Proteine con Funzione Enzimatica: Esempi e Meccanismi

Gli enzimi sono proteine prodotte nelle cellule vegetali e animali, che agiscono come catalizzatori accelerando le reazioni biologiche senza venire modificati. Gli enzimi sono essenziali per il benessere dell'organismo. La carenza, anche di un singolo enzima, può provocare gravi disturbi.

Introduzione alle Proteine Enzimatiche

Le proteine enzimatiche sono fondamentali per il funzionamento di tutti gli organismi viventi. Queste molecole straordinarie catalizzano reazioni biochimiche essenziali per la vita, accelerando processi che altrimenti avverrebbero troppo lentamente per sostenere le funzioni cellulari.

Le proteine enzimatiche, comunemente conosciute come enzimi, sono macromolecole biologiche che agiscono come catalizzatori, accelerando le reazioni chimiche all’interno delle cellule. Queste proteine sono specifiche per determinati substrati e reazioni, il che significa che ogni enzima è progettato per facilitare una particolare reazione chimica. Gli enzimi sono essenziali per la vita perché permettono alle cellule di svolgere le loro funzioni in modo efficiente. Ad esempio, la digestione dei nutrienti, la sintesi del DNA e la produzione di energia sono tutti processi che dipendono dall’azione degli enzimi.

Specificità e Funzionamento degli Enzimi

Un aspetto importante delle proteine enzimatiche è la loro specificità. Ogni enzima è specifico per un determinato substrato, il che significa che può legarsi solo a una particolare molecola o gruppo di molecole. Infine, è importante notare che gli enzimi non vengono consumati nella reazione che catalizzano. Dopo aver facilitato una reazione, l’enzima è disponibile per catalizzare ulteriori reazioni dello stesso tipo.

Gli enzimi operano combinandosi con una sostanza specifica per trasformarla in una sostanza diversa; esempi classici sono dati dagli enzimi digestivi presenti nella saliva, nello stomaco, nel pancreas e nell'intestino tenue, che esplicano una funzione essenziale nella digestione e contribuiscono a scindere gli alimenti nei costituenti di base, che possono quindi essere assorbiti e utilizzati dall'organismo, elaborati da altri enzimi o espulsi come rifiuti. Ogni enzima ha un ruolo specifico: quello che scinde i grassi, per esempio, non agisce sulle proteine o sui carboidrati.

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Gli enzimi sono particolari proteine che hanno la caratteristica di essere catalizzatori biologici, cioè hanno la capacità di abbattere l'energia di attivazione (Eatt) di una reazione, modificandone il cammino per far sì che un processo cineticamente lento, risulti più veloce.

Quando si parla di enzimi non è corretto parlare di reazioni di equilibrio, si parla, invece, di stato stazionario (stato in cui un certo metabolita si forma e si consuma continuamente, mantenendo la sua concentrazione pressoché costante nel tempo).

Struttura delle Proteine Enzimatiche

Le proteine enzimatiche sono costituite da catene di amminoacidi che si ripiegano in strutture tridimensionali complesse. La struttura di un enzima è cruciale per la sua funzione, poiché determina la forma del sito attivo, la regione dell’enzima dove avviene la reazione chimica. La struttura delle proteine enzimatiche può essere suddivisa in quattro livelli: primaria, secondaria, terziaria e quaternaria. La struttura primaria è la sequenza lineare di amminoacidi. La struttura secondaria riguarda le pieghe locali della catena polipeptidica, come le eliche alfa e i foglietti beta.

Le proteine sono (dopo l’acqua) le molecole biologiche più abbondanti nel corpo umano e in tutti gli organismi viventi; si trovano in tutte le cellule e costituiscono almeno il 50% del loro peso secco. Le proteine sono formate da lunghe sequenze di amminoacidi (l'unità costitutiva della proteina), che si uniscono l'uno all'altro attraverso particolari legami, detti peptidici, a formare delle lunghe catene (catene polipeptidiche). La precisa sequenza degli amminoacidi nelle catene determina la forma e la funzione della proteina. Le proteine possono essere formate da una catena unica, oppure da due o più catene strettamente associate tra loro, e spesso unite da legami trasversali. Ciascuna catena ha una struttura e una disposizione tridimensionale che rappresenta la sua forma specifica: come un "nastro" assume certe “pieghe” o conformazioni (ad elica, a globo, a foglietto ripiegato) e, combinandosi con altre catene, può generare strutture più elaborate.

