Resistenza alla Proteina C Attivata: Cause e Valore Basso

Il Test di Resistenza alla Proteina C Attivata (APC-R) è un esame diagnostico particolarmente rilevante nell'ambito della coagulazione del sangue.

Cos'è la Proteina C Attivata?

La proteina C, da non confondersi con la proteina C reattiva, è il più importante anticoagulante del sangue; condivide quindi lo stesso ruolo biologico dell'antitrombina III, anche se i meccanismi d'azione di queste proteine, entrambe di origine epatica, sono differenti.La proteina C partecipa al processo della coagulazione insieme ad altri fattori; assieme a proteina S e antitrombina III, ha il compito di contrastare l'eccessiva funzione dell'attività coagulativa, mantenendo fluido il sangue.

Viene prodotta dal fegato e circola nel plasma sanguigno in forma inattivata. In presenza di trombina, generata dalla coagulazione, e di trombomodulina, presente sulla superficie endoteliale, la proteina C si converte nella forma attiva, detta appunto proteina C attiva (APC, che ancora una volta non c'entra nulla con la proteina C reattiva). I principali substrati su cui agisce la proteina C sono il fattore Va ed il fattore VIIIa della coagulazione.

Grazie a questa modificazione strutturale, la proteina C attiva acquisisce anche un'attività pro-fibrinolitica (favorisce la dissoluzione del coagulo), che espleta attraverso l'inibizione del PAI-1 (inibitore dell'attivatore del plasminogeno). Ricordiamo infine che la trombina (fattore IIa), converte il fibrinogeno in un polimero di fibrina insolubile, che partecipa alla formazione del coagulo.

In condizioni normali, dopo il danneggiamento dei tessuti o della parete dei vasi sanguigni, la perdita ematica viene bloccata grazie all'emostasi. Una volta apertasi una ferita su un vaso, inizia subito il processo definito emostasi: le piastrine presenti nel flusso sanguigno aderiscono ai margini dell’apertura in modo da iniziare a bloccare la fuoriuscita del sangue. Nel corso di tale processo, le piastrine aderiscono in corrispondenza del sito lesionato, quindi viene innescata la reazione che porta all'attivazione dei fattori della coagulazione (cascata coagulativa). Contemporaneamente inizia il processo di coagulazione, ovvero alcune proteine presenti nel sangue tramite una cascata di attivazione formano una rete che permette al sangue di rapprendersi in poco tempo. Ciò determina la formazione di un coagulo che permane fino alla completa riparazione del danno.

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Cos'è la Resistenza alla Proteina C Attivata (APC-R)?

La resistenza alla proteina C attivata (APC-R) è una condizione in cui il sangue ha una risposta ridotta o assente all'azione della proteina C attivata, una proteina anticoagulante naturale. In pratica, la proteina C si attiva normalmente ma non riesce a inibire in maniera adeguata i fattori Va ed VIIIa della coagulazione.

L'alterazione più comune che causa la resistenza alla Proteina C Attivata è una mutazione nel gene del Fattore V, conosciuta come Fattore V Leiden. Responsabile di tale anomalia è nella stragrande maggioranza dei casi (più del 90%) una mutazione nel gene del Fattore V (Fattore V Leiden), che comporta una sostituzione amminoacidica nella proteina matura.

Pertanto, se ad un campione ematico prelevato da un soggetto resistente si aggiungono concentrazioni crescenti di proteina C attivata, non si assiste a un prolungamento adeguato del tempo di coagulazione (com'è logico aspettarsi).

Fattore V Leiden

La resistenza alla proteina C attivata è un test ematico che serve per la valutazione del fattore V di Leiden (un’altro fattore della coagulazione).

Come Funziona il Test APC-R?

Il Test APC-R è progettato per misurare l'efficacia della proteina C attivata nel regolare la coagulazione. In pratica, il test valuta la capacità del plasma sanguigno del paziente di rispondere alla presenza della proteina C attivata.

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Misurazione della Coagulazione: viene aggiunta la proteina C attivata al campione di plasma e si misura il tempo di coagulazione.

Interpretazione dei Risultati

  • Un risultato positivo nel Test APC-R indica una resistenza alla proteina C attivata, spesso dovuta alla presenza del Fattore V Leiden. Tale condizione può aumentare il rischio di eventi trombotici.
  • Un risultato negativo significa che non vi è resistenza alla proteina C attivata, ma non esclude altre cause di trombofilia.

