L'Alimentazione della Pecora: Fabbisogno Nutrizionale per un Allevamento Ottimale

Se si desidera allevare pecore, è fondamentale considerare la loro alimentazione. Quest'ultima, come per tutti gli animali da allevamento, deve contenere i nutrienti adeguati per sostenere il loro corpo e preservare la loro salute. È essenziale integrare un sistema di allevamento naturale degli ovini, per assicurare il benessere dell'animale e ottimizzare la sua produttività.

Con il termine "pecora" ci si riferisce generalmente alle varie razze appartenenti alla specie del mammifero Ovis aries. Si tratta di animali ruminanti, con un sistema digestivo composto da quattro stomaci. Le pecore si distinguono per la loro agilità e resistenza, pur essendo dotate di una notevole capacità di apprendimento. L'uomo si dedica all'allevamento di pecore da molti secoli.

Tutte le razze di pecore possono essere produttive se allevate in condizioni ottimali. È consigliabile conoscere meglio i vari tipi prima di dedicarsi alla loro riproduzione. È possibile ottimizzare l'investimento scegliendo la razza più adatta alle proprie aspettative o esigenze di business, anche perché il fabbisogno nutritivo è differente. La quantità bilanciata di cibo ingerito varia in base all'età, al sesso, alle dimensioni e allo scopo dell'allevamento.

L'alimentazione gioca un ruolo di primaria importanza nello sviluppo di un allevamento sano e naturale. Allevare pecore significa mantenerle ben nutrite, garantendo il loro benessere e la loro salute, con tutti i vantaggi che ne derivano per l'ottimizzazione della produzione. La razione alimentare deve tener conto della frazione di mantenimento, di accrescimento per gli animali giovani e di produzione per gli adulti. Anche per gli ovini si sta affermando la tecnica nutrizionale del piatto unico o unifeed.

Il bestiame ovino allevato allo stato brado di solito pascola almeno otto ore al giorno. Pertanto, la nutrizione di una pecora in ambienti ridotti deve offrire sufficiente foraggio per compensare il deficit di pascolo naturale. La dieta quotidiana delle pecore dovrebbe favorire il consumo di fieno di buona qualità come componente principale. Se si tratta di un allevamento intensivo, dopo il periodo colastrale si ricorre all'alimentazione a base di latte ricostituito, mentre nei sistemi tradizionali gli animali beneficiano dell'allattamento materno per più tempo. Alla fase dello svezzamento fa seguito quella dell'ingrasso, praticata soprattutto tramite la somministrazione di mangimi concentrati negli allevamenti stanziali.

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Dopo 4 o 5 mesi, l'agnello pesa circa 45 kg e consuma circa 90 kg di mangime concentrato a capo, oppure si nutre al pascolo. Un discorso a parte meritano gli ovini destinati alla produzione di latte. Oltre alla razione di mantenimento, che viene calcolata sul peso vivo dell'animale, è necessario calcolare la razione di produzione, che varia a seconda della quantità di latte prodotta. La produzione di latte per ogni capo può variare tra 1 e 3 litri al giorno.

I mammiferi ruminanti richiedono un'idratazione abbondante per mantenersi in buona salute. Per questo motivo è fondamentale lasciare sempre una quantità di acqua fresca e pulita sufficiente per tutto il giorno.

Fasi Critiche e Riserve Corporee

Durante il suo ciclo produttivo, la pecora sperimenta fasi di sotto-nutrizione, generalmente a fine gravidanza-inizio lattazione, e sovra-nutrizione, specialmente nelle fasi media ed avanzata della lattazione. In queste fasi si ha una mobilizzazione o accumulo di riserve corporee, che sono componenti labili dell'organismo (acqua, grassi, proteine e minerali), che possono essere, entro un certo limite, utilizzati o stoccati nell'organismo. Il grasso corporeo è quello che varia percentualmente di più nel corso del ciclo annuale.

I grassi, quando si accumulano, sono immagazzinati principalmente nel tessuto sottocutaneo e nei tessuti adiposi interni. Nelle pecore da carne predominano i primi, in quelle da latte i secondi. Quando sono mobilizzati, i grassi, trasformati in glicerolo ed acidi grassi, vengono utilizzati come fonte energetica e, in lattazione, vanno a costituire i grassi del latte. Nelle pecore da latte si assiste, nella fase di allattamento (30-40 giorni), alla mobilizzazione di 3-5 kg di grasso corporeo che soddisfano la produzione di circa 20-40 litri di latte.

