Cosa insegna la Scrittura in fatto di alimentazione? Esiste una “dieta del buon cristiano”? Una delle ultime trovate in fatto di dieta arriva dalla California, dove il reverendo George H. Malkmus, convinto che il moltiplicarsi di malattie come tumori, diabete, infarti, obesità, sia da attribuire a un pessimo stile di vita e di alimentazione, ha inventato la “dieta della Bibbia”. A parte il titolo altisonante, questa dieta altro non è che un regime alimentare molto semplice (per usare un eufemismo … l’espressione più giusta sarebbe “da fame”), incentrato sulla totale eliminazione di cibi animali, ad eccezione del miele puro.
Alimentazione nell'Antico Testamento
Nell’Antico Testamento troviamo molti riferimenti all’alimentazione dei patriarchi, o almeno alle attività che essi svolgevano e dalle quali potevano ricavare il proprio sostentamento. Isacco coltivava grano (Gn 26,12) e Giacobbe mandò i suoi figli in Egitto durante la carestia per acquistarne (Gn 42-44); Esaù andava pazzo per la zuppa di lenticchie, tanto da cedere la sua primogenitura al fratello in cambio di una porzione (Gn 25). Da questi passi deduciamo che gli alimenti principali dei patriarchi erano a base di farina e legumi, ma, dato che erano allevatori nomadi, sicuramente mangiavano anche i derivati del latte. E perché escludere che mangiassero anche carne?
Alcune usanze alimentari avevano probabilmente legami con i culti religiosi: per es. in Es 23,19 si proibisce di cuocere il capretto nel latte materno, forse perché tale ricetta aveva implicazioni con certe pratiche sacrificali pagane di ambito cananeo.
Prescrizioni Alimentari nel Levitico
Un intero capitolo del Levitico (11) è dedicato alle prescrizioni alimentari che il popolo di Israele avrebbe dovuto rispettare. L’esclusione di alcuni animali dalla dieta del bravo Israelita derivava da ragioni di purità rituale. Il cammello, la lepre, il maiale, tutti i pesci non dotati di pinne e scaglie, molti uccelli (come l’aquila, il nibbio, lo sparviero, il gufo, il pellicano, il cigno), gli insetti alati con quattro piedi (a eccezione di quelli capaci di saltare, come i grilli, le cavallette e le locuste, di cui si cibava anche Giovanni Battista, Mt 1,7), gli animali che strisciano per terra (come topi, lucertole, tartarughe e talpe), erano tutti vietati, perché ritenuti impuri. Non solo non dovevano essere mangiati, ma neppure toccati; se poi il loro cadavere per caso urtava una persona o un oggetto, essi stessi erano ritenuti contaminati (almeno fino a sera) e dovevano sottoporsi a processi di purificazione (o più semplicemente di pulizia).
Ma è evidente che questi usi - che Israele condivideva con altri popoli vicini - erano legati a ragioni igienico-sanitarie, impreziosite da principi etico-religiosi: il popolo eletto doveva mantenersi puro nel corpo e nell’anima («Non rendete le vostre persone abominevoli con alcuno di questi animali … non vi rendete immondi per causa loro, in modo da rimaner così contaminati. Poiché io sono il Signore, il Dio vostro.
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Il Nuovo Testamento e la Rottura delle Prescrizioni
Fu Gesù a invalidare queste prescrizioni, divenute ormai ai suoi tempi vuota esteriorità: «Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!», perchè «tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna» (Mt 15,11.17). In una visione successiva alla Risurrezione e alla discesa dello Spirito Santo, Pietro vide «un oggetto, simile a una grande tovaglia, [che] scendeva come calato dal cielo per i quattro capi e giunse fino a me. Fissandolo con attenzione, vidi in esso quadrupedi, fiere e rettili della terra e uccelli del cielo. E sentii una voce che mi diceva: Pietro, àlzati, uccidi e mangia! Risposi: Non sia mai, Signore, poiché nulla di profano e di immondo è entrato mai nella mia bocca. Ribattè nuovamente la voce dal cielo: Quello che Dio ha purificato, tu non considerarlo profano» (At 11,4-9).
Il linguaggio allude espressamente alle prescrizioni di Lev 11: sulla tavola si trovano quadrupedi, fiere, rettili e uccelli, che Pietro non vorrebbe mangiare perché - in base alla Legge - li ritiene «profani e immondi» e non vuole contaminarsi a causa loro. Ma il Signore gli ordina di «uccidere e mangiare», perché nessuna delle creature purificate da Dio può contaminare l’uomo. Questo il significato letterale della visione. Dietro di esso, poi, Pietro intuì un insegnamento simbolico che lo spinse ad accettare nella comunità cristiana anche i pagani.