Preparazione all'Esame

In genere, non sono necessarie preparazioni specifiche per sottoporsi al Test APC-R.

Nelle due settimane precedenti l'analisi, è necessario sospendere la terapia orale con warfarin (Cumadin®).

Valore Basso di Proteina C e Trombosi

Un basso valore di resistenza alla proteina C attivata può essere la causa di trombosi. Un basso valore di proteina C si associa alla tendenza alla formazione eccessiva e inappropriata di coaguli.

Un deficit di proteina C si traduce in una riduzione dell'attività anticoagulante del sangue o, se preferite, in uno stato di trombofilia; di conseguenza, aumenta il rischio che nei vasi sanguigni si formino dei coaguli anomali (detti trombi). Questi "grumi" possono andare in contro a dissoluzione spontanea, crescere al punto di ostruire il vaso in cui originano oppure rompersi, migrando in circolo e finendo, talvolta, con l'occludere un vaso di dimensioni inferiori.

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La valutazione può essere consigliata anche quando un paziente ha un familiare stretto che ha un deficit ereditario di proteina C. Inoltre, è molto importante controllare i valori di questa proteina prima di assumere contraccettivi orali; nelle donne a rischio, i farmaci a base di estrogeni e progestinici potrebbero causare, infatti, trombosi venosa o altri disturbi cardiovascolari.

Cause di Deficit di Proteina C

  • Alterazioni di tipo ereditario (trasmesse dai genitori ai figli).
  • Deficit di proteina C possono avere un'origine congenita (di natura ereditaria) o acquisita.
  • Infezioni severe.
  • Deficit di tipo II (meno comuni, in cui diminuisce l'attività funzionale della proteina - difetto qualitativo).

Le ripercussioni della resistenza alla proteina C attivata dipendono anche dalla sovrapposizione o meno di altri fattori, come quelli responsabili di carenze acquisite (gravidanza, traumi, interventi chirurgici o utilizzo di contraccettivi orali).

In maniera del tutto eccezionale le due condizioni possono coesistere (evento particolarmente raro nella popolazione), determinando gravi fenomeni trombotici, talvolta a decorso fatale, già in tenera età, come la porpora fulminante nel neonato, la trombosi venosa profonda degli arti inferiori e la necrosi cutanea in associazione all'uso orale di anticoagulanti cumarinici. Quest'ultimo fenomeno si può presentare, per assurdo, poiché all'inizio della terapia l'inattivazione farmacologica della proteina C può risultare superiore a quella dei fattori della coagulazione vitamina K - dipendenti (II, VII, IX e X), con conseguente aumento dei meccanismi coagulativi e necrosi di aree cutanee.

Valori Normali della Proteina C

Per quanto riguarda il dosaggio immunologico, i normali valori della proteina C nel sangue sono compresi nell'intervallo 48 - 80 nmol/L (3-5 mg/L). Nota: l'intervallo di riferimento dell'esame può cambiare in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto.

Esame Funzionale

Esame funzionale: misura l'attività della proteina C, ponendo l'attenzione sulla capacità di regolare e diminuire la formazione di coaguli. Quest'analisi viene indicata, in genere, dopo un evento trombotico inspiegabile, come supporto alla diagnosi di disordini da ipercoagulazione, soprattutto in soggetti giovani (meno di 50 anni) e/o che non hanno altri motivi evidenti per manifestare tale fenomeno. Il test della proteina C può essere richiesto anche in caso di aborti multipli.

Preparazione del Campione

Il campione deve pervenire al laboratorio entro 4-5 ore dal prelievo e non deve subire elevati sbalzi termici. Se non fosse possibile inviare il campione nei tempi indicati, procedere come segue:

  1. Centrifugare ( a 4000 rpm per almeno 10 minuti) trasferire il plasma in provette di plastica.
  2. Congelare il campione a -20°-30°C.
  3. Inviare i campioni congelati in contenitori appositi contenenti ghiaccio secco.

Le alterazioni dei marker ematici non prevedono in sé una terapia. Tra le possibilità terapeutiche previste, c’è ad esempio una terapia articolata in due fasi.

L’esame di feto con sospetto di anomalia si effettua durante il 3° trimestre di gravidanza al fine di indagare un sospetto di anomalia fetale.

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