L’alimentazione delle vacche da latte si basa sull'utilizzo di alimenti ottenuti dalle coltivazioni aziendali o nell’ambito del territorio di produzione del latte del GRANA PADANO D.O.P., come individuato all’articolo 3.
Il benessere dei bovini dipende anche dall’alimentazione, siano essi allevati al pascolo o in stalla, in modo estensivo, biologico o intensivo. Un attento monitoraggio dell’alimentazione del bestiame è un dovere per gli allevatori. Così facendo possono ritoccare e adattare regolarmente la razione della mandria per ottenere migliori risultati in termini di profitto.
L’alimentazione del bestiame infatti deve essere personalizzata a seconda dell’età del capo di allevamento, del suo stato di salute e della fase del ciclo vitale che sta affrontando.
Restringendo il campo alle sole vacche da latte, possiamo dire che alcuni accorgimenti messi in atto rispetto alla dieta possono aumentare la produzione di latte in modo cospicuo. Cosa dare alle vacche per aumentare la produzione di latte? ECM per monitorare la produttività delle vacche da latte Come ottimizzare la produttività delle vacche da latte in funzione del costo alimentare?
Il buon allevatore è colui che riesce a osservare il comportamento delle bovine, monitorandone la produzione di latte, e intervenendo in caso di bisogno con piccoli accorgimenti utili a raggiungere un miglioramento dei risultati.
Leggi anche: Cosa Mangiare con le Emorroidi
L’ECM è un indicatore molto accurato per misurare e valorizzare la produttività della mandria. È infatti quel valore che tiene di conto non solo della quantità di latte prodotto, ma anche dei titoli di grasso e delle proteine. Analizzando le performance delle vacche da latte attraverso questo valore, sarà semplice capire se dover intervenire e dove per eventualmente migliorare la produttività delle bovine. Occorre dunque osservare costantemente la mandria per ottenere importanti indicazioni su come agire.
Proteine e Acidi Grassi Volatili (AGV)
Come detto, alcuni accorgimenti del tutto naturali possono davvero essere importanti per aumentare la produttività delle vacche da latte. Ma facciamo un piccolo passo indietro puntando i riflettori sulle proteine assunte dalle vacche da latte attraverso l’alimentazione. Sappiamo che vengono in parte degradate dalla microflora ruminale per produrre proteina batterica e ammoniaca. Le proteine non degradate nel rumine e la proteina batterica vengono successivamente digerite e assorbite dall’intestino.
In questo modo saranno successivamente utilizzate per la produzione di latte. Proprio alla luce di questo processo, è semplice comprendere che l’apporto di proteine nel mangime delle bovine da latte e il livello di degradazione ruminale debbano essere messi a punto per fare in modo che il corretto quantitativo di amminoacidi essenziali possa essere disponibile per l’assorbimento intestinale. Così facendo si ottimizzeranno le performance delle vacche da latte che produrranno maggiori quantità di latte destinato al commercio.
Un altro ruolo fondamentale nella produzione di latte da parte delle vacche è svolto dagli acidi grassi volatili (AGV). Sono prodotti dalle fermentazioni ruminali e sono responsabili di buona parte dell’energia a disposizione dei ruminanti. Un corretto bilanciamento tra questi acidi è molto importante nell’ottica di una maggiore produzione di latte. Ecco allora che facendo attenzione a queste due variabili, ovvero proteine e acidi grassi volatili, è possibile ottimizzare la produzione di latte da parte delle vacche.
Occorre però tenere presente anche un altro ulteriore aspetto molto importante: proteine e AGV sono fortemente collegati tra di loro. La produzione di proteina microbica richiede infatti energia. Ecco perché questi due fattori vanno attentamente bilanciati affinché il processo di produzione del latte da parte delle vacche possa garantire i migliori risultati dal punto di vista qualitativo e quantitativo.
Leggi anche: Gastrite: Cosa Non Mangiare
Efficienza Proteica ed Energetica nel Rumine
Alcuni specifici prodotti fitogenici aggiunti alla dieta possono svolgere un ruolo determinante. Il consiglio dunque è quello di puntare su quelli per ottenere buoni risultati in termini di prodotto ottenuto dai capi di allevamento. Di seguito un breve elenco dei prodotti che a oggi vengono considerati decisamente efficaci per raggiungere l’obiettivo di una maggiore produzione di latte:
- Tannini: sono dei composti polifenolici complessi che hanno come principale funzione quella di legare tra loro le proteine.
