essendo il rapporto professionista/paziente basato sulla fiducia soprattutto da parte di quest’ultimo, noi professionisti dobbiamo saperla rispettare avendo una preparazione accademica adeguata al ruolo che ricopriamo.

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Dall’altra parte, la persona che deve rivolgersi a un professionista deve essere a conoscenza di questi aspetti per poter scegliere con cognizione di causa la figura più adatta alle proprie esigenze. A livello ambulatoriale, il biologo nutrizionista può elaborare piani alimentari per il singolo soggetto, sano o con patologia accertata, e consigliare integratori alimentari nel caso in cui si ritenga che la dieta non sia sufficiente a soddisfare i fabbisogni energetici e nutrizionali del soggetto.

I rischi di una scelta non consapevole

Chiunque desideri farsi seguire da un nutrizionista per un problema di sovrappeso, obesità o per patologie come diabete, magrezza, sport, dislipidemia, dispepsia e stipsi, ha la probabilità di incappare in un ‘esperto’ che non ha approfondito la materia.

È sempre stato così, ma negli ultimi 15 anni il numero dei ‘nutrizionisti’ si è moltiplicato a dismisura e ormai sono presenti nelle palestre, nelle farmacie, negli studi privati, ecc. La varietà di consigli, integratori o regimi dietetici proposti lascia semplicemente disorientati. Sembra quasi che la scelta dietetica sia una questione filosofica, come se la medicina basata sulle evidenze non esistesse.

In questa giungla è difficile anche per i medici indirizzare i propri pazienti a nutrizionisti realmente preparati. In questa nota proviamo a fornire qualche suggerimento per capire quando è meglio fermarsi a riflettere e cambiare strada. Si tratta di indicazioni tratte da casi realmente accaduti.

Esempi di situazioni da evitare

  1. Dieta standardizzata per persone con esigenze diverse: Madre di 53 anni e figlia di 25 anni (60 kg per 1,68 m, IMC 21) si rivolgono contemporaneamente allo stesso nutrizionista che prescrive una dieta computerizzata molto simile, con un consumo di calorie giornaliere variabile da 1.000 a 1.300 kcal/giorno. La ragazza giustamente si domanda come mai sia a lei che alla madre, che hanno esigenze nutrizionali diverse, sia stata data la stessa dieta.
  2. Dieta troppo restrittiva in gravidanza: Infermiera di 30 anni con due precedenti aborti spontanei rimane nuovamente incinta e presenta dei problemi di salute. È al 5° mese di gravidanza ed è cresciuta di peso troppo rapidamente. Il medico che la segue raccomanda alla paziente di farsi seguire da un nutrizionista. L’infermiera si rivolge a un nutrizionista che stima il suo metabolismo basale in 1.500 kcal e le prescrive direttamente una dieta da 1.200 kcal senza intestarla con il nome della paziente, e senza timbrarla e firmarla personalmente come professionista.
  3. Dieta restrittiva in presenza di disturbi alimentari pregressi: Ragazza di 18 anni in sovrappeso con precedenti in anamnesi di anoressia nervosa all’età di 13-15 anni. Si rivolge a un nutrizionista, il quale prescrive una dieta di 1.200/1.300 kcal al giorno che le fa perdere ben 28 kg di peso.

Un nutrizionista non dovrebbe mai prescrivere diete dimagranti (in senso lato) e soprattutto così restrittive a una persona con precedenti di anoressia: il risultato più probabile è scatenare un comportamento alimentare disordinato con abbuffate e rapido recupero del peso. Cosa che si è puntualmente realizzata!

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Se si hanno problemi di salute presenti o passati, o si assumono diversi farmaci, è sempre meglio rivolgersi a un medico dietologo o perlomeno è bene che l’intervento dietetico di un dietista/biologo nutrizionista sia supervisionato da un medico.

Un esempio virtuoso

Il medico di famiglia individua una sua paziente di 14 anni con un’obesità grave in cui sicuramente c’è una componente familiare (genetica?) poiché ci sono diversi casi nella famiglia di origine: nonna e nonno paterno, uno zio e un cugino con gravi obesità. Il trattamento dura due anni e la ragazza riesce a perdere molto gradualmente ben 18 kg passando da 100 a 82 kg!

Questo è un risultato eccezionale che si è potuto ottenere grazie al supporto della famiglia della ragazza, alla bravura della nutrizionista (empatia, utilizzo di tecniche cognitivo comportamentali, prescrizione dietetica estremamente personalizzata e continuamente riadattata).

