Alessandro Vitale e il Mondo Vegano: Un'Intervista Approfondita

Questo articolo esplora il mondo vegano attraverso un'intervista ad Alessandro Vitale, toccando vari aspetti come eventi, ristoranti e figure chiave nel panorama italiano.

Il Vegan Fest a Seravezza: Un'Esperienza Coinvolgente

Il Vegan Fest, tenutosi a Seravezza, in provincia di Lucca, rappresenta un'occasione per esplorare e celebrare uno stile di vita senza uccisioni. Per cinque giorni, questo spicchio di Toscana, si concede il lusso di ascoltare e osservare chi vive senza ferire. Il Vegan Fest sembra uno spicchio di mondo pieno di utopici, una comune verde.

Seravezza si è lasciata contaminare, accettando la colonizzazione. Le pasticcerie in centro preparano colazioni vegan, i tramezzini sono fatti con maionese vegan e persino la salumeria storica del paese si è reinventata «rosticceria vegan». Chi si concede deroghe («Niente carne, ma pesce ogni tanto sì», «A uova e formaggi non posso rinunciare) e chi rimarca la differenza tra vegetariano e vegano: esistere senza ferire gli altri esseri viventi (universo botanico compreso).

Tra le varie attività e stand presenti, si trovano librerie vegan che diffondono testi emblematici, stand di associazioni come Sea Shepherd e Amnesty International, e iniziative per salvare animali sfruttati. Un educato signore spiega la «riabilitazione dal laboratorio alla famiglia» delle cavie liberate.

Le Opinioni di Alessandro Vitale

Alessandro Vitale ha condiviso le sue impressioni sul Vegan Fest in un articolo sul Fatto Quotidiano, esprimendo il suo punto di vista come vegetariano. Vitale ha partecipato al Vegan Fest e ha espresso il suo punto di vista in quanto vegetariano. "Per la prima volta mi sono sentito diverso non in quanto vegetariano, ma in quanto “soltanto vegetariano”."

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Ha detto che "Dire che “si mangia solo per cibarsi” è come dire che “si fa sesso solo per procreare“: non diciamo sciocchezze." Ci sono innegabilmente degli aspetti che non lo convincono. A volte il vegano è fatalmente talebano. E - a dirla tutta - detesta questa mania dell’andare a piedi nudi. Al netto di tutto questo, e ribadendo il suo essere vegetariano (felicemente) e non vegano, ringrazia tutti coloro che lo hanno ospitato.

Riapertura dello "Stua da Legn" con un Concept Vegetale

Il ristorante “Stua da Legn” dell’hotel Lac Salin SPA & Mountain Resort del gruppo Lungolivigno ha riaperto con un concept ispirato alla cucina vegetale. Il nome per esteso è “Stua da Legn Alta Cucina Naturale” in quanto la natura svolge un ruolo primario in tutto il concept dell’innovativa proposta gourmet.

Lo Chef Fugnanesi racconta che la mission è “trasformare il concetto di cucina vegetale e vegana, portando in tavola emozioni e sapori sorprendenti rivisitati in chiave Fine Dining. Questo tipo di esperienza completerà il soggiorno di benessere di chi sceglie l’hotel Lac Salin per il relax, il buon cibo ed il contatto con la natura alpina di Livigno”.

Il Menu dello Stua da Legn

Il menu offre una varietà di piatti vegetariani e vegani raffinati. Tra gli antipasti spiccano la Scarola ripiena di pane raffermo, maionese al levistico, fondo vegetale e crema al prezzemolo, l’Uovo di selva in crosta di polenta, fonduta di caciotta di capra e tartufo nero e Verticalità Vegetale con sedano rapa, patata, ravanelli, zucchine, rapa bianca, maionese vegana alla curcuma, maionese vegana al pomodoro, maionese vegana al carbone vegetale, maionese vegana allo spinacio.Tra i primi, il Fungo, che consiste in un raviolo ripieno di patata al rosmarino, polvere di funghi, crema di funghi, consommè di funghi e crema di prezzemolo, il piatto battezzato con il lungo nome “Come se fosse una pasta e patate” propone la “Mescafrancesca” (tipica pasta tipica del Sud Italia che comprende vari tipi di pasta, ovvero tante tipologie mescolate insieme), crema di patate del territorio, bitto (formaggio DOP a pasta stagionata tipico della Valtellina), olio con bucce di patate e chips di patata vitelotte. Poi i secondi, con il Sedano rapa all’ arancia, lo Spiedo di barbabietola in varie consistenze e la Terrina di patata, radice di prezzemolo, erborinato di capra.

