Il dibattito sul veganismo spesso si interseca con complesse questioni etiche e morali, tra cui la presunta misantropia di alcuni attivisti per i diritti animali. Ma qual è la vera natura di questa connessione? Cerchiamo di fare chiarezza.
Mel Broughton: Un Caso Studio
Mel Broughton da oltre 30 anni è attivo per la difesa degli animali. Co-fondatore della campagna SPEAK, per fermare la costruzione del nuovo laboratorio di vivisezione presso l'Università di Oxford, è stato purtroppo arrestato nel 2007 con l'accusa di aver cospirato per un attentato incendiario ai danni dell'università stessa. Condannato a 10 anni nel febbraio 2009, ha ottenuto la revisione del processo e la scarcerazione su cauzione nel marzo 2010, perché la prova del DNA era inattendibile.
Un'Intervista Esclusiva
L'intervista che segue è stata fatta da un'attivista animalista che dall'Italia ha avuto uno scambio epistolare con Mel (il quale ha risposto dal carcere di Bullingdon, Oxfordshire, UK).
Il Futuro del Veganismo
Pensi che il mondo sarà mai completamente vegan? Certamente non avverrà durante la mia vita, ma vedo dei grandi passi verso un minor consumo di carne. Per quanto riguarda il cambiamento generale verso la dieta vegan, riesco a individuare molte circostanze che si stanno per sviluppare in tempi brevi e renderanno il veganismo una scelta molto più attraente ed eticamente responsabile.
Comunque mi preoccupa anche che il veganismo venga sempre più spesso promosso come uno di stile di vita che non ha nulla a che vedere con il rifiuto dello sfruttamento animale. Invece sotto molti aspetti diventare vegan è sia una dichiarazione "politica" sia un modo sano di vivere. Ed è importante mantenere quella connessione.
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Attivisti "Anti-Umani"?
E' vero che gli attivisti sono "anti umani", come si crede alle volte? Cosa ne pensi? No, la percezione che gli attivisti per i diritti animali siano anti-umani non credo sia vera. Personalmente conosco molti che s'impegnano sia per i diritti umani sia per quelli animali. Io stesso sono stato coinvolto nel movimento anti-apartheid quando ero più giovane e ho anche marciato contro il regime di Pinochet negli anni ottanta.
Penso che la nozione della misantropia congiunta all'attivismo pro-animali sia stata in non piccola parte generata dalla propaganda contraria. E' un modo facile e intellettualmente sciatto di demonizzare un movimento che sfida così radicalmente l'atteggiamento degli umani verso i non-umani. Ad essere sinceri, ci sono animalisti che dicono di non amare gli umani, ma di solito questo nasce dalla frustrazione.
Abbiamo una tutela dei diritti umani che, anche se non protegge tutte le persone da atti di violenza, comunque esiste e c'è un sistema legale cui i trasgressori dei diritti umani devono pur rispondere. Invece per i non-umani non c'è una "rete di sicurezza", non c'è ricorso, né difensore d'ufficio. E' per via di questa situazione che è nato il movimento per i diritti degli animali.
Si potrebbe discutere su quale tipo di diritti gli animali possano o non possano avere, ma una qualche forma di diritto e rispetto per gli animali resta una meta necessaria e giustificabile. Ed è semplicemente sciacallaggio da parte della propaganda contraria insinuare che qualsiasi diritto oltre il mero "benessere animale" vada a diminuire i diritti umani.
La connessione tra diritti umani e diritti animali deve sicuramente consistere nel fatto che noi, come specie che è diventata dominante, abbiamo l'obbligo di riconoscere sensibilità e coscienza nei nostri "cugini", e agire di conseguenza. La vita sulla Terra è un processo evolutivo applicato non solo allo sviluppo biologico ma anche alla nostra crescita etica e morale. Stiamo imparando sempre di più sulla complessa vita emotiva degli animali, e questo ci spinge a pensare oltre il nostro impegno al loro benessere, a sviluppare i loro diritti e a prendere in considerazione la loro unicità come individui.
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La Questione del Trasporto di Animali Vivi
Le recenti proteste contro l'esportazione di animali vivi dall'Australia verso i mattatoi indonesiani hanno sollevato un problema che esiste da vent'anni. Qual è una forma appropriata d'attivismo nel caso dei trasporti di animali condannati a morte? Ci si deve battere per la fine di questi terribili viaggi? O puntare direttamente sull'eliminazione del consumo di carne e dello specismo? O passare da una via di mezzo? Credi che sia giunto il momento di affrontare il problema alla radice?
