Prodotti dimagranti efficaci per l'obesità: una guida completa

L’obesità è una patologia cronica in forte crescita, che potrebbe essere contrastata anche con l’ausilio di farmaci, come il Saxenda®, per migliorare la gestione del peso corporeo e ridurre l’insorgenza di comorbidità. Il sovrappeso e l’obesità rappresentano una piaga di questa epoca, in quanto fattore di rischio per l’insorgenza di malattie croniche (cardiovascolari, neurodegenerative, metaboliche, tumori) e non (ictus cerebrale, infarto del miocardio). La gestione del peso corporeo è oggi pertanto divenuta una priorità per la salute pubblica, soprattutto nella società occidentale.

Mounjaro®: un'innovativa opzione terapeutica

Il trattamento con Mounjaro® viene somministrato tramite una iniezione sottocutanea una volta alla settimana, in qualsiasi momento della giornata, indipendentemente dai pasti, ma sempre lo stesso giorno e in una di queste parti del corpo: coscia, addome (ad almeno 5 cm dall’ombelico) o parte posteriore del braccio. L’iniezione è semplice da effettuare e può essere autogestita dal paziente, una volta ricevuta la formazione dal proprio medico. Il farmaco è contenuto in una penna graduata.

Si seleziona il dosaggio ruotando il pulsante selettore della dose finchè sulla finestrella di dosaggio non viene mostrato il simbolo 1. Si inserisce l’ago sottocute e si preme il pulsante selettore della dose finchè non si ferma. Se necessario si può cambiare il giorno dell’iniezione settimanale di Mounjaro®, purché siano trascorsi almeno 3 giorni dall’ultima iniezione. La dose iniziale di tirzepatide è 2,5 mg una volta a settimana. Solo i medici possono prescrivere Mounjaro® dopo una valutazione completa dello stato di salute del paziente e delle eventuali controindicazioni o limitazioni alla terapia. Il medico può decidere se Mounjaro® è adatto e spiegare al paziente come richiederlo in farmacia.

Libramed: un valido supporto per il controllo del peso

Libramed è un dispositivo medico utile per il trattamento del sovrappeso e dell'obesità di adulti e bambini al di sopra degli 8 anni, essendo in grado di agire rallentando e riducendo la quantità e la velocità di assorbimento di grassi e carboidrati. La sua azione dimagrante è resa possibile grazie alla presenza di Policaptil Gel Retard, un complesso brevettato di macromolecole polisaccaridiche capace di creare un gel che limita l'assorbimento di lipidi e zuccheri in modo da ridurre la glicemia postprandiale e la circonferenza ombelicale, controllando anche il senso di fame e favorendo l'equilibrio del peso corporeo. Inoltre, grazie al suo effetto retard che rallenta la velocità di assorbimento dei grassi, risulta un valido supporto per favorire il normale transito intestinale e regolarizzare la consistenza delle feci così da prevenire episodi di stitichezza.

Per questo motivo, la sua assunzione è consigliata in associazione ad una dieta ipocalorica equilibrata, ad una adeguata assunzione di liquidi e ad una regolare attività fisica, in modo da favorire la perdita di peso, soprattutto in presenza di considizioni patologiche.

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Modalità d'uso di Libramed

  • Adulti e ragazzi sopra i 12 anni: assumere 3 compresse prima di pranzo e 3 compresse prima di cena, da deglutire con un abbondante bicchiere di acqua.
  • Bambini tra gli 8 ed i 12 anni: assumere 2 compresse prima di pranzo e 2 compresse prima di cena, da deglutire con un abbondante bicchiere di acqua.

Si consiglia di proseguire il trattamento per almeno 2 mesi, avendo cura di sospendere l'assunzione per 2 o 3 giorni dopo ciascun mese. In caso di difficoltà di deglutizione, è possibile sciogliere le compresse in acqua tiepida o in tisane non zuccherate, mescolando fino a completa dissoluzione e bevendo entro pochi minuti, prima che si formi il gel. In caso di assunzione di altri farmaci o di integratori alimentari, è consigliabile assumere Libramed a distanza di almeno 2 ore.

Composizione di Libramed

Complesso brevettato di macromolecole polisaccaridiche (Policaptil Gel Retard®); Aromi di Arancio, Mela e Limone. Senza glutine.

