La Proteina Klotho: Fonti Alimentari e Importanza per la Longevità

La proteina Klotho è considerata una delle scoperte più promettenti nel campo della ricerca sulla longevità e sul benessere. Klotho prende il nome dalla divinità greca del destino che tesseva e recideva il filo della vita. Livelli elevati di Klotho sono stati associati a una vita più lunga e a un migliore stato di salute.

Il Ruolo della Proteina Klotho

Un particolare tipo di proteina chiamata Klotho svolge un ruolo essenziale nell’eliminazione del fosfato, un acido che deve essere espulso dai reni per mantenere l’equilibrio dell’organismo. La proteina Klotho, presente sia come proteina di membrana che in forma solubile, regola l’eliminazione del fosfato dai reni. Quando il consumo di fosfati è elevato, il fattore di crescita dei fibroblasti 23 (FGF23) viene rilasciato e, legandosi alla Klotho, aiuta i reni a espellere il fosfato in eccesso.

Tuttavia, con l’età e il declino della funzione renale, l’organismo richiede sempre più FGF23, il quale, a sua volta, inibisce un enzima essenziale per l’attivazione della vitamina D, necessaria alla produzione della proteina Klotho. Con l’età, i livelli di Klotho tendono a diminuire.

Klotho e la Funzione Cognitiva

Come riportato dalla testata britannica, infatti, un recente studio ha rivelato che una singola iniezione della proteina Klotho - scoperta nel 1997 dal dottore giapponese Makoto Kuro-o - può potenziare la funzione cognitiva nelle scimmie più anziane. E ciò potrebbe funzionare anche per gli esseri umani. Gli esperti hanno somministrato a un sottogruppo di animali un’iniezione di klotho equivalente al livello osservato nelle persone alla nascita. Queste scimmie hanno ottenuto risultati migliori in un test che richiedeva loro di ricordare la posizione di un cibo tra un massimo di nove posizioni possibili, dopo un ritardo massimo di 32 secondi.

Quindi la tesi dei ricercatori, secondo cui “il trattamento o il reintegro con questo ormone endogeno può rivelarsi terapeutico negli esseri umani che invecchiano”. La neuroscienziata Dena Dubal, autrice senior dello studio precedentemente citato, ha studiato Klotho per anni e, in merito al suo potenziale anti-invecchiamento, ha affermato: “L’invecchiamento è il principale fattore di rischio per i problemi cognitivi, e i problemi cognitivi sono uno dei maggiori problemi biomedici”. La stessa dottoressa poi ha aggiunto: “Ma questi risultati suggeriscono che Klotho potrebbe essere un trattamento che potrebbe davvero funzionare nelle persone, per mantenere il cervello sano in età avanzata.

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Klotho e l'Invecchiamento

Pare, infatti, che una variante consanguinea di topi, priva della proteina Klotho, ha mostrato un invecchiamento accelerato e una vita più breve, segnata da malattie cardiovascolari e degenerazione degli organi. Ma qual è l’impatto di questa scoperta per gli esseri umani? I livelli di Klotho nell’essere umano diminuiscono con l’avanzare dell’età, un andamento associato ai segni dell’invecchiamento cellulare. Questo solleverebbe l’ipotesi dell’eventuale utilizzo di Klotho nel trattamento delle malattie legate all’invecchiamento e nell’ottimizzazione della salute complessiva.

Per fornire un quadro più completo, il Corriere ha riportato le dichiarazioni di Ascanio Polimeni, medico specializzato in Broncopneumologia e Malattie dell’Apparato Respiratorio e che nel tempo ha conseguito master e studi in diversi settori della medicina concernenti in particolare la psiconeuro-endocrinoimmunologia, la cronobiologia e la nutrigenomica. “Dai topi, allo scimpanzé sino ai mammiferi più elevati come l’uomo: è inequivocabilmente stato rilevato che quando abbiamo livelli di questa proteina ridotti rispetto al livello medio relativo alla propria età anagrafica l‘aspettativa di vita è ridotta. E vediamo più facilmente l’insorgere di demenza, malattie cardiovascolari, tumori, invecchiamento accelerato su tutti i punti di vista, dalla pelle, ai capelli, all’osteoporosi, alla perdita di massa muscolare sino alla disabilità e quindi una mortalità anticipata”, le parole di Polimeni, considerato uno dei pionieri della medicina Antiaging nel mondo.

Ma la proteina del Klotho è ancora in fase sperimentale e non è possibile somministrarla, ma stimolarne, questo sì, il rilascio naturale. Logicamente restano validi alcuni concetti già noti. Arrivare a tarda età senza patologie è garanzia di un buon invecchiamento.

