Si parla sempre più spesso di alimentazione sostenibile, ovvero di sostenibilità in riferimento al cibo, eppure non tutti sanno cos’è la sostenibilità alimentare né l’importanza cruciale che il tema della biodiversità riveste per il futuro prossimo dell’ambiente e più in generale per il futuro prossimo dell’umanità. Un dato su tutti: lo sapevate che il sistema produttivo alimentare è responsabile di circa un quarto delle emissioni di gas serra (anidride carbonica) del pianeta? È davvero possibile garantire il fabbisogno nutrizionale a tutti? E qual è la strada migliore da seguire per non votarsi a modelli di produzione alimentari inquinanti e nocivi per il pianeta?
Proveremo a tracciare una definizione completa di “alimentazione sostenibile”, partendo da quattro obiettivi dichiarati dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite: porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile. Se, fino a ieri, contrastare la fame nel mondo adottando stili di vita più consapevoli era alla stregua dei buoni propositi per l’anno nuovo, adesso L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite lo ha stabilito come obiettivo programmato per prossimi 15 anni.
Cos'è l'Alimentazione Sostenibile?
La definizione migliore di Alimentazione sostenibile arriva manco a dirlo dalla Food and Agriculture Organization-FAO (organizzazione delle Nazioni Unite). Un’alimentazione sostenibile è “un’alimentazione a ridotto impatto ambientale”, lontana dal modello di produzione attuale che esige milioni di tonnellate di gas serra per i trasporti su gomma ogni anno, oltre ad un consumo ingente di acqua, ossigeno, energia elettrica, additivi, pesticidi, OGM e farmaci.
La FAO nel 2010 ne dà una prima definizione, considerando diete sostenibili tutti quei “modelli a basso impatto ambientale, che contribuiscono alla sicurezza alimentare e nutrizionale e di vita sana per le generazioni presenti e future”. Vuol dire mangiare evitando gli sprechi, preservando la biodiversità del nostro Pianeta, rispettando le risorse e riducendo le emissioni di gas serra. Una cultura alimentare accessibile a tutti, sana ed economica invita a ripensare i modelli di produzione e consumo del cibo, oltre a preferire soluzioni che privilegino ad esempio realtà locali e tradizionali, prodotti stagionali, alimenti con etichette bio o a km0. Si tratta di modificare le nostre abitudini all’insegna di un’economia circolare (dominata da azioni di riciclo, riutilizzo, riparazione, condivisione) e sviluppare una politica sempre più green e zero sprechi: un’esigenza avvertita sia da consumatori che da produttori, ed una nuova sfida anche per l’intero comparto dell’export agroalimentare.
Il concetto di alimentazione sostenibile è intrinsecamente legato ai 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile sottoscritta nel 2015 dai paesi membri delle Nazioni Unite. Diventa quindi fondamentale educarci ed educare ad un nuovo stile alimentare. Secondo uno studio sul rapporto tra giovani e sostenibilità condotto da IPSOS per conto di Fondazione Barilla, in Italia i ragazzi sarebbero ben predisposti nei confronti delle battaglie per una vita più sostenibile e, cosa ancora più importante, si impegnano in prima persona, ma sarebbero poco informati sulle strategie da adottare e sul significato di “sostenibilità”.
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Obiettivo 2 dell'Agenda 2030: Fame Zero
L'Obiettivo 2 dell'Agenda 2030 mira a porre fine alla fame nel Mondo e alle sue principali cause, garantendo al contempo la sicurezza alimentare, migliorando la nutrizione e promuovendo un'agricoltura sostenibile. Questo traguardo è fondamentale per assicurare a tutti l'accesso a cibo sufficiente e nutriente, e l’accesso all’acqua potabile come elemento necessario alla vita, affrontando le cause profonde della fame e della malnutrizione che colpisce tutti i paesi, e su larga scala quelli maggiormente in difficoltà.
Cosa Significa Sconfiggere la Fame?
Sconfiggere la fame implica eliminare la denutrizione e garantire che ogni individuo abbia accesso a una quantità adeguata di cibo nutriente per condurre una vita sana e attiva. Significa affrontare sia la mancanza di cibo che la malnutrizione, assicurando che le persone ricevano i nutrienti necessari per il loro sviluppo e benessere.
Cosa Significa l'Obiettivo 2 dell'Agenda 2030?
L'Obiettivo 2 si propone di:
- Porre fine alla fame: eliminare la denutrizione e garantire l'accesso universale a cibo sicuro, nutriente e sufficiente durante tutto l'anno.
- Raggiungere la sicurezza alimentare: assicurare che tutte le persone abbiano accesso fisico ed economico a cibo adeguato.