Vegetarismo e Bibbia: Un'Analisi
Nella stesura di questo articoletto, ho svolto qualche ricerca su internet ed ho trovato molti blog, conversazioni, siti specializzati (il più bello, ricco e interessante tra tutti, almeno per l’ambito italiano, mi sembra www.cattolicivegetariani.it/) che sostengono che l’alimentazione vegetariana e vegana abbiano origini bibliche, se non addirittura divine. Il passo più citato a sostegno di questa teoria è Gn 1. Il libro della Genesi si apre - come ben sappiamo - con il racconto della creazione. Nel sesto giorno, come apice e compimento della sua opera, Dio creò l’essere umano, maschio e femmina, «a sua immagine» e gli affidò la custodia del creato e di tutti gli esseri viventi («Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra», Gn 1,28).
Quanto alla fonte del loro sostentamento, Egli disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde» (Gn 1,29-30). Così, secondo il racconto biblico, in principio l’uomo era vegetariano: poteva cibarsi di ogni erba che producesse seme e di ogni albero fruttifero che trovasse sulla faccia della terra. E vegetariani erano pure gli animali, con la differenza che all’uomo, in quanto essere superiore e privilegiato, erano concessi i frutti, mentre alle bestie della terra solo erbe e foglie.
Perché? Perché mangiare carne implica uccidere un essere vivente, e ciò - nell’ottica dell’autore del testo sacro - non può rispondere alla volontà di Dio, che ha creato l’universo perché tutto fosse in pace e in armonia. Per questa ragione nell’Eden uomini e animali vivono nella più perfetta armonia (e nessuno mangia l’altro, ma tutti si nutrono dei frutti della terra) e questa condizione ideale torna nei testi biblici a contenuto escatologico. Secondo i profeti, infatti, alla fine dei tempi, nell’era messianica, «il lupo dimorerà con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme» e così faranno «la vacca e l’orsa» e i loro piccoli e il fanciullo giocherà con i serpenti; e addirittura «il leone si ciberà di paglia, come il bue» (Is 11,6-8).
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Ora si potrebbe chiedere a un esperto di zoologia se sia mai esistito un tempo in cui tutti gli animali erano erbivori … Ma, per quanto riguarda l’uomo, io ricordo di aver studiato (nei tempi remoti della scuola) che nella preistoria era effettivamente vegetariano: viveva nella foresta intertropicale e si nutriva dei frutti che le piante gli fornivano in abbondanza.
Il Passaggio al Consumo di Carne
Quand’è, infatti, che secondo la Scrittura l’uomo iniziò a mangiare carne? Dopo il diluvio universale: «Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi dò tutto questo, come già le verdi erbe» (Gn 9,1-3).
Come si giustifica questo cambiamento? Il diluvio rappresenta certamente una di quelle fasi interglaciali e pluviali che ridussero notevolmente l’estensione delle foreste e la produzione degli alberi da frutto. Di cosa avrebbe potuto nutrirsi l’uomo allora se non di animali? E di tutti gli animali, nessuno escluso: «Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo», assieme alle erbe che già gli erano state date per il suo sostentamento.
L’episodio del diluvio universale reca memoria di un fatto realmente accaduto (di cui si trovano tracce nelle tradizioni di altri popoli euro-asiatici) interpretato in chiave religiosa: la pioggia è inviata da Dio per “dare una ripulita” all’umanità contaminata e corrotta dal peccato (Gn 6; anche nella mitologia greca Zeus fa lo stesso). Così, secondo alcuni esegeti, anche il cambiamento di alimentazione si spiegherebbe con il peccato, che ha rotto l’originaria armonia tra gli esseri viventi.
Qui potrebbero gioire i vegetariani, ma attenzione: secondo il racconto biblico appena letto, il cambio di dieta non fu un’autonoma iniziativa umana, ma ebbe il beneplacito della divinità.