Sono ore e ore di supporto psicologico ed educativo durante i due anni di trattamento. Nulla di stratosferico o esoterico, nessun trattamento miracoloso ‘7 kg in 7 giorni’ ma un calo ponderale medio di soli 750 grammi al mese.

Purtroppo tanti si perdono per strada perché sognano trattamenti in cui si cala di almeno 4/5 kg al mese ‘altrimenti è un fallimento’, ma non sarebbe un regime adatto a un’adolescente di soli 14 anni!

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In questo caso il ‘percorso di riabilitazione nutrizionale’ è andato molto bene perché c’è stata una coordinazione e sinergia tra medico di famiglia e dietista, nessuna dieta miracolosa, unica, originale, drastica, low carb o chetogenica.

Questo esempio rappresenta in ambito dietetico la ‘banalità del bene o la banalità di ciò che è giusto fare’. Purtroppo è difficile anche per i nutrizionisti seri lavorare correttamente perché devono impiegare molto tempo a spiegare ai pazienti e familiari che quello che fanno altri ‘nutrizionisti’, guru della dieta e centri di dimagrimento non è corretto; spiegare che in dietetica non esistono scorciatoie e che quando pensi di aver trovato la formula magica perché perdi peso rapidamente, vuol dire che ‘ti hanno fregato’.

La prima visita: cosa aspettarsi

La prima visita dal nutrizionista può mettere un po’ in soggezione, in molti soprattutto si chiedono se dal nutrizionista bisogna spogliarsi. Non occorre, tuttavia, spaventarsi o essere a disagio: il nutrizionista è un professionista, e in quanto tale farà il possibile per rispondere ad ogni dubbio e per metterci a proprio agio.

Insomma, l’obiettivo del professionista è che le esperienze dal nutrizionista non siano in alcun modo motivo di vergogna o di disagio.

Come funziona la prima visita?

Solitamente, la prima visita dal nutrizionista è strutturata in questo modo:

  • Il nutrizionista (o il dietista, o il dietologo) raccoglie dati sulla storia clinica del paziente, compresa la presenza di eventuali allergie;
  • Il nutrizionista chiede informazioni riguardo le abitudini alimentari e sullo stile di vita del paziente. Ha già provato a seguire delle diete? Quali sono i suoi obiettivi? Qual è il suo rapporto con il cibo?, sono tutte domande che potrebbe fare;
  • Si discutono gli obiettivi.
  • Dunque, arriva il momento di effettuare le misurazioni antropometriche, tra cui altezza, peso e circonferenze, nonché eventuale esame plicometrico.

Non esiste una vera e propria regola su come vestirsi per una visita dal nutrizionista. Il suggerimento è di indossare abiti comodi e nei quali ci sentiamo a nostro agio.

Durata del percorso e frequenza delle visite

La durata media di un percorso nutrizionale va dai sei mesi a un anno di tempo, con solitamente un incontro al mese.

Aggiornamento professionale del nutrizionista

La scienza della nutrizione è in continua evoluzione, con nuove ricerche e linee guida che emergono regolarmente. Per un biologo nutrizionista, rimanere al passo con queste novità è assolutamente necessario ma sicuramente può risultare impegnativo.

Secondo un sondaggio condotto tra dietisti di nutrizione clinica, la rapida evoluzione della scienza della nutrizione contribuisce alla difficoltà di “tenersi aggiornati sulle raccomandazioni evidence-based”. Aggiornarsi e formarsi continuamente è veramente importante affinché il professionista mantenga la propria competenza e credibilità, ma richiede tempo ed energie oltre che un certo investimento economico.

In Italia, ad esempio, i biologi nutrizionisti iscritti all’albo devono acquisire 150 crediti ECM ogni triennio come formazione continua obbligatoria.

Personalizzazione del piano alimentare

Ogni paziente è un caso a sé dicevamo, con esigenze nutrizionali, preferenze e abitudini uniche ed esclusive. Elaborare un piano alimentare personalizzato e al tempo stesso sostenibile rappresenta una sfida molto complessa per il nutrizionista.

Non a caso, molti professionisti riferiscono che creare piani dietetici su misura può essere “un compito scoraggiante”, che alcuni tendono perfino a evitare cercando di adattare pochi piani a più pazienti. Se il piano non è ben calibrato sullo stile di vita e i gusti del paziente, c’è il rischio concreto che quest’ultimo non lo segua, vanificando il lavoro svolto e causando frustrazione sia al professionista che al paziente.