- Migliorare la nutrizione: ridurre tutte le forme di malnutrizione, compresa la denutrizione, le carenze di micronutrienti e l'obesità, con particolare attenzione ai bambini che oggi muoiono di fame in tante parti del mondo.
Il Diritto al Cibo nell'Agenda 2030
L’Agenda 2030 è nata in seno alle Nazioni Unite per affrontare le grandi sfide globali, ponendosi come obiettivo di raggiungere determinati traguardi entro il 2030. Secondo il diritto internazionale, il diritto al cibo è oggi ampiamente riconosciuto come un diritto umano: tutti gli esseri umani, infatti, hanno diritto ad aver cibo che sia disponibile in quantità sufficiente, sia adeguato da un punto di vista nutrizionale e culturale, e sia fisicamente ed economicamente accessibile.
Il diritto al cibo può essere garantito solo assicurando a ogni individuo l’accesso a risorse produttive (in particolare alla terra, acqua, sementi, ma anche alla pesca e alle foreste), al lavoro e a schemi di protezione sociale che tutelino i più vulnerabili, in particolare donne e popolazioni indigene. Qualora il diritto al cibo non sia tutelato, le vittime di tale violazione possono richiedere giustizia attraverso le istituzioni nazionali di difesa dei diritti umani, e, a livello internazionale, a istituzioni regionali, oltre che a organi delle Nazioni Unite.
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Sfide e Statistiche
È necessario un cambiamento profondo nel sistema mondiale agricolo e alimentare per nutrire le milioni di persone che oggi soffrono la fame e i miliardi di persone che abiteranno il nostro pianeta nel 2050. Il settore alimentare e quello agricolo offrono soluzioni chiave per lo sviluppo, e sono vitali per l’eliminazione della fame e della povertà.
- L’Asia è il continente con il maggior numero di persone che soffrono la fame: due terzi della popolazione totale.
- I maggiori problemi di denutrizione si rilevano in Asia meridionale, con quasi 281 milioni di persone denutrite.
- Nel mondo, un bambino su quattro soffre di ritardo nella crescita.
- L’agricoltura è il settore che impiega il maggior numero di persone in tutto il mondo, fornendo mezzi di sostentamento per il 40% della popolazione mondiale.
- 500 milioni di piccole aziende agricole nel mondo, la maggior parte delle quali dipende da risorse piovane, forniscono l’80% del cibo che si consuma nella maggior parte del mondo sviluppato.
- Dal 1900, il settore agricolo ha perso il 75% della varietà delle colture.
- 1,4 miliardi di persone non hanno accesso all’elettricità; la maggior parte di queste persone vive in aree rurali delle regioni in via di sviluppo.
La maggior parte delle persone che nel mondo soffre la fame vive in Paesi in via di sviluppo, dove il 12,9% della popolazione è denutrita. La malnutrizione provoca quasi la metà (45%) delle morti nei bambini al di sotto dei cinque anni, 3,1 milioni di bambini all’anno.
Nonostante queste sfide, è importante ricordare che il settore alimentare e quello agricolo offrono soluzioni chiave per lo sviluppo, e sono vitali per l’eliminazione della fame e della povertà.
Cosa Possiamo Fare?
Porre fine alla fame nel mondo senza che questo significhi distruggere il pianeta: come si può raggiungere un traguardo tanto ambizioso entro il 2030? Non c’è dubbio che il primo passo sia l’educazione degli adulti del futuro. L’alimentazione sostenibile va spiegata ai bambini e ai ragazzi nelle scuole. In attesa che le nuove generazioni sviluppino una coscienza civica adeguata che ci traghetti in un futuro più ecosostenibile, cosa possiamo fare noi ora per contribuire a creare un pianeta più sano e consapevole? La risposta potrà apparire scontata ma risiede in un insieme di piccoli gesti consapevoli.
Ma cosa possiamo fare per ridurre la nostra impronta alimentare? Quali sono gli alimenti sostenibili che ci permettono di comportarci meglio a tavola?
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- Meglio i prodotti locali o a Km0, sono freschi e genuini.
- Rispetta la stagionalità dei cibi. Lo abbiamo dimenticato ma frutta e verdura hanno una loro stagionalità, eclissata da modelli di consumo consolidati in decenni in cui si è arrivati a renderli disponibili anche fuori stagione, producendoli in serra (con relativi consumi di energia) o facendoli arrivare dall’altra parte del mondo (attraverso lunghi viaggi con evidenti ripercussioni ambientali).
- Meno carne e più legumi. Il motivo? Un vegetariano consuma tra i 1.500 e i 2.600 litri d’acqua per alimentarsi quotidianamente, chi segue una dieta ricca di carne ne spende invece tra i 4.000 e i 5.000 litri; gli allevamenti intensivi inoltre producono il 14,5% dei gas serra nel mondo.