Quando la mobilizzazione è eccessiva o prolungata oltre l'allattamento, la pecora defedata può però ridurre la produzione in modo marcato, o, se di buon valore genetico, mantenere la produzione ma andare incontro ad una situazione di immunodeficenza che favorisce l'instaurarsi di patologie.

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Body Condition Score (BCS)

Le riserve corporee ed, in particolare, i grassi possono essere stimati con il metodo di valutazione dello stato di ingrassamento o del body condition score (BCS). Sulla base di una griglia di valutazione, si attribuisce all'animale un punteggio che va da 1 a 5, dove 1 indica un animale molto magro e 5 indica un animale molto grasso. È possibile assegnare anche frazioni di punto, ma è necessario essere formati ed adeguatamente addestrati all'esecuzione del rilievo perché il metodo dia risultati affidabili e confrontabili.

L'importanza del BCS si riflette su:

  • Fertilità: le pecore magre tendono a minori livelli di fertilità e ritardano la monta utile.
  • Sopravvivenza embrionale e fetale: il mantenimento di una buona condizione nella fase intermedia e finale della gravidanza sembra associato a maggiori pesi alla nascita degli agnelli e migliore sopravvivenza peri-natale.
  • Produzione di latte: nelle pecore da carne allattanti, un BCS medio-elevato al parto tende ad essere associato a buone performance di accrescimento degli agnelli allattati.

Il BCS deve essere valutato:

  • Ad un mese dal parto atteso, per la verifica dell'adeguatezza dell'alimentazione in fase intermedia di gravidanza e la programmazione dei gruppi di parto e della loro dieta nella fase finale.
  • Negli arieti, almeno tre volte: 2 mesi prima della monta, all'inizio della monta, e a metà stagione di monta.

Benché la letteratura scientifica dia supporto all'applicazione del BCS per migliorare la gestione alimentare delle pecore, la sua diffusione presso le aziende ovine è ancora carente. Questo è dovuto a:

  • Difficoltà di standardizzare i rilevatori tra loro.
  • Difficoltà di registrare i dati e quindi di svolgere confronti entro- e tra animali in differenti stadi, o in differenti gruppi a diversa alimentazione.
  • Difficoltà a valutare il BCS nella fase immediatamente precedente il parto.

Per migliorare la facilità di apprendimento e di standardizzazione del metodo è stato proposto l'uso di modelli tridimensionali di aree lombari di pecore. Circa il problema della registrazione ed archiviazione dei dati, questo potrebbe risolversi attraverso l'uso di tablet, con programmi di larga diffusione, adattati affinché i dati forniscano automaticamente grafici di facile lettura e dati sintetici sulla condizione dei gruppi e del gregge, o di smartphone o tablet con programmi specifici per la gestione di dati relativi al BCS, ai risultati della diagnosi di gravidanza ed altro.

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Infine, per implementare la maggiore precisione del peso come indicatore delle riserve corporee in pecore in fase avanzata di gravidanza, il progetto SheepNet propone delle soluzioni basate sull'uso di bilance digitali che consentono sia di leggere il bolo degli animali e di registrarne il peso che di gestire gli animali in gruppi, con l'ausilio di cancelletti separatori automatici.

Il BCS ottimale delle pecore varia con il periodo fisiologico e la razza. Per un'adeguata efficienza riproduttiva alla monta dovrebbe essere di 3,0-3,5 per le pecore da latte e 3,5- 4,00 per quelle da carne e per gli arieti.

Il Momento Critico della Lattazione

Negli allevamenti di pecore da latte ci stiamo avvicinando ad un periodo fondamentale: il parto e la lattazione. Questa fase richiede un attento bilanciamento nutrizionale per poter ottimizzare la produzione lattea ed arrivare in forma alla successiva stagione di monta. La qualità dell'alimentazione in questa fase influisce direttamente sulla resa economica dell'allevamento e sulle performance degli agnelli che, nelle prime settimane di vita, possono dipendere interamente dal latte materno.