- Spezie: stimolano la salivazione e sono responsabili dell’aumento del tamponamento del PH ruminale. Se somministrate con cura, anche le spezie si rivelano un prezioso aiuto per ritoccare l’alimentazione delle vacche da latte ottenendo una maggiore produzione di latte.
Oligoelementi Essenziali
Gli oligoelementi (cobalto, rame, iodio, ferro, manganese, molibdeno, selenio e zinco) sono da tempo considerati nutrienti essenziali per gli animali da reddito. Nel caso dei bovini da latte, i fabbisogni standard maggiormente accreditati sono quelli riportati dal Nutrient Requirements of Dairy Cattle (NRC, 2001).
Le funzioni metaboliche svolte dai minerali sono numerose: nel caso degli oligoelementi rientrano primariamente nelle categorie catalitica (come componenti di enzimi ed ormoni) e regolatoria (legata ai processi di replicazione cellulare).
Ruolo Specifico degli Oligoelementi
- Rame (Cu): Importante per prestazioni riproduttive ottimali. La carenza è associata a ridotto tasso di concepimento, infertilità, anaestro e riassorbimento fetale.
- Zinco (Zn): Implicato in numerosi sistemi come componente o attivatore enzimi, influenzando espressione genica, crescita, sintesi di ormoni, metabolismo, controllo dell’appetito, fertilità, funzione immunitaria e metabolismo della vitamina A. La carenza può causare ritenzione di placenta, ridotto tasso di concepimento, distocia, aborto, malformazioni, ridotto peso vivo e scarsa vitalità alla nascita.
- Manganese (Mn): Associato ai parametri riproduttivi in termini di ovulazione ottimale, concepimento e mantenimento della gravidanza. La carenza è associata ad anaestro.
- Selenio (Se): Necessario per crescita, fertilità e nella prevenzione di molte patologie. Migliora l’involuzione uterina e riduce il manifestarsi di ritenzioni di placenta, cisti ovariche, metriti e mastiti. La carenza determina bassi livelli di immunoglobuline e minor funzionalità leucocitaria.
Forme Organiche vs. Inorganiche degli Oligoelementi
Tradizionalmente Zn, Cu, e Mn sono impiegati come sali inorganici, principalmente solfati ed ossidi. Una tendenza relativamente recente è la sostituzione (quanto meno parziale) dei sali inorganici con fonti di oligoelementi organiche. In tale forma il minerale è legato ad una molecola organica, principalmente aminoacidi e proteine.
Il principale beneficio legato all’impiego di oligoelementi in forma organica risiede nel fatto che sono meno soggetti a dissociazione lungo il tratto enterico, con minor probabilità di formare composti indigeribili. Alcune prove in vitro hanno dimostrato che i microminerali in forma organica sono assorbiti nel piccolo intestino in maniera più efficace rispetto ai sali inorganici.
Leggi anche: Consigli Alimentari per l'Helicobacter
Sebbene i risultati di biodisponibilità siano variabili, in generale si denota una migliore produttività e salute nel caso di utilizzo di forme organiche. I benefici di tali oligoelementi includono miglioramenti in termini di accrescimento, produzione lattea, fertilità e minor concentrazione di cellule somatiche.
Importanza della Struttura Fisica della Razione
Un altro fattore fondamentale è la struttura fisica della razione, in pratica il suo contenuto in fibra “lunga” capace di esercitare una funzione dietetica a livello ruminale e intestinale: la cosiddetta “phisically effective fibre” degli anglosassoni (peNDF), costituita dall’NDF di alimenti le cui particelle siano di almeno 4 o, ancora meglio, di 8 mm. In tal modo il bovino è costretto a masticare e ruminare la dieta per diverse ore al giorno (8-12), producendo saliva che è il tampone naturale contro l’acidosi ruminale.
Detta così sembrerebbe una cosa scontata, ma non lo è affatto: pensiamo solo al problema derivante dal fatto che non alimentiamo mai un singolo animale, ma un gruppo di capi, distinguendo al massimo tra categorie di bestiame: vitelli da latte, manzette, manze gravide, vacche in asciutta, vacche in transizione, vacche in lattazione a diversi stadi e livelli produttivi.
Per assicurare una razione il più possibile adeguata alle vacche più produttive di un gruppo di lattifere e non penalizzare così gli animali più performanti, dovrò formulare una dieta più spostata verso i fabbisogni nutritivi di quelle più produttive, che non impostata su quelle con produzione pari alla media del gruppo stesso.
Nella vacca da latte ad alta produzione l’amido è fondamentale per assicurare energia rapidamente fermentescibile, ma attenzione a non superare il 27-28% s.s.