Effetti collaterali e controindicazioni di Libramed

In alcuni rari casi è possibile che durante i primi giorni di trattamento si verifichino fenomeni di meteorismo che tendono a risolversi spontaneamente proseguendo il trattamento. In questi casi si consiglia di ridurre il trattamento ad 1 compressa dopo pranzo ed 1 compressa dopo cena, aumentando il dosaggio gradualmente fino al raggiungimento delle 6 compresse totali giornaliere.

Non eccedere la dose giornaliera consigliata. Non usare in caso di ipersensibilità verso uno qualsiasi dei componenti del prodotto. Controindicato in gravidanza e durante l'allattamento. Per coloro che hanno problemi di deglutizione è sconsigliata l’ingestione diretta delle compresse, che dovranno essere preventivamente sciolte come riportato nel modo d’uso. In soggetti in trattamento farmacologico per diabete e iperlipidemie si consiglia di sentire il parere del medico per valutare la necessità di una eventuale variazione dei dosaggi dei farmaci. Controindicato al di sotto degli 8 anni. Tenere fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei 3 anni.

Conservazione di Libramed

Conservare il prodotto in luogo fresco, asciutto, lontano da fonti di calore e al riparo dalla luce.

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Saxenda®: un farmaco per la gestione del peso corporeo

Saxenda® è un medicinale utilizzato per perdere peso che contiene il principio attivo Liraglutide. È simile a un ormone che il nostro organismo naturalmente produce, chiamato glucagon-like peptide-1 (GLP-1), il quale viene rilasciato dall’intestino dopo un pasto. Ma come agisce esattamente questo farmaco? Come viene somministrato?

Il tempo necessario per vedere i primi risultati con Saxenda® è relativo alle condizioni cliniche del paziente e varia a seconda dei casi. C’è bisogno di modificare la dieta o il regime di esercizio fisico mentre si utilizza Saxenda®?

La caccia alla semaglutide e l'impatto sull'obesità

Quando, nel dicembre 2023, la rivista Science ha premiato il farmaco Ozempic come breakthrough of the year, il riconoscimento non ha fatto altro che amplificare una mania già esplosa negli Stati Uniti. Ozempic, nato come farmaco per la gestione del diabete, si è rivelato un potente strumento per la perdita di peso, trasformando un effetto collaterale in un fenomeno globale.

L’azienda produttrice, la Novo Nordisk, ha quindi condotto studi per confermare l’efficacia della molecola semaglutide anche nel trattamento dell’obesità, ottenendo il via libera per l’utilizzo in soggetti con obesità o sovrappeso complicato da patologie correlate. Science non ha fatto che dilatare a livello globale l’informazione, così la caccia alla semaglutide si è estesa in tutto l’occidente, letteralmente sottraendo agli aventi diritto - le persone con diabete - il farmaco a loro destinato.

Ovunque le farmacie erano “rapinate” dell’Ozempic, che si somministra con un’iniezione sottocutanea una volta alla settimana, e pure del Rybelsus, la versione orale, una pastiglia al giorno che come Ozempic e a differenza di Wegovy non ha l’indicazione per il trattamento dell’obesità, tramite ricette, tanto da fare intervenire in Italia il Ministero della Salute con regole più stringenti per rilasciare questa medicina e tutelare i malati di diabete.

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Attorno a questo farmaco si sono accumulati consensi entusiastici, di quanti l’hanno preso per dimagrire, ma anche da parte degli specialisti nella gestione dell’obesità che si sono trovati in mano un mezzo potente: in un anno si può far perdere il 10-15 per cento del peso corporeo. Si è aggiunta, poi, una nuova sostanza, la tirzepatide, una molecola della stessa classe, che arriva a fare smaltire addirittura quasi il 25 per cento del peso corporeo. Una diminuzione di peso che finora solamente la chirurgia bariatrica poteva procurare.

Con questi “agonisti dei recettori del Glp -1” (così detti perché imitano l’azione di un ormone naturale chiamato peptide-1 simil-glucagone) dimagrendo, si abbassa comunque la glicemia, ma diminuiscono, insieme alla montagna di grasso che sparisce, anche i problemi cardiovascolari. Dai cardiologi viene la notizia che gli infarti calano del 20 per cento. Poi arriva la notizia, sulla rivista Alzheimer’s and Dementia, che la semaglutide abbassa sensibilmente il rischio di Alzheimer in chi è malato di diabete. Infine, di recente, l'evidenza sul poter agire positivamente anche nella dipendenza da alcol. Parola di Jama Psychiatry che riporta uno studio svedese condotto tra 2006 e 2023.