Creare un piano alimentare efficace richiede di bilanciare attentamente numerosi fattori tecnici. Il nutrizionista deve considerare i fabbisogni energetici e nutrizionali individuali (calcolati in base a età, sesso, peso, stato di salute, livello di attività fisica), eventuali patologie o condizioni (ad esempio diabete, ipertensione, allergie o intolleranze), nonché le preferenze alimentari, abitudini di vita e cultura del paziente.

Ad esempio, sviluppare una dieta per un paziente vegetariano e sportivo richiede accortezze diverse rispetto a un piano per un anziano con problemi metabolici. Praticamente occorre prevedere alternative e una certa flessibilità, così che il piano sia adattabile alla routine quotidiana di chi lo segue.

Gestione di casi clinici complessi

Tutti i biologi nutrizionisti si trovano sin da subito a dover seguire pazienti con patologie complesse o multiple, dove l’alimentazione gioca un ruolo terapeutico fondamentale. Gestire questi casi rappresenta una sfida notevole: occorre integrare le raccomandazioni dietetiche per diverse condizioni, evitando conflitti con farmaci e altre condizioni in essere e dando priorità agli obiettivi di salute più urgenti.

Si pensi ad esempio a un paziente affetto sia da diabete di tipo 2 che da insufficienza renale cronica: il nutrizionista deve conciliare le esigenze di un regime a basso indice glicemico con quelle di una dieta ipoproteica e povera di potassio/fosforo, trovando un equilibrio che tenga sotto controllo la glicemia senza sovraccaricare i reni.

Allo stesso modo, un paziente obeso con sindrome metabolica e ipertensione richiede un piano che favorisca la perdita di peso, controlli i carboidrati, sia povero di sodio e ricco di nutrienti cardioprotettivi - il tutto senza risultare troppo restrittivo o difficile da seguire.

L'importanza della relazione di fiducia

Le competenze tecniche, per quanto cruciali, da sole non bastano: il successo di un intervento nutrizionale dipende in larga misura dalla relazione di fiducia che il professionista sa instaurare con il paziente. Il biologo nutrizionista quasi sempre entra nell’intimità delle abitudini quotidiane del paziente, esplorando cosa mangia, come gestisce lo stress, quali difficoltà incontra nel cambiare stile di vita.

Per ottenere informazioni accurate e poterle usare in modo costruttivo, è fondamentale che il paziente si senta ascoltato, compreso e non giudicato. Costruire un’alleanza emotiva con il paziente richiede al nutrizionista abilità comunicative e sensibilità: usare un linguaggio chiaro ma rispettoso, mostrare empatia verso le sfide che il paziente affronta, adattare il proprio stile comunicativo alla persona che si ha di fronte ed evitare rigorosamente il giudizio fine a se stesso.

Mantenere le promesse fatte, rispettare la riservatezza e mostrare coerenza tra quanto detto e quanto fatto (ad esempio dando il buon esempio in termini di stile di vita sano) contribuisce a consolidare la fiducia tra nutrizionista e paziente.

Gestione delle aspettative e aderenza al piano

Nell’era dei social media, molti pazienti arrivano dal nutrizionista con aspettative irrealistiche o credenze totalmente errate sull’alimentazione, influenzati da diete “miracolose” o atteggiamenti alimentari ai limiti del pericoloso.

Il biologo nutrizionista ha il compito di riallineare queste aspettative alla realtà, spiegando con chiarezza e tatto cosa significa perdere peso in modo sano e sostenibile (circa 0,5-1 kg a settimana). Cambiare abitudini alimentari consolidate non è facile: anche con il miglior piano alimentare del mondo, se il paziente non riesce a seguirlo nel tempo, i risultati saranno scarsi.

Per questo motivo, la mancanza di aderenza e il calo di motivazione dei pazienti costituiscono spesso una problematica non banale per i biologi nutrizionisti. Molti pazienti iniziano un percorso dietetico con entusiasmo, ma poi incontrano ostacoli pratici (impegni lavorativi, vita sociale, costi degli alimenti salutari) o psicologici (calo della determinazione, tentazioni, stress emotivo) che li portano a deragliare totalmente dal piano.