Struttura Primaria e Secondaria

Le proteine si possono organizzare in quattro tipi di strutture diversi. Il meno articolato è quella della struttura primaria, detta anche lineare. Si tratta semplicemente dell’allineamento degli amminoacidi che compongono il peptide. Si può considerare anche lo scheletro della proteina. Il legame che li unisce si forma tra il gruppo carbossilico di un amminoacido e il gruppo amminico di quello adiacente. Nella sequenza si alternano a livello centrale due atomi di carbonio con uno di azoto. La struttura primaria è fondamentale perché la sequenza dei suoi amminoacidi determina le sue funzioni biologiche.

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Più complessa è la struttura secondaria delle proteine, che invece prevede dei ripiegamenti della precedente. Anziché restare allineati gli amminoacidi interagiscono formando dei legami idrogeno che possono dare origine a due “forme diverse”. Vale a dire la struttura alfa-elica e quella a beta-foglietto ripiegato. La prima come dice il nome stesso sistema le unità amminoacidiche secondo uno schema elicoidale (elica singola, non doppia come il DNA). I legami si formano fra amminoacidi vicini nella struttura lineare. La seconda invece unisce due tratti della catena degli amminoacidi e invece ricorda più una disposizione a fisarmonica.

Struttura Terziaria e Quaternaria

Le macromolecole proteiche che si organizzano in una struttura terziaria acquistano un aspetto tridimensionale a seguito di ulteriori torsioni della catena. Quando le catene laterali degli amminoacidi interagiscono fra loro possono formare non solo legami idrogeno ma anche ponti disolfuro. Questi si chiamano anche legami S-S (il simbolo chimico dello zolfo) e derivano dai gruppi tiolici.

Alla struttura terziaria delle proteine contribuiscono anche altre interazioni, come le forze di Van der Waals e i legami ionici. Questi nascono fra i gruppi NH3+ e i COO- degli amminoacidi della catena. Il ripiegamento del polipeptide a formare la struttura terziaria viene chiamato protein folding.

Un livello ulteriore e più complesso di organizzazione lo offre la struttura quaternaria che si forma per l’unione di più molecole proteiche fra di loro. Ognuna di queste è organizzata in una forma tridimensionale e viene detta subunità. Le interazioni fra le subunità sono deboli e questa organizzazione è facilmente denaturabile. Tra le proteine con una struttura quaternaria si può citare l’emoglobina. Si compone infatti di quattro subunità, ciascuna delle quali presenta un gruppo eme contenente un atomo di ferro nella sua forma ossidata Fe2+. Grazie alla presenza di questo ione l’emoglobina è in grado di legare l’ossigeno presente nel sangue.

Funzione e Meccanismi degli Enzimi

La funzione degli enzimi è strettamente correlata alla loro struttura. Piccoli cambiamenti nella sequenza di amminoacidi o nella conformazione tridimensionale possono influenzare drasticamente l’attività enzimatica. Gli enzimi funzionano abbassando l’energia di attivazione delle reazioni chimiche. Questo significa che rendono più facile per le molecole reagire tra loro, aumentando la velocità della reazione. Gli enzimi agiscono attraverso vari meccanismi per catalizzare le reazioni chimiche. Uno dei meccanismi più comuni è il modello chiave-serratura, in cui il sito attivo dell’enzima è perfettamente complementare al substrato, come una chiave che si inserisce in una serratura. Un altro meccanismo è il modello dell’adattamento indotto. In questo caso, il sito attivo dell’enzima non è completamente complementare al substrato fino a quando quest’ultimo non si lega all’enzima.

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Ma forse la funzione più importante delle proteine è quella regolatrice ed energetica svolta dagli enzimi, che agiscono accelerando le reazioni biologiche e trasformando reazioni lente in processi più veloci, con richieste energetiche più basse: agiscono quindi da catalizzatori. Gli enzimi si combinano con una sostanza specifica (detta substrato) che possiede una forma esattamente complementare alla parte di enzima in cui avvengono le reazioni (sito attivo). L'enzima non viene modificato né consumato dalla reazione, per cui alla fine di una reazione è pronto per la molecola di substrato successiva. Ne bastano, quindi, piccole quantità per controllare reazioni di un gran numero di molecole.

