Alimentazione Complementare a Richiesta: Vantaggi e Svantaggi

Intorno al sesto mese di vita, l’intestino del lattante è maturo e in grado di digerire tutti i nutrienti introdotti con l’alimentazione. Questo momento segna l’inizio dello svezzamento, una fase fondamentale in cui il bambino passa dall’essere nutrito esclusivamente con il latte materno o artificiale all’introduzione di cibi solidi. Lo svezzamento non è solo una questione di alimentazione, ma rappresenta anche un’importante tappa nello sviluppo del bambino, che inizia a partecipare attivamente ai pasti familiari e a esplorare nuovi sapori e consistenze.

Oggi molte famiglie preferiscono alimenti freschi e fatti in casa ai prodotti industriali per bambini. Parallelamente, molti pediatri promuovono il cosiddetto “autosvezzamento”, definito anche “alimentazione complementare a richiesta”. Contrariamente allo svezzamento tradizionale, l’autosvezzamento non prevede l’utilizzo di prodotti specifici per bebè come farine, liofilizzati e omogeneizzati.

Cos'è l'Alimentazione Complementare a Richiesta?

L’alimentazione complementare a richiesta (in sigla: ACR; è una definizione migliore rispetto ad autosvezzamento ) è un tipo di alimentazione responsiva, cioè basato sul riconoscimento dei segnali che manda il bambino, in cui il passaggio dall’allattamento esclusivo ai cibi solidi avviene in maniera non schematizzata. A partire dai 6 mesi di età - settimana più, settimana meno - il bambino inizia ad assaggiare le stesse pietanze che consuma il resto della famiglia, condividendo con loro i pasti senza ordini di introduzione definiti e senza grammature prestabilite: è il bambino a decidere quanto mangiare.

Il cibo dei grandi viene presentato al bambino nelle consistenze e nelle quantità che più si adattano al suo livello di sviluppo psico-neuro-motorio e fisico. L’autosvezzamento incoraggia il bambino a esplorare autonomamente il cibo, sviluppando il gusto, la coordinazione motoria e la capacità di autoregolazione.

Differenze tra Svezzamento Tradizionale e Autosvezzamento

I termini svezzamento e autosvezzamento, ampiamente entrati nel linguaggio comune, sono utilizzati dalla maggior parte delle persone per indicare due approcci differenti con cui si introducono cibi diversi dal latte nell’alimentazione del bambino in forma solida, semisolida o liquida. Nell’ultimo periodo, però, i pediatri stanno cercando di sostituire questi termini con alimentazione complementare e alimentazione complementare a richiesta.

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«Il termine "svezzamento” fa riferimento all'idea di "staccare il bambino da un vizio”- spiega Alberto Ferrando - ma prendere il latte al seno o al biberon non è certo un vizio. Per allontanarci da questa visione sarebbe meglio parlare di alimentazione complementare per indicare lo svezzamento e alimentazione complementare a richiesta per l’autosvezzamento. Quando si inizia lo svezzamento, infatti, i cibi diversi dal latte vengono introdotti gradualmente nella dieta del bambino, ma il latte materno o artificiale continuerà a fornire una parte significativa dei nutrienti di cui il bambino ha bisogno per crescere sano.

  • Svezzamento Tradizionale: Sono i genitori, con l’ausilio del pediatra, a guidare attivamente il processo di introduzione di cibi diversi dal latte nella dieta del bambino, scegliendo gli alimenti da offrire, le consistenze, le porzioni, i tempi e imboccando il bambino.
  • Autosvezzamento: Il passaggio da un'alimentazione lattea a una solida affidato all'autoregolazione del bambino, che deciderà autonomamente quanto mangiare. In questo caso i genitori propongono il loro stesso cibo opportunamente adattato (sminuzzato, triturato, macinato) usando le posate o permettendo al bambino di esplorare, toccare e mangiare autonomamente con le mani i cibi, spesso offerti sul tavolo del seggiolone in pezzi o strisce adatte alla sua presa.

Sia lo svezzamento sia l'autosvezzamento possono essere approcci validi, e la scelta tra uno e l'altro metodo dipende dalle abitudini e dalle preferenze della famiglia, ma anche dalle esigenze del bambino. Ogni bambino e ogni famiglia sono unici, e per capire quale approccio sia più adatto al nostro caso, è fondamentale comprendere le principali differenze tra svezzamento e autosvezzamento.

