La proteina C reattiva (PCR) è un marker aspecifico di infiammazione. Ciò significa che una proteina C reattiva alta indica la presenza di un processo infiammatorio senza fornire informazioni sulla sua causa. Aumenti importanti della PCR si possono osservare in presenza di infezioni, danni ai tessuti, traumi e cancro. In particolare, i livelli di PCR salgono molto nella fase acuta della malattia (quando è comparsa da poco). L’infiammazione cronica di basso grado produce aumenti minori della PCR, tipicamente nell’intervallo tra 3 e 10 mg/l. Anche se asintomatico, il persistere di alti livelli di infiammazione è spia di un maggiore stress ossidativo e di un rischio cardiovascolare aumentato.
Generalmente, per avere una prima indicazione sullo stato della nostra salute, oltre ovviamente alla sintomatologia, possono essere sufficienti degli esami del sangue. I valori a cui prestare attenzione sono l’emocromo e la proteina C reattiva, che possono segnalare uno stato di infiammazione cronica, preludio di una serie di disturbi a carico di un qualsiasi organo.
Artrite e PCR Alta
Il termine “artrite” significa letteralmente “articolazione dolorante”: con questa parola si indicano tutte le malattie reumatiche caratterizzate da un’infiammazione articolare. Esistono infatti diverse forme di artrite, come l’artrite reumatoide, la spondiloartrite, l’artrite psoriasica, l’artrite enteropatica, l’artrite idiopatica giovanile, etc. Quella più frequente, soprattutto tra le donne, è l’artrite reumatoide che, nel nostro paese, interessa circa 400.000 persone. Questa patologia colpisce la membrana sinoviale (cioè il tessuto che riveste l’interno delle nostre articolazioni) ed è caratterizzata dall’infiammazione e distruzione non solo delle articolazioni, ma anche delle ossa ad esse adiacenti. Nella sua forma più tipica è associata a flogosi (infiammazione) e autoimmunità ed è causa di morbilità e mortalità poiché purtroppo riduce drasticamente l’aspettativa di vita.
In generale, le artriti sono malattie complesse che dipendono da diversi fattori di rischio: genetica, cattivo stile di vita, alimentazione squilibrata, sedentarietà, fattori ambientali, etc.
Alimentazione Consigliata per Ridurre l'Infiammazione
La dieta antinfiammatoria si propone dunque di limitare il consumo di alimenti che promuovono processi infiammatori e favorire invece quello di alimenti che possono ridurli. Uno stile alimentare squilibrato è tra i fattori di rischio maggiori per lo sviluppo di infiammazioni croniche, accanto a scarso esercizio fisico, inquinamento, stress psicologico, alterazione dei ritmi fisiologici e abuso di farmaci.
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Cosa Mangiare
- Olio extravergine di oliva: da usare preferibilmente a crudo per condire gli alimenti e dosandolo con il cucchiaio per controllarne la quantità.
- Pesce: (fresco o surgelato), da consumare non meno di due-tre volte alla settimana. Il pesce azzurro (sardine, alici, palamita, etc.), in particolare, rappresenta un’ottima fonte di grassi polinsaturi Omega-3.
- Frutta secca a guscio: in particolare noci, mandorle e semi oleosi quali semi di lino, canapa, etc.
- Formaggi magri: (robiola, crescenza, primo sale, etc.) o che contengono meno grassi rispetto al latte intero con cui sono prodotti, come il Grana Padano DOP. Questo formaggio, infatti, viene parzialmente decremato durante la lavorazione, perciò contiene meno grassi ed è naturalmente privo di lattosio.
- Verdura cruda e cotta: da assumere in porzioni abbondanti (almeno una ad ogni pasto) per l’importante apporto di vitamine, sali minerali, antiossidanti e fibre. Cercare di variare il più possibile la qualità (quindi i colori) dei vegetali, scegliendo possibilmente quelli di stagione, per garantire una maggiore scorta di questi nutrienti efficaci contro l’infiammazione. Inoltre, il contenuto di fibra è molto utile per mantenere una corretta flora batterica intestinale.
