Il periodo dell’asciutta per le nostre vacche da latte è un momento strategico che ci permetterà di ottenere le migliori performance produttive nella lattazione che inizierà dopo il parto. La gestione dell’asciutta, nelle ultime settimane che precedono il parto e la successiva fase iniziale postpartum, sono un momento delicato nella vita della vacca da latte.
É ormai noto a tutti che le vacche da latte richiedono un periodo di riposo fra due lattazioni, poiché la mammella ed il tratto digestivo traggono particolari benefici da tale pausa. L’asciutta è una fase dell’allevamento della bovina da latte molto importante e complessa che ha solo ed esclusivamente una finalità sanitaria in quanto le bovine, se munte regolarmente, continuerebbero a produrre latte fino al parto successivo.
Le ragioni sono essenzialmente di tipo sanitario. Si asciugano le vacche perché l’asciutta è l’unico periodo del loro ciclo produttivo dove aumentano le probabilità di eliminare dalla mammella i microrganismi che vi sono penetrati nella lattazione precedente e durante il quale è possibile curare la lipidosi epatica, ossia creare quelle condizioni affinché il fegato esporti gli acidi grassi che ha accumulato nelle prime settimane dopo il parto della lattazione precedente. Oltre alle ragioni sanitarie, ci sono quelle metaboliche.
La sospensione della mungitura per 45-60 giorni consente al fegato di esportare i grassi (trigliceridi) che ha accumulato nella lattazione precedente e permette il risanamento della mammella dai patogeni che inevitabilmente ha ospitato. La parte più complessa dell’asciutta è proprio l’inizio, quando si sospende volontariamente la mungitura, ma per farlo senza rischi la produzione giornaliera deve scendere almeno sotto i kg 15 di latte.
Per una semplice e corretta messa in asciutta, si consiglia di interrompere la distribuzione di mangime una/due settimane prima, di offrire agli animali solo fieno di primo taglio, di evitare l’assunzione di erba ed eventualmente di ridurre il consumo di acqua nel giorno della messa in asciutta.
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Durata del Periodo di Asciutta
Il periodo di asciutta può variare da 45 a 60 giorni; intervalli molto più ampi causano un periodo improduttivo dell’animale troppo prolungato e un rischio di ingrassamento eccessivo; cicli più corti non danno sufficiente tempo per il turn-over delle cellule della mammella e causano problemi nella gestione dei trattamenti di asciutta i cui tempi di sospensione sono particolarmente lunghi.
Per moltissimi anni il “paradigma” dei 60 giorni d’asciutta ha resistito. Le ricerche finalizzate alla sua modifica hanno per molto tempo sconsigliato un accorciamento a 45 giorni o addirittura una sospensione di questo periodo. Però, come si sa, la vacca evolve grazie alla selezione genetica e le sue performance produttive, almeno potenziali, sono in costante aumento. Ormai da molti anni si assiste al fenomeno di bovine che arrivano all’asciutta, e quindi ai 220 giorni di gravidanza, con produzioni ancora molto elevate e che superano i 20 Kg.
Diversi studi scientifici hanno evidenziato che, un’asciutta con una durata pari a 35 giorni, può far diminuire la produzione di latte di una quantità che può variare tra il 20% e il 4,4% in meno nelle lattazioni successive (Santschi et al., 2014). Questa perdita può essere compensata dalla produzione di latte che può variare tra i 400 e i 500 kg in più durante i giorni di extra lattazione.
Gestione dell'Alimentazione durante l'Asciutta
Durante l’asciutta la vacca deve mantenere la forma raggiunta a fine lattazione e pertanto si consigliano concentrati con un buon tenore proteico e un contenuto medio-basso di energia. La razione da asciutta ideale dovrebbe essere composta da fieno di primo taglio (circa 10 kg al giorno) ed un mangime “ad hoc” in quantità di circa 1 kg al giorno.
In passato, circa venti anni fa, si riteneva che somministrando alle bovine, nell’ultima fase dell’asciutta a circa tre settimane prima del parto, diete ad alto valore energetico, le performance produttive sarebbero state migliori. Negli ultimi anni in Italia si sta affermando l’utilizzo di diete a bassa energia per le bovine in asciutta, questo sistema alimentare è stato sviluppato e portato avanti da circa 15 anni dal prof. Drackley e dal suo team dell’Università dell’Illinois.
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È fondamentale somministrare alle bovine un’unica razione a basso contenuto energetico (EN= 1,3 kcal/kg ss - 9 MJ/kg), rispettando il fabbisogno energetico dell’animale. Le vacche asciutte non devono consumare troppa o poca energia, ma solo la quantità necessaria a rispettare i loro fabbisogni energetici. In bibliografia è dimostrato che un alto consumo di energia anche nelle bovine che non ingrassano troppo, porta alla manifestazione di dismetabolie tipiche delle vacche in sovrappeso.