Sara Nicolosi e Cinzia De Lauri: Pioniere della Cucina Vegetariana

Sara Nicolosi e Cinzia De Lauri, premiate come le migliori chef dell’anno per la Guida di Identità Golose ai Ristoranti d’Autore 2025, hanno aperto il bistrot AlTatto nel 2019, a Milano, come esito di un percorso iniziato con la formazione, quindi con il catering, proseguito con esperienze in cucine nelle quali hanno appreso tecniche, metodi e le mille sfaccettature della cucina a base di ortaggi, verdure e frutti.

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Il loro intimo locale - solo pochi tavoli, aperto dal lunedì a venerdì, con doppio turno - è meta di clienti felici di poter entrare in un tempio della gastronomia vegetariana e vegana e di molti altri avventori attratti dalla curiosità, figlia di un’iniziale mancanza di conoscenza, di assaggiare piatti saporiti, gustosi e originali preparati con verdure, radici, bacche e senza, ovviamente, carne e pesce. La prima. «Fare a meno di qualcosa ti mette alla prova» ha detto Sara Nicolosi durante un passaggio delle presentazione.

La capacità di fare tanto con meno - non con poco - per riprendere un’altra nota affermazione, less is more, trova nella cucina contemporanea la sua piena applicazione. Togliere e non aggiungere, come nella scrittura e nella narrazione, è un compito assai arduo. Sintetizzare. Riuscire a fare meno di alcune materie prime per concentrarsi solo un emisfero dell’universo gastronomico è una qualità che rende forti, brave, intramontabili.

La seconda considerazione. Presentare questa cucina in una stretta e defilata via della periferia Nord di Milano, nel quartiere di Greco, implica l’impossibilità di disporre di un orto nel retrobottega, di una foresta dove fare foraging prima del servizio, di un microclima esempio da manuale di biodiversità. Dunque quella di AlTatto è una cucina da agricoltura urbana, non prodotta a Km 0 ma costruita insieme a una rete di piccoli fornitori - contadini, allevatori e raccoglitori - «diventati amici» come spiega la Nicolosi.

Si innesca così un dialogo costante con territori, come la Valtellina (amatissima dalle chef), da rispettare ed esplorare e da cui attingere ingredienti che non sono scelti, perché ogni settimana «vediamo cosa c’è». Questi due pilastri sono solide fondamenta della tripletta di piatti presentata sul palcoscenico di Identità Milano. Protagonisti: l’orzo di Valtellina, commistione intima con la terra dove cresce a 900 metri di altezza; poi l’uovo, simbolo primordiale dell’inizio del tutto; e infine il fungo, emblema della forza ancestrale della natura e della sua capacità di resistenza.

L’orzo è proposto nel piatto Tarè, mantecato con burro e Parmigiano, servito in una ciotola per condividerlo fra i commensali come tradizionalmente accade nelle case di montagna. Oof è un tributo a Marco Soldati, allievo di Gualtiero Marchesi e docente di Sara e Cinzia nel loro periodo di formazione all’Alma. «Senza maestri non si fa innovazione», si postula dal palco. Si finisce con una preparazione ispirata alla comunità cinese di Milano. «Sono le contaminazioni delle tante etnie a determinare tecniche nuove e spunti per la ricerca» afferma Sara Nicolosi.

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In Pleurotus alla pechinese il fungo cardoncello è arrostito alla brace e ripassato in padella in doppia cottura, proprio come prevede la ricetta dell’anatra alla moda di Pechino, infine glassato e servito con crespelle di grano saraceno. Il pubblico del main stage di Identità apprezza, applaude e saluta le chef e tutto il loro team al termine delle performance.

Sofia Righetti: Un Esempio di Forza e Determinazione

Sofia Righetti, nata nel 1988, è un esempio di forza e determinazione. Nonostante una paralisi causata da un intervento medico durante l'infanzia, Sofia è diventata un'atleta di successo nello sci, vincendo i Campionati italiani di slalom gigante. Sofia, all’età di 14 anni, diventa vegetariana: un passo assolutamente naturale per lei che ama gli animali e che non vede - dirà in seguito - “nessuna differenza tra la vita del mio amichetto essere umano e il mio cane”.

Afferma che "nel periodo in cui ero vegetariana non ho mai avuto effetti negativi sul mio corpo, ho sempre fatto analisi i cui risultati erano perfetti. La mia muscolatura è sempre stata sviluppata e il mio fisico è sempre stato atletico". Sottolinea che "ci sono molti atleti vegani - le sorelle Williams nel tennis, il rugbista Mirco Bergamasco - e le loro prestazioni sportive sono fantastiche".

Sofia non si scompone quando si parla di alimentazione e cibo: “Non sono mai stata una di quelle fissate con le quantità, le misure, le dosi. Non mi sono mai negata nulla. Non ho mai pensato a misurare col bilancino proteine, carboidrati. Se ho fame mangio, se non ho fame non mangio”.

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