Proteina C Reattiva e Calprotectina: Due Marcatori di Infiammazione a Confronto

I disturbi intestinali possono essere il sintomo di patologie più serie, oltre a essere causati da un'alimentazione scorretta. Le problematiche inerenti la funzionalità dell’intestino possono manifestarsi con diversi sintomi, tra cui stitichezza, meteorismo, diarrea e tensione addominale. Per escludere problematiche più severe, è fondamentale rivolgersi al medico per gli esami necessari.

Tramite gli esami del sangue si ottiene una prima indicazione sullo stato di salute. In particolare, per l'intestino, i valori a cui prestare attenzione sono l’emocromo e la proteina C reattiva. In caso di dolore addominale, diarrea o gonfiore intestinale, può essere indicato il test per la celiachia o la misurazione della calprotectina in un campione di feci.

Oltre agli esami del sangue e delle feci, si possono effettuare altri test diagnostici come il test del respiro (breath test) per indagare alterazioni del sistema gastroenterico, l'ecografia delle anse intestinali per valutare lo spessore della parete intestinale e, in alcuni casi, la colonscopia per esaminare la parete interna del colon.

Proteina C Reattiva (PCR): Un Indice di Infiammazione Sistemica

La proteina C reattiva (PCR) è un indice d'infiammazione le cui concentrazioni nel sangue aumentano in presenza di processi flogistici di varia natura. Dal punto di vista funzionale, la proteina C reattiva è molto simile alle immunoglobuline di classe G (IgG), sostanze che si attivano per svolgere un'azione di difesa dell'organismo. A differenza di queste, però, la proteina C reattiva non è diretta specificamente contro un determinato antigene.

La PCR viene prodotta principalmente a livello epatico, in risposta a stimoli quali agenti nocivi, microrganismi patogeni e immunocomplessi, ma anche in seguito a traumi. L'aumento della proteina C reattiva si verifica in caso di malattie reumatologiche, infezioni batteriche e traumi. Di recente, un valore di proteina C reattiva cronicamente elevato è stato correlato a un aumento del rischio cardiovascolare.

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Il medico prescrive la misurazione della proteina C reattiva (PCR) nel sangue quando sospetta che il paziente abbia un'infiammazione acuta, come un'infezione batterica o fungina, una patologia autoimmune (es. lupus eritematoso sistemico o vasculiti), una malattia infiammatoria intestinale (es.

Dopo aver valutato i risultati, il medico può orientarsi meglio e consigliare altre indagini di approfondimento. La PCR è correlata a un altro esame usato per valutare uno stato infiammatorio: il test della velocità di sedimentazione dei globuli rossi (VES). A differenza di quest'ultimo parametro, però, la proteina C reattiva aumenta e diminuisce più rapidamente.

I livelli di proteina C reattiva non sono specifici per la diagnosi di malattia, ma servono a valutarne la gravità e l'evoluzione quando essa è già stata diagnosticata, a prescrivere esami più approfonditi per indagarne le origini o a valutare l'efficacia della terapia adottata. Nelle persone sane, il valore medio della proteina C reattiva è compreso tra 0,5 mg/l e 10 mg/l, con una variabilità che dipende dall'età e dal sesso del paziente.

Livelli aumentati di proteina C reattiva sono stati riscontrati nel sangue di pazienti affetti da influenza aviaria H7N9. Per quanto rigarda l'influenza H1N1, invece, la PCR risulta significativamente elevata nelle presentazioni più gravi. L'incremento della proteina C reattiva è stato segnalato tra le caratteristiche cliniche dell'infezione da nuovo Coronavirus (COVID-19). Se i valori della PCR risultano bassi, significa che un disturbo apparentemente associato a un'infiammazione, in realtà non lo è. La causa dei sintomi è, dunque, da ricercarsi altrove.

Per l'analisi della proteina C reattiva, il paziente si deve sottoporre ad un prelievo di sangue. Prima di sottoporsi all'esame, il paziente deve osservare un digiuno di almeno 8-10 ore, durante le quali è ammessa l'assunzione di una modica quantità di acqua. Inoltre, occorre essere in posizione eretta da almeno 30 minuti. La concentrazione di PCR può essere aumentata negli stadi più avanzati della gravidanza, così come durante la terapia sostitutiva ormonale (es. estrogeni). Condizione di obesità del paziente.

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In condizioni normali, i livelli della proteina C reattiva nel sangue sono bassi, ma in presenza di un'infezione o di uno stato infiammatorio possono aumentare anche migliaia di volte nel giro di poche ore. In questi casi, la crescita di tale parametro è molto rapida e precede il manifestarsi di sintomi indicativi dell'infiammazione, come febbre o dolore.

L'infiammazione endoteliale è uno dei fattori principali che partecipano al processo di aterogenesi. Di conseguenza, elevati livelli basali di proteina C reattiva sono correlati a un maggior rischio di coronaropatie ed infarto miocardico. In uno studio, un livello basale di PRC superiore a 2,4 mg/L è risultato aumentare di due volte il rischio di coronaropatie rispetto a un livello inferiore a 1 mg/L.

Calprotectina Fecale: Un Marcatore Specifico per l'Infiammazione Intestinale

La calprotectina è una proteina presente nei globuli bianchi, in particolare nei neutrofili. Si tratta di una proteina rilasciata dai neutrofili, cellule del sistema immunitario che intervengono nei processi infiammatori. Il test della calprotectina fecale viene prescritto in presenza di sintomi come dolore addominale persistente, diarrea cronica, perdita di peso inspiegabile e sanguinamento rettale.