Considerazioni scientifiche sull'uso di farmaci per la perdita di peso

Sulla rivista Jama è comparso un viewpoint firmato da tre scienziati di orientamento più ottimistico sul tema: Caterina Conte, ordinaria di Medicina interna all’Università telematica San Raffaele di Roma e all’Irccs Multimedica di Milano, Kevin D. Hall, del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, di Bethesda nel Maryland (Usa), Samuel Klein, della Washington University School of Medicine in St. Il loro punto di partenza è che “l’obesità ha effetti negativi su quasi tutti gli organi e sistemi” e che la perdita di peso rappresenta la cura primaria in quanto migliora o addirittura risolve le complicazioni connesse a questa patologia.

Altro punto fermo: l’obesità è una malattia cronica recidivante. Infatti, quando si sospende la cura con semaglutide e simili si riprendono i chili perduti. «Può accadere di riprendere peso anche dopo una operazione bariatrica», spiega la professoressa Conte.

Certo, in un dimagrimento che va dal 5 al 25 per cento del peso iniziale diminuisce, oltre al grasso, anche la massa magra (generalmente il 25 per cento dei chili persi) di cui la metà è rappresentato da muscolo scheletrico e l’altra metà da fluidi, organi, tessuti. Tutto questo è sicuramente un rischio per la salute? C’è all’orizzonte la sarcopenia, ventilata dagli autori di The Lancet?

«Bisogna andare cauti e non volgere all’allarmismo - spiega Caterina Conte. - Intanto non abbiamo dati certi sul calo muscolare, perché negli studi è stata misurata la massa magra e non il muscolo. Comunque, nel forte dimagrimento è maggiore la diminuzione del grasso corporeo rispetto alla massa magra che, dunque, in percentuale, aumenta la sua presenza migliorando la composizione corporea. Inoltre, quando una persona con obesità raggiunge un peso sano, all’organismo non conviene mantenere così tanto muscolo: ora non gli è più necessario, non deve più portare in giro tutti quei chili».

Continua il viewpoint affermando che la funzione fisica e la mobilità, dopo il forte calo ponderale indotto dagli agonisti del Glp-1, migliorano nettamente, pure negli anziani. Nel finale, il documento tira fuori “il tallone d’Achille” di queste nuove terapie: l’inclemente ripresa di peso quando non si prende più il farmaco. Due terzi delle persone - scrivono - smettono di assumere gli antagonisti del Glp-1 dopo un anno circa e recuperano da metà ai due terzi del peso perduto entro un anno. Se si riprenda più grasso o più massa magra, allo stato degli studi non è chiaro.

Anche la professoressa Conte raccomanda un’alimentazione sana appena un po’ più proteica e un’adeguata attività fisica, in particolare di potenziamento muscolare. Concludendo comunque, pur senza rinnegare i dubbi esistenti: «Sono così tanti di più i vantaggi degli svantaggi!».

Un parere sopra le parti l’abbiamo chiesto a un farmacologo di fama come Silvio Garattini, presidente e fondatore dell'Istituto "Mario Negri": «Questi farmaci sono certamente prodotti attivi, in grado di far perdere peso in modo consistente, tuttavia vi sono alcuni inconvenienti: fanno anche diminuire la glicemia e possono costituire un pericolo per chi ha il glucosio basso. Altri inconvenienti si sono manifestati a livello gastro-intestinale, c’è chi ha dovuto interrompere per questi motivi. Poi sono trattamenti che andrebbero fatti per sempre poiché se smetti, riprendi peso, a meno che tu non abbia imparato a mangiare di meno».

Continua Garattini: «Per ultimo: non c’è uno studio serio per capire qual è l’effetto di questi farmaci rispetto a farmaci che si utilizzano in prima linea, come la metformina che è un antidiabetico e fa pure dimagrire. Ecco, la metformina è più utilizzata e da tempo, quindi la conosciamo bene in tutti i suoi effetti. In più costa molto meno. Insomma, manca un paragone, ci vuole uno studio comparativo. E’ poi successo che per perdere qualche chilo, cosa che si ottiene con una dieta, si sono sottratte le medicine ai malati di diabete.