Alimenti e Strategie per Supportare la Funzione Renale e la Produzione di Klotho

Una strategia efficace per prevenire questo processo non consiste solo nel ridurre l’apporto di acidi nella dieta, ma anche nel limitare il consumo di alimenti ricchi di fosfati. «I latticini sono tra le principali fonti di fosfato. Contengono calcio, fosforo, proteine e grassi, perciò vengono spesso eliminati dalle diete dei pazienti con insufficienza renale. Anche le bibite a base di cola sono problematiche, poiché contengono acido fosforico. Una dieta a basso contenuto di acidi prevede un elevato consumo di frutta e verdura, con un’assunzione moderata di proteine. Più proteine si consumano, maggiore deve essere l’apporto di alimenti alcalinizzanti per mantenere un equilibrio ottimale.

Il Glutatione: prodotto dal nostro organismo, si trova anche in alcuni vegetali tra cui l’asparago, l’avocado, gli spinaci, le pesche e le mele. Vitamina D Presente in pesce grasso (salmone, sgombro), tuorli d’uovo e latticini fortificati. Magnesio Fondamentale per molte reazioni biochimiche.

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Molti pazienti si rivolgono a un nefrologo solo quando hanno già perso gran parte della funzionalità renale. Per questo motivo, è essenziale adottare misure preventive in anticipo. Nonostante i progressi nei trapianti renali, la disponibilità di donatori è limitata e il numero di pazienti in dialisi continua a crescere. La dialisi è una terapia costosa e garantisce solo una sopravvivenza minima. La prevenzione rappresenta dunque la strategia più efficace.

L'Importanza di uno Stile di Vita Sano

Gli studi scientifici hanno dimostrato che le persone che svolgono attività fisica regolarmente hanno un sistema immunitario più forte e sono in grado di rispondere meglio all’aggressione degli agenti patogeni come i virus. Dai 18 ai 64 anni l’OMS indica almeno 150 minuti di attività fisica moderata alla settimana o almeno 75 minuti di intensità maggiore (o una combinazione equivalente fra i due tipi di attività). Ancora meglio se i minuti di attività fisica moderata diventano 300.

Una alimentazione equilibrata e un corretto stile alimentare contribuiscono a costruire, rafforzare, mantenere il corpo e a fornire l’energia quotidiana indispensabile al buon funzionamento dell’organismo. Mangiare sano aiuta a prevenire e a trattare molte malattie croniche derivanti da un non corretto stile di vita come l’obesità e il sovrappeso, l’ipertensione arteriosa, le malattie dell’apparato cardiocircolatorio, le malattie metaboliche, il diabete tipo 2 e alcune forme di tumori.

Dieta Vegana e Salute Ossea

La dieta vegana può avere conseguenze negative sulle ossa. Questo il risultato di uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio, il BfR, insieme ad alcuni ricercatori svizzeri e pubblicato su Nutrients. Nello studio sono stati attentamente esaminati 36 individui che seguivano un’alimentazione vegana da almeno un anno (in media da 4,8 anni) e nessun fattore di rischio specifico, e 36 persone che seguivano una dieta onnivora. I partecipanti sono stati sottoposti a una serie di test e indagini biomediche, e hanno risposto a quesiti relativi sia all’alimentazione che allo stile di vita (per esempio, per valutare il ruolo di abitudini come il fumo o l’assunzione di alcol, che influiscono negativamente sulle ossa).

Volendo trovare motivazioni biologiche, gli autori hanno allora controllato la concentrazione nel sangue e nelle urine di ben 28 fattori, identificando quelli che intervengono nel mantenimento della salute delle ossa, tra i quali alcune vitamine come la A e la B6, il selenio (nella sua forma proteica di selenoproteina P), lo iodio, gli acidi grassi omega 3, gli amminoacidi lisina e leucina, la proteina alfa-klotho, l’ormone tireostimolante (Tsh), il calcio e il magnesio. I ricercatori hanno così dimostrato che i livelli sono in media inferiori nei vegani.

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Proteine e Amminoacidi Essenziali

Le proteine sono i mattoncini che costituiscono gli organismi viventi. Tali aminoacidi (leucina, isoleucina, lisina, metionina, valina, treonina, fenilalanina, triptofano) devono pertanto essere introdotti con gli alimenti, onde evitare specifiche carenze nutrizionali. Le proteine presenti negli alimenti vegetali hanno invece un profilo amminoacidico peggiore, in quanto carenti di uno o più aminoacidi "essenziali". Tale deficit può comunque essere colmato con facilità, associando tra loro alimenti vegetali di origine diversa (come la classica pasta e fagioli).

Nel complesso, le proteine di origine vegetale, non solo hanno un valore biologico inferiore - peggiore rapporto e quantità degli amminoacidi essenziali - ma anche una minor digeribilità. Infatti, mentre le proteine di origine animale hanno un assorbimento del 97% circa, quelle di origine vegetale arrivano al 78%. Cioè, a parità di quantità con quelle animali, l'organismo riesce a ricavare meno aminoacidi dagli alimenti vegetali rispetto a quelli animali. Si correla a sovrappeso dovuto a maggior apporto energetico complessivo.

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