Un enzima generico (E) si combina con il substrato (S) per formare l'addotto (ES) con una costante di velocità K1; esso può dissociare di nuovo in E + S, con una costante di velocità K2, oppure, (se "vive" abbastanza a lungo) può procedere per formare P con una costante di velocità K3. Nel momento in cui si mescolano enzima e substrato, si ha una frazione di tempo in cui non si è ancora verificato l'incontro tra le due specie: si ha, cioè, un intervallo di tempo estremamente breve (che dipende dalla reazione) in cui enzima e substrato non si sono ancora incontrati; dopo questo periodo, enzima e substrato vengono a contatto in quantità via via maggiore e si forma l'addotto ES. Successivamente l'enzima agisce sul substrato e viene rilasciato il prodotto.

Attraverso la costante di Michaelis-Menten abbiamo un'indicazione dell'affinità tra enzima e substrato: se la KM è piccola c'è un'elevata affinità tra enzima e substrato, quindi l'addotto ES è stabile.

Cofattori e Coenzimi

Gli enzimi possono anche utilizzare cofattori e coenzimi per svolgere la loro funzione. I cofattori sono ioni metallici o molecole organiche non proteiche che si legano all’enzima e sono necessari per la sua attività.

Alcuni enzimi, per svolgere la propria funzione, a volte hanno bisogno di cofattori, ioni inorganici come il ferro, il calcio, il rame, lo zinco, il manganese, il cobalto, il magnesio. In alcuni casi, invece, necessitano di coenzimi, che sono piccole molecole organiche non proteiche (gruppi prostetici) oppure vitamine idrosolubili, componenti indispensabili della nostra dieta.

Regolazione Enzimatica

Infine, gli enzimi possono essere regolati attraverso vari meccanismi, come l’inibizione competitiva e non competitiva. Nell’inibizione competitiva, una molecola simile al substrato compete per il sito attivo, riducendo l’attività enzimatica.

L'attività enzimatica può essere influenzata da altre molecole. Esistono, infatti, sostanze in grado di inibirla e anche molecole in grado di attivare un enzima, aumentandone l'attività (molti farmaci e sostanze tossiche sono inibitori o attivatori enzimatici). Un esempio tipico sono i gas nervini, che inibiscono un enzima, l'acetilcolinesterasi, che non rimuove più l’acetilcolina, una sostanza che permette la trasmissione degli impulsi dal sistema nervoso al muscolo.

Si parla di inibizione competitiva quando una molecola (inibitore) è in grado di competere con il substrato. Per similitudine strutturale, l'inibitore, può reagire al posto del substrato; ecco da cosa deriva la terminologia "inibizione competitiva". La costante di Michaelis Menten diminuisce all'aumentare della concentrazione di inibitore: apparentemente, quindi, l'affinità dell'enzima per il substrato aumenta.

Gli organismi non producono tutti gli enzimi contemporaneamente, alla massima velocità e in grande quantità, ma solo in base alle necessità, evitando sprechi e accumuli di sostanze indesiderate, attraverso una fine regolazione o inibizione. La regolazione avviene con diversi meccanismi.

  • Regolazione a livello di substrato: più alta è la concentrazione del substrato, più veloce è la reazione fino alla saturazione, quando non ci sono più enzimi disponibili.
  • Regolazione allosterica: Gli enzimi allosterici hanno due siti distinti: il sito attivo e il sito regolatore di attivazione o inibizione. Nel sito regolatore si inseriscono molecole che modificano leggermente la struttura dell'enzima, aumentando (attivatori) o diminuendo (inibitori) l'attività nei confronti del substrato. La regolazione allosterica adatta la velocità delle reazioni enzimatiche alle condizioni locali e gli enzimi si attivano solo quando il substrato raggiunge elevate concentrazioni poiché hanno bassa affinità per esso.
  • Regolazione per modificazione covalente: La modificazione covalente consiste nel legare covalentemente o separare gruppi atomici alle catene laterali di alcuni amminoacidi. La risposta è meno immediata e meno breve di quella allosterica e adatta la velocità delle reazioni alle condizioni generali. Un esempio è la fosforilazione/defosforilazione di un enzima medianti gli enzimi specifici rispettivamente chinasi e fosfatasi.
  • Alterazione di pH o temperatura: Gli enzimi lavorano in un ristretto range di condizioni ambientali: una modifica di temperatura o pH altera la struttura tridimensionale della molecola e quindi la sua funzionalità. Nell'uomo i valori ottimali sono pH 7,4 e temperatura 37 °C.
  • Attivazione degli enzimi inattivi: un enzima è prodotto in forma inattiva ed è attivato solo quando serve.
  • Inibizione enzimatica: Molti enzimi si legano reversibilmente o irreversibilmente a molecole, inibitori, che riducono o bloccano l'attività enzimatica.