Componenti della Razione
Gli alimenti altamente energetici vanno controllati in razione inserendo altri alimenti con densità energetica più bassa. Ad esempio, nelle razioni che utilizzano insilato di mais, insilati di leguminose o erbe di alta qualità sarà necessario inserire ingredienti con bassa densità energetica come la paglia di cereali, soprattutto di frumento e di orzo. La paglia o i fieni grossolani devono essere consumati secondo la quantità desiderata.
La tecnica migliore per somministrare questo tipo di razione alle vacche in asciutta è quella dell’unifeed. In questo modo si riduce la capacità di scelta degli animali e l’assunzione degli alimenti è sotto controllo. La dimensione della paglia è strategica, la lunghezza non deve superare i 3 cm, così facendo le bovine non hanno possibilità di scelta.
Integrazione Nutrizionale
In alternativa si possono integrare nella dieta degli animali vicino al parto, mantenendo invariati gli alimenti principali, sali anionici, minerali e vitamine. Utile è l’inserimento della colina per ridurre l’incidenza della chetosi nel post-parto.
A partire da 15 giorni prima del parto, una particolare attenzione andrebbe posta all’assunzione di selenio e vitamina E, per innescare quei processi fisiologici che si ripercuoteranno positivamente sulla salute generale della vacca e del nascituro. I grassi devono essere utilizzati con l’obiettivo di aumentare la concentrazione energetica delle razioni senza incorrere nei rischi di acidosi ruminale (100 grammi capo giorno). Gli apporti di vitamina E devono essere aumentati ben oltre i fabbisogni, raggiungendo anche i 1000 mg capo giorno nelle fasi vicine al parto.
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Per quanto riguarda le richieste minerali, lo scopo principale dell'alimentazione in questo periodo è quello di evitare livelli di calcio eccessivi, per prevenire il collasso puerperale. Per questo è necessario evitare la somministrazione di secondo o terzo taglio che possono contenere grandi quantità di leguminose ricche in calcio; anche l’integrazione minerale del mangime va ripensata per questo periodo. E’ buona pratica sospendere anche la distribuzione di sale pastorizio per evitare la formazione di edema mammario.
In Transizione è importante ripristinare la condizione epatica dell’animale, infatti, è utile somministrare lieviti e vitamine del gruppo B per 15-20 gg dopo la messa in Asciutta. I fabbisogni energetici e proteici in Transizione, sono più alti della fase precedente per cui è necessaria la somministrazione di apportatori di energia quali glicole (200-500 ge/capo/gg per 20gg) e per quel che riguarda il fabbisogno proteico è consigliato l’utilizzo di proteine by-pass, che consentono di migliorare anche la funzionalità dell’apparato riproduttore.
Gestione della Transizione
Questa è una fase estremamente delicata; la bovina subisce una notevole trasformazione dal punto di vista metabolico: l'assunzione di sostanza secca tende a diminuire e l'animale utilizza parte delle riserve corporee per coprire i fabbisogni. Per evitare problemi è necessario innalzare il livello energetico e proteico della razione, essenzialmente passando ad un mangime per vacche in produzione e adeguando la quantità somministrata alle esigenze della bovina. E’ soprattutto in questo periodo che vanno forniti foraggi di ottima qualità e che bisogna iniziare a distribuire il concentrato che verrà utilizzato in lattazione.
Dopo il parto, il concentrato va aumentato gradualmente, al massimo di 0.5 kg al giorno man mano che l’appetito e la produzione di latte aumentano.
Inoltre, la vacca nelle prime settimane di lattazione perde 25-35 kg di tessuto muscolare, impiegando aminoacidi muscolari per produrre glucosio, per cui è necessario somministrare una razione ad elevato contenuto proteico prima del parto per aumentare le riserve muscolari e ciò farà evidenziare una diminuita incidenza di ritenzioni di placenta, chetosi, incremento di ingestione nel pre-parto, aumento di produzione nel post-parto. La fibra, che deve essere sempre ben strutturata, deve avere al contrario della fase precedente di asciutta, una buona digeribilità proprio per garantire l’adeguato apporto di energia e proteina e massimizzare l’ingestione.