Il test della calprotectina fecale è semplice e non invasivo. Il paziente deve raccogliere un campione di feci, seguendo precise istruzioni fornite dal laboratorio di analisi. È importante evitare contaminazioni con urina o acqua e conservare il campione in un contenitore sterile.

Il referto del test indica la quantità di calprotectina presente nelle feci, espressa in microgrammi per grammo di campione. Un valore elevato di calprotectina nelle feci è spesso associato a condizioni infiammatorie croniche come la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa. Entrambe sono patologie autoimmuni caratterizzate da fasi di riacutizzazione e remissione, con sintomi che comprendono diarrea con sangue, dolori addominali e perdita di peso.

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L’aumento della calprotectina può essere legato anche a infezioni batteriche intestinali, come quelle causate da Clostridium difficile, Salmonella o Campylobacter. In questi casi, il valore elevato è spesso transitorio e si normalizza con la risoluzione dell’infezione. Alcuni farmaci, come i FANS e gli inibitori della pompa protonica, possono causare irritazione della mucosa intestinale e un conseguente aumento della calprotectina.

La calprotectina fecale viene spesso confrontata con altri marcatori di infiammazione, come la proteina C-reattiva (PCR) e la VES (velocità di eritrosedimentazione). Mentre questi ultimi vengono misurati nel sangue e riflettono un’infiammazione sistemica, la calprotectina fecale è specifica per il tratto intestinale.

Colite ulcerosa e malattia di Crohn si manifestano con sintomi simili, come diarrea cronica, dolore addominale e perdita di peso, ma non sono semplici da distinguere senza effettuare esami approfonditi come la colonscopia con intubazione ileale e le biopsie per l'esame istologico.

Gli esami di laboratorio per la proteina C-reattiva e la calprotectina fecale possono rivelare segni di infiammazione, una componente chiave sia del Crohn che della colite ulcerosa, ma non sono test specifici. Per distinguere le due patologie sono necessarie la colonscopia con intubazione ileale e le biopsie per l'esame istologico.

Anche la diagnostica per immagini può essere utile. «Spesso sono necessarie valutazioni radiografiche trasversali con TC o RM per un'ulteriore valutazione del sospetto di malattia di Crohn» ha affermato Axelrad. «Questi studi di imaging possono mostrare un coinvolgimento dell'intestino tenue che la colonscopia potrebbe non rilevare».

Il modello di distribuzione dell'infiammazione è l'indizio più affidabile per distinguere i due tipi di IBD. «In generale si pensa che la colite ulcerosa coinvolga solo il colon, anche se raramente possiamo osservare un'infiammazione nell'ultima parte dell'intestino tenue, che viene spesso chiamata ileite da reflusso» ha spiegato Sinha. «Il Crohn può interessare qualsiasi parte del tratto gastrointestinale, ma in genere interessa solo il colon, solo l'intestino tenue o una combinazione dei due».

Secondo Sinha, l'infiammazione che non interessa il retto (risparmio rettale) e l'infiammazione che non è continua (lesioni a salto) suggeriscono la malattia di Crohn. Al contrario, un'infiammazione continua della mucosa che parte dal retto e si muove in modo continuo suggerisce una colite ulcerosa.

Valori di Riferimento della Calprotectina Fecale

I valori di riferimento possono variare un poco da un laboratorio all’altro, ma per l’adulto sono compresi nei seguenti limiti:

  • Negativo: < 50 mg/Kg
  • Debolmente positivo: > 50 - 100 mg/Kg
  • Positivo: > 100 mg/Kg

Per eseguire il test non è richiesto il digiuno. È consigliabile non sottoporsi al dosaggio della calprotectina nelle feci durante il periodo mestruale e in caso di malattia infettiva in corso.

Aumenti consistenti della calprotectina nelle feci si riscontrano soprattutto nelle malattie infiammatorie croniche dell'intestino (rettocolite ulcerosa, Morbo di Crohn) e in neoplasie del tratto gastroenterico di grado elevato.

Come anticipato, la calprotectina fecale non è invece aumentata nelle persone con patologie non organiche, spesso di tipo funzionale, come la sindrome del colon irritabile (IBS). Nel caso l'esame evidenzi bassi livelli di calprotectina fecale, vi è un'elevata possibilità che non esistano patologie organiche intestinali; di conseguenza, i disturbi gastro-intestinali che hanno indotto il medico a prescrivere l'esame, sono probabilmente riconducibili alla sindrome dell'intestino irritabile, ad altre patologie funzionali o a celiachia.

Il dosaggio della calprotectina fecale viene eseguito su un piccolo quantitativo di feci, raccolto in un apposito contenitore pulito. In vista dell'esame, il medico può suggerire la sospensione della terapia con farmaci anti-infiammatori non steroidei (inclusa l'aspirina) e inibitori dell'acidità gastrica. Ad ogni modo, per determinare l'esatta causa dell'infiammazione e dei sintomi che il paziente riporta, sono spesso necessari ulteriori accertamenti, come la colonscopia o l'ecografia dell'addome.

Tabella Comparativa: PCR vs. Calprotectina Fecale

Caratteristica Proteina C Reattiva (PCR) Calprotectina Fecale
Tipo di campione Sangue Feci
Specificità Infiammazione sistemica Infiammazione intestinale
Condizioni associate ad aumento Infezioni, malattie reumatologiche, traumi, rischio cardiovascolare Malattie infiammatorie croniche intestinali (Crohn, colite ulcerosa), infezioni intestinali
Utilità diagnostica Valutazione della gravità e dell'evoluzione di malattie, screening del rischio cardiovascolare Identificazione di infiammazione intestinale, distinzione tra patologie organiche e funzionali

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