L'alimentazione degli antichi Egizi, come molti aspetti della loro civiltà, era profondamente legata al Nilo e alle sue inondazioni periodiche. In estate, le piogge equatoriali facevano gonfiare il Nilo, inondando le terre circostanti e depositando il limo, un fango fertile. In autunno, quando le acque si ritiravano, il suolo riemergeva fertilizzato e ricco di flora e fauna. Dal Nilo dipendevano l'agricoltura, la caccia e la pesca.
La Pesca nell'Antico Egitto
La pratica della pesca, che risale alla Preistoria, rappresentò, per l'Egitto, una grande fonte di ricchezza. Oltre a essere un mezzo di sussistenza, era una delle principali attività di svago per gli antichi Egizi. La pesca fu largamente praticata dalle popolazioni rivierasche del Nilo. Erodoto e Diodoro Siculo forniscono numerose testimonianze relative alla diffusione di quest'attività in Egitto.
Anche i bassorilievi e le scene delle tombe illustrano l'importanza della pesca, non solo come mezzo di sussistenza, ma anche come passatempo. Nella Preistoria, la finalità precipua della pesca era quella del reperimento di cibo per l'alimentazione, ma successivamente, così come accadde per la caccia, essa divenne una delle attività legate al tempo libero. Era praticata anche dagli alti funzionari e alcune modalità di pesca venivano esercitate come attività sportive. La pesca con la canna costituiva una distrazione tipica degli aristocratici, mentre la caccia effettuata con una sorta di boomerang e la pesca con l'arpione erano il passatempo di appassionati di ogni estrazione sociale.
La pesca come attività di svago veniva praticata anche dalla gente del popolo, che utilizzava a tal fine modeste barchette di papiro. Il Nilo forniva una grande quantità di pesci commestibili. Per i poveri, il pesce costituiva la base dell'alimentazione in sostituzione della carne, senz'altro più costosa. Le persone facoltose, invece, avevano a disposizione degli stagni con dei pesci aventi funzioni generalmente ornamentali, ma in alcune occasioni vi si attingeva per l'alimentazione.
Esistevano diverse modalità di pesca: si poteva effettuare la battuta dalla sponda di un fiume o a bordo di un'imbarcazione. Il sistema abituale di pesca consisteva nell'uso di una lenza e di vari ami. La canna fu largamente impiegata durante il Nuovo Regno. In acque poco profonde si usavano semplici nasse a forma di bottiglia. Era molto diffuso anche l'uso di piccole reti coniche. Sempre molto praticata anche la pesca con l'arpione, ma il metodo con il quale si ottenevano i risultati più rilevanti era quello in cui si impiegavano due imbarcazioni che trascinavano grandi reti.
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Un rilievo della mastaba di Mereruka mostra una tecnica di pesca molto diffusa nell'antico Egitto: essa consisteva nell'uso di una rete a strascico manovrata da diversi pescatori. Bisognava mantenere una parte della rete in superficie mediante alcuni galleggianti legati ad una estremità e una zavorra nella parte opposta, che consentiva di trascinare la rete toccando il fondo.
In numerose scene sono raffigurate battute di pesca, durante le quali era necessario il ricorso a due tipologie di equipaggio: mentre alcuni pescatori erano occupati a maneggiare le reti a strascico, altri dovevano remare, impiegando tutte le loro forze, per cercare di catturare, spostandosi, la massima quantità di pesce possibile. Alcuni brani delle conversazioni tra i pescatori sono riprodotti nelle iscrizioni parietali delle tombe. Una di esse recita così: "Tira forte i remi, in modo da poterci posizionare sopra!". Poi, si issava la rete, e un pescatore esclamava soddisfatto: "È piena fino all'orlo!".
Regole Religiose e Consumo di Pesce
Il pesce costituiva un alimento fondamentale, ma alcune regole religiose ne limitavano il consumo. In determinati luoghi, infatti, alcune specie ittiche erano considerate sacre. Pur essendo quindi un alimento notevolmente diffuso, il pesce non poteva essere mangiato in occasione di cerimonie essendo considerato impuro. Il Papiro Sallier precisa che esistevano determinati giorni nei quali il pesce non poteva essere consumato ed era persino proibito toccare chi lo avesse mangiato.