Durante la lattazione, le pecore hanno un fabbisogno energetico e proteico molto elevato, mentre la loro capacità di ingestione è limitata, specialmente nelle prime settimane dopo il parto. Questo può portare a deficit energetici, perdita di peso e calo della fertilità se non si adottano strategie nutrizionali mirate.

Efficienza Alimentare: la Chiave per un Allevamento Redditizio

Uno degli aspetti più rilevanti nella gestione nutrizionale delle pecore in lattazione è l'efficienza alimentare, ovvero la capacità dell'animale di convertire l'alimento ingerito in latte. Le leve principali per ottimizzare l'efficienza alimentare sono:

  • Scegliere la giusta concentrazione energetica della razione, con un bilanciamento ottimale tra amido, zuccheri e grassi.
  • Usare foraggi di alta qualità, evitando eccessive quantità di fibre strutturate che riducono l'efficienza digestiva.
  • Integrare proteine ad alto valore biologico, proteggendole dalla degradazione ruminale per massimizzare la disponibilità intestinale.
  • Apportare oligoelementi e vitamine in maniera adeguata.

Preparazione al Parto: la Base per una Lattazione Ottimale

La lattazione delle pecore non inizia solo dopo il parto, ma è influenzata direttamente dall'alimentazione nelle ultime settimane di gravidanza. Un razionamento bilanciato in questa fase è determinante per garantire una produzione di latte abbondante e persistente, evitando cali produttivi nelle settimane successive al parto.

Uno studio ha dimostrato che una corretta strategia nutrizionale pre-parto porta a:

  • Maggiore produzione lattea, con un avvio più rapido e una persistenza più lunga.
  • Colostro di migliore qualità, con più energia e nutrienti essenziali per la salute dell'agnello.
  • Pecore in migliori condizioni corporee, con un migliore bilancio energetico per sostenere la lattazione.

L'aggiunta di fonti energetiche concentrate, proteine ad alta disponibilità e oligoelementi essenziali nella dieta pre-parto aiuta a prevenire il deficit energetico post-partum e a massimizzare la resa del latte.

Il Pascolo: un Ecosistema Complesso

Il pascolo è un ecosistema fortemente antropizzato, costituito da componenti che sono a loro volta sistemi complessi (animale, vegetazione, suolo, atmosfera). L'animale e il pascolo hanno una forte interazione fra loro: il primo regola la propria ingestione di erba a seconda della quantità e qualità del pascolo, quest'ultimo cresce in funzione alla pressione di pascolamento. L'allevatore ha il difficile compito di monitorare e gestire lo sviluppo del pascolo e il suo utilizzo da parte degli animali, applicando le migliori tecniche disponibili al fine di ottenere la massima efficienza alimentare del proprio gregge.

Per poter gestire al meglio la risorsa pascolo è necessario una conoscenza da parte dell'allevatore del comportamento alimentare dell'animale, della composizione e della variazione dell'erba durante il ciclo produttivo e della risposta animale alla alimentazione con erba da pascolo. L'erba infatti, è un alimento in divenire, che modifica che cambia in quantità e qualità continuamente. Dal punto di vista del razionamento è considerato l'alimento più economico e di maggior valore nutrizionale: quando è giovane, il suo valore energetico è simile a quello di un concentrato ma il suo costo, a parità di valore nutritivo, è nettamente inferiore a quello dei concentrati.

A causa della variabilità nella quantità e qualità dell'erba disponibile e della necessità di evitare che essa comporti carenze o eccessi nutrizionali, negli allevamenti ovini da latte è pratica comune integrare l'alimentazione al pascolo con la somministrazione di foraggi conservati (fieni o insilati) e con alimenti concentrati. In particolare negli ovini da latte la maggior parte delle difficoltà di bilanciare l'uso del pascolo nella dieta per gli ovini si verificano con erbe in stadio fenologico giovanile, disponibili nel periodo di fine inverno e inizio primavera.