Nella bovina in asciutta andranno evitati alimenti ricchi di calcio (es. erba medica, polpe di bietola, carbonato di calcio, razione delle lattifere, ecc.) che favorirebbero l’ipocalcemia nel dopo parto e quindi il collasso puerperale. In asciutta è consigliabile un rapporto stretto Ca:P.
Sempre in asciutta vanno evitate diete troppo energetiche che predispongano la bovina alla chetosi a inizio lattazione, mentre nel dopo parto è bene mettere a disposizione delle vacche del fieno lungo, o almeno inserirlo trinciato nell’unifeed per avere un NDF totale del 35-38% s.s.
Anche se l’energia e le proteine sono i due pilastri della nutrizione e alimentazione animale, non va sottovalutata l’importanza dei minerali (macro e micro) e delle vitamine, per assicurare uno stato di benessere effettivo nell’animale.
Fattori Ambientali e Gestionali
Lo spazio alla mangiatoia (min 70 cm per le vacche frisone e 50 per le manze) e il numero di mangiatoie (una per capo) lungo la corsia di alimentazione sono estremamente importanti per il benessere degli animali, soprattutto i più giovani, piccoli e al fondo della scala gerarchica.
I vitelli andrebbero alimentati almeno tre volte al giorno, meglio se di più, per esempio tramite sistemi automatici di allattamento. Anche per le vacche in lattazione una somministrazione della dieta più volte al giorno è benefica per il benessere dell’animale, il livello di ingestione e la produzione lattea.
Un’alimentazione non corretta (carente, eccessiva, squilibrata, apportatrice di sostanze indesiderate e nocive, ecc.) si ripercuote negativamente sul sistema immunitario, deprimendolo.
Grana Padano DOP: Alimentazione e Territorio
Almeno il 75% della sostanza secca dei foraggi della razione giornaliera deve provenire da alimenti prodotti nel territorio di produzione del latte, così come individuato all’art. La denominazione di origine protetta, come stabilito dal Reg. UE n.
Alcune tecniche di produzione dei fieni come la “disidratazione” possono comportare la presenza di frazioni di vegetale inferiore ad 1 cm, ad esempio a seguito della produzione della farina o dei pellet.
Con l’approvazione e pubblicazione della modifica del Disciplinare di fine 2019 è possibile mungere le vacche grazie all’accesso libero ad un sistema automatico di mungitura.
Con riferimento all’articolo 4 del Disciplinare non sono previste a breve delle modifiche, qualora vi fossero proposte di modifica legate ad esempio all’introduzione di foraggi e/o materie prime e/o additivi non attualmente contemplati l’iter richiede la valutazione per confronto della rispondenza della qualità formaggio sperimentale ottenuto con l’alimento o additivo zootecnico oggetto di novità.
Il Microbioma Ruminale e la Biomassa
Ciò che viene assimilato dalle vacche da latte è dato dalle sostanze che sono il risultato delle fermentazioni che avvengono all’interno del rumine a opera del microbioma ruminale. Si tratta di un complesso ecosistema costituito in massima parte da batteri (oltre 200 specie diverse), alcune specie di protozoi e funghi, tutti accomunati dalla caratteristica di vivere in assoluta o parziale assenza di ossigeno.
La biomassa ruminale, è assorbita nell’intestino della vacca da latte e rappresenta la proteina metabolizzabile.
Fabbisogno Nutrizionale dei Bovini da Latte a Secco
La quantificazione delle richieste alimentari deve essere effettuata distinguendo il fabbisogno relativo a diversi momenti fisiologici: mantenimento, accrescimento, gestazione e produzione di latte. Si tratta ovviamente di una semplificazione perché in alcuni periodi i momenti fisiologici si sovrappongono (è il caso ad esempio del mantenimento che è sempre contemporaneo alle produzioni). In questi casi succede che gli effetti sui vari tipi di fabbisogni alimentari vengano ad aggiungersi l’uno all’altro.
Possiamo dire che la somma dei singoli fabbisogni rappresenta le esigenze in toto dell’animale in un dato momento e indica, con precisione, quali dovranno essere gli apporti nutrizionali della razione in termini di energia, proteine, minerali e vitamine.
Tipi di Fabbisogno
- Fabbisogno Energetico: Si riferisce alla quantità complessiva di energia che l’animale richiede in un dato momento produttivo; è espresso in unità foraggere latte.
- Fabbisogno Proteico: Può essere espresso in proteine grezze (PG), proteine digeribili (PD) e proteine digeribili intestinali (PDI). Oltre i 30 Kg di latte si suggerisce di misurare il fabbisogno proteico in PDI.