- Frutta fresca: (due-tre porzioni al giorno), in quanto rappresenta, insieme alle verdure, la maggiore fonte di antiossidanti, vitamine, minerali e fibre. Variare il più possibile il colore e la qualità dei frutti per garantire un maggiore apporto di tutti i nutrienti in grado di inibire l’azione dell'acido arachidonico e prevenire i danni causati dai radicali liberi.
- Pane, pasta, riso, farro, orzo ed altri tipi di carboidrati complessi: meglio se derivati da farine integrali. I cereali integrali, grazie alla loro particolare composizione chimica, aumentano gli apporti di fibra e riducono il picco glicemico.
- Carni bianche: (pollo, tacchino, coniglio), consigliate per l’elevato apporto proteico abbinato ad uno scarso contenuto di grassi, oppure carni rosse ma scelte nei tagli più magri e private del grasso visibile.
- Spezie ed erbe aromatiche: per insaporire le pietanze (anche al posto del sale). Tra le spezie, la curcuma sembra possedere delle proprietà antinfiammatorie discretamente utili nelle prime fasi della malattia reumatica.
Cosa Limitare o Evitare
- Alcolici: (inclusi vino e birra). L'aumento della frequenza del consumo di alcol è associato alla gravità della malattia (quanto più spesso si bevono alcolici, tanto più la condizione patologica può aggravarsi), soprattutto nel caso dell’artrite reumatoide.
- Zucchero: bianco, di canna, miele e dolcificanti in senso lato (es: sciroppi).
- Cibi trasformati e ricchi di grassi saturi
Altri Consigli Utili
- Incrementare l’apporto di antiossidanti: come le vitamine A, C ed E, ma anche minerali come zinco e selenio, in quanto agiscono contro i radicali liberi e aiutano a contrastare l’infiammazione.
- Aumentare l’apporto di magnesio: con la dieta.
- Non fumare.
- Favorire una corretta esposizione solare: per garantire l’adeguata produzione di vitamina D, una vitamina dal potente effetto antinfiammatorio purtroppo poco presente negli alimenti.
- Praticare attività fisica: aerobica, esercizi a corpo libero e/o in acqua, etc.
Infiammazione e Vitamina C
Pertanto, un’aumentata assunzione di vitamina C (preferibilmente attraverso gli alimenti) potrebbe aiutare a ridurre i valori di PCR, soprattutto in caso di carenza. In uno studio su adulti sani moderatamente sovrappeso e non fumatori, senza carenza di vitamina C, l’integrazione con 1.000 mg/die di vitamina C per due mesi ha ridotto in media la PCR del 25,3%.
Il nostro integratore Vitamina C Suprema® è un’ottima fonte di magnesio ad alta biodisponibilità, vitamina C naturale da rosa canina e vitamina D. Studiato e formulato per il sostegno immunitario e l’azione tonico-energetica, può essere consigliato dal medico anche per il controllo della PCR nei fumatori, nei soggetti sovrappeso o con particolari carenze nutrizionali o condizioni metaboliche.
Dieta Mediterranea e PCR
In uno studio, i partecipanti hanno ricevuto un pasto da 1.000 kcal, apportate per il 45% da grassi di "tipo mediterraneo" (61% monoinsaturi) oppure di "tipo occidentale" (57% saturi). Il pasto mediterraneo ha portato a una riduzione della PCR due ore dopo aver mangiato.
Altre Strategie per Ridurre l'Infiammazione
Yoga, Tai Chi e Qi Gong sono discipline che integrano una moderata attività fisica con respirazione profonda e meditazione. Preoccupazioni, lutti e stress psichici di varia natura possono associarsi ad una PCR alta. La disbiosi è uno squilibrio batterico provocato da una crescita eccessiva di batteri “cattivi” all’interno dell’intestino, che ne provocano l’irritazione.
Mentre i disturbi al di fuori dell’apparato digerente possono interessare ad esempio la cute con dermatiti atopiche, psoriasi, orticaria; nell’apparato urinario o genitale, possono presentarsi infezioni urinarie o candidosi ricorrenti; nel cavo orale, afte o mucositi; nell’apparato respiratorio, allergie respiratorie; insieme a molte problematiche della psiche, come ansia, depressione, insonnia.
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