In questa fase il gregge ha generalmente elevati fabbisogni alimentari dovuti a elevati livelli produttivi e l'erba è ricca in proteina solubile e le frazioni fibrose sono velocemente degradabili. Massimizzare l'ingestione di erba in questi casi vuol dire spesso esporre gli animali a eccessi proteici che sono associati a numerose dismetabolie e problemi sanitari, tra cui diarree, affaticamento del fegato e riduzione delle difese immunitarie oltre a maggiore incidenza di zoppie, mastiti, edemi mammari, con animali nel complesso più deboli e meno produttivi. Nel caso in cui gli eccessi proteici avvengano nel periodo della monta (pascolamento su leguminose irrigue) si riscontrano anche problemi di minore fertilità o rissorbimenti embrionali.

I maggiori problemi sono causati da due fattori principali: il primo è il fatto che l'eccesso proteico causa un elevato richiamo di liquidi nel lume intestinale, che è la principale causa delle feci molli e delle diarree, le quali a loro volta favoriscono la proliferazione di microrganismi patogeni, il contagio tra animali e la contaminazione del latte. Il secondo è che la degradazione delle proteine a livello ruminale che comporta la produzione di elevate quantità di ammoniaca che in levate concentrazioni è una molecola fortemente tossica per l'organismo. Al fine di ridurre tale effetto l'ammoniaca è trasformata nel fegato in urea che viene poi smaltita con l'escrezione urinaria. A eccesso proteico nella dieta corrisponde una maggiore concentrazione di urea nel latte e nel plasma degli animali.

Una piccola quota di urea passa anche nel latte infatti risulta essere uno dei principali indicatori nutrizionali per l’alimentazione degli animali al pascolo. L’elevato contenuto in proteine è frequente sia nelle leguminose che nelle graminacee. Per ovviare al problema dell’eccesso proteico la soluzione più immediata praticata dall’allevatore è quella di ridurre al minimo il pascolamento, specialmente durante i periodi in cui l’erba è giovane e ricca di proteine o sono presenti nei pascoli molte leguminose;con questo approccio il tempo di pascolamento si riduce notevolmente, fino a un’ora, o mezzora,per due volte al giorno.

Questo comporta inevitabilmente la sostituzione del pascolo con altri alimenti, per cui maggiore uso di concentrati e fieni, aziendali o acquistati sul mercato. Come detto precedentemente, il pascolo, se di buona qualità e se gestito in maniera razionale, rappresenta l’alimento più economico e di maggior valore nutrizionale a disposizione dell’allevatore, per cui una riduzione nell’utilizzo dello stesso potrebbe causare una inefficienza economicaper aumento del costo razione oltre che uno spreco di scorte. Inoltre, come dimostrato da diversi studi, la qualità del latte migliora in maniera sostanziale se gli animali hanno accesso all’erba. E’ quindi necessario trovare dei sistemi razionali di gestione del pascolamento che da un lato consentano di evitare le conseguenze dovute a un eccesso di proteina della dieta e dall’altro di ottimizzare massimizzare il consumo di erba da pascolo per ridurre i costi della razione e l’uso di fieni e alimenti concentrati.

Il Terzo Pasto

Da diversi anni si è diffusa negli allevamenti di ovini da latte l’introduzione nella dieta alimentare del cosiddetto terzo pasto. Le pecore vengono mandate al pascoloa fine mattina per evitare l’ingestione di erba bagnata dalla rugiada. L’adozione del terzo pasto non comporta obbligatoriamente (anche se potrebbe consentirlo) un uso di maggiori quantità di alimenti somministrati. Se, ad esempio, si somministrano 300 grammi di concentrato per mungitura, con la stessa quantità giornaliera si possono fare 3 pasti (le due mungiture + il terzo pasto prima del ingresso al pascolo) da 200 grammi ciascuno.

Come terzo pasto sarebbe utile la somministrazione di carboidrati amilacei o ricchi in fibra digeribile, tuttavia i secondi sono da preferire per il ridotto rischio di acidosi e l’apporto di fibra ruminabile. Uno degli alimenti più utilizzati e riconosciuti adeguati per l’integrazione di terzo pasto sonole polpe di barbabietola. Le polpe di bietola hanno un contenuto energetico pari a circa l’85% della granella di mais ma con simile contenuto proteico. L’elevato valore nutritivo delle polpe di barbabietola è dovuto alla elevata quantità di carboidrati strutturali (pectina, emicellulosa e cellulosa) velocemente fermentescibili.