L’Asciutta non dovrebbe durare più di 60 giorni cercando di condizionare l’animale aumentando gradualmente la quota di concentrati con durata ottimale non superiore ne inferiore a 15-20 gg. Gli animali nei primi giorni di lattazione dovrebbero essere alimentati in modo molto vicino a quello utilizzato nell’ultimo periodo di asciutta. Questo perché, anche se aumentano i fabbisogni, bisogna consentire al rumine di recuperare nel modo più veloce possibile le proprie caratteristiche sia volumetriche (foraggi grossolani-ingombro) sia funzionali, per ridurre lo stress legato al cambio di regime alimentare e all’introduzione in un gruppo con maggiore competitività.
Un parametro per la gestione dell’Asciutta da tenere sotto controllo è senz’altro lo stato di ingrassamento degli animali; infatti, le migliori performance si hanno con un BCS pari a 3,75-4. In tale situazione l’animale ha più riserve energetiche a cui attingere per attenuare il bilancio energetico negativo della prima fase di Lattazione. Lo spazio ideale in mangiatoia dovrebbe essere di circa 77 cm per bovina in transizione da valutare nel periodo di 90 minuti dopo la somministrazione di alimento fresco.
Ambienti e Spazi
Importantissimo nella Transizione è il dimensionamento degli ambienti in funzione dei parti e del numero degli animali. Molti autori illustri sostengono che si devono predisporre questi ambienti per un numero pari al 140% dei parti previsti evitando di fatto il sovraffollamento. Quando si effettuano spostamenti di animali in diversi gruppi si assiste ad interazioni a volte anche fisiche nel tentativo di stabilire delle gerarchie, per cui, anche l’introduzione di un singolo capo rimette in discussione la situazione.
Benessere Animale durante l'Asciutta
Il rispetto del benessere è direttamente collegato alla sostenibilità economica, etica e ambientale degli allevamenti. Garantire il benessere significa rispettare le esigenze psicofisiche dell’animale in termini di adattamento all’ambiente in cui vive. Secondo il dottor Bertocchi del CRENBA (Centro di Referenza Nazionale per il Benessere animale), la fase di asciutta va però considerata come un fase in cui il benessere può essere critico, andando a limitare le famose 5 libertà di Brambell.
Molto spesso si riscontrano condizioni di sovraffollamento nei box di asciutte e parto e una forte differenza con gli ambienti di lattazione dove sia gli animali che le lettiere risultano più puliti. Il problema dello stress da caldo che si ripercuote su tutte le fasi di allevamento della vacca da latte incide molto anche sulla asciutta dove provoca il calo dell’ingestione, la riduzione del peso del vitello alla nascita, l’aumento dell’incidenza delle patologie, la minore attività del sistema immunitario e, successivamente al parto, la riduzione della produzione lattea.
La corretta preparazione e somministrazione delle razioni è essenziale per ridurre il calo di ingestione fisiologico a ridosso del parto. Si rende fondamentale la preparazione di miscelate unifeed specificatamente dedicate ai diversi gruppi di asciutta, pre-parto e immediato post-parto. Ciò consente di evitare errori di razionamento che si verificano usando parte dell’unifeed di lattazione. E’ fondamentale controllare con attenzione la capacità di ingestione delle bovine in asciutta ed in particolare nella fase di close-up per apportare le opportune modifiche alle diete somministrate.
Mastite e Uso di Antibiotici
Nelle prime 4-5 settimane bisogna fare particolarmente attenzione alla possibilità di insorgenza di nuove infezioni a carico della ghiandola mammaria. Al momento della messa in asciutta la terapia antibiotica è essenziale non solo per prevenire, ma anche per eliminare infezioni sub-cliniche che possono essersi insediate nella mammella, a lattazione appena conclusa.
Dai dati ARAL dell’ultimo anno si evince che il 25% della secondipare e 35% delle terzipare ha più di 200.000 cellule somatiche (SCC) al primo controllo funzionale (indice di uno o più quarti infetti). Secondo alcuni studi statunitensi solo animali asciugati con meno di 13-15 litri riescono a contenere la conta somatica cellulare entro le 200.000, mentre nel 25% dei casi superano tale soglia se asciugati con più di 21 litri. Un altro studio ha evidenziato come per ogni 5 litri in più oltre i 12,5 litri al momento della messa in asciutta c’è un aumento del 77% del rischio di infezione mammaria ambientale al parto.
Ci concentriamo qui sulla prima criticità che vede, a seguito della messa in asciutta, l’alta probabilità di insorgenza di mastiti cliniche o subcliniche (Schukken et al., 2011) che, successivamente, non verranno diagnosticate generando ingenti perdite economiche (la causa è la mancanza di controlli oggettivi da parte degli allevatori in concomitanza dell’ultima mungitura). La mastite è un’infiammazione della ghiandola mammaria dovuta a diverse cause che prevalentemente si riconducono a infezioni di tipo batterico (Zecconi et al., 2013). Per tale motivo la cura di queste patologie avviene con l’utilizzo di terapie a base di principi attivi antibiotici.