Nonostante il consumo di pesce fosse proibito in alcune province egizie e fosse comunque limitato ovunque per motivi religiosi, in talune occasioni il pesce era uno degli alimenti che il defunto avrebbe dovuto mangiare nella sua nuova vita nell'Aldilà. Simbolicamente, l'atto di pescare poteva riportare in vita una divinità mutilata, perché l'occhio che Seth strappò a Horo fu ritrovato nella rete di un pescatore. Il nemico di Ra aveva le sembianze di un pesce.
Agricoltura e Piante nell'Antico Egitto
Le inondazioni resero la Valle del Nilo ricca di vegetazione. Veniva coltivata una grande quantità di piante e di alberi da frutta, mentre germogliavano rigogliose le piante selvatiche di cui si faceva largo uso. Le sponde del Nilo erano fittamente ricoperte da arbusti acquatici. Negli stagni crescevano fiori di loto e papiri, piante che rappresentavano simbolicamente le due parti del paese: l'Alto e il Basso Egitto.
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Numerose piante selvatiche erano commestibili: i rizomi del papiro tostati, le castagne d'acqua o il loto indio, ad esempio, venivano consumati già a partire dal IX secolo a. C. Alcune erbe, come il cumino, il coriandolo e l'aneto venivano coltivate per condire gli alimenti e dar loro un sapore più gustoso. Si coltivavano anche il finocchio, la menta e il sedano. Durante il Periodo Tolemaico (332-30 a.C.) vennero poste a coltivazione piante aromatiche, come l'alloro e il prezzemolo. Le piante di lino, invece, occupavano buona parte della superficie destinata all'agricoltura perché con le sue fibre si facevano i vestiti.
Gli antichi egizi amavano anche piantare nei loro giardini una gran varietà di fiori, come papaveri, fiordalisi, malvarose e narcisi. Certe piante, come la mandragola (che compare nei rilievi del "Giardino Botanico" di Karnak) venivano importate. Sappiamo che gli egizi depositavano fiori sulle tombe affinché il defunto potesse goderne anche nell'aldilà. La mummia stessa veniva adornata con ghirlande di fiori intrecciati con piante selvatiche. Il fiore di loto, la lattuga e l'orzo erano considerati simboli di rigenerazione.
Le oasi erano ricche di palme da datteri. Dalla fermentazione di tali frutti si otteneva una gustosa bevanda alcolica. Sulle sponde del Nilo erano diffusi i tamarindi, le acacie e i cespugli di ricino. Durante l'Antico Regno (2686-2173 a.C.) venivano mangiati i fichi di sicomoro, mentre dai fichi comuni si ricavava una bibita alcolica. Negli orti, oltre ai pergolati d'uva, si piantavano olivi e alberi da frutta come il melo. Dal Nuovo Regno (1552-1069 a.C.) si coltivarono alberi di prugne e noci, mentre dal Periodo Tolemaico (332-30 a.C.) anche il pesco.
Per la fabbricazione di oggetti di legno e il rifornimento di carbone vegetale si ricorreva, abbattendoli, ad alberi come le acacie, i tamarindi, i sicomori e le palme. Altro legname, come cedro, cipresso, abete o pino, veniva importato da Biblo. Si usava per costruire navi, mobili, statue e sarcofagi. Nel corso del Nuovo Regno, per fabbricare carri da guerra, vennero importati dall'Asia Minore anche olmi, aceri, frassini e betulle, mentre dalla Palestina venivano le resine aromatiche destinate al culto, e, dall'Africa centrale, il pregiato legno di ebano.
Loto e Papiro
Il loto è della famiglia delle ninfeacee nasce nelle acque paludose del Nilo. Allora ne esistevano tre specie: il loto bianco (Nymphaea lotus), il loto azzurro (N. coerulea) e un tipo più tardivo, il loto dell'India (N. nelumbo). Il suo fiore era impiegato nella decorazione dei monumenti. Il fiore di loto era emblema del dio Nefertem e simbolo di rigenerazione. Il loto azzurro era la pianta araldica dell'Alto Egitto.
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Al tempo dei faraoni, il papiro (Cyperus papyrus) formava vere e proprie sterpaglie, soprattutto nella zona del Delta. Grazie alla sua flessibilità e leggerezza, esso venne ampiamente usato. Come supporto per la scrittura costituì un importante veicolo di trasmissione non solo culturale, visto l'uso che se ne faceva anche nel contesto della pubblica Amministrazione. Esso era la pianta araldica del Basso Egitto.