Farmaci anti-obesità: effetti su pancreas e reni

Sono nuovi e giustamente sotto osservazione. In uso e nello stesso tempo sottoposti al vaglio di ricerche di diversa impostazione. Le lodi sono alte e note, ma si diffida dell’entusiasmo che può far velo sui rischi. L’obesità è un fattore di rischio per l’insorgenza di patologie croniche (per esempio, diabete mellito di tipo 2) ma è modificabile grazie a strategie quali dieta e attività fisica. Tuttavia, se non trattata adeguatamente può divenire una condizione patologica cronica di difficile risoluzione dal punto di vista clinico.

Attualmente in Italia, i farmaci autorizzati al commercio per la terapia a lungo termine dell’obesità negli adulti sono l’orlistat, la liraglutide e naltrexone/bupropione, indicati nei pazienti obesi con indice di massa corporea (BMI) maggiore o uguale a 30 kg/m2, o nei pazienti in sovrappeso (BMI ≥ 27 kg/m2) con fattori di rischio associati.

  • Orlistat: riduce l’assorbimento dei grassi, assunti con la dieta, a livello del tratto gastrointestinale; in particolare blocca l’enzima lipasi che scinde i trigliceridi assunti con il cibo in modo da garantirne l’assorbimento. È disponibile in commercio al dosaggio di 27 milligrammi (mg), 60 mg e 120 mg; per il dosaggio di 120 mg è necessaria la ricetta medica ripetibile.
  • Liraglutide è un analogo del glucagon like peptide-1 (GLP-1) umano, cioè un ormone detto incretina che è secreto a livello intestinale e cerebrale in risposta all’assunzione di cibo. L’ormone (e così anche la liraglutide) si lega al recettore del GLP-1, attivandolo. Ciò porta alla secrezione d’insulina da parte del pancreas, alla riduzione dello svuotamento gastrico e all’aumento, a livello centrale, di sazietà e di riduzione dell’appetito.
  • Naltrexone e bupropione: l’associazione di questi due principi attivi aumenta la perdita di calorie e ha effetti sul senso di gratificazione legato all’assunzione di cibo. Per tali motivi è in grado di ridurre l’appetito rendendo più facile seguire una dieta ipocalorica. Le specialità medicinali contenti l’associazione naltrexone e bupropione possono essere prescritte con una Ricetta Non Ripetibile Limitativa (RNRL).

Esempi di farmaci:

  • Xenical 120 mg capsule rigide.
  • Saxenda 6 mg/ml soluzione iniettabile in penna preriempita.
  • Mysimba 8 mg/90 mg compresse a rilascio prolungato.

Integratori: alleati o illusioni nella perdita di peso?

Chi pensa di risolvere i propri problemi - di linea e di salute - ricorrendo agli integratori e senza modificare il proprio stile di vita è destinato a rimanere deluso. Così come non esistono alimenti «miracolosi», quando si tratta di dover perdere peso, lo stesso si può dire per i supplementi naturali. A sgomberare il campo dai dubbi è il lavoro condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Sidney, che hanno passato in rassegna gli studi già pubblicati per fare una sintesi delle evidenze disponibili.

Due i lavori - per un totale di 121 studi rivalutati, condotti coinvolgendo nell’arco di 16 anni quasi diecimila adulti - attraverso cui gli esperti hanno valutato l’efficacia del ricorso a integratori a base di erbe a scopo dimagrante. In entrambi i casi, è stato valutato il risultato indotto dal ricorso a integratori (in pillole, in polvere o liquidi) a base di chitosano, glucomannano, acido linoleico coniugato e fruttani. Deludenti i risultati ottenuti. Sebbene alcuni studi abbiano evidenziato una perdita di peso tra gli assuntori di una di queste sostanze, nel confronto con un placebo, «i risultati sono insufficienti a dimostrare un beneficio a lungo termine per la salute», è la conclusione esposta dalla nutrizionista Erica Bessell, che ha presentato i risultati.