- Non tutti i pesci che troviamo sul mercato sono pescati allo stesso modo e nel rispetto dell’ecosistema marino. Scegliere prodotti provenienti da una pesca sostenibile fa bene alla salute, all’ambiente e all’economia locale.
- Evitare prodotti con troppi imballaggi, che costituiscono quasi il 40% dei rifiuti prodotti. Via i cibi preconfezionati, precotti o già pronti.
- L'acqua? Usa quella del rubinetto. Impara a risparmiare anche in cucina.
- Zero sprechi alimentari. Quasi un terzo del cibo acquistato finisce nella spazzatura, ma possiamo evitarlo. Basta poco come pianificare la spesa e comprare solo ciò che userai a breve così da non ritrovare in frigo cibi scaduti.
È importante, inoltre, tornare a bere l’acqua del rubinetto per frenare il consumo non più sostenibile di acqua in bottiglie di plastica; consumare più prodotti freschi e più prodotti bio, poi, significa contrastare l’enorme inquinamento che comporta la produzione di piatti pronti o precotti ed allo stesso tempo tornare a rispettare i ritmi della natura.
Lotta allo Spreco Alimentare
Per produrre tutto il cibo che viene sprecato ogni anno nel mondo, pari a più di un miliardo di tonnellate all’anno (equivalenti a circa 1/3 della produzione alimentare mondiale), vengono utilizzati ogni anno ben 250.000 miliardi di litri di acqua, 1,4 milioni di ettari di suolo e 3,3 tonnellate di CO2. Oltre alle perdite alimentari in fase di produzione, di post-raccolto e di lavorazione dei prodotti, una parte sostanziale di sprechi si verifica in fase di commercializzazione, oltre che per le modalità di impiego e conservazione degli alimenti da parte dei consumatori finali. Questo si registra soprattutto nei Paesi più ricchi.
Per contrastare tale fenomeno, l’ONU ha inserito tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 l’Obiettivo 12 - Target 12.3 che prevede di “dimezzare lo spreco alimentare pro capite globale al dettaglio e al consumo entro il 2030, nonché di ridurre le perdite alimentari lungo la catena di produzione e di approvvigionamento”.
Ecco alcuni consigli pratici:
- Organizzare la dispensa in modo da consumare prima i prodotti in scadenza.
- La dicitura presente in etichetta “da consumarsi preferibilmente entro” indica che, al superamento della data indicata, il prodotto è ancora commestibile ma potrebbero essere variate alcune delle sue caratteristiche organolettiche, senza rischi per la salute in caso di assunzione.
- Prediligere i prodotti sfusi a quelli imballati (es. frutta, verdura, pane, ecc.).
- Utilizzare modalità di cottura che riducano il consumo di energia elettrica o gas.
Dieta Mediterranea: Un Modello Sostenibile
Prediligere la Dieta Mediterranea come modello alimentare sano e sostenibile per eccellenza. La Dieta Mediterranea, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, racchiude in sé la capacità scientificamente provata di apportare benefici in termini di salute, di prevenire alcune patologie croniche (malattie cardiovascolari, diabete, obesità e alcuni tipi di tumori) e, allo stesso tempo, di determinare effetti positivi sulla sfera socio-culturale, economica ed ambientale. È infatti un modello alimentare basato sul consumo di prodotti frugali e genuini, derivanti da produzioni locali in cui si rispetta la biodiversità e la stagionalità delle colture.
Alimentazione e Salute
L’alimentazione è una componente fondamentale della vita che mette in stretta relazione l’uomo e l’ambiente e che, se impostata in maniera responsabile ed ecosostenibile, determina benefici per entrambi. Oltre all’adozione di un’alimentazione nutrizionalmente equilibrata e corretta, necessaria per prevenire e contrastare il sovrappeso, l’obesità, l’ipertensione arteriosa, le dislipidemie, l’ipercolesterolemia - importanti fattori di rischio per la salute pubblica che possono determinare l’insorgenza di Malattie Croniche Non Trasmissibili (MCNT) come il diabete mellito di tipo 2, ictus, tumori, ecc.
Un’alimentazione sana può far bene anche all’ambiente: dalla produzione alla tavola, le scelte che facciamo (packaging sostenibili, riciclo degli scarti alimentari, la scelta di alimenti prodotti in vertical farm) possono contribuire a ridurre le emissioni di CO2. Una dieta equilibrata e quindi delle scelte alimentari sostenibili sono salutari non solo per noi stessi ma anche per il pianeta in cui viviamo.
Limitare il consumo di cibi eccessivamente processati e cibi pronti. I cibi processati sono tutti quegli alimenti che hanno subito delle trasformazioni dal prodotto fresco di base: maggiore è la trasformazione e l’aggiunta di ingredienti, maggiore è il grado di processazione.