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Bibbia e Cibo: Banchetti e Simbolismo
Bibbia e cibo: esiste una relazione? Certamente si: dalla pesca miracolosa alle nozze di Cana, banchetti, cibo e bevande sono descritti un po’ ovunque nei Vangeli e nella vita di Gesù. Se ci fermiamo un attimo a riflettere, il ministero di Gesù inizia proprio con un banchetto, le nozze di Cana (come si evince dal Vangelo di Giovanni) e termina con un pasto, l’Ultima Cena. Anche negli incontri che i discepoli hanno con Gesù dopo la sua Risurrezione i pasti giocano un ruolo fondamentale.
Il Pasto Tipico di Gesù e dei Suoi Discepoli
Quale modello alimentare è possibile riscontrare nella Bibbia? Come sarà stato un pasto tipico di Gesù e dei suoi discepoli? In linea di massima l’alimentazione tipica di un ebreo del medio oriente si basava essenzialmente sul pane come sostengono Douglas Neel e Joel Pugh autori di “The Food and Feasts of Jesus: Inside the World of First Century Fare”. Gli autori passano in rassegna i pasti di Gesù nel mondo degli alimenti del I secolo e il pane risulta l’alimento base sia per i ricchi sia per i poveri. Si produceva quotidianamente e si consumava ad ogni pasto.
Nella Scrittura sono due i verbi adoperati per indicare la parola mangiare: ‘?kal e esthí? o fágomai. nutrimento. Nel Nuovo Testamento invece sono utilizzati i verbi greci esthí? Già nell’Antico Testamento si trovano molti riferimenti all’alimentazione dei patriarchi. Esaù era molto goloso di lenticchie a zuppa, tanto da cedere la sua primogenitura al fratello in cambio di una porzione (Gn 25). A ciò vanno aggiunti altri due prodotti di prima necessità che gli Israeliti abitualmente consumavano: vino e olio d’oliva (Dt 7,13; Ne 5,11; Os 2,8). La vite, dopo i cereali, era seconda per importanza nella scala alimentare in Israele. L’olio d’oliva era adoperato sia come alimento sia per la cottura degli alimenti.
Molto consumato era anche il miele di api selvatiche recuperato dalle rocce o dagli alberi (Dt 32,13; 1Sam 14,25; 2Sam 17,29) anche se gli autori dell’Antico Testamento non riferiscono se gli ebrei, al pari degli egiziani, praticassero l’apicoltura.
È da sottolineare comunque che nell’Antico Testamento il pasto aveva una notevole rilevanza sociale. Ogni avvenimento importante veniva di solito suggellato da un pasto, in particolare i banchetti sacri che accompagnavano le feste o i sacrifici nelle religioni cananee. Ma anche il semplice riunirsi in famiglia attorno alla tavola creava intimità e convivialità tra i commensali: condividere il pasto era come condividere la vita.
Gesù e l'Agnello Pasquale: Interpretazioni
I difensori del vegetariano e della teoria di Gesù vegetariano si appellano anche ad una interpretazione delle parole di Benedetto XVI. Il papa emerito nell’Omelia della Santa messa in Coena Domini del 2007 sostiene che “Gesù non ha mangiato l’agnello all’ultima cena”. Perché Gesù non mangiò l’agnello durante la sua ultima cena? Secondo quanto riportato nel Vangelo di Giovanni, Gesù fu ucciso alle tre del pomeriggio il 14 Nisan. La sera di quel giorno gli Israeliti avrebbero mangiato la Pasqua, ma Gesù era già morto. Per questa ragione, nella sua ultima cena certamente Gesù non mangiò l’agnello, ma non perché fosse vegetariano ma semplicemente non ebbe né il tempo né la possibilità di farlo.
Libertà di Scelta Alimentare
Alla luce di tutto ciò dunque, mangiare carne o astenersene è una scelta libera e soggettiva, sulla quale né la Bibbia né il cristianesimo pongono il veto. La libertà di pensiero vale anche a tavola!
| Periodo/Testo | Alimenti Permessi | Alimenti Vietati | Note |
|---|---|---|---|
| Genesi (Prima del Diluvio) | Ogni erba che produce seme, ogni albero con frutto | Carne | Vegetarismo originale |
| Genesi (Dopo il Diluvio) | Ogni essere vivente, erbe verdi | Nessuno specificato | Permesso di mangiare carne |
| Levitico | Animali puri (con pinne e scaglie, ruminanti con unghie fesse) | Animali impuri (cammello, lepre, maiale, pesci senza pinne/scaglie, alcuni uccelli, insetti, rettili) | Basato su purità rituale |
| Nuovo Testamento | Tutti gli alimenti | Nessuno | Invalidazione delle prescrizioni tramite Gesù |
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