L'indice insulinico (II) è un parametro che esprime l'effetto di un dato alimento sui livelli ematici dell'ormone insulina (insulinemia) nell'arco di due ore (120'). Conoscere le ripercussioni che i cibi hanno sull’insulinemia è importante nella gestione dei pazienti che soffrono di diabete di tipo 2, obesità, sindrome metabolica e nella prevenzione di tali patologie.
Cos'è l'Indice Insulinico?
L’indice insulinico è un recente algoritmo utilizzato per determinare le risposte dell’insulina al consumo di carboidrati, proteine e grassi. Il calcolo è complesso e non può essere eseguito dal paziente ma esistono delle tabelle così come per l’Indice Glicemico. È un indicatore interessante per i pazienti con diabete tipo 2, insulino-resistenza nella sindrome metabolica, obesità associata. Se ti riconosci in uno di questi casi, chiedi al professionista che ti segue di calcolare anche l’indice insulinico degli alimenti inseriti nel piano alimentare.
L’indice insulinico è un parametro utile per determinare quanto aumentano i livelli di insulina nel sangue (insulinemia) in seguito all’assunzione di un dato alimento. Valuta quindi la cosiddetta capacità insulinogenica degli alimenti, ovvero la loro capacità di stimolare la secrezione insulinica da parte del pancreas.
- Gli alimenti ad alto indice insulinico fanno aumentare notevolmente la concentrazione di insulina nel sangue.
- Gli alimenti a basso indice insulinico non influenzano in maniera significativa la secrezione di questo ormone da parte del pancreas.
L’indice viene misurato valutando gli alimenti a parità di contenuto calorico (porzione isocalorica), pari a 239 kcal. Dato che un alimento è costituito da diverse componenti nutrizionali, l’indice insulinico vuole proprio indicare come la sinergia di tali nutrienti può influenzare il rilascio di insulina.
Perché Usare l'Indice Insulinico?
Avere un indice fisiologico basato sull’effettiva risposta insulinica a una porzione isocalorica di cibo è più preciso che determinare tale risposta in maniera indiretta in funzione della curva glicemica. I primi studi sulla correlazione tra livelli glicemici e livelli insulinici postprandiali hanno evidenziato come esista, per la maggior parte degli alimenti, una forte correlazione tra i due indici. Un alimento ad alto indice glicemico scatena un rilascio di insulina maggiore. Però sono emersi casi dove l’andamento non è sempre di questo tipo.
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Ci sono alimenti che innalzano l’insulinemia in maniera sproporzionatamente maggiore rispetto a quanto si attende dall’indice glicemico e dalla quantità di carboidrati assunti. Questo effetto è dovuto alla diversa combinazione di nutrienti all’interno dell’alimento e non solo alla quantità dei carboidrati presenti.
Si ritiene infatti che l’impatto dei macronutrienti sulla secrezione di insulina sia dovuta per il 90%-100% dai carboidrati (glucidi), intorno al 50% dalle proteine (protidi) e per il 10% dai grassi (lipidi). Detto in altri termini ciò vuol dire che le proteine e i grassi, quando presenti nell’alimento e/o nel pasto, causano un aumento della secrezione dell’insulina maggiore a quanto atteso dall’innalzamento della glicemia postprandiale. I meccanismi biochimici non sono ancora stati chiariti anche se si inizia a comprendere quali siano gli effetti di alcuni nutrienti. È utile notare anche che gli zuccheri - quando ingeriti da soli - hanno una minore capacità di stimolare la secrezione di insulina rispetto all’assunzione combinata con altri nutrienti, come ad esempio le proteine.
Insulina e Proteine
Le proteine sono costituite da combinazioni diverse di 20 aminoacidi, alcuni di questi arginina, lisina, leucina e valina sembrerebbero avere la capacità di aumentare la secrezione di insulina. Sappiamo che l’insulina è un ormone fondamentale per la sintesi proteica; tuttavia, che le proteine siano in grado di determinare una risposta insulinica non deve spaventare. La natura non fa nulla per caso, tale risposta è necessaria per alcuni importanti processi fisiologici. Qual è l’associazione peggiore tra alimenti contenenti carboidrati e alimenti contenenti proteine? In altre parole quali sono gli alimenti ricchi di proteine con un elevato indice insulinico?