Per quanto il mercato degli integratori sia florido, quello dei prodotti che promettono di far perdere peso è in calo da diversi anni. Un trend sancito da FederSalus e Iqvia, che fotografano l’andamento dei prodotti nel settore della salute. «Dopo un po' di anni, gli italiani hanno capito che la gestione del peso corporeo è una questione complessa, che non può essere affrontata ricorrendo a una pillola o a una bevanda - afferma Arrigo Cicero, docente di scienze tecniche dietetiche applicate all’Università di Bologna -. Le conclusioni di questi due lavori parlano chiaro. Al di là delle proprietà emerse negli studi preclinici, nessun estratto vegetale è in grado di indurre la perdita di peso e favorirne il mantenimento se la persona non modifica le abitudini alimentari e non incrementa l’attività fisica».

Nell’ambito di una dieta varia ed equilibrata, dedicando almeno due ore e mezza a settimana all’attività fisica, il ricorso ad alcuni integratori può avere una sua utilità. Qualche esempio. Ricorrendo a integratori a base di fibre e sostanze naturali, come quelli a base di faseolamina (derivato del fagiolo bianco), si può ottenere una graduale riduzione del consumo e dell’assorbimento di carboidrati e grassi. Così come, per ridurre l’apporto di cibo, si può ricorrere ad alcuni amminoacidi (come l’S-idrossitriptofano e l’S-adenosil metionina) che aiutano a combattere la fame nervosa. Per stimolare il metabolismo, invece, la risposta può essere trovata nelle catechine del tè verde.

«Sempre partendo dal presupposto che una correzione dello stile di vita è necessaria, il supporto di queste sostanze per un breve periodo di tempo può rappresentare un valido ausilio - prosegue Cicero, che presiede la Società Italiana di Nutraceutica -. L’importante, però, è che l’indicazione all’uso giunga sempre da uno specialista. Quello che va assolutamente evitato è il fai-da-te, un rischio concreto a fronte di prodotti da banco (acquistabili senza la prescrizione di un medico).

I ricercatori hanno richiamato la necessità di condurre ulteriori studi per valutare la sicurezza di questi prodotti a lungo termine. Attualmente, in Italia, gli integratori possono essere immessi in commercio dopo aver trasmesso al ministero della Salute il modello dell’etichetta del prodotto, contenente la denominazione esatta e gli ingredienti (elencati in ordine decrescente per quantità), gli additivi presenti, il peso netto, la modalità di conservazione, di consumo e la data di scadenza, il nome del produttore (o del distributore) e il luogo di produzione e il codice identificativo del lotto del prodotto. Se entro 90 giorni il Ministero non muove obiezioni, l’etichetta si intende approvata in base al principio del silenzio-assenso.

«Non è detto che non possa esserci un integratore efficace come ausilio nella perdita di peso, ma va ricordato che non esiste una via semplificata per dimagrire e migliorare il proprio stato di salute - conclude Cicero -. Anche i farmaci in uso contro l’obesità hanno un’efficacia limitata, se non associati a un intervento più ampio sullo stile di vita.

Alimentazione e obesità

Che cosa ci fa diventare sempre più in sovrappeso, fino a una vera emergenza obesità nelle nostre società del benessere? Il fatto che più niente ci costi fatica, che non si faccia movimento, che i nostri lavori siano per lo più sedentari. Forse è questa la prima risposta che viene in mente.

Il sovrappeso e l’obesità, che in Italia colpiscono oltre 23,3 milioni di persone dai 18 anni in su, oltre ad essere ampiamente diffusi tra gli anziani, vedono un incremento anche tra le nuove generazioni più giovani, soprattutto nelle donne.

C’è un tipo di grasso ancora più insidioso di quello che viene rilevato dai classici indicatori come l’Indice di Massa Corporea o la circonferenza della vita. Questi parametri, infatti, non riescono a cogliere la presenza di un adipe ben più pericoloso per la salute del cuore: il grasso nascosto all’interno dei muscoli.

Alimenti da consumare con prudenza

  • Carne di manzo
  • Carne di agnello
  • Carne di maiale
  • Carne di pollo (con la pelle)
  • Lardo di maiale
  • Formaggi e prodotti lattiero-caseari ad alto contenuto di grassi
  • Oli vegetali ricchi di grassi saturi (palma, cocco, palmisto)
  • Snack salati
  • Prodotti da forno
  • Alimenti fritti (in particolar modo fuori casa)
  • Bevande alcoliche

L'importanza della dieta mediterranea

Solo il 5% degli adulti segue pienamente la dieta mediterranea, mentre la maggior parte mostra un’aderenza moderata.

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