La questione del trasporto di animali ha una particolare risonanza nel Regno Unito. Nella prima metà degli anni novanta c'era stata una profonda mobilitazione del comune sentire verso l'esportazione di esseri viventi. Ci furono manifestazioni molto partecipate e "arrabbiate" in alcuni porti come Shoreham e Brightlingsea. Qui gli attivisti sono stati spalla a spalla con la gente comune, e i manifestanti hanno fisicamente bloccato la strada ai trasportatori di creature senzienti. C'erano state promesse dal governo di uno stop a questo traffico e sembrava che fosse davvero possibile vincere.
Invece c'erano anche altre forze al lavoro, con il chiaro intento di creare divisione e sospetto. C'è poi stata anche una spaccatura ideologica nel nucleo stesso degli animalisti per quella specifica campagna, dal momento che i vegan avevano messo in evidenza il nesso tra il settore lattiero-caseario (NdR: che "produce" vitelli come "scarto" della produzione di latte), l'esportazione e l'industria della carne. Per la popolazione locale era solo una questione "estetica", non supportata da un vero senso di condanna morale.
Molti erano consumatori di latte e di corpi di animali e non avevano pensato all'ovvia connessione tra i vitellini spediti oltremare e la produzione di formaggi nel Regno Unito (NdR: una mucca "da latte" deve partorire un vitello l'anno per produrre latte). Il collasso finale della campagna contro l'esportazione di animali vivi, e le promesse governative non mantenute, hanno lasciato l'amaro in bocca, e sollevato importanti domande sulla solidità delle azioni animaliste.
Non si può ignorare l'intreccio tra industria casearia nazionale, macellazione e spedizioni all'estero. Se in qualche modo partecipi a una forma di sfruttamento sei complice anche di un'altra, che ne è la diretta e inevitabile conseguenza. Puoi sentirti oltraggiato dal traffico di animali vivi, ma se ancora mangi carne e bevi latte non puoi uscire completamente da questo circolo. Penso che ora sia necessario andare alla radice del problema, e non è assolutamente troppo presto.
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Dobbiamo considerare lo sfruttamento e la violenza sui nostri cugini animali nel loro insieme. Invece di considerare ogni specifico aspetto dello sfruttamento, si dovrebbe porre l'accento su che cosa voglia dire per un essere senziente essere trattato come un oggetto.
Verso un Movimento Animalista Unificato
Pensi si debba arrivare a un'istituzione che riunisca tutte le associazioni a livello mondiale? Il "marketing" e la promozione del messaggio vegan possono essere positivi? Questa è la questione più importante di tutte. Non penso che ci sia bisogno di un'istituzione centralizzata, ma serve qualcosa di più importante.
Credo che possa essere formulata una serie di principi fondamentali da usare per tutti i siti web, i volantini, il materiale informativo dei gruppi di attivisti. Sugli stessi principi si dovrebbe basare la dichiarazione del diritto degli animali al rispetto. Questo vorrebbe dire che politici, accademici, gruppi industriali vedrebbero le stesse istanze presenti in tutto il materiale di tutti i gruppi animalisti.
E questo sembra essere particolarmente importante in un'epoca di comunicazione gobale di massa; avrebbe l'effetto di mirare a un obiettivo certo e comune e di concentrare le decisioni (e chi le prende) su quello che veramente il movimento per gli animali vuole raggiungere. Il movimento per i diritti degli animali è ora globale, e questo risveglio deve essere focalizzato e incanalato in modo da incoraggiare gli attivisti a far pressione dove si può essere più efficaci.
Capitalismo e Sfruttamento Animale
Il capitalismo del mondo moderno ha peggiorato la condizione degli animali? I non-umani sono stati da sempre usati come oggetti di consumo e sotto il capitalismo ciò si manifesta in modo evidente nella mostruosa realtà dell'allevamento intensivo, ma questo non significa che altri sistemi politici abbiano più rispetto o leggi di protezione. La sinistra è storicamente stata ostile, e lo è ancora, alla questione della nostra responsabilità etica verso questi esseri viventi e senzienti.
Il capitalismo ha contribuito molto all'entità dello sfruttamento, ma è stato appoggiato da accademici, filosofi e politici di ogni orientamento. E' vero senza dubbio che la diffusione della reificazione degli animali significa grossi profitti. E non è difficile trovare terribili esempi di questo mantra nella grande industria basata sullo sfruttamento animale. Questo è possibile soltanto se si continua a credere che la merce (in questo caso gli animali viventi) non ha la capacità di soffrire o di capire ciò che sta accadendo. Non c'è bisogno di essere capitalisti per pensarla così.
Personalmente ho sempre pensato che i diritti degli animali come fine filosofico e politico non abbiano bisogno dell'innesto con altri movimenti; la causa sta in piedi da sé.
Mel Broughton (A3892AE) HMP Bullingdon P.O. Va sempre indicato il proprio nome, cognome, recapito, e tenete presente che le lettere possono essere lette dal personale del carcere.
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