Le nuove norme comunitarie (reg. 2019/6 EU) di tracciamento, controllo e uso dei farmaci veterinari promuovono un uso più consapevole degli antibiotici al fine di contrastare l’antibiotico resistenza (AMR - Anti Microbial Resistance). Durante la messa in asciutta, in concomitanza con l’ultima mungitura, è prassi consolidata trattare gli animali con una terapia antibiotica ad ampio spettro d’azione con un tempo di sospensione pari a 60 giorni. Questa strategia però vanifica gli obiettivi comunitari di riduzione dell’uso di antibiotici perché prevede l’utilizzo indiscriminato di farmaci anche su animali sani.
La terapia antibiotica selettiva prevede di somministrare il farmaco solo a quegli animali che evidenziano un numero di cellule somatiche superiore alle 200.000 cellule/ml (Zecconi, 2019). L’osservazione di questi dati ci spinge a rivedere criticamente le prescrizioni contenute nel paradigma della messa in asciutta delle vacche da latte oggi universalmente condiviso, anche perché si dovrà abbandonare in tempi ragionevoli l’uso sistematico degli antibiotici in questa fase che, almeno in Italia, non ha dato i risultati sperati.
Sicuramente il nuovo paradigma della fase di messa in asciutta prescriverà un livello d’igiene molto più elevato, la necessaria separazione (non isolamento) degli animali in appositi gruppi e la presenza del gruppo delle “stanche”, dove mettere bovine negli ultimi due mesi di lattazione e dove somministrare una dieta con una minore concentrazione proteica ed energetica, funzionale anche alla gestione di un corretto stato d’ingrassamento.
La fase che precede la sospensione della mungitura, e quindi della messa in asciutta, dovrà prevedere un concentrato che apporti quei nutrienti utili a sostenere i fabbisogni nutritivi di ognuna delle componenti del sistema immunitario ma che al contempo non stimoli la produzione di latte.
Asciutta Corta: Vantaggi e Considerazioni
L’enorme lavoro di ricerca fatto in questi ultimi anni ha voluto verificare eventuali influenze negative di periodi d’asciutta inferiori ai 60 giorni su produttività, salute e fertilità della lattazione successiva, condividendo il fatto che mungere e bovine ancora dopo tale periodo dà un indubbio vantaggio economico all’allevatore. Ovvio è che in caso di asciutta corta (AC) le razioni alimentari da somministrare sono molto diverse rispetto a quelle utilizzate per l’asciutta di durata tradizionale (AT).
Se nell’AC viene gestita correttamente la dieta, dopo il parto si avrà una maggiore ingestione (anche di 3 kg) di sostanza secca rispetto all’AT. Altro effetto positivo è la riduzione nel dopo parto sia dei NEFA che del BHBA. Viste le numerose evidenze e considerando l’evoluzione genetica delle bovine si può ragionevolmente consigliare una riduzione “mirata”, o meglio individuale, del periodo d’asciutta dai tradizionali 60 giorni ai 35-45 giorni. Il beneficio economico è innegabile e gli effetti collaterali praticamente nulli.
Quello che è assolutamente sconsigliabile è la sospensione dell’asciutta o le ACS. Rimane da approfondire se una AC dia il tempo sufficiente alle bovine di guarire dalla lipidosi epatica, che ha un effetto non sempre “esplicito” sulla salute, l’efficienza e soprattutto la fertilità delle bovine. Per evitare inutili rischi è consigliabile adottare le indicazioni offerte dalla nutrizione clinica per la gestione della lipidosi epatica ed eventualmente investire una parte del guadagno derivante dal maggior latte munto con l’AC nei pochissimi principi attivi di comprovata efficacia su questa patologia ad alta prevalenza nella vacca da latte.
Tabella: Effetti dell'Asciutta Corta (AC) rispetto all'Asciutta Tradizionale (AT)
| Parametro | Asciutta Corta (AC) | Asciutta Tradizionale (AT) |
|---|---|---|
| Produzione di Latte (Lattazione in corso) | +500 kg (Pluripare), +600 kg (Primipare) | - |
| Produzione di Latte (Lattazione successiva) | Nessun effetto negativo, possibile aumento proteina | - |
| Chetosi | Ridotta prevalenza | - |
| Colostro | Minore quantità (8.9 vs 6.8 kg) | - |
| Ingestione Post-Parto | Maggiore (anche di 3 kg) | - |
| NEFA e BHBA Post-Parto | Riduzione | - |
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