- Fabbisogno in Fibra: Per garantire una corretta funzionalità ruminale occorre poi considerare il fabbisogno in fibra con la fibra grezza che non deve essere inferiore al 17-18%.
- Fabbisogno in Minerali e Vitamine: Le quantità di calcio e fosforo variano con alcune variabile da ritrovare nel peso dell’animale, nel suo stato fisiologico, nell’entità e nella qualità della produzione, per cui il calcolo del fabbisogno deve essere particolarmente accurato. Per tutti gli altri minerali e vitamine il fabbisogno può essere stimato sulla base dello stadio fisiologico dell’animale.
Materie Prime Utilizzabili
Le materie prime che possono essere utilizzate nell’alimentazione dei bovini da latte a secco sono varie. Tra queste ecco mais, orzo, avena, frumento, triticale, segale e sorgo, semi di soia, lino, girasole. E ancora, farine delle essenze foraggere ammesse, polpe secche di bietola, semi di fava, favino e pisello proteico. La cosa fondamentale è la qualità. Materie prime scadenti hanno ripercussioni negative sullo stato di benessere dell’animale che si ripercuotono poi anche sui costi da affrontare da parte dell’allevatore.
Influenza dell'Alimentazione sulla Qualità del Latte
Quando assaggiamo un pezzo di Parmigiano Reggiano DOP, spesso pensiamo solo al suo gusto unico: intenso, ricco, inimitabile. Ma pochi sanno che tutto parte molto prima della lavorazione in caseificio: dalla dieta delle bovine da latte. Il modo in cui le mucche vengono nutrite è fondamentale, perché la qualità del latte dipende direttamente da ciò che mangiano. Per ottenere un latte adatto alla produzione del Parmigiano Reggiano, le bovine devono seguire una dieta equilibrata, ricca di fibre e nutrienti.
Oltre al fieno, le vacche ricevono anche cereali e legumi, che apportano energia e proteine. Ogni stalla che produce latte per il Parmigiano Reggiano è sottoposta a controlli rigorosi. L’alimentazione delle bovine è un tassello fondamentale per mantenere alta la qualità del Parmigiano Reggiano DOP.
L’alimentazione delle bovine è determinante nell’influenzare il tenore di grasso del latte. Le strategie nutrizionali che ottimizzano la funzionalità ruminale portano anche a massimizzare la produzione e la qualità del latte. Per leggere in modo critico la situazione è opportuno iniziare effettuando un’analisi individuale dei controlli funzionali, considerando i livelli di grasso e proteina in funzione dei giorni di lattazione e del livello produttivo.
Dalla fermentazione della fibra nel rumine si producono acidi grassi volatili (AGV), principalmente acetato e butirrato, che sono alla base degli acidi grassi a corta catena presenti nel grasso del latte. Il più importante fattore per un elevato titolo di grasso del latte è la qualità del foraggio.
La razione dovrebbe essere disponibile sempre a volontà e i residui (almeno il 4-6% del totale scaricato) devono essere raccolti giornalmente. Per assicurare un buon funzionamento del rumine è necessario avvicinare l’alimento in mangiatoia più volte nel corso della giornata. Sono da evitare il più possibile i cambi di razione, cercando di mantenere costante l’apporto di nutrienti nel tempo.
È consigliabile miscelare più foraggi perché nel caso si verifichi una variazione in un foraggio, questo non modifichi significativamente la composizione della dieta. Nel caso di dieta unifeed la trinciatura deve evitare la cernita da parte degli animali (foraggi trinciati finemente a 3-4 cm di lunghezza) e si deve cercare di ripetere la stessa lunghezza di giorno in giorno.
Vacche grasse al parto (BCS >3.75) hanno più difficoltà a mantenere una buona ingestione di alimento nelle prime settimane di lattazione, andando incontro ad un bilancio energetico negativo che le porta ad un rapido dimagrimento.
Oltre a produrre meno latte questi animali avranno un livello più basso di proteina e inizialmente un livello alto di grasso dovuto alla perdita di peso (indice di chetosi) che in poche settimane può raggiungere valori molto bassi (grasso del latte inferiore al 2,5-3%). Generalmente hanno un picco di lattazione ritardato rispetto ai valori ottimali di 50-60 giorni. In questo caso una particolare attenzione dovrà essere dedicata alla razione delle bovine in asciutta.
Il contenuto di grasso del latte è un parametro altamente influenzato dalla razione e dalle condizioni che si realizzano a livello ruminale, non solo legate al rischio di acidosi ma anche alla presenza dei grassi insaturi.
tags: #alimentazione #naturale #bovini #da #latte