Stando agli studi condotti fino a oggi gli alimenti proteici che determinano una notevole risposta insulinica sono latte, yogurt e latticini, contenenti le proteine della frazione del siero del latte. Questi alimenti possono incrementare notevolmente la risposta insulinica (dalle 3 alle 6 volte rispetto all’atteso). Alla luce di questi studi, un’alimentazione che superi le porzioni indicate dalle linee guida alimentari è sconsigliata ed è da moderare il consumo abitudinario di pasti in cui si abbia una loro associazione con alimenti ricchi di carboidrati (latte e biscotti a colazione, una pizza, un piatto di caprese accompagnato da pane bianco, lasagne al forno).
Insulina e Grassi
L’assunzione di trigliceridi, acidi grassi liberi e chetoni da soli hanno un effetto trascurabile sul rilascio di insulina ma se i lipidi (grassi) sono presenti insieme a una quota di carboidrati allora si osserva una riduzione dei valori glicemici e un aumento dei valori di insulina rispetto all’assunzione della stessa quota di carboidrati da sola. Il potenziamento della risposta insulinica osservata in questi studi è coerente con l’instaurarsi di insulino-resistenza in soggetti sottoposti a diete ricche di grassi e povere di carboidrati evidenziata in altri studi. In questo caso la sproporzione maggiore tra insulina rilasciata e risposta attesa in funzione del carico glicemico si ha con le merendine, i prodotti di pasticceria e i dolciumi ricchi di grassi.
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Insulina e Alimenti Industriali
I cibi industriali stimolano in maniera spropositata la secrezione di insulina rispetto al loro indice glicemico a causa del loro mix nutrizionale fatto spesso di zuccheri semplici, grassi saturi e/o idrogenati ed eventuale presenza di latte.
Questo non vuole dire che occorre organizzare i pasti in monopiatti ma sicuramente occorre ripensare alle associazioni che si fanno a tavola e non solo alla quantità e qualità dei carboidrati assunti. Un pasto completo e bilanciato resta senza dubbio il più indicato ma deve essere basato su un consumo elevato di verdure/ortaggi capaci di saziare, di abbassare la quantità di calorie assunte e migliorare la risposta insulinica, una piccola porzione di glucidi e una piccola porzione di proteine; il tutto commisurato al proprio stile di vita (compresa l’attività fisica che si svolge giornalmente).
Insulina e Prima Colazione
La classica prima colazione al bar con cappuccino e brioche o latte macchiato e brioche ha un effetto iperinsulinizzante e ipoglicemizzante scatenato dall’azione sinergica di farina raffinata, zucchero semplice, grassi idrogenati e latte.
Fino a quando gli studi sull’indice insulinico non saranno completi esso può essere usato per integrare le informazioni basate sull’indice glicemico, soprattutto per alcuni alimenti e per il modo con cui essi devono essere associati. In conclusione, sarebbe meglio non giudicare un singolo alimento solo dal suo indice glicemico, ma anche tenendo conto del carico glicemico e ancor di più sarebbe meglio definire il suo indice insulinico in relazione agli altri alimenti assunti nello stesso pasto e nel corso della giornata.
Dopo tante informazioni sull’indice glicemico e il carico glicemico (IG e CG) nei prossimi anni occorrerà abituarsi a fare i conti anche con l’indice insulinico (II) soprattutto in caso di diabete di tipo 2, obesità e sindrome metabolica. Questo parametro, da un lato è complementare all’indice glicemico, dall’altro ne rappresenta l’evoluzione, considerato che permette di completare il quadro di ciò che accade dopo l’ingestione di un alimento e di un pasto.
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Tabella: Punteggi di sazietà riferiti all'aumento insulinico e glicemico
Nella tabella seguente sono riportati i punteggi di sazietà riferiti all'aumento insulinico e glicemico di varie persone sottoposte a un'analisi sperimentale. In particolare, sono stati determinati i punteggi di glicemia e insulinemia dopo aver alimentato i partecipanti (bendati, per evitare l'influenza dell'autosuggestione) con porzioni di cibo aventi 239 kcal (1000 kj), registrando le rispettive curve (glucosio e insulina nel sangue) per 120 minuti (2 ore) in relazione ai valori del pane bianco.