Quando Scegliere lo Svezzamento Tradizionale

«Quando si avvicina il momento dello svezzamento e i genitori si rivolgono a me per un consiglio - spiega il pediatra Alberto Ferrando - , come prima cosa mi informo sulle loro abitudini alimentari. Se non sono delle migliori, con un alto consumo di cibi precotti e junk food, il cosiddetto cibo spazzatura, consiglio di preferire lo svezzamento tradizionale in modo da poter controllare meglio quali cibi vengono introdotti nella dieta del bambino. Questo approccio potrebbe consentire loro di preparare pasti più equilibrati e sani, fornendo un modello positivo per le scelte alimentari.

Il periodo dello svezzamento è fondamentale per gettare le basi per una buona educazione alimentare. «Esiste una finestra temporale che va dai sei mesi all’anno e mezzo in cui i bambini accettano di sperimentare e mangiare un po’ di tutto», ricorda il dottor Ferrando. «Successivamente, invece, scatta spesso la neofobia, ovvero la riluttanza a provare alimenti nuovi o sconosciuti. Per questo è fondamentale gettare le basi per una buona educazione alimentare nel periodo dello svezzamento, lasciando che il bambino sperimenti tutti i gusti. Anche alimenti amari o acidi, di norma meno accettati rispetto a quelli dolci, salati o al gusto chiamato “umami”, se sono presentati con costanza finiranno per essere mangiati.

Svezzamento Misto

Oltre alle abitudini alimentari della famiglia, a influenzare la scelta verso lo svezzamento o l’autosvezzamento c’è anche il tempo (e la pazienza) che i genitori hanno a disposizione. Dare da mangiare un omogeneizzato al proprio bambino può essere sicuramente più rapido e meno faticoso rispetto all’autosvezzamento che richiede più tempo, senza considerare il disordine che si viene a creare quando il bambino, mentre impara a maneggiare e a mangiare gli alimenti, li sparge ovunque, sul seggiolone e sul pavimento.

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C’è una bella notizia però: la scelta tra svezzamento e autosvezzamento non è vincolante o definitiva e i due metodi possono essere alternati in base alle esigenze dei genitori. «Uno svezzamento di tipo misto è assolutamente consentito - rassicura Alberto Ferrando -, specialmente se entrambi i genitori lavorano e il tempo è poco. Va comunque considerato che, anche se si propende per lo svezzamento tradizionale, man mano che il bambino cresce, vorrà comunque mangiare quello che mangiano i genitori.

Cosa Evitare

Mangiare un po’ di tutto sì, ma delle regole ci sono. «Per il primo anno di vita non possiamo dare al bambino latte vaccino e miele, a rischio di botulismo», precisa Alberto Ferrando. «Da limitare il più possibile salumi, alimenti preconfezionati e eccessivamente zuccherati così come un eccesso di proteine. Tuttavia, ricordiamo sempre che è la dose che fa il veleno: dare un assaggino di gelato, preferendo gusti delicati come frutta o fior di latte, si può. Che si utilizzi l’uno o l’altro approccio, quello che cerco di comunicare ai genitori è che durante lo svezzamento non è tanto importante quanto e cosa mangia il bambino, ma piuttosto osservare il piacere che manifesta nello stare a tavola insieme ai genitori e ai parenti. Inoltre, non bisogna dimenticare che il bambino deve mangiare quando ha fame e non va mai forzato.

Vantaggi e Svantaggi dell'Autosvezzamento

A fronte di tanti punti a favore (esalta l’autonomia, rispetta le sensazioni del bambino, espone ad una dieta variegata, stimola la masticazione, permette una più profonda esperienza tattile e manipolativa) esistono anche alcuni importanti punti a svantaggio dell’autosvezzamento. Contrariamente a quanto affermano tanti sostenitori incalliti dell’alimentazione complementare a richiesta, l’autosvezzamento non è per tutti. Il presupposto fondamentale è che i genitori abbiano uno stile alimentare bilanciato o che siano propensi a migliorarlo. Condizione che purtroppo in gran parte delle famiglie non è presente.

Altro punto critico è il pericolo di incorrere in rischi nutrizionali importanti per la salute del bambino se non si adatta la mensa dei grandi ai fabbisogni del piccolo, che rispetto all’adulto ha bisogno di più grassi, meno zuccheri e proteine, niente sale, e un giusto apporto di fibre. Qualunque sia lo stile di alimentazione complementare che si decide di seguire, le tempistiche non cambiano.