Ci sono diversi meccanismi di inibizione:

  • Inibizione competitiva: una molecola simile al substrato si inserisce nel sito attivo impedendo l'accesso di quest'ultimo perciò non si verifica alcuna reazione. Questo dipende dalla concentrazione relativa delle due molecole: la più abbondante si inserisce nel sito attivo.
  • Inibizione reversibile non competitiva: una molecola di inibitore si inserisce nel sito allosterico, diverso dal sito attivo, modificando temporaneamente la forma del sito attivo, che non è più in grado di legare efficacemente il substrato e di far avvenire la reazione.
  • Inibizione retroattiva (feedback negativo).

Enzimi nel Metabolismo

Le proteine enzimatiche sono cruciali per il metabolismo, l’insieme delle reazioni chimiche che avvengono all’interno delle cellule per mantenere la vita. Uno degli esempi più noti di enzimi metabolici è la glicolisi, una via metabolica che converte il glucosio in piruvato, producendo ATP, la principale fonte di energia per le cellule. Gli enzimi sono anche fondamentali nella sintesi proteica, dove catalizzano la formazione di legami peptidici tra amminoacidi per formare nuove proteine. Questo processo è essenziale per la crescita, la riparazione e la replicazione cellulare. Un altro esempio significativo è il ciclo di Krebs, una serie di reazioni chimiche che avvengono nei mitocondri e che sono essenziali per la produzione di ATP.

La regolazione dell’attività enzimatica è essenziale per mantenere l’equilibrio metabolico all’interno delle cellule. Uno dei principali meccanismi di regolazione è il controllo allosterico. Gli enzimi allosterici hanno siti di legame aggiuntivi oltre al sito attivo, dove molecole regolatrici possono legarsi e alterare l’attività enzimatica. Un altro meccanismo di regolazione è la modificazione covalente, come la fosforilazione e la de-fosforilazione. Enzimi specifici aggiungono o rimuovono gruppi fosfato da altri enzimi, alterando la loro attività. La regolazione genetica è un altro livello di controllo, dove l’espressione dei geni che codificano per gli enzimi può essere aumentata o diminuita in risposta a vari stimoli. Infine, gli enzimi possono essere regolati attraverso l’inibizione retroattiva, un meccanismo in cui il prodotto finale di una via metabolica inibisce un enzima che agisce in uno dei primi passaggi della via.

Esempi Specifici di Enzimi

Sono una famiglia di enzimi alla quale appartengono chimotripsina e tripsina. Il prodotto del gene che codifica per la chimotripsina non è attivo (si attiva con un comando); la forma non attiva della chimotripsina è rappresentata da una catena polipeptidica di 245 amminoacidi. La chimotripsina è prodotta dalle cellule chimose del pancreas dove è contenuta in apposite membrane ed espulsa attraverso il dotto pancreatico nell'intestino, al momento della digestione del cibo: la chimotripsina è infatti un'enzima digestivo.

Le proteine e le sostanze nutritive che ingeriamo attraverso la dieta, sono sottoposte alla digestione per essere ridotte a catene più piccole e per essere assorbite e trasformate in energia (es.

Gli enzimi vengono prodotti in una forma non attiva e vengono attivati solo quando raggiungono la "sede in cui devono operare"; terminata la loro azione, vengono disattivate. Un enzima, una volta disattivato, non può essere riattivato: per avere un'ulteriore azione catalitica, deve essere sostituito da un'altra molecola di enzima.