Ortaggi e altre coltivazioni
Nell'antico Egitto si coltivava una gran varietà di legumi, come lenticchie, fave, piselli e ceci. Nell'alimentazione importante era l'aglio, documentato sin dai tempi preistorici. La cipolla, invece, compare nelle tombe a partire dalla V dinastia (2494-2345 a.C.). Gran diffusione ebbe la coltivazione di cetrioli, lattuga e coriandolo, così come quella del sedano, verza e crescione.
Cereali come il farro inamidato e l'orzo venivano usati per la produzione del pane e della birra. La lattuga, pianta piuttosto diffusa in Egitto, era considerata afrodisiaca. La pianta più antica d'Egitto era la palma da datteri (Phoenix dactyliphera), nota sin dal Paleolitico. I datteri venivano mangiati crudi o usati come dolcificante al posto del più costoso miele. Inoltre, essi venivano impiegati nella preparazione di bevande. Si adoperavano per aromatizzare la birra e, facendone fermentare il succo, si otteneva il "vino di datteri".
Legni locali molto usati nell'antico Egitto furono quelli appartenenti al genere botanico Acacia. Ne esistevano diverse specie. Con il legno di questi alberi venivano costruiti edifici, imbarcazioni, carri, sarcofagi e statue.
Il Pane e la Birra: Fondamenti dell'Alimentazione Egizia
Il pane e la birra erano la base dell’alimentazione degli antichi egiziani e pertanto costituivano anche la base delle offerte funerarie per i defunti, come riporta la classica formula dell’offerta che compare sulle stele e su numerosi oggetti dei corredi delle tombe. La coltivazione dei cereali era una delle attività più importanti del popolo egizio, fin dall’epoca predinastica; come è noto fu favorita dalle annuali inondazioni del fiume Nilo, che lasciando sul terreno grandi quantità di fertile limo permettevano di effettuare anche due raccolti all’anno.
I cereali coltivati nella valle del Nilo erano essenzialmente tre: il farro, un tipo di frumento (probabilmente triticum aestivum) e l’orzo. I chicchi venivano macinati dalle donne nelle case e la farina ottenuta era utilizzata per fare pane di vario tipo; il lievito non era conosciuto e per lievitare la pasta di pane si usava l’avanzo della pasta del giorno precedente. I pani d’orzo servivano soprattutto alla fabbricazione della birra. Prelevati dal forno prima della completa cottura, venivano imbevuti di liquore di datteri e lasciati a fermentare; quindi venivano pressati e filtrati attraverso un setaccio: la bevanda ottenuta consisteva in una birra non molto alcolica che veniva conservata in giare accuratamente tappate.
Vino, Olio e Altri Prodotti
La coltivazione dell’uva, sia come frutto che per produrre il vino, è attestata in Egitto fin dall’Epoca Protodinastica, anche se come bevanda non ebbe mai la diffusione e l’importanza che ebbe invece la birra. Le scene che appaiono sulle pareti delle tombe ci mostrano che le vigne erano di solito a forma di pergolato e che la pigiatura dell’uva dopo il raccolto era eseguita con i piedi dentro grandi catini, proprio come si è fatto fino quasi ai giorni nostri.
La coltivazione dell’olivofu introdotta in Egitto dall’oriente solo nel Nuovo Regno, e anche dopo l’olio d’oliva non fu tra i più usati in cucina. Gli olii più utilizzati per condire e per friggere erano l’olio di sesamo, l’olio di lino e soprattutto l’olio baktratto dalla noce di moringa.
Orti e giardini erano molto diffusi nell’antico Egitto, anche di piccole dimensioni, sia presso le case dei contadini che nelle grandi ville dei ricchi dignitari. Veniva raccolta e apprezzata anche la frutta selvatica, come le giuggiole, simili alle ciliegie, e le noci di palma dum. Negli orti abbondavano numerose varietà di verdure, tra cui cipolle, porri, aglio, sedano, cetrioli e soprattutto ceci, fave e lenticchie, che erano elemento quotidiano dell’alimentazione degli antichi egiziani; i piselli comparvero solo con il Nuovo Regno. Particolarmente coltivata era la lattuga, i cui cespi raggiungevano grandi dimensioni: forse per questo motivo la lattuga era sacra al dio Min, protettore della fecondità.