Rischi Nutrizionali

La mancanza di indicazioni stringenti potrebbe far incorrere il bambino in rischi per la sua salute. Gli aspetti più delicati riguardano la possibile carenza di ferro, con conseguenze immediate e per il benessere futuro, e l’eccesso proteico, strettamente correlato ad un maggior rischio di obesità.

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Sicurezza: Il Rischio di Soffocamento

Il timore principale dei genitori quando i bambini iniziano l’alimentazione complementare è il rischio di soffocamento. Ma quanto è diffuso? È più frequente nello svezzamento o nell’autosvezzamento? Come evitarlo?

Come spiega il Ministero della Salute nel documento “Linee di indirizzo per la prevenzione del soffocamento da cibo”, in Italia ci sono circa 1000 ospedalizzazioni all’anno causate da episodi di soffocamento, mentre i “quasi-eventi” e gli episodi di minore gravità sono circa 80,000 l'anno.

«Il rischio di soffocamento, che è sovrapponibile in entrambi i tipi di svezzamento, tradizionale o a richiesta - precisa il dottor Alberto Ferrando - è molto frequente nei bambini molto piccoli, sotto i quattro anni. Perché i genitori possano intervenire tempestivamente in caso di soffocamento è fondamentale che il pediatra insegni loro la manovra di disostruzione da un corpo estraneo, detta manovra di Heimlich.

Alimenti e Comportamenti a Rischio

Evitare alimenti troppo piccoli (es. noccioline e semi), troppo grandi (es. grossi pezzi di frutta e verdura cruda), tondi (es. ciliegie e uva) o a forma cilindrica. Evitare alimenti con consistenza dura, appiccicosa (es. burro d’arachidi), fibrosa (es. sedano) e comprimibile (es.

«Esistono anche regole comportamentali che riducono moltissimo il rischio di soffocamento - conclude Ferrando - come lasciare che il bambino mangi in maniera concentrata, senza la distrazione della televisione o di giochi e videogiochi, senza forzarlo mai a mangiare se non mostra appetito.

Consigli del Ministero della Salute per Evitare il Soffocamento

Il Ministero della Salute ha pubblicato delle linee guida per un pasto sicuro, che includono indicazioni sulla scelta e la preparazione dei cibi nei primi anni, e le modalità corrette per proporre i cibi ai bambini al fine di ridurre il rischio di soffocamento.

Tabella: Consigli per la Preparazione e Somministrazione degli Alimenti

Alimento Consigli
Carne, pesce, salumi Cotti sino a quando diventano morbidi, tagliati in pezzi piccoli, eliminando nervature, ossicini e lische. Salumi tagliati a piccoli pezzi (max 1 cm).
Legumi Cotti e schiacciati.
Frutta e verdura cruda Cotta o grattugiata, eliminando semi, noccioli, bucce dure.
Verdure a foglia Cotte e sminuzzate, se crude tagliate finemente.
Frutta disidratata Ammorbidire in ammollo in acqua e tritare finemente.
Creme spalmabili Spalmare in uno strato sottile sulle fette di pane.
Alimenti secchi Sbriciolati o ridotti in farina prima dell'anno d'età.
Cereali in chicchi Tritati finemente e somministrati sotto forma di farina anzichè in chicchi prima dell'anno d'età.
Arachidi, semi, frutta secca Meglio evitarli fino ai 4-5 anni d'età. In ogni caso tritarli o pestarli finemente.
Alimenti a forma cilindrica Tagliati prima in lunghezza (a listarelle) e poi in pezzi più piccoli (circa 5mm), evitare di tagliarli a rondelle. Rimuovere eventuali budelli o bucce.
Dolciumi Caramelle, confetti, marshmallow, gelatine, gomme da masticare, patatine e pop corn andrebbero evitati fino ai 4-5 anni d'età.
Alimenti tondeggianti Uva, ciliegie, olive, mozzarelline e simili devono essere tagliate in pezzi da 5 mm circa, avendo cura di togliere noccioli e semi.
Formaggi I formaggi a pasta filata, come le mozzarelle, vanno tagliati finemente.

In conclusione, sia lo svezzamento tradizionale che l'autosvezzamento presentano vantaggi e svantaggi. La scelta dipende dalle esigenze del bambino, dalle abitudini familiari e dalla conoscenza dei principi di una sana alimentazione. La sicurezza e la prevenzione del soffocamento devono essere sempre al primo posto.

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