Percorso nutrizionale: cosa sapere prima di iniziare

La prima mezz’ora del primo incontro è in parte dedicata all’indagine delle situazioni fisio-patologiche, delle abitudini e dei gusti personali. Passando in rassegna tutte le categorie alimentari, stabiliamo insieme quali alimenti inserire nel piano nutrizionale e quali, invece, si preferisce non avere.

Inoltre, fondamentali sono non solo i gusti ma anche le abitudini e gli orari di scuola/lavoro/palestra. Non è solo importante cosa si mangia ma anche quando la si mangia, facendo intendere quindi che i classici 5 pasti (per esempio) potrebbero non essere utili per tutti.

L’ultima parte della visita riguarda invece le misurazioni antropometriche: misureremo il peso (Bilancia SECA Robusta 813), l’altezza e prenderò alcune circonferenze di maggiore interesse (circonferenza braccio, vita, ombelico, sotto gluteo, mezza coscia...) soltanto se il soggetto è a proprio agio.

Per questo stesso motivo e per la percentuale di errore elevata non si prenderanno le Pliche. Terminiamo quindi la visita con l’analisi della composizione corporea (Biompedenziometro Akern BIA 101 New Edition): questo esame richiede pochi minuti, si svolgerà distesi su un lettino (vestiti, lasciando scoperti solamente mano destra e piede destro, eventuali calze collant potrebbero quindi risultare scomode) e il risultato sarà subito commento assieme.

Si richiede di venire sempre a digiuno da 3 ore, di non praticare sport nelle 12 ore precedenti e di non utilizzare creme su mani/piedi.

Sin dalla prima visita quindi si delinea un piano nutrizionale: alcuni alimenti potrebbero essere eliminati per brevi periodi in funzione di patologie e/o dimagrimento. Sul piano nutrizionale troverete sempre una *data di scadenza*: il piano nutrizionale infatti tiene conto delle informazioni ricevute esclusivamente in prima visita.

Ricordo però che è necessario sempre trovare la giusta tensione della corda…troppe permissioni infatti non sono salutari né per un dimagrimento né in presenza di patologia, quindi ad alcune richieste (lecite!) potreste anche ricevere una risposta negativo: per questo dovete sempre riporre fiducia nel professionista che avete scelto e che ora vi segue!

Obiettivi: nel caso del dimagrimento non si farà mai una previsione dei kg che potranno essere persi con la dieta in un dato periodo. L’organismo è una macchina complessa e imprevedibile. Inoltre il mio più grande successo non risiede soltanto nei *famosi chili* persi! La regolarità intestinale, il generale stato di benessere, la ritrovata energia, l’acquisizione di sane abitudini alimentari, il miglioramento dei parametri ematici rappresentano tutti OBIETTIVI da perseguire!

Il percorso nutrizionale prevede sempre e in qualsiasi momento l’assunzione di bevande senza zucchero quali infusi, tisane, thè, caffè purché senza zucchero o dolcificanti a meno che non sia specificato diversamente o ci siano particolari condizioni fisiche che non lo permettano. Anche le verdure tendenzialmente (a meno di patologie o situazioni particolari) sono da considerarsi a volontà.

Vi sarà fornita una lista di verdura e ortaggi tra i quali scegliere mese per mese, imparando così anche a mangiare secondo la stagionalità. E’ sempre previsto un pasto libero ogni settimana da intendere come un pasto più ricco del solito.

Si richiede sempre un’aderenza totale al piano nutrizionale: potrà sembrare un ‘affermazione banale ma mi sono resa conto che non lo è. Qualsiasi modifica (aggiunta ma anche eliminazione di alimenti, diminuzione/aumento di porzioni di certi alimenti) non concordata insieme altera tutto l’equilibrio tra macronutrienti che il nutrizionista ha bilanciato tenendo conto delle vostre esigenze. Inoltre così facendo, si preclude al Professionista la possibilità di valutare l’esito del percorso e di fare modifiche utili.

Dietista, Nutrizionista o Dietologo?

Il dietista è un operatore sanitario, laureato in Dietistica (laurea triennale). Si occupa di formulare diete prescritte dal medico in relazione alle abitudini e gusti del paziente. Svolge la sua attività anche in strutture sanitarie pubbliche o private (es.

Il nutrizionista (io) è un Biologo, laureato in Scienze dell’Alimentazione o Nutrizione Umana (laurea magistrale). Il dietologo è un medico, laureato in Medicina e Chirurgia (laurea magistrale a ciclo unico) e successivamente specializzato in Scienze dell’Alimentazione.

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