Le pectine, molto presenti nelle polpe, hanno la caratteristica di fermentare nel rumine principalmente in acetato, senza stimolare la produzione di propionato e acido lattico e, grazie anche all’elevata capacità di scambio cationico, hanno un elevato effetto tampone che riduce il rischio in di acidosi. La tecnica mangimistica potrebbe favorire notevolmente le potenzialità del terzo pasto. Infatti non è escluso che una combinazione adeguata di materie prime consenta di ottenere ulteriori benefici dal terzo pasto, soprattutto per la sincronizzazione delle fermentazioni ruminali durante le ore di pascolamento.

Utilizzare diverse combinazioni di carboidrati amilacei e fibrosi di diversa velocità di degradazione, da utilizzare nel terzo pastodegliovini potrebbe consentire di fornire al microbiota ruminale substrati energetici fermentescibili da fermentare in un intervallo lungo abbastanza per sfruttare le proteine solubili del pascolo edi prolungare il tempo di pascolamento su pascoli di erba molto giovane o prati di leguminose. La composizione della miscela dovrebbe variare in funzione della qualità dell’erba. A tal proposito sono attualmente in corso degli studi presso la Sezione di Scienze Zootecniche del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari per identificare le combinazioni di carboidrati più adeguate per l’integrazione del pascolo con la tecnica del terzo pasto al fine di aumentare la produzione degli animali massimizzando l’ingestione di erba e riducendo i danni da eccessi proteici.

Oltre al discorso legato alla miscela di materie prime, un ulteriore contributo potrebbe essere fornito dalla formulazione di mangimi complementari specifici con l’eliminazione degli svantaggi offerti dall’utilizzo da una sola materia prima, come descritto a proposito delle polpe di bietola o dalla gestione di materie prime multiple in azienda. L’utilizzo del terzo pasto in questi termini dovrebbe portare ad un aumento della ingestione totale giornaliera di erba che potrebbe: andare a vantaggio della produttività dell’allevamento (aumento della ingestione totale e maggiore produzione di latte) o della riduzione dei costi di alimentazione (aumento della ingestione di erba, possibilità di riduzione della supplementazione di fieni e concentrati senza nessuna variazione della produzione di latte). In entrambi i casi è atteso un aumento della redditività del gregge.

Massimizzando l’ingestione di erba e utilizzandodiversi co-prodotti dell’agroalimentare nella formulazione di miscele e mangimi complementari, oltre a migliorare le performance animali, si contribuirebbe notevolmente alle performance ambientali del settore zootecnico. Infatti,i co-prodotti agroalimentari in genere esoprattutto quelli fibrosi per l’alimentazione dei ruminanti, sostituisconoparte di concentrati (quali il mais, la soia, cereali e altre granelle) utilizzabili per l’alimentazione umana. Questo genera come beneficio la riduzione della competizione tra uso di alimenti per l’uomo e per gli animali (competizione food-feed) in termini diretti sui mercati degli alimenti e in termini indiretti sull’uso della terra da destinare a colture per l’alimentazione umana o animale.

Il ricorso al terzo pasto offre diversi vantaggi per lo stato sanitario degli animali e per la ottimizzazione della risorsa pascolo. In genere vengono utilizzate a questo scopo le polpe di bietola che presentano diversi problemi di gestione per la loro preparazione e per i limiti dell’uso di una sola materia prima. L’approfondimento del ruolo dei carboidrati di diversa origine (fibrosi o amilacei) e a diversa velocità di degradazione ruminale consentirà di identificare la migliore combinazione di alimenti da terzo pasto.

Unaformulazione corretta del terzo pasto prima del pascolamento dovrebbe massimizzare l’ingestione di erba al pascolo e ridurre i danni da eccesso proteico oltre che favorire la riduzione dell’uso di fieni e concentrati senza perdite di produzione.

Tabella riassuntiva dei vantaggi del terzo pasto
Vantaggi Descrizione
Stato sanitario degli animali Riduzione dei danni da eccesso proteico
Ottimizzazione della risorsa pascolo Massimizzazione dell'ingestione di erba
Riduzione dei costi Possibilità di ridurre l'uso di fieni e concentrati
Performance ambientali Utilizzo di co-prodotti agroalimentari

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