Una sottofamiglia delle serin proteasi è quella degli enzimi coinvolti nella coagulazione (che consiste nella trasformazione di proteina, dalla loro forma inattiva ad un'altra forma che è attiva). Tali enzimi fanno sì che la coagulazione sia il più efficace possibile e sia circoscritta nello spazio e nel tempo (la coagulazione deve avvenire velocemente e deve verificarsi solo in vicinanza della zona lesa).

Esistono enzimi modulatori (regolatori) ed enzimi inibitori per altri enzimi: interagendo con quest'ultimo ne regolano o ne inibiscono l'attività; anche il prodotto di un enzima può essere inibitore per l'enzima.

Il lisozima è in grado di rompere la parete cellulare dei batteri. I batteri, e, in generale, gli organismi unicellulari, hanno bisogno di strutture meccanicamente resistenti che ne limitino la forma; all'interno dei batteri c'è una pressione osmotica molto alta perciò richiamano acqua. La parete cellulare è costituita da una catena polisaccaridica in cui si alternano molecole di N-acetil-glucosammina (NAG) e molecole di acido N-acetil-muramico (NAM); il legame tra NAG e NAM si rompe tramite idrolisi. Il gruppo carbossilico del NAM, nella parete cellulare, è impegnato in un legame peptidico con un amminoacido. Il lisozima è un antibiotico (uccide i batteri): agisce facendo una crepa nella parete batterica; quando si rompe questa struttura (che è meccanicamente resistente) il batterio richiama acqua fino a scoppiare. Nella posizione tre del solco c'è una strozzatura: in tale posizione si può piazzare solo un NAG, perché il NAM, che è di dimensioni superiori, non riesce ad entrare. Il pH ottimale per il funzionamento del lisozima è cinque.

Durante la gravidanza, vengono sintetizzate le glicoproteine dalle cellule della ghiandola mammaria per azione della galatosil-tranferasi (ha un'omologia di sequenza del 40% con il lisozima): questo enzima è in grado di trasferire un gruppo galattosile da una struttura ad alta energia ad una struttura glicoproteica. Durante la gravidanza viene indotta l'espressione del gene che codifica per la galattosisil-transferasi (si ha l'espressione anche di altri geni che danno anche altri prodotti): si verifica un aumento delle dimensioni del seno perché viene attivata la ghiandola mammaria (precedentemente non attiva) la quale deve produrre il latte. Durante il parto, viene prodotta l'α-lattalalbumina che è una proteina regolatrice: è in grado di regolare la capacità catalitica della galattosil-transferasi (per discriminazione del substrato).

Applicazioni Biotecnologiche

Le proteine enzimatiche hanno numerose applicazioni biotecnologiche grazie alla loro capacità di catalizzare reazioni specifiche in modo efficiente. Una delle applicazioni più comuni è nell’industria alimentare, dove gli enzimi sono utilizzati per migliorare la qualità e la sicurezza degli alimenti. Gli enzimi sono anche utilizzati nella produzione di biocarburanti. La cellulasi è un enzima che degrada la cellulosa in zuccheri semplici, che possono poi essere fermentati per produrre etanolo, un biocarburante sostenibile. In campo medico, gli enzimi sono utilizzati per diagnosticare e trattare varie malattie. Ad esempio, l’enzima di restrizione è utilizzato nella tecnologia del DNA ricombinante per tagliare specifiche sequenze di DNA, facilitando la manipolazione genetica. Infine, gli enzimi sono utilizzati nella bioremediation, un processo che utilizza organismi viventi per rimuovere contaminanti dall’ambiente.

Classificazione degli Enzimi

Il nome degli enzimi è a volte di fantasia ma, più correttamente deriva da quello del substrato o del tipo di reazione seguito dal suffisso -asi.

Nome Funzione
Ossidoreduttasi Catalizzano le reazioni di ossidoriduzione.
Tra(n)sferasi Catalizzano il trasferimento di gruppi funzionali da una molecola a un'altra.
Idrolasi Catalizzano l'idrolisi di carboidrati, esteri, proteine utilizzando l'acqua.
Liasi Catalizzano l'addizione di gruppi atomici ai doppi legami e viceversa senza consumo di energia.
Isomerasi Catalizzano le reazioni di trasformazione di un isomero in un altro.
Ligasi Catalizzano la formazione di legami covalenti e consumano di energia.

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