L'indice di sazietà è stato stabilito in base alla quantità di cibo consumato (a buffet) dai soggetti analizzati DOPO aver consumato l'alimento indicato in tabella; il valore è stato nuovamente rapportato a quello del pane bianco, al quale è stato attribuito il numero 100. Il punteggio AUMENTA quanto INFERIORE è stata la quantità di cibo consumato al buffet.
Sulla base di queste prime evidenze, l'indice insulinico sembrerebbe un parametro migliore dell'indice glicemico nel trattamento dietetico del diabete di tipo II e dell'ipertrigliceridemia. Un cibo a basso indice glicemico e a medio indice insulinico come la carne, infatti, contribuisce a diminuire i livelli di glucosio nel sangue; ciò potrebbe quindi aiutare nel trattamento del diabete di tipo II.
L'insulina e il Glucosio
L’insulina e il glucosio lavorano insieme in tutto l’organismo. In risposta a vari stimoli - ormonali, nervosi e soprattutto nutrizionali - le cellule beta del pancreas producono l’ormone insulina, che consente di mantenere livelli plasmatici di glucosio (zucchero semplice) utili per il funzionamento ottimale di tutti i tessuti dell’organismo (livelli di glicemia normali). Il principale stimolo per l’azione insulinica è fornito da un pasto ricco di carboidrati semplici e povero di fibre, grassi e proteine. Anche alcuni farmaci, per es. le sulfaniluree, sono in grado di aumentare la sintesi di insulina.
L’insulina è l’ormone anabolico per eccellenza
L’insulina favorisce l’ingresso dello zucchero nelle cellule, agendo come una sorta di “chiave” che apre una serratura. Favorisce, quindi, l’utilizzo del glucosio abbassandone il livello nel sangue (azione ipoglicemizzante).Stimola l’utilizzo del glucosio come fonte energetica rispetto a grassi e proteine.
Favorisce lo stoccaggio del glucosio nelle cellule sotto forma di glicogeno (glicogenosintesi). Il glicogeno funge da riserva energetica a più lento rilascio, soprattutto nel fegato e nei muscoli.
L’insulina ha un ruolo anabolizzante anche nel metabolismo di proteine e grassi, stimolando la proliferazione cellulare:
- Stimola la sintesi proteica e contrasta la formazione di glucosio a partire da alcuni aminoacidi (neoglucogenesi);
- Favorisce il passaggio di aminoacidi dal sangue nelle cellule;
- Facilita il trasporto degli acidi grassi dal sangue all’interno delle cellule;
- Stimola la sintesi di acidi grassi utilizzando come fonte il glucosio e gli aminoacidi in eccesso;
- Inibisce l’utilizzo di acidi grassi come fonte energetica (lipolisi);
- Stimola la sintesi endogena di colesterolo.
L’insulina viene prodotta nel pancreas, dalle cellule beta che si trovano all’interno di aggregati cellulari (le isole pancreatiche o isole di Langherans). L’insulina viene prodotta in modo continuo, tutto il giorno.
Nel diabete di tipo 1, il pancreas produce quantità insufficienti o non produce del tutto insulina, quindi il glucosio non riesce ad entrare nelle cellule e a essere utilizzato nelle quantità adeguate. Nel diabete di tipo 2, il pancreas può produrre insulina anche in eccesso, ma comunque in maniera inadeguata a mantenere i livelli di glucosio nel sangue (glicemia) entro i limiti della norma; questo è principalmente dovuto alla scarsa capacità dei tessuti - normalmente insulino-dipendenti - a interagire con l’ormone (fenomeno chiamato: insulino-resistenza). Il glucosio si accumula nel sangue (iperglicemia) perché non riesce ad entrare in modo adeguato nelle cellule. Quando il livello diventa alto nel sangue, il glucosio viene escreto dalle urine (glicosuria).
Conclusioni
In conclusione, l’insulina è un regolatore chiave del metabolismo, svolgendo un ruolo essenziale nel mantenere l’equilibrio energetico del nostro corpo. Il suo impatto si estende al metabolismo dei carboidrati, dei grassi e delle proteine. L’insulina, come abbiamo visto, è un elemento cruciale nella regolazione del peso corporeo, orchestrando il metabolismo dei carboidrati, dei lipidi e delle proteine. Un approccio endocrinologico approfondito è essenziale per comprendere e gestire le dinamiche complesse legate all’insulina, che vanno ben oltre la mera regolazione del glucosio.