Caccia, Pesca e Allevamento
La caccia e la pesca furono tra le attività più praticate nell’antico Egitto fin dall’Epoca Preistorica e naturalmente hanno sempre fornito carne e pesce per l’alimentazione degli egiziani. In epoca storica la caccia, almeno per quanto riguarda gli animali di grossa taglia, rimase come attività di tipo sportivo da parte dei ricchi nobili, che spesso si dedicavano a cacciare nel deserto o lungo il Nilo lepri, leoni, gazzelle, ippopotami, e così via. Rimase invece sempre molto praticata la caccia agli uccelli, non solo come divertimento di personaggi facoltosi, ma soprattutto per riempire, insieme al pesce, le mense delle famiglie dei ceti più bassi: si tratta soprattutto di piccioni, anatre, oche, gru e vari tipi di uccelli acquatici.
Le scene dipinte o in rilievo sulle pareti delle tombe, che dovevano ricreare la produzione di alimenti per la vita oltremondana del defunto, ci mostrano che alcuni tipi di uccelli venivano anche allevati: anatre, oche e gru appaiono rinchiuse in recinti con inservienti che introducono a forza nei becchi una specie di pastone cotto su bracieri, per far ingrassare i volatili; il modo più comune per cucinarli era di arrostirli sul fuoco infilzati sugli spiedi.
L’allevamento a scopo alimentare era praticato nell’antico Egitto soprattutto per i bovini, utilizzati anche per i lavori agricoli, e per ovini e caprini. Altri animali allevati per l’alimentazione erano i conigli e i maiali, ma la carne di questi ultimi era esclusa dalle offerte funerarie e da quelle dedicate alle divinità nei templi; nell’Antico Regno è attestato anche l’allevamento di alcune specie selvatiche, come le iene e le gazzelle.
Anche la pesca è oggetto di numerose scene sulle pareti delle tombe: il pesce era il cibo più comune per chi non poteva permettersi quotidianamente la carne, anche se compare pure sulle tavole dei ricchi, ed era molto facile procurarselo, essendo il Nilo molto pescoso. Le tecniche di pesca erano diverse, ma la più usata era quella con la rete a strascico, che consisteva in una barca che attraversava il corso d’acqua trainando una rete e ritornava al punto di partenza richiudendola e imprigionando i vari pesci. La pesca con la lenza, con o senza canna, era ritenuta perlopiù un divertimento per i facoltosi dignitari, che la praticavano nei laghetti artificiali dei giardini delle loro ville.
Sulla riva, come per gli uccelli, i pesci venivano aperti, puliti dalle interiora, appesi a seccare e infine posti sotto sale dentro grandi giare per la conservazione; il pesce fresco era invece cucinato di solito arrosto o lessato. Dalle uova dei muggini era ricavata anche una specie di bottarga: le uova estratte durante la pulitura dei pesci venivano salate e quindi appallottolate e pressate. Oltre ai muggini, il Nilo era ricco di anguille, carpe, tilapia e pesci gatto; sulle tavole d’offerta funerarie però i pesci non compaiono mai; il vero motivo di questa esclusione è sconosciuto.
Il Vino nell'Antico Egitto
Tutankhamon era abituato a bere vino perché questa era la bevanda principale della classe nobile nell'antico Egitto. Come avviene anche oggi, il vino era considerato superiore alla birra e costava infatti cinque volte di più. Aveva una sua divinità, la dea Hathor, come dimostrano le liste delle offerte nei templi e nelle tombe.
Le tombe sono ricche di rilievi e pitture che raffigurano le diverse fasi della produzione del vino nei minimi dettagli: la raccolta nei vigneti del delta e delle oasi, lo stivaggio dell'uva nei grandi tini di pietra, legno o argilla, la pigiatura con i piedi, ancor oggi il modo migliore per produrre vino più puro dato che i semi e i graspi non vengono mescolati con il succo d'uva. Dalla Quinta Dinastia (2500 a. C.) si trovano rappresentate con una certa frequenza delle scene di vendemmia. Da queste raffigurazioni si vede che il tipo di coltivazione predominante è quella a pergola, con armatura formata da pali forcuti, anche se non mancano viti a cespuglio.
L'uva era vendemmiata in cesti, che poi venivano vuotati in larghe vasche , dove cinque o sei persone pigiavano, aggrappandosi ad un sostegno. Le vinaccevenivano torchiate per mezzo di torchi a secco. La fermentazioneavveniva in anforeaperte. Una volta terminata la fermentazione, il vino veniva posto in anfore che venivano